Ci preoccupiamo per molte, troppe cose. Se fossimo coscienti di cosa sia il Cielo, ci occuperemmo solo della salvezza delle anime.
Archivio mensile:Novembre 2023
La parola ai poeti. Antonio Dentice d’Accadia
[Foto di Marco Thomas]
Quella che mi è data, e che accolgo nei limiti dei miei labili confini, è poesia religiosa e non può, per sua propria immancabile natura, diventare qualcosa di diverso. Una religiosità espansa, non comandata, mai addomesticata da esigenze razionali e (purtroppo) umanissime.
Quella qualità in simpatia con un Al-Hallaj in Persia, o con un Vivekananda, quando si declina alla Madre. È una capsula di preghiera sciolta in un bicchiere di acido lisergico, ma ubriaca d’un fervore implicito, silenzioso, franco da fanatismo e maldestri tentativi impositivi. Continua a leggere
Alessandro Agostinelli, Le vive stagioni
di Alberto Fraccacreta
La poesia di Alessandro Agostinelli si muove su un terreno di puntuta autoconsapevolezza, di marcata ironia, servendosi della tradizione per rinvigorirla e agganciarla alla nostra epoca di post-postmodernismo. Nell’Ospite perfetta (2020) era la forma del sonetto ad annodare genealogie e dissapori. Qui nelle Vive stagioni il prosimetro, invece, diviene uno strumento di critica e di decostruzione della realtà. «Questo libro – osserva Agostinelli in uno dei suoi tanti “prologhi” alle liriche – è il tentativo di ragionare intorno a un modo di dire la poesia: ragionare intorno a essa mentre si fa. I temi di questo libro sono disparati, ma l’obiettivo è comunque segnare, nella maggioranza dei casi, forme di poemi non totalmente liberi». Da testi metapoetici al puro nonsense, dall’impegno politico alle interrogazioni filosofiche, la silloge intende «lasciare un po’ di struttura al futuro, cioè rinnovare il senso alla voce della poesia». Continua a leggere
Tutto
Poetry Therapy, di Dome Bulfaro
“Quali parole curano?” fa parte di quelle domande che non sembrano avere risposte definitive, tuttavia nell’editoriale prendono forma alcune certezze e diversi pungoli, che poi ritroviamo scorrere in modo sotterraneo o in superficie lungo tutto il presente numero.
Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano subito di neve;
così le parole.
(Da Antico Inverno, Salvatore Quasimodo)
Quali parole curano? Non chiedeteci di dare una risposta “che squadri da ogni lato” la domanda intorno alla quale è nato questo numero 7 di Poetry Therapy Italia. Si tratta di una domanda dall’animo troppo informe, che richiederebbe una risposta così vasta e articolata che certo non potrebbe risolversi con un solo (per quanto corposo) numero di rivista, figuriamoci con un editoriale. