Mi muovo di rado da Roma. L’estate anche se fa caldo me la cavo, tra una granita al limone e una cedrata. E poi quest’anno ho comprato il condizionatore e lo metto sempre al massimo.
Di solito mi alzo sul presto e faccio una passeggiata a Villa Pamphili, che non è lontana da casa mia.
Poi mi guardo qualche programma alla televisione. E più sono stupidi e più tempo li sto a guardare.
Sono uno che piace e ogni tanto mi telefona qualche ragazza e così la invito a casa, le offro da bere e me la porto a letto.
Spesso dopo aver fatto l’amore qualcuna mi dice: “Portami al mare”.
Io la accompagno delicatamente verso la porta e la spingo fuori con un sorriso di commiato che significa: “Non mi chiamare, tanto domani o dopodomani o fra tre giorni me ne trovo un’altra”.
Giovedì mi è capitata una che non mi ha chiesto niente e così ho pensato di richiamarla sabato.
E’ stata puntuale e me la sono proprio divertita. Di nuovo non ha avuto pretese di gite fuori porta.
Credo che la chiamerò di nuovo la prossima settimana. D’altronde l’ho detto che mi muovo di rado da Roma.
Ne varietur # 3
A las cinco de la tarde, un giovedì di mezz’inverno, sul corso Imperatrice, a Sanremo, bevendo Berlucchi con Giuseppe Conte, che distrattamente guarda il mare. Qualche signora appena un po’ desmoronada roams, in the roamings of her fan, improbabile Infanta marina, ma al massimo sorride; e il poeta, gitano legìtimo, ricambia. Si riferisce di poesia, chiacchiericci mondano-letterarî , Leopoldo Carra e, più che altro, di spirito o Spirito. Quello, minuscolo, dei tempi che corrono, sfilacciati (il copyright è di S. E. Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita in Genova); e quello, maiuscolo, di Rino Fisichella (Nel mondo dei credenti, Milano, Mondadori, 2008) e di S.S. il Papa Benedetto XVI. Ci fosse Roberto Pepe Coggiola, ritrarrebbe la scena in uno dei suoi blanco y negro che sanno della Repùblica Orientàl de Uruguay. Roberto, però, lavora, et c’est encore une raison pourquoi Allah et Antonio Silva sont grands.
Gesù Nazareno
Gesù Nazareno. Un colloquio con Mauro Pesce. A cura di Cristiana Facchini.
Inchiesta su Gesù è un libro di carattere divulgativo, scritto a quattro mani con Corrado Augias. Dopo tanti anni di ricerca accademica sul Gesù storico, come sei giunto all’idea di scrivere questo libro? Come è stato il rapporto tra domande e risposte al di fuori degli ambienti di specialisti?
Il mio libro Le parole dimenticate di Gesù (Mondadori-Lorenzo Valla) del settembre 2004 aveva avuto un successo inaspettato nonostante si trattasse di una voluminosa antologia in greco e in latino con un commento molto tecnico. Ho intuito perciò che un vasto pubblico aveva un interesse a conoscere i risultati scientifici delle indagini storiche su Gesù. Quando Augias mi propose un’intervista su Gesù ero quindi in qualche modo già pronto ad accettare.
Poesie di Paola Renzetti
Approdo
Mi piacciono le case
con l’approdo sul monte.
Profumano di pietra corrosa
e l’ortica sugli scalini tiene
i villeggianti un po’ a bada.
Le piane in bilico sul tetto
spioventi, non cadono mai.
Le porte di legno consunto
si lasciano staccare schegge
sbiadite, di antichi colori.
L’occhio alla serratura
respira, di una fresca
aria notturna di ragnatela.
Nella luce del mattino,
vaga il polline giallo
di fiori quasi invisibili.
Sullo stelo è rimasto
poco colore, solo strette foglie
di verde accarezzate dal sole.
***
Rette
Bisceglie è un’ottima meta. Fantàstico di raggiungerla ed eleggervi il mio nuovo domicilio. Il tribunale ha sancito il mio fallimento l’altro ieri. Mi sento, in modo incommensurabile, felice. A modo mio.
Carla se ne farà una ragione. Basta spese faraoniche al supermarket dell’Ipermercato, giusto fuoriporta. Riscopriremo l’orto. E basta anche le code sulla tangenziale mentre alla radio Shakira ci ammannisce le palle, coi suoi fiati latini e la sua voce stentorea e malinconica, insieme. Baratteremo il pozzetto dei surgelati con un motofalciatore, usato. Cosi come la Suv, e la domestica rumena, che alla fine, potrà dedicarsi ad una famiglia più felice. Continua a leggere
PIERO E IL SIGNORE DELLE CIME
SIGNORE DELLE CIME
(Bepi De Marzi -1958)
Dio del cielo
Signore delle cime
un nostro amico
hai chiesto alla montagna Continua a leggere
Un abbraccio a Maria Pia
Se ne è andato il papà della nostra carissima Maria Pia Quintavalla. Un caro abbraccio da tutti gli amici della redazione di LPELS e un ricordo – quale migliore ricordo che “Come potere trattenerti”, il poemetto di Maria Pia stessa dedicato alla sua figura così amata, così antica e così complessa. Ciao. Continua a leggere
Savina Dolores MASSA – Poesie
Nel vespro
carezza la carne
sfiorando il riflesso
sullo specchio
scalfito
da unghie laccate
di vergini umori
e cronici
pudìchi tremori. Continua a leggere
Il disincanto delle Sirene, ovvero metamorfosi degenerativa dell’Arte attraverso i paradigmi mitici greci.
