Isella legge Alborghetti

Gilberto Isella legge Fabiano Alborghetti
su Il Giornale del Popolo – quotidiano della Svizzera Italiana
Edizione del Sabato 26 maggio 2007

“L’opposta riva” del milanese Fabiano Alborghetti

Le acque calme della poesia rifugio di storie clandestine

Emarginati, fuggitivi, “sans papier”. Disperati che raggiungono clandestinamente le coste italiane in cerca di una vita. L’autore li ha incontrati e ha vissuto con loro per un lungo periodo: ne è nata un’opera poetica di grande intensità.

di Gilberto Isella

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DE AMORE. Parte II – di Massimo Sannelli

DE AMORE

amore e psiche

Parte II

1
Gesù è nato. Ti sei chiesto se ti impediscono di essere felice. Intanto la gioia è diventata grande, in un certo senso. Pensa: alla cooperazione di queste prove, che sono contemporanee, e tutto lo è; allora hai sentito che la voce si dilatava, e una cosa ancora più grande: non hai bisogno né di frenesia né di disperazione: sono troppo visibili, deformano troppo i tratti; quindi non sei più disperato, e lo eri; tu non vivi più per te, da anni. L’hai mai fatto? A te basterà il calore compatto, come una carne su un’altra. E non finirai di adorarlo. Dunque ami e sei amato, come mai prima. Continua a leggere→

Il figlio, il Signore

Caro Valter, nella lettera-recensione che hai avuto la bontà di inviarmi a proposito del mio romanzo Il signor figlio ci sono due righe, una in fila all’altra, per me particolarmente importanti. Sono nella parte finale, quando mi chiedi che cosa sia (anzi, che cos’è) il Male. Forse rinnegare il padre, suggerisci e argomenti tu, evocando a questo proposito «la maledizione di Edipo». Alla quale però, subito dopo, contrapponi «la benedizione del figliol prodigo». Ecco, per me scrivere Il signor figlio ha significato anzitutto affrontare l’alternativa tra queste due figure di figlio o, meglio, tra queste opposte visioni del padre: il re da uccidere e spodestare nel mito greco, l’uomo che attende e abbraccia nella parabola evangelica.

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Babel

Parlando di Capote e “A sangue freddo”, avevo accennato ai libri (o ai film o ai dischi) che cambiano il modo di raccontare.

É significativo che la memoria di questi libri (o film o dischi) non resti viva nel tempo, almeno non quanto quella dei libri (o film o dischi) che da loro ne hanno ricevuto beneficio.
Babel sembra destinato ad appartenere a questa schiera. Continua a leggere→

Nicola Ponzio – Sei inediti

Esiti, – dove si ostinano parole
e resistenza.
Rotoli in preda al silicio,
tra segni elettronici persi
nel vuoto del web.

Ora insisti
sui versi, – ti avviti
sugli input, desisti…
Se nel monitor vibrano impulsi vitali
o già morti, – dati al ritmo di bit

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Nico Orengo (di Giovanni Choukhadarian)

N. Orengo, Di viole e liquirizia, Torino, Einaudi, 2005, pagg. 155, € 15,50

Il nuovo romanzo di Nico Orengo inizia e finisce con due persone dialoganti. Non sono le stesse, ma introducono uno degli assi portanti della narrazione: la forma discorsiva, quanto dire l’incontro fra persone, vissuti, biografie. Basta voltar pagina perché la voce narrante – come sempre, un narratore eterodiegetico; ma con Orengo bisogna stare attenti alla facile o difficile narratologia – presenti il protagonista, che arriva carponi alla pensione-locanda Savona. Non è un precisamente un introibo solenne, ma è adatto al personaggio, il sommelier parigino Daniel Lorenzi, sceso in Italia, e nelle Langhe, per un corso di degustazione sui Grandi di Francia.

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Giuseppe Ungaretti (1888-1970)

Veglia
Cima Quattro il 23 dicembre 1915

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

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Bloc notes. Se la casa è in fiamme. 10

di Giorgio Morale

Domenica. Luce di giugno e codazzi di passeri e rondini, a cui il silenzio è cassa di risonanza.

