Archivio mensile:Novembre 2008

Illusione di biografia di una pancia, di Marino Magliani

Era un bambino nato con la pancia, come tutti i bambini, ma lui era nato con due costole, le ultime due, che sporgevano di parecchio e visto di profilo il bambino con la pancia sembrava avere una pancia quadrata. Questo bambino ha la pancia quadrata, disse la madre al dottore.

Che la pancia fosse una pancia strana era evidente, e l’aveva confermato anche il dottore. Il bambino con la pancia da bambino non lo capiva ancora, ma quando da grande guardava le foto dell’infanzia vedeva quel bambino magro con una pancia cosí e non riusciva a capire come aveva fatto quel bambino a non accorgersene, siccome poi da grande parlava con uno che scriveva dei libri di panchine, era venuto a sapere che esistevano degli io narrativi che si perdevano e probabilmente s’erano perduti per far perdere la coscienza di quella pancia al bambino. Ma poi il bambino era diventato ragazzino, o forse era ancora bambino, e comunque aveva capito di avere la pancia, e allora non era piú bambino perché un bambino che sa di avere una pancia cosí non puó piú essere un bambino. Ed era una pancia diversa da ogni pancia, di questo s’era accorto anche lui per la prima volta, perché guardava i bambini alla spiaggia e non si riconosceva in nessuno. Era magro e i magri non avevano la pancia, era magro e aveva la pancia e i grassi avevano la pancia ma era un’altra pancia. Continua a leggere→

I confini mobili della sovranità

I confini mobili della sovranità
Lo Stato della globalizzazione

Un’intervista con Saskia Sassen, in Italia su invito de Il Mulino e alla vigilia dell’uscita del suo ultimo libro Territori, autorità, diritti. Il mutamento dello stato nazionale e l’emergere di una terra di nessuno «né globale né locale» dove si sviluppa l’azione dei movimenti sociali

di Benedetto Vecchi

Un testo ambizioso quello di Saskia Sassen su Territorio, autorità, diritti tradotto da Bruno Mondadori (pp. 596, euro 42. Quando il libro uscì negli Stati Uniti ne scrisse Sandro Mezzadra il 3 Febbraio 2007). Ambizioso perché l’autrice si pone due obiettivi: da una parte spiegare la formazione dello stato moderno; dall’altra cercare di definire i contorni e le forze operanti in quel processo che vede lo stato-nazione essere uno dei maggiori protagonisti della globalizzazione, all’interno però di un paradosso: rimanere un protagonista rinunciando ad alcuni aspetti della sovranità nazionale. Continua a leggere→

AMBIENTE. “Giù le mani dall’acqua del sindaco” di Paolo Rumiz

La Legge 6 agosto 2008, n. 133 privatizza anche l’acqua!!!

(Su Micromega e Repubblica)

Cologno Monzese – Dal Piemonte alla Sicilia, nell’ Italia bastonata dalla crisi è nata una nuova resistenza, contro la privatizzazione dei servizi idrici. Una resistenza che parte dal basso e contesta non solo il Governo, ma il Parlamento, che il 6 agosto, mentre il Paese era in vacanza, ha approvato una norma-bomba (unica in Europa) con il “sì” dell’ opposizione. Non se n’ è accorto quasi nessuno: quel pezzo di carta obbliga i Comuni a mettere le loro reti sul mercato entro il 2010, e ciò anche quando i servizi funzionano perfettamente e i conti tornano. Articolo 23 bis, legge 133, firmata Tremonti. La stessa che privatizza mezza Italia e ha provocato la rivolta della scuola.
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L’assistente sociale, di Andrea Sartori

 

Maria Grazia ha fatto del suo essere donna un mestiere. Ella è donna, e di ciò vive, guadagna. Non è tuttavia il guadagno il suo obiettivo, semplicemente non può fare a meno del suo corpo e degli affetti di cui esso è intessuto, di quella peculiare mistura di professionalità e distesa regolarità biologica che testimonia con il suo esserci sin da quando era studentessa, e s’apprestava ad apprendere un lavoro.