di Fabrizio Corselli
Come una eco lontana e sepolta tra le vetuste macerie del pensiero, che s’insinua tra le parole della Pizia mentre sé interroga sulla verità delle cose, così cade il timone e la chiglia della ragione al pari di una nave durante la tempesta, naufragando quieta tra le illusorie parole di Cassandra, sibilla. Un’illusorietà, questa, che ben s’addice alla condizione artistica, contesa dall’una e dall’altra parte, da una molteplicità di falsi profeti che parlano con tracotanza per bocca dei loro superiori. Uno stato dell’incubazione quasi in deliquio per l’agognato accesso a quell’enkoimeterion dove i sogni prendono forma e le volontà dell’atto superiore conseguono il proprio corso; Continua a leggere
Poesia e Rivoluzione, di Marco Guzzi
Loretto Rafanelli ha curato per “I quaderni del battello ebbro”, un volume collettivo dal titolo Le voci, il coro – La poesia italiana e straniera dell’ultima parte del Novecento.
Il libro contiene una quarantina di interventi dei maggiori poeti e critici viventi. e apre le sue Considerazioni generali con questo mio testo.
Un mondo in disfacimento e la sua rivoluzione
1. Se dovessimo valutare l’attuale situazione del mondo poetico soltanto in base a ciò che ne vediamo, dovremmo ritenere di trovarci entro una fase di decadimento definitivo, di spappolamento e liquidazione di qualsiasi residua istituzione letteraria dotata di senso. Continua a leggere
Sincronicità
Ho letto uno di quei pseudo-manuali americani in cui un praticone tenta di spiegare i rudimenti della sua arte. In questo caso il praticone è uno psicoterapeuta e il tema che cerca di illustrare è il concetto junghiano di “sincronicità”. Carl Gustav Jung diede l’avvio a questa linea di pensiero scrivendo un saggio intitolato “Sincronicità come principio di nessi acausali” (che già dal titolo fa venire in mente l’Ufficio Complicazione Affari Semplici). Continua a leggere
Antipodi, di Gaja Cenciarelli
[Questo racconto è apparso nell’antologia natalizia di vibrisselibri, liberamente scaricabile dal sito della casa editrice]
Ma sai com’è, ultimamente mi piace fraintendere.
Mi chiedo ancora se ci sia un motivo valido per cui sono qui, ora. Non capisco la sua insistenza a voler restare sola. Sono a venticinque ore di volo da casa solo perché lei non ha voluto sentire le mie ragioni.
Quando sono arrivato a Rotorua la prima cosa che mi ha colpito è stato l’odore di zolfo che permeava tutto. Ogni millimetro quadrato, ogni immagine. Persino i cigni neri che ondeggiavano vicino alle sponde del grande lago.
Orribili, appena li ho visti ho rabbrividito. Forse perché mi sembravano l’immagine dell’inerzia: si lasciavano portare dal flusso dell’acqua senza opporre resistenza.
Naturalmente sarei potuto rimanere nei paraggi, quantomeno in Europa.
Guarda che me ne vado dall’altra parte del mondo!
Quello che fai non mi riguarda più, aveva risposto lei, stringendosi nelle spalle. Mi ha rivolto la schiena e ha continuato a scrivere al computer. Se solo avessi cancellato le e-mail ricevute nelle ultime due settimane, Alice non avrebbe scoperto nulla. Avrei avuto voglia di piantare un pugno in mezzo allo schermo del computer. In effetti, però, quella che avrei desiderato mandare in frantumi era la faccia imperturbabile di Alice.
Eppure lo sapeva che erano solo avventure senza importanza. Glielo avevo detto.
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Simone Weil, Quaderni, volume secondo, a cura di Giancarlo Gaeta, Adelphi, 2. ed. 1991
L’invenzione matematica è trascendente. Essa procede da analogie assolutamente non rappresentabili, delle quali è possibile constatare solo le conseguenze.
E’ perché la matematica è chiara per eccellenza e in grado unico che in essa si prende il mistero nella rete.
Ciò a cui il genio autentico, a differenza degli uomini comuni, accede è puramente e semplicemente il trascendente, che è anche l’oggetto della santità.
Come mai la moralità sembra molto meno necessaria all’incontro col trascendente sotto la forma del genio che sotto la forma della santità?
