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Uomo è chi è ospite – Edmond Jabès.

Ci sono libri che ti seguono, nella vita, come cani al guinzaglio. Ed altri, che ti passano vicino e sfuggono come lepri. Ce ne sono altri che sentono il tuo odore, e lo riconoscono e vogliono rimanere con te, farti visita, tornare a trovarti sempre, divenire compagni di viaggio, e non smettono nemmeno se tu li scacci, o se fuori c’è il temporale.

Uno di questi libri è per me Il Libro dell’Ospitalità di Edmond Jàbes.

Il motivo per il quale queste poesie continuano a visitarmi, a chiedermi conto, a tornare, è per me ignoto. Continua a leggere→

“IL TEMPO E LA POESIA ANTAGONISTA. I PROCESSI ASIMMETRICI” (parte II) di Antonino Contiliano

di Antonino Contiliano

Majakovskij, per un’analogia che il presente storico ci ripropone, nel suo “Come far versi” – e Brecht direbbe egualmente ! –, ci dice che regole e forme derivano dalla situazione e dalla poiesis non come ispirazione, creazione romantica o tradizione ripetuta, ma come produzione (composizione o systasis [24] nei termini della poetica aristotelica); per cui dall’emergenza la necessità “insurgente” di alcuni elementi indispensabili: 1) “la presenza, nella società, di un problema la cui soluzione è concepibile soltanto come un’opera poetica. L’ordinazione sociale”; 2) “la conoscenza esatta o, meglio, la percezione delle aspirazioni della propria classe”; 3) “il materiale. Le parole. L’ininterrotto arricchimento dei depositi, dei magazzini del proprio cranio con parole necessarie, espressive, rare, inventate, rinnovate e di ogni altro genere”.

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Dove sorge e dove tramonta il sole

milosz

di Carmine Vitale

D’improvviso non si vedono più le nuvole. Sembra che l’orizzonte nasconda un altro cielo, al di là del confine del mare. Seduto sulla riva ascolto questo grande rumore del mondo e penso alle parole del libro che stringo nelle mani. Ci sono dei libri che ti vengono a cercare, si spostano dalle mensole di uno scaffale impolverato fanno capolino fin dentro di noi implorano formano anse rifugi aprono frontiere danno profondità alla luce. Questo libro è uno di quei libri. Il titolo è semplice impercettibile: Poesie.

Quelle che formano il corpus di questa raccolta di Czeslaw Milosz sono indiscutibilmente tra le più alte del novecento come afferma Iosif Brodskij nella presentazione scritta in occasione della consegna del Neustatdt Prize for Literature nel lontano 1978. Continua a leggere→

Ans(i)a – di Lisa Sammarco

ich werde dir sagen

( Nella stanza le donne vanno e vengono
parlando di Michelangelo) T.S. Eliot

Non so se fosse solo un sogno strano o la molestia
di un pensiero al buio:
il titolo mi annunciava
che sulla base del consumo degli incontri
degli affetti e si sospetta addirittura degli amori
era scaduto il termine di ogni notizia,
che si attendevano fatti nuovi
nuove guerre, il risvolto non previsto della morte,
al più presto
una catastrofe naturale che riaccendesse il gusto
della miseria, gli animi, e gli ascolti o
che almeno si ristabilisse l’ordine bi-polare
dei pro e i contro le teorie
ma soprattutto – l’istante era già vecchio-
perché s-caduto dalle pagine
quello che c’è
già non esiste, e dunque, intanto
si poteva tornare tutti a dire come di poesia
e a far finta di essere felici.

[Immagine: Franz Krauspenhaar – Ich werde dir sagen – da “Il diario di una ragazza perduta” di Georg Wilhelm Pabst- 1929]

Domenica di maggio

Domenica di maggio
di sgomento e noia.
Sto qui
in bocca alle parole
mie e degli altri,
sto qui a stampare le copie
della mia assenza
da ogni gioia.