Maria Grazia è di poco al di là dei quarant’anni, e non ha ancora abbandonato l’idealismo dei primi tempi. Non ha dismesso, cioè, la pretesa di rimodellare l’umanità dei suoi simili in difficoltà proponendo la ripartita geografia dei propri sentimenti come rimedio al disagio, alla malattia, al dolore. Istruita attorno ai vent’anni sulle tecniche dell’intervento sociale, della diagnosi, del progetto educativo, ha via via maturato la coscienza, e la capacità, di implementare quelle tecniche tramite il vigore delle proprie immagini, delle proprie proiezioni, della forza del proprio sentire. Continua a leggere→

Gene Hackman

di Emanuele Kraushaar

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In televisione c’è un film con Gene Hackman. Fuori piove, non ho certezze per la settimana che viene, tutto fuori dalla finestra sembra nero e senza contorni. Apro una birra, prendo un pacchetto di pistacchi e mi butto sul letto.
Gene Hackman fa l’avvocato, ha uno studio stupendo al centro di New York, ha un manipolo di segretarie, ha una bella moglie, ha un’amante bellissima, ha un rivale che riesce a mettere all’angolo, ha una serie di persone che riesce a mettere all’angolo.
Mette tutti all’angolo Gene Hackman in questo film. Anche io sono buttato sul letto e pendo dalle sue labbra, dalle sue occhiate, dal suo camminare maestoso nello studio di avvocati. Falcate veloci, sorrisi sfuggenti, bicchieri di whisky bevuti a metà, rapidità di linguaggio. Tutti all’angolo.

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IL POTERE della Rete

INTERVISTA CON MICHEL BAUWENS

La cooperazione tra pari come alternativa all’economia capitalista. Una pratica sociale che si diffonde come un virus e che aggira e si sottrae alle situazioni di conflitto con il potereAUWENS
Tiziana Terranova

Michel Bauwens è considerato, a ragione, uno dei guru di Internet per le sue capacità di cogliere alcune tendenze sociali presenti nella Rete che hanno la capacità di rompere le barriere dello schermo e condizionare così la realtà al di fuori del web. Nato in Belgio, filosofo è considerato uno dei teorici della «economia politica della produzione peer», cioè di quell’attitudine a scambiarsi informazione, musica e video che caratterizza la rete e che sta cambiando profondamente la realtà. Infatti Bauwens, dilata molto il concetto di peer to peer, includendovi tutte quelle attività relazionali che caratterizzano il World wide web, ma anche quelle forme di cooperazione e condivisione che avvengono al di fuori del cyberspazio. E non è un caso che uno dei testi più noti è Peer to peer and Human Evolution. L’incontro con lui ha fornito l’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte della rete e ciò che nel mondo anglosassone è chiamata network culture, cioè quell’accumulo di elaborazioni e e riflessioni su come la rete e le forme di vita lì insediate stanno cambiando la realtà. Continua a leggere→

Niente in tasca – di Giacomo BURATTI

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Ciao mi chiamo Giacomo ho vent’anni studio all’università il mio segno zodiacale è il toro ieri sono andato a vedere High School Musical 3.

Ci sono andato perché mia sorella (che si chiama M. ha dieci anni l’ultimo alle elementari leone) mi ha chiesto se ce la portavo ché lei è una fan degli High School Musicals li ha visti tutti tante volte e le piace un po’ Zac Efron (ventuno anni la star di queste robe bilancia). Me lo ha chiesto una settimana prima se ce la portavo, al cinema, e io le ho detto sì e pensavo no, tanto si dimentica oppure si organizza con qualche altra amica. E invece niente. Il giorno è arrivato. Ce la dovevo portare per forza, glielo avevo promesso. Con noi c’è anche F. – sei anni prima elementare toro come me – è nostra cugina e viene con noi. L’altro giorno le sono entrati i ladri in casa sono entrati sfondando proprio la finestra della sua stanza sono passati coi piedi inzaccherati sopra il suo lettino. Si deve svagare, viene al cinema. Continua a leggere→