I pensieri zampillano uno alla volta, si disperdono, si rarefanno.

Un grappolo di scampanii. Una radio trasmette la messa ad alto volume.

Poi pentole e piatti. Odori sfarzosi costruiscono da una finestra all’altra una tavola imbandita. I fumi delle cotture s’alzano al cielo, il grasso delle carni attraversa le pareti. Continua a leggere→

Cesar Vallejo (1892-1938)

“O bottiglia senza vino! O vino rimasto vedovo di questa bottiglia!”

O bottiglia senza vino! O vino rimasto vedovo di questa bottiglia!
Tardi quando l’aurora della sera
fiammeggiò feralmente in cinque spiriti.
Vedovanza senza pane né untume, che termina in orrendi metalloidi
ed in cellule orali si conclude.

Oh, sempre, mai imbattersi nel mai di tanto sempre!
O miei buoni amici, esca crudele,
parziale, penetetrante al nostro mutilo,
capriccioso, volatile sconforto!

Sublime, bassa perfezione del porco,
palpa la mia generale malinconia!
Suola sonante in sogno,
suola
rozza, inferiore, venduta, ladra, lecita,
scende e palpa ciò che eran le mie idee!

Tu e lui e loro e tutti,
nondimeno,
entrarono in mazzo nella mia camicia,
sulle spalle legno, tra i femori stecchini;
tu particolarmente
che mi hai influenzato;
lui, futile, sanguigno, con denaro,
e loro, fuchi dall’ala d’altro peso.

O bottiglia senza vino! O vino rimasto vedovo di questa bottiglia!

(da “Poemas umanos”, traduzione di Roberto Paoli,
ne “Tutte le poesie – vol.II” – Edizioni Accademia, MI, 1976))

Non sto scrivendo un libro su Kafka

Wolfgang Hildesheimer

Non sto scrivendo un libro su Kafka

I maligni sostengono – e li vedo sorridere maliziosamente – che io stia scrivendo un libro su Kafka. Questa accusa non è corretta, la contesto. Perché io sto scrivendo un libro su Golch. Ammetto che tanto tempo fa, nutrivo – come tutti gli intellettuali sensibili – il desiderio di scrivere un libro su Kafka. Questa fase bisogna attraversarla e non c’e alcun motivo per vergognarsi di questa follia giovanile. Ciò che allora mi fece prendere le distanze non fu un improvviso disinteresse, ma il fatto che tutti i miei conoscenti fossero gia impegnati a scrivere un libro su Kafka (non tutti lo stesso, ognuno il proprio naturalmente).

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Alessandro Zaccuri – IL SIGNOR FIGLIO – Mondadori

di Valter Binaghi

zac

Giacomo Leopardi si è solo finto morto, durante l’epidemia di colera nella Napoli del 1837. Per tutti nella fossa comune, in realtà è fuggito a Londra, dove vive sotto le spoglie del conte Rossi in una soffitta, meschinamente sopravvivendo grazie a lezioni di lingue procurategli da Dante Gabriele Rossetti. Tra i suoi alunni c’è John Kipling, giovane metodista in procinto di partire per le colonie, che in futuro diverrà padre del celebre scrittore Rudyard. Leopardi trascorre i suoi giorni dedito ad una misteriosa Opera di cui il romanzo svelerà l’arcano, ma anche intrattenendo simulata corrispondenza col padre Monaldo: fingendosi uno spiantato scrittore irlandese suo ammiratore, lo sfida in uno di quei giochi di contraffazioni stilistiche nei quali padre e figlio eccellevano un tempo.
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Mia figlia Vera con l’abito nuovo

Sebastiano Addamo

Mia figlia Vera con l’abito nuovo

E’ bello. La tua vanità è aquila
rosa mentre volteggi la gonna
non so come si chiama, ma è
ruota azzurra code di pavone
goccioli di cristallo entro la
tua nuvola felice.

Ti guardo soltanto con la tua
gioia momentanea procedere
sulle svelte chiare rotaie del
giorno assoluto;
ti guardo.

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Umberto Saba – 2 giugno

Mi piace ricordare il 2 giugno con questa poesia di Umberto Saba.