La poesia del vuoto, di Brana Sumanac

di Augusto Benemeglio

Versi sospesi nel vuoto in cui “ la parola è sorda …il ritmo duro… si torce la gioia…” Versi di un eterno “viandante” , un nomade , uno zingaro alla ricerca non di un ungarettiano utopistico “paese innocente” , ma di un “ compagno di viaggio” che sta su un tram traballante , sballottato “di qua e di là , attraverso il mondo” , un compagno da conquistare, forse da incantare con un violino invisibile , nascosto sotto gli arguti baffetti di lana che lui , il vecchio Brana , suona divinamente , come un Paganini slavo. Ma sa suonare ugualmente bene il pianoforte con “ le dita (che) tastano la marmorea eternità”. Continua a leggere→

La parola data, di Giovanni Nuscis

laparoladata

prefazione di Roberto Rossi Testa

Dei cinquanta/sessantenni che trenta/quarant’anni fa coltivavano ancora la beata speranza di cambiare il mondo alcuni erano poeti, anzi fra essi la percentuale dei poeti era forse più alta della media storica, sembrando in quei tempi la poesia una delle vie maestre per raggiungere l’obiettivo in questione. Ma nessun altro oggetto del desiderio si comportò mai in modo altrettanto simile a quello dei pomi del povero Tantalo: cambiare il mondo era una faccenda davvero seria, se non disperata, o perlomeno richiedeva di essere accostata in ben altre maniere. Continua a leggere→

Donne oracolo

notiziepizia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Nadia Agustoni

 

 

Viola Amarelli, Notizie dalla Pizia, edizioni LietoColle 2009.

 

Raccontare è far uscire dall’ombra e rivelare qualcosa che non sempre si può cogliere. Un ritratto in versi di figure lontane è uno studio che restituisce una profondità a frammenti sparsi: idee, notizie storiche e costruirsi del mito. La distanza si rifrange in queste voci di Pizie che Viola Amarelli ci presenta nel loro tempo, ma al di là del tempo e direi quasi facendo oracolo la poesia cui le affida. Le evoca, custodi del sacro, ostinate e fragili, attente e consapevoli di una chiamata e forse superbamente isolate nel loro essere state donne del popolo, destinate alla parola-visione, ma anche a un’impotenza maggiore perché consapevoli che: “ so, che sapere non serve/ so l’infelice”.

Questa veggenza se è vocazione lo è anche per lo stupore della bambina cui la propria divinazione è rivelata da un Febo delfino quell’unica volta che lei vede il mare accompagnando il padre con l’asino: “frogi nella brina/ vento di sale e turchese a chiazze lo stupore/ immenso, pari al cuore senza linea”. Continua a leggere→

Idea Vilariño

di
Milton Fernàndez

A Montevideo, il 29 aprile 2009, è scomparsa la poetessa Idea Vilariño. Vi spedisco un profilo molto personale della sua esistenza. Chiedo scusa ma ci sono voci che suonano ancora più forti quando vengono a mancare. Come ha detto qualcuno (amaramente) “La morte continua ad essere il miglior (a volte l’unico) sponsor dei poeti”.

Milton Fernàndez

Costano cari i giornali in Uruguay. Suppergiù quanto un chilo di carne. Sono in pochi a permetterseli. E poi, per le notizie importanti c’è la radio, il passaparola, i muri della città. Lì, le nuove (quelle importanti) sostano a lungo, fino a quando il tempo non decide di cominciare a importunarle. Continua a leggere→

L’amore è una custodia di violino

custodia

di Alessandro Ansuini

“Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere”
Adolf Hitler (1936)

“Non ne posso più di queste gocce” disse Lavinia
e sprofondò nel divano esatta e liscia come una mosca
inghiottita da una pianta carnivora
“Però sono commestibili” dissi io e lei rimase muta –
nella casa zigzagava ronzando il moschone della televisione
e le cose erano gialle e ferme e noi non ci facevamo
distrarre né dal colore né dall’atteggiamento e in fondo
le finestre erano aperte, le palazzine incorniciate
i film erano muti e la Madre era didascalica
tutta mani in pasta e borsellini e caschi d’insalata
e sul “Cosa faccio per cena” Lavinia indossava i pattini
io comunicavo voglie come fossi l’inserto d’un giornale
che si sfoglia frusciando. Continua a leggere→

Appena sveglio, di Carmine Vitale

 

Appena sveglio

Sembra, che debba entrare a far parte anch’io
Della teoria del mazzo di carte
Una volta in acqua ho incontrato il lamento di una medusa
La terra trasuda pini e tombe insieme
Un cumulo di ossa che nemmeno gli dei hanno saputo collocare
Ci nascondiamo nella paura
È quel che ci riesce meglio
Il viaggio di Dante non è per niente finito
Era l’introduzione per presentare il mondo
Prima dell’avvento del sole dopo la fine dei ghiacci