Sulla possibilità di un cattolicesimo moderno in Italia
Lettera aperta sulla possibilità di un cattolicesimo moderno in Italia (pubblicata su Micromega di Giugno 2007 con dieci risposte di personalità cattoliche italiane) di Mauro Pesce
Da tempo sono convinto che le religioni sono quello che gli uomini decidono di farne. Nessuna religione è condannata ad essere intollerante o contro l’esercizio della ragione e della libertà. Lo stanno a dimostrare non solo grandi personalità come Ghandi e Martin Luther King, ma anche tante persone credenti di ieri e di oggi, più modeste e meno note
Questa lettera è rivolta ad un certo numero di personalità cattoliche italiane, ma anche a chiunque condivida l’esigenza di domandarsi perché il cattolicesimo di oggi sia in Italia troppo monolitico e troppo arroccato su posizioni conservatrici. E’ possibile che rinasca in Italia un movimento cattolico che sia autenticamente cristiano, ma anche profondamente democratico e moderno?
Tutto il calcio della mia vita – di Franz Krauspenhaar
Saturi di sangue saltavamo sulle gradinate
come canguri bianchi, alla ricerca del posto.
Forte, sotto la pancia del balenottero, a miglia
di distanza dall’erba cucita al campo, voglia
stonata di prateria, immusurabile. Per venire lì
facevo la via Capacelatro, gambe a serramanico,
il cuscinetto a strisce sotto l’ascella, come
la baguette mattutina di un francese. Continua a leggere
Un fulmine, un pugnale
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Da qualche giorno è in libreria il volume 68 lettere d’amore, curato da Marina Visentin per Ponte alle Grazie (conta 202 pagine e costa 10 euro). Sono love letters di grandi scrittori e scrittrici, pubblicate con un certo anticipo rispetto alla data canonica di San Valentino. Mi avevano chiesto una prefazione, io ho scritto un racconto. Questo.
Intervista a Denis Donikian, di Stefania Nardini
Il genocidio dimenticato che “ispiro’ Hitler
E’ stato il primo genocidio del Novecento. Un milione e mezzo di cristiani armeni sterminati. Una tragedia che ispirò Hitler in un suo celebre discorso del 1939: «Chi mai si ricorda», si chiese, «dei massacri degli armeni?». Gli armeni non hanno dimenticato, nonostante per molto tempo questa orribile pagina della storia sia stata rimossa. Il primo paese a riconoscerla fu la Francia, dove ancora oggi vive una grande comunità. A stendere un velo è ancora oggi la Turchia, alla quale l’UE chiese come condizione per un suo ingresso nella coalizione il riconoscimento di quegli orrori datati 1915. A Denis Donikian , scrittore di origine armena, che per “Le Monde” cura un sito ulla memoria, chiediamo: perché quel genocidio è stato dimenticato per tanto tempo?
Un anno fa Hrant Dink, fondatore e caporedattore della rivista Agos, giornale scritto in armeno e turco, fu assassinato. Ancora sangue, perché?
“Hrant Dink si diceva armeno di nascita, turco di nazionalità. Ha fondato il suo giornale per promuovere una vera democrazia in Turchia e per riconoscere alle minoranze lo stato di cittadini turchi. Ma tutto questo è stato interpretato come un’ingiuria contro l’identità turca.
Franco Loi, “Cume me pias el mund!”

7 poesie inedite e 5 edite
Cume me pias el mund! L’aria, el so fiâ!
j àrbur, l’èrba, el sû, quj câ, i bèj strâd,
la lüna che se sfalsa, l’èrga tra i câ,
me pias el sals del mar, i matt cinâd,
i càlis tra i amís, i abièss nel vent,
e tücc i ròbb de Diu, anca i munâd,
i spall che van de pressia cuj öcc bass,
la dònna che te svisa i sentiment: Continua a leggere
BABBO NATALE E LA BABY GANG
Racconto di
Guido Tedoldi
Quell’anno a Poffolo il Natale non fu una festa spensierata. La gente non aveva la voglia né i soldi per inseguire le solite nuove compere imposte dal consumismo, c’era in giro un’aria un po’ depressa. D’altra parte Poffolo era in Italia, nazione dove i cervelli erano in fuga, gli istituti di statistica scoprivano che eravamo immersi in una mucillagine e i mass media stranieri dicevano che eravamo in pieno declino.
Neanche nella redazione dell’Araldo le cose andavano bene. Per dirla tutta facevamo fatica a trovare di numero in numero dei titoli decenti con cui aprire la prima pagina. Per nostra fortuna, qualche giorno prima del 25 dicembre, Babbo Natale scomparve. Anche se in un primo tempo, nella concitazione, sembrò una storia del tutto diversa: il rapimento di un uomo politico
Mi fiondai alla caserma dei carabinieri per avere notizie. Continua a leggere
Tre persone che detesto
Al matrimonio di mia cugina c’erano molte persone che detesto. Innanzitutto suo marito: uno che aveva fatto i soldi vendendo uno strano attrezzo che importava dall’America e serviva per rafforzare gli addominali. E che girava con una Mercedes SLK e spesso diceva: “Adesso la vendo e mi faccio la Cayenne, però a questa sono affezionato e mi dispiace”.

