Archivio mensile:Luglio 2018

Domenico Dara, il suo Breve trattato e gli Appunti

Domenico Dara è un autore di grande talento, capace di controllare, senza svilire e tecnicizzare, i mezzi letterari che ha; lo si capisce fin dal suo primo romanzo, Breve trattato sulle coincidenze, pubblicato da Nutrimenti nel 2014, finalista al premio Calvino 2013 e vincitore di tanti altri premi. La lingua è potente e contaminata con il calabrese, lo stile e la struttura sono degni di un ingegnere aeronautico, tanto sono ben calibrati nei minimi particolari e la storia è coinvolgente, con snodi scivolano e portano il lettore sempre più dentro, in fondo; la scelta delle parole, dei costrutti narrativi è intelligente, precisa e piacevole, tanto da far apparire naturale un lavoro che certamente ha richiesto dedizione, riscritture e cesello per essere scolpita in maniera così convincente e coinvolgente.

Sono sicura che anche voi vi innamorerete del protagonista, il postino di Girifalco, piccolo paese in provincia di Catanzaro. Prima di consegnare le lettere ai compaesani, le legge, le copia e le cataloga, entrando così nelle loro vite. Un’invasione, in realtà, del privato, ma portata avanti con così tanta grazia e delicatezza da rappresentare una attenzione, più che una violazione.
Attraverso le storie degli altri, inizia a guardare dentro sé stesso, come avviene a volte nella realtà fuori dai libri. Scopre che anche la sua vita è cambiata fra le righe di una lettera e che le coincidenze sono segni messi dal Caso davanti a noi per indicarci che stiamo sbagliando strada e ci possono portare sulla via giusta. Soprattutto se qualcuno, o qualcosa, intercettano il meccanismo e cercano di “oliarlo” un po’, proprio come fa il postino. Continua a leggere→

La parola perduta


Gli israeliti non potevano avvicinarsi al monte del convegno: chiunque lo toccasse, uomo o animale, restava folgorato. Chi vedeva Dio, moriva. Poi è venuto Gesù, il riparatore, e ha detto agli apostoli: non temete, sono io. È la svolta dell’amore che supera ogni ostacolo, che decide di agire in qualsiasi condizione. Per definirlo, si è andati a ripescare una parola quasi perduta, come la dignità dell’uomo e della donna: agape, la carità che non ha limiti né fine.

Farfalle


Dimentichiamo di essere felici, pensiamo sempre ad altro. Siamo bruchi che strisciano, oppressi dai cattivi pensieri. Chi striscia non può pensare bene: continuiamo a guardarci di traverso, mettendo in evidenza le mancanze, i limiti, i difetti. Quando lo sguardo del Creatore, il suo Progetto, ci trasformeranno; se faranno di noi farfalle nobili, agili, che volano con leggerezza sul campo della vita, sarà tutto diverso: gioiremo nella luce di Cristo, come fossimo nati in quel momento.

Misteri


La Trinità è un mistero. Famoso è l’aneddoto di sant’Agostino sul bimbo che, in riva al mare, cerca di riversarlo in una buca. Anche noi falliamo, ogni volta che proviamo a capire. La soluzione sta nell’accogliere l’immagine che suggerisce la tradizione della Chiesa: un abbraccio incandescente che brucia il nostro cuore, con un fuoco che divampa se siamo consapevoli del nostro nulla.

Innamorarsi


“Aver paura d’innamorarsi troppo” era il titolo di una canzone di Battisti. C’è del vero, perché temiamo di perderci, di lanciarci in un’impresa soggetta al fallimento. Quante delusioni inflitte e ricevute, quante disfatte sul campo di battaglia che chiamiamo amore.
Con Gesù è diverso: più t’innamori, più hai fame di Lui; più ti perdi, più sei sicuro di trovarti, perché è il Presente per antonomasia, con lo sguardo su te, persino quando dormi. Sapersi guardati, amati così, fa passare la paura.

instagram poetry di r.m. drake

madness is somewhere
between chaos
and having a dream.

la follia è da qualche parte
tra il caos
e avere un sogno.

if loving you kills me
tonight, then I was ready
for death the moment you
said hello.

se amarti mi uccide
questa sera, allora ero pronto
a morire nell’attimo in cui
tu dicesti hello.

she had the power to
change the world, but
she couldn’t save the
one she loved.

aveva il potere di
cambiare il mondo, ma
non poteva salvare chi
amava. Continua a leggere→

Teologie


Oggi, certi teologi escludono la realtà del peccato originale, uno stato di purezza antecedente all’errato esercizio della nostra libertà. Io sono per l’ortodossia, per il negletto depositum fidei. Chi la pensa come me, potrebbe rimpiangere l’epoca in cui Dio, per così dire, passeggiava nel giardino, facendo visita all’uomo e alla donna innocenti, nella cornice simbolica del paradiso terrestre. Ma il Cristo ricorda a Gabrielle Bossis, l’ormai nota mistica francese, che è molto più appagante l’incontro attuale, nato dalla rivelazione di un amore capace di morire, pur di salvare chi si ama. Godiamoci dunque questa svolta, dimentichi del passato e protesi verso il dono gratuito del futuro.

