Al matrimonio di mia cugina c’erano molte persone che detesto. Innanzitutto suo marito: uno che aveva fatto i soldi vendendo uno strano attrezzo che importava dall’America e serviva per rafforzare gli addominali. E che girava con una Mercedes SLK e spesso diceva: “Adesso la vendo e mi faccio la Cayenne, però a questa sono affezionato e mi dispiace”.
Chi gira intorno a cosa
di Antonio Sparzani
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Le recenti vicende centrate attorno alla mancata visita del Papa all’Università La Sapienza di Roma hanno toccato anche questioni scientifiche centrate sulla figura di Galileo e sulla sua decennale vertenza con il Santo Uffizio dell’epoca. E hanno anche riguardato la posizione del noto epistemologo contemporaneo Paul Karl Feyerabend, da non molto scomparso, accreditandogli un po’ frettolosamente una posizione di incondizionato appoggio alla famosa condanna di Galileo.
Non intendo offrire qui alcuna valutazione complessiva sulla vicenda, che se mai ho già detto in altri luoghi, ma non riesco a trattenermi dal cercare di dire qualcosa che contribuisca a chiarire dal punto di vista della fisica queste problematiche, che non sono certo esauribili negli slogan purtroppo più diffusi, tipo “la chiesa oscurantista voleva fermare il progresso della scienza”, oppure “è ormai risaputo che è la Terra che gira intorno al Sole e non viceversa”. Purtroppo, per ragioni storiche che non sono qui in grado di indagare e di mostrare, si è affermata nell’immaginario collettivo dei non addetti ai lavori, ma talvolta anche nel loro, una formulazione facile e sbrigativa della questione che appunto viene riassunta nei due slogan ora citati. Continua a leggere
Monologo, da Saffo. Di Massimo Sannelli
io voglio. veramente essere morta.
chi è come gli dèi ora
siede davanti
a te da vicino ti ascolta siede
ascolta, non ride, che parli dolce
sorridi dolce con l’amore anch’io
ti vedo nulla
della mia voce esce
da me
e la lingua si spezza un fuoco
acuto corre sotto
la pelle non
io vedo nulla
e le orecchie tuonano
e il sudore si scioglie
e il tremore mi invade
tutta.
io sono ora più verde dell’erba temo
la morte tremo io credo che a questo
morire mi manchi
solo poco: e voglio, veramente,
essere morta.
Per noi spettatori bambini
Un particolare che colpisce, mentre inizia Bianco e Nero, è che non appena compare Fabio Volo, ma proprio alla prima immagine del suo facciotto furbetto-smarrito, le persone iniziano a ridere. E ridono anche durante la proiezione per le sue espressioni, o qualche battuta, per quanto velata di blanda comicità. Accade anche coi film di Aldo Giovanni e Giacomo, addirittura basta un trailer con le loro facce e le persone iniziano a ridere. Non importa che pronuncino battute più o meno ironiche, è sufficiente che Aldo, o Giovanni, o Fabio Volo alzino le sopracciglia per scatenare le risate. Sembriamo un pubblico di spettatori bambini con tanta voglia di concederci risate facili, poco impegnative. Poco importa se la recitazione è improbabile o stentata, se manca di naturalezza. Ci basta il facciotto furbetto-smarrito per essere contenti.
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Michele RANCHETTI – Poesie
Da La mente musicale (1988 )
Non abbiate un amico sulla terra
che dovete lasciare, sulla soglia
non trattenetevi oltre, la partenza
sia violenta ed irata.
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Jean-Michel c’è, e lotta insieme a noi
Ecco l’amico Jean-Michel Vitrolles, dj, rapper e poeta francese.
Chiunque voglia comunicare direttamente con lui può scrivere a [email protected] o a [email protected] nel caso Jean-Michel fosse in tour e
quindi impossibilitato a scaricare la posta elettronica. Al più presto verrà riattivato il sito personale del nostro artista, dove troverete notizie di tutti i tipi sulla sua attività. Continua a leggere
Renata Morresi. Album di famiglia II.