Ho avuto in sorte foglie e roveti
Proprio come in questo caso, non volevo staccare queste parti
È stato un errore di digitazione
Una porta aperta per caso
Un puro fraintendimento Continua a leggere→

Nazim Hikmet

hikmet

da Lettere dal carcere a Munevvér
prigione di Bursa (Anatolia)

1945

” Addormentarsi adesso
svegliarsi tra cento anni, amor mio… ”

“no,
non sono un disertore.
Del resto, il mio secolo non mi fa paura
il mio secolo pieno di miserie e di scandali
il mio secolo coraggioso grande ed eroico.
Non ho mai rimpianto d’esser venuto al mondo troppo presto
sono del ventesimo secolo e ne son fiero.
Mi basta esser là dove sono, tra i nostri,
e battermi per un mondo nuovo…”
“No,
prima e malgrado tutto.
il mio secolo che muore e rinasce
il mio secolo
i cui ultimi giorni saranno belli
la mia terribile notte lacerata dai gridi dell’alba
il mio secolo splenderà di sole, amor mio
come i tuoi occhi…” Continua a leggere→

Walt Whitman

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da Walt Whitman, Foglie d’erba, Ed. Demetra,  traduzione di Alessandro Quattrone, 1997

*
COME, said my soul,
Such versed for my Body let us write (for we are one),
That should I after death invisibly return,
Or, long, long hence, in other spheres,
There to some group of mates the chant resuming,
(Tallying Earth’s soil, trees, winds, tumultuous waves,)
Ever with pleas’d smile I may keep on,
Ever and ever yet the verses owning – as, first,
I here and now, Signing for Soul and Body, set to them my
name.

Walt Whitman Continua a leggere→

Paul Muldoon

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da Poesie, Luca Guerneri cur., Mondadori, lo Specchio, 2008.

da New Weather

Wind and Tree

In the way that the most of the wind
Happens where there are trees,

Most of the world is centred
About ourselves.

Often where the wind has gathered
The trees together.

One tree will take
Another in her arms and hold.

Their branches that are grinding
Madly together,

Is no real fire.
They are breaking each other.

Often I think I should be like
The single tree, going nowhere,

Since my own arm could not and would not
Break the other. Yet by my broken bones

I tell new weather. Continua a leggere→

Osip Mandel’stam

osip

da Cinquanta poesie, Remo Faccani cur., Einaudi

*

Un tonfo cauto e sordo – un frutto
dal ramo s’è staccato via –
tra l’incessante melodia
del bosco silenzioso, muto…

1908

*

M’è dato un corpo – che ne farò io
di questo dono così unico e mio?

Sommessa gioia di respirare, esistere:
a chi ne debbo essere grato? Ditemi.

Io sono il giardiniere, e sono fiore;
nel mondo-carcere io non languo solo.

Già sui vetri dell’eternità è posato
il mio respiro, il caldo del mio fiato.

L’impronta lasceranno di un disegno,
e più non si saprà che mi appartiene.

Scoli via la fanghiglia dell’istante:
rimarrà il caro disegno intatto.

1909 Continua a leggere→

Manto di vita

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Pietro Pancamo, Manto di vita, LietoColle, Faloppio, 2005

di Luciano Troisio

I libriccini di LietoColle si raccomandano per l’artigianale raffinatezza della veste grafica, che allude a una cura davvero insolita, in un panorama di sciatta banalità al minimo del decoro, caratteristica di tanti editorucoli improvvisati, abili nel solleticare il narcisismo delle copiose falangi di diciottenni, ragionieri e professoresse delle medie, costretti a pagare un più o meno “modesto contributo” al fine di vedere su effimero cartaceo i loro versi. Inoltre i libretti di LietoColle hanno un’altra caratteristica positiva: non esagerano quasi mai con le pagine. Le sillogi sono plaquettes concise e in genere intense. Continua a leggere→

Roberto Bugliani

Da  Di quand’ero poeta (e non lo sapevo)
(Edizioni puntoacapo, 2009)

Istigare il vento

a Paolo Volponi

Istigare il vento
questo vento che nella sera s’attarda
e s’arresta incerto su altane e coppi
se dar di testa o planare lieve
dai tetti delle ville, dagli apici dei pini
involgendo misericordioso le loro diplomazie di menzogne. Continua a leggere→