TI SPIEGO A COSA SERVO

Lo leggo nei tuoi occhi, lo sconcerto. Lo so, capita a chi mi vede per la prima volta, e anche se tu ormai mi vedi da un po’, ancora ti meravigli. E dopo la sorpresa leggo anche la pietà nei tuoi occhi, come in quelli di tutti coloro che m’incontrano. Non si può non restare sconcertati di fronte a un corpo che non sembra più un corpo vivo, ma un involucro impedito, duro e fragile come il legno. Non si può non provare pietà per una povera vecchia paralizzata quasi completamente, incapace di parlare, di ridere, di piangere, di mangiare.
Lo so cosa hai pensato quando mi hai vista per la prima volta, qui in ospedale. Ti sei chiesta certamente perché, quando ormai ero già morta, non mi hanno lasciata andare. Perché quel medico ha usato il defibrillatore sul mio corpo inutile, per riattivare un cuore che aveva deciso di arrendersi definitivamente. Me lo sono chiesto anch’io. Continua a leggere→

Due ma non due – Aperture ed incontri nell’arte…

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Due ma non Due – Aperture ed incontri nell’arte degli anni post Basaglia

Genova, Loggia della Mercanzia
28 novembre – 25 dicembre

L’associazione culturale ContemporArt con l’appoggio del Comune e della Provincia di Genova, ed in collaborazione con il Circolo Vega, presenta un’importante iniziativa per ricordare il trentennale dell’entrata in vigore della legge 180, comunemente denominata legge Basaglia.

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Viva la scuola. Apartheid a scuola? No, grazie!

Si appresta a diventare legge la mozione Cota, che prevede “classi ponte” per studenti stranieri. Il Presidente continua a fare opera di informazione. Intanto si vedono i risultati dell’attenzione del governo per la scuola, la quale il 29 novembre torna in piazza.

Una scuola di tutti e per tutti
di Daniela Bertocchi

La mozione Cota, presentata dal capogruppo della Lega alla Camera e approvata il 14 ottobre, è diventata (tristemente) famosa come norma sulle classi-ponte per gli immigrati (anche se in realtà la mozione parla di “classi di inserimento”). Molti ne hanno sentito parlare in Tv o letto sui giornali, molti fortunatamente l’hanno anche disapprovata o si sono indignati, ma in realtà pochi ne hanno letto il testo originale, come spesso capita con i provvedimenti legislativi. Continua a leggere→

Lo sguardo del re

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Il primo libro che ricordo è un’enorme bibbia illustrata da Dorè: mi prendeva l’ansia per le distese di morti, le carneficine che portavano alla luce mostri assopiti quando sei bambino, eppure già in agguato, perché la vita è affrontare un mostro dopo l’altro, anche se da adulti fingiamo che tutto vada bene con aria da vecchi marinai. Non riuscivo a staccare gli occhi dalle donne che tagliavano teste con spade smisurate, dalle scene di battaglia in cui il re contemplava la valle piena di corpi dall’alto del suo carro, coi cavalli fumanti pronti a scattare a un suo comando. Mi chiedevo cosa fare, piccolo e indifeso, in mezzo a un’umanità violenta e inferocita. All’improvviso appariva una pagina diversa dalle altre, con una donna, nuda, che brandiva un frutto e lo porgeva a un uomo dai capelli lunghi, nudo anche lui, e decisamente interessato. Cosa poteva attrarre in quella mela e cosa nascondeva il gesto misterioso della donna? La scena mi strappava ogni volta al rumore delle stragi, come se in mezzo alla violenza ci fosse un angolo di fuga dall’assalto dei mostri: restavano lì, nella pagina accanto, ma adesso ero io a respingerli o a evocarli, rifugiandomi dalla donna con la mela in mano, che inchiodava l’uomo a un desiderio sempre più potente e, sembrava, sempre irrealizzato. Crescendo voltai pagina, i mostri diventarono compagni di strada abituali, e il frutto misterioso restò nell’angolo dei sogni irrealizzati, o colti per un attimo, con l’ansia di sottrarre l’attenzione a qualcosa d’importante: una vita da salvare, una mano tesa verso te, piccola e indifesa di fronte allo sguardo impassibile del re ritto sul carro, in cima alla collina. Un re duro e solitario, come il timore antico che non cede mai, dalla bibbia illustrata di Dorè ai mille libri che arrivarono con gli anni, tra le distese dei morti e il risorgere dei mostri sulla pagina aperta, ancora oggi, sotto lo sguardo smarrito di un bambino.

