VISIONE
Sono entrato in una classe per una supplenza.
Improvvisamente mi ha investito una specie di fastidio. Vedevo, come nei cimiteri, delle piccole tombe bianche che emanavano l’odore di una rosa che sta marcendo; caramelle, gomma da masticare ormai amara. Piccoli banchi, disposti con un ordine studiato, millimetrico, con la stessa puntigliosità di un falegname che deve misurare i suoi mobili. E anche i bambini erano ben disposti, allineati, la schiena dritta, gli occhi un po’ assenti ma tranquilli. Anestetizzati.