Teatro degli Artigianelli

Falce martello e la stella d’Italia
ornano nuovi la sala. Ma quanto
dolore per quel segno su quel muro!

Esce, sorretto dalle grucce, il Prologo.
Saluta al pugno; dice sue parole
perché le donne ridano e i fanciulli
che affollano la povera platea.
Dice, timido ancora, dell’idea
che gli animi affratella; chiude: “E adesso
faccio come i tedeschi: mi ritiro”.
Tra un atto e l’altro, alla Cantina, in giro
rosseggia parco ai bicchieri l’amico
dell’uomo, cui rimargina ferite,
gli chiude solchi dolorosi; alcuno
venuto qui da spaventosi esigli,
si scalda a lui come chi ha freddo al sole.

Questo è il Teatro degli Artigianelli,
quale lo vide il poeta nel mille
novecentoquarantaquattro, un giorno
di Settembre, che a tratti
rombava ancora il cannone, e Firenze
taceva, assorta nelle sue rovine.

Fish

di Emanuele Kraushaar

Mi guardi dalla tua vetrina
malata e lucidissima,
ma le mie parole si fanno ferro
e si chiudono come pallottole
di insetto.
La tua presenza
qui
è pesce da rituffo.

Lavorare è pericoloso

di Mauro Baldrati
manovale_rid.jpgI morti sul lavoro, soprattutto nei cantieri edili, stanno assumendo le dimensioni di una vera e propria strage (l’Eurispes ha reso noto che dall’aprile 2003 all’aprile 2007 i morti sono stati 5.252). Si invocano nuove leggi, ma già esistono leggi efficaci, come la 626/94 che, in attuazione di direttive europee, introduce importanti novità sulle responsabilità dei datori di lavoro, sull’obbligo di nominare dei responsabili della sicurezza sui luoghi di lavoro ecc; tuttavia, essendo la materia abbastanza dispersa in una serie di decreti – alcuni molto importanti, come il 276/03, che sottolinea l’obbligo della regolarità contributiva – sarebbe opportuna la stesura di un Testo Unico, promesso da questo governo, che raccolga in maniera organica tutta la normativa vigente. Non è quindi la legge ad essere carente, ma la sua applicazione, come spesso accade. Da molte parti giungono appelli perché cessi la dissennata politica di molte amministrazioni locali di bandire gare d’appalto al massimo ribasso, perché partecipano aziende disposte a tutto, anche a infrangere le normative (per esempio, è molto raro che i controlli avvengano nei giorni festivi o di notte); inoltre vi sono difficoltà logistiche che farebbero sbellicare dalle risate, se la materia non fosse tragica. Ecco un passo del verbale di un incontro avvenuto qualche giorno fa tra l’Assessore al Lavoro della Provincia di Bologna, il Direttore della Direzione Provinciale del Lavoro e i Segretari territoriali confederali Cgil, Cisl e Uil:
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Silenzi di pianura, parole di fiume. Umberto Bellintani

di Adelmina Albini

Come il personaggio che esce dallo schermo ne “La rosa purpurea del Cairo” per abbracciare la spettatrice in sala, innamorata di lui, così Umberto Bellintani mi è venuto incontro con un cappello di paglia logoro, calzato all’indietro e un volto che lascia poco all’intuito, uscendo da un film. “Affettuosa presenza” è una poesia in immagini di Franco Piavoli che ripercorre la corrispondenza – lunga quasi quanto la vita – di Umberto Bellintani con l’amico-poeta fiorentino Alessandro Parronchi.

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Cinque paragrafi su “enigma” – di Marco Giovenale

Cinque paragrafi su enigma – di Marco Giovenale

enigma

1.

Lo status di paradosso della parola poetica può consistere nella sua capacità di esibire la propria necessità di esistenza (certe frasi nascono ‘compiute’) senza che di questa si conoscano in anticipo delle regole (di formazione), delle ragioni. Tende a risalire alla propria fonte, in una sorta di non miracolosa né ineffabile ma certo inafferrabile autofondazione. Non verificabile però sempre verificata, accertata. Continua a leggere→