Vita di coppia I
O que tu desiro
attorce e storto gode mi
plasiro zaratino coloniale:
è la maschera del bonding
surrogato di potere o narrazione,
come riccio di cuspidi coperto
acciaio scintillante, bestia,
hooking, fascio o neo-
preme, che nell’insacco tiene
molle e lullaby l’informe
l’Unheimlich,
la favola e l’affitto,
io, too, lieve
nausea e l’uovo e voi
il vov, il lei e lie
to me.
Canticchio
il midrash del culo –
“famiglia”,
fa scena,
ma si strappa nel dettato
la guaina impossibile
di chi è ha letto, a lato.
***
Contro gli idoli (Scuola di poesia, 6), di Massimo Sannelli
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non è bella come te questa Luna, è una sottana americana questa Luna – chi cita Lucio Dalla [e non Kurtág] farà brutta figura. Eppure, lettore: se ascolti *Blow* di Donatoni, musica colta – ha un andamento jazz, a tratti. Berio compose dei *Folk Songs*. I musicisti, ancora, i musicisti. I danzatori come Davide, santo. E tutto questo fa parte di un altro mondo, comunque: in cui improvvisazione e solennità non sono i due corni opposti di un dramma, ma i campanili tra cui potresti stendere corde, e danzare, come Rimbaud. L’autodidatta ispirato e il superintellettuale si incontrerebbero a mezz’aria, «senza pensieri come gli angeli». Continua a leggere
VOCI IN PROSA- IBRID@PROSA
VOCI IN PROSA- IBRID@PROSA
A partire da oggi, iniziamo a raccogliere, via mail i testi sul primo tema.
Primo tema: L’amore virtuale (vedi sotto il regolamento).
Data di scadenza: entro e non oltre le ore 24.00 del 12 febbraio 2008.
Con VOCI IN PROSA, la nuova iniziativa coordinata da Anna 58 , vogliamo che Ibridamenti, sugli stessi temi attorno ai quali dal 3 ottobre scorso stiamo lavorando nell’ambito del nostro progetto di ricerca, dia spazio a modalità espressive diverse rispetto a quelle del discorso più strettamente scientifico.
Vogliamo perciò raccogliere e selezionare voci in prosa sui temi del virtuale.
DUE PIU’ DUE FA CINQUE di Valter Binaghi

Comunque si voglia rubricare la vicenda di Ratzinger a La Sapienza, è difficile non trarne una conclusione: come già nella questione della 194, ormai il dialogo tra pezzi di società e saperi diversi è diventato impossibile, la soluzione è data sempre più spesso da atti di forza.
Le donne decidono non solo cosa è vivo, ma chi deve vivere.
Gli scienziati non solo cosa è certo, ma cosa è vero.
I banchieri non solo ciò che è utile, ma ciò che è legittimo.
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l’amore NSCB può tutto – di Jean-Michel Vitrolles
bruni carla bruni carla carla bruni carla bruni da ceat mangia biscotti cani
sarkozy i maiali
delizioso evento mondiale, le fette di sangue d’oro
spalmano di pasta panzani le orecchie gli occhi dei francesi. Continua a leggere
Una donna sola
Deirdre aveva perso la memoria. Vagava da un tempo indefinito per il centro di Firenze, e si accorgeva di stare invecchiando. Era brutta e quasi sempre puzzava. Ma per lei ogni giorno era uguale agli altri, e veramente non riusciva a fermarsi e a ripartire. Il tempo si era come bloccato a una data che non sapeva mettere a fuoco. Sicuramente era stato un giorno di pioggia, e c’era altra gente intorno a lei. Ma se avesse dovuto individuare il luogo e la circostanza esatti, non ne sarebbe stata in grado. Viveva dell’aiuto di un centro di accoglienza e dormiva sul pavimento della stazione ferroviaria. La sua radio-sveglia era l’annuncio dell’Eurostar delle sei, che ogni mattina partiva puntuale. La sua compagnia, una bottiglia di whisky di seconda mano, che rimediava al bar di fronte all’entrata non appena aveva qualche spicciolo da spendere. Continua a leggere
Partenza
a cura di Loris Pattuelli
Visto abbastanza. La visione si è avuta ad ogni aria.