Faccia a faccia


Go’el, nella Bibbia, significa riscattatore, colui che redime, che libera da una qualche schiavitù. È Dio che fa uscire Israele dall’Egitto, mette fine alla deportazione, suscita i Giudici perché spezzino il giogo dei popoli stranieri. Go’el è Cristo, che ha estratto le anime dalle macerie del peccato, che verrà a prenderci in questa terra d’esilio e mostrerà il suo volto. Sarà bello, allora, vedersi faccia a faccia.

SUL TAMBURO n.73: Domenico Cipriano, “L’origine”

Domenico Cipriano, L’origine, Forlimpopoli (Forlì-Cesena), L’Arcolaio, 2017

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di Giuseppe Panella
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Che cosa c’è alle scaturigini prime, all’origine vera e profonda della poesia, della sua produzione inevitabile? Cipriano ha pochi dubbi al proposito, c’è il ritmo, c’è la musica, c’è la scansione delle parole che si intrecciano con il suono e il significante prodotto dal suono stesso.

«Io sono / tutte le terre che ho visitato / anche se da una sola / ho preso vita. // Lì / è rimasta ferma una ferita / per ogni passo / trascinato stanco / per ogni sguardo / che non mi riconosce. // E sono tanti i segni sul mio corpo / che ha tracciato la poesia / di chi / non ha più un luogo / e chiede asilo» (p. 15).

E’ il primo testo poetico, quello che apre la raccolta, e dà il senso dell’operazione messa in atto da Cipriano. L’origine della poesia affonda nel passato, in un passato così lontano che di esso rimane poco da analizzare e di condividere – si può soltanto accertarne l’esistenza e trasformarla in una parola che cerchi di delimitarlo. Il poeta rappresenta, di conseguenza, ciò che esiste fin dagli albori e lo sintetizza nelle sue parole del presente. Il corpo vivente della poesia si rastrema nell’immagine del corpo ferito del poeta che porta su di sé i segni del percorso che lo porta verso la propria autorealizzazione. La scrittura poetica non ha luogo definito e si realizza sempre nell’esilio della mente dove avviene ciò che la rende visibile e comprensibile ai più.

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Per dovere


Crediamo per dovere, preghiamo per dovere, amiamo per dovere. Chissà Dio come vede tanta pesantezza, questo fare le cose per forza, trascinando un culto che gronda tristezza da ogni poro. E se si credesse aderendo a una storia affascinante, pregando col sorriso? Il Signore sarebbe felice e, udite udite, pure noi.

Ignorare


Prendere in giro è una pratica diffusa. In certi ambienti è quasi un dovere, un pegno da pagare in convivenze forzate: scorrono parole che mai si direbbero a quattr’occhi, al diretto interessato. È una forma di viltà, che si potrebbe evitare col coraggio di un confronto franco. Per scoprire, magari, che l’altro è migliore di noi. Ma è proprio quello che vogliamo ignorare.

Small poetry

Bill Knott

Death

Perfume opens its eyes of you.
I shall be the shepherd of your hair.
A dawn made of all the air I ever breathed.

Morte

Un profumo aprirà i tuoi occhi.
Io sarò il pastore dei tuoi capelli.
Crepuscolo, fatto di tutta l’aria che ho mai respirato. Continua a leggere→

Ore


Programmiamo le ore di lavoro, di sonno, dello sport. Ogni cosa a suo tempo, fatta bene. Questo ritmo costruisce, rinforza, disciplina. Siamo bravi a incanalare le energie, a divenire produttivi. E le ore di preghiera? Ci sono? Ci sembrano ben fatte? Rispecchiano un legame intenso, concentrato, esclusivo con Gesù? La nostra fedeltà si verifica in questo, il resto è fuffa.

Volere


Dicono che libertà sia fare delle scelte. Bisogna volere, perché la volontà propria è ciò che muove il mondo. La psicologia aiuta a irrobustirla, la esercita nel senso dell’autoaffermazione, del sottrarsi a ogni ostacolo esterno. Si scava nel passato per rimuovere i blocchi, ci si programma neurologicamente per essere vincenti, produttivi.
Gesù, tuttavia, raccomanda a Gabrielle Bossis, mistica francese: se senti un moto proprio della tua volontà, metti la tua mano nella mia, guardami, perché il tuo volere sia plasmato dal mio, disposto al mio servizio.
A noi la scelta fra le due modalità.

Epoca: la poesia di una rivista. Un libro raccoglie il meglio dei primi vent’anni di un settimanale


di Guido Michelone

Più che una vera recensione, questa vuole essere una memoria affettiva, perché il recente volume illustrato Epoca 1950-1969 risveglia, per chi scrive, diversi cari ricordi, dalla primissima infanzia all’iniziale adolescenza. Continua a leggere→

La funzione


Una volta, in certe parti d’Italia, si diceva “andiamo alla funzione”. Sapeva di burocrazia: gli impiegati del sacro timbravano il cartellino della messa. L’eucaristia è la passione di Gesù, che riviviamo nel presente eterno di Dio. Basterebbe poco per commuoversi: per abbracciarlo, ad esempio, nel momento in cui riceve il bacio perfido del traditore. Ma noi andiamo ancora alla funzione, pensiamo a timbrare il cartellino.