(versione audio)

Salviamo Saviano dal suo personaggio

di Tonino Bucci

Chi è Roberto Saviano? L’autore di Gomorra, certo. Ma chi può distinguere ormai il libro dall’immagine pubblica del suo autore? Saviano ha scritto cose sacrosanti, quand’anche non delle novità assolute. Ne può dubitare solo chi nega l’esistenza della camorra. Ma la fortuna del libro è a ogni modo legata al personaggio pubblico nel quale si è trasformato il suo autore. E se Roberto Saviano fosse diventato
suo malgrado, prigioniero dei media, prigioniero della retorica bipartisan, prigioniero della costruzione
di un mito contemporaneo La domanda se la pone Alessandro Dal Lago. Anzi ne farà l’oggetto di un intervento (titolo eloquente: “Santo Saviano”) a un convegno che si terrà la prossima settimana alle porte di Roma,“ Il senso dei rifiuti” (venerdì e sabato a Monteporzio Catone, via Cavour 6). Con lui ci saranno anche Guido Viale, Marco Fratoldi, Beppe Caccia, Bruno Moroncini e il gruppo della rivista filosofica Kainos (Aldo Meccariello, Vincenzo Cuomo, Gabriella Baptist, Stefania Astarita ) Continua a leggere→

Cadillac Records, grandi donne cantano

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Gli anni ’50, il jazz, il soul, il rock n’ roll: è in uscita negli USA (in Italia chissà) Cadillac Records, film diretto da Darnell Martin su Etta James, interpretata da una strepitosa Beyoncé, una delle voci femminili più interessanti del rnb, genere musicale raffinato che nasce da una contaminazione tra R & B, funky, hip hop. Presenti alcuni personaggi dell’epoca, interpretati da vari attori: Chuck Berry, Muddy Waters, Buddy Guy, Elvis Presley. C’è il blues di Chicago, che trovava spazio grazie alla mitica etichetta Chess Records, che ospitò, oltre a Etta James, Howlin Woolf, Elmore James, Willie Dixon, Bo Diddley. Nel video Beyoncé canta At Last, forse il pezzo più famoso di Etta. Qui invece un filmato di Etta James con Chuck Berry, e un chitarrista di fila particolare, in giacchetta chiara (m b).

Il fasciocomunista

di Pasquale Giannino

“Pasquale, guarda che figata quei jeans!” mi fa Marco. “Me li voglio comprare. Che fai, vieni anche tu?” Provo ad entrare nel negozio: c’è una musica che mi spacca i timpani, mi sembra di impazzire. Il mio amico va da una commessa, le indica il modello… io mi affretto verso l’uscita. Corso Buenos Aires è gremito, come ogni sabato a quest’ora: sciami di sbarbatelli che indossano tutti la stessa divisa: quei pantaloni dalla vita ultrabassa che vanno tanto di moda, quelli che lasciano le chiappe di fuori (non ricordo quale dei loro idoli stramilionari sia stato a lanciarli); fiumane di adulti alienati nei loro comodi abiti borghesi; frotte di giovani dai vestiti sobri e la pelle scura, lo sguardo velato di malinconia. Sono le diciotto e si sta levando una lieve brezza, la mia giacca di pelle nera è troppo leggera: tiro su lo zip e sollevo il bavero. Una donna sui quarant’anni mi punta gli occhi addosso, poi dice al compagno: “Hai visto quel ragazzo? Deve essere un fascista”. Continua a leggere→