Avuto abbastanza. Brusio delle città, la sera, e al sole, e sempre.
conosciuto abbastanza. Le decisioni della vita. O brusii e visioni!
Partenza nell’affetto e nel rumore nuovi!
Rimbaud
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Ibrida@poesia. L’amore virtuale.
IBRID@POESIA. L’amore virtuale.
A partire da oggi, iniziamo a raccogliere, via mail i testi sul primo tema.
Primo tema: L’amore virtuale (vedi sotto il regolamento).
Data di scadenza: entro e non oltre le ore 24.00 dell’11 febbraio 2008.
Con VOCI DELLA POESIA, la nuova iniziativa coordinata da Marco Saya.
vogliamo che Ibridamenti, sugli stessi temi attorno ai quali dal 3 ottobre scorso stiamo lavorando nell’ambito del nostro progetto di ricerca, dia spazio a modalità espressive diverse rispetto a quelle del discorso più strettamente scientifico.
Vogliamo perciò raccogliere e selezionare voci della poesia sui temi del virtuale.
VOCI DELLA POESIA – IBRID@POESIA
a cura di Ibrid@menti
Refuse Paracelsus & I dissennati panettieri di Aqaba – di Avtomat
Ricevo da Ruggero Solmi queste due scritture che gli sono pervenute da Avtomat, che in sede di commenti si firma Auberon. FK.
REFUSE PARACELSUS
in neapolis vanga, vanga/ su le svalbard la croce/ il periscopio del miasma con tutti i colori del gas/ su milite del tempo tambura la spranga & impugna lo specchio, urta con legnoso legionario il sibilo di sassi quadrati/ le spalle il volto come colui che sempre spera in fallo. paciucco, ladri di sentore, i trampoli per camminare sopra ‘a bbusta – il sacchetto – ‘a bbusta/ gamberi sgragnolati con il loro cloro colorrosasangue, Continua a leggere
Prima di abituarti a Milano
mattino di gennaio a bisaccia
mastella si dimette per la moglie,
l’assessore de luca mi chiama
per dirmi che lui guadagna meno
dei consiglieri,
io sto davanti al computer
come una vecchia che lavora
all’uncinetto. Continua a leggere
12 poesie di Giovanni Marri
per vederti fatta
ho atteso una vita precisa
e averti addosso non mi basta
la storia non è questa il tempo non è giusto
c’è posto vicino?
se ero meno cretino diventavo un albero o un insetto
se ero meno inetto mi avresti amata
posso offrirti cioccolata? Continua a leggere
Solitudine messicana by Jack Kerouac
E sono uno straniero infelice
contento di scappare per le strade del Messico –
I miei amici sono morti su di me, le mie
amanti svanite, le puttane bandite,
il mio letto sbattuto e sollevato dal
terremoto – e niente erbasanta
per uno sballo a lume di candela
e sognare – solo spurghi d’autobus, Continua a leggere
La Storia non siamo noi
La Storia ha due facce, o forse anche di più.
Chi cerca di “fare la Storia” (a cominciare dalla sua personale) ha spesso la sensazione di combattere con i mulini a vento, si trova a fronteggiare scenari nebulosi e caotici, ed è costretto ad affrontarli con lo stesso spirito con cui si va in battaglia: o si vince o si muore (perché se si perde e si resta vivi, si finisce in un lager o in un gulag, e forse è meglio morire).
Nello stesso tempo, chi prende in esame la Storia passata (compresa la sua personale) non può fare a meno di individuare una logica di sviluppo. Novantanove volte su cento non è quella che avrebbe voluto lui, ma la traiettoria balza agli occhi. A questo punto chi individua nella Storia una linea di tendenza è spinto a prevedere i futuri sviluppi e ad agire per “fare la Storia” in conformità con le previsioni. Se invece approfondisse i fatti compiuti, uno per uno, mettendosi nell’ottica dei protagonisti, dovrebbe concludere che a portare avanti la Storia non sono quelli che si attengono a un progetto razionale, ma gli opportunisti, i maneggioni, gli avventurieri in cerca di profitti personali. Gente pronta a cogliere opportunità di segno opposto con la massima disinvoltura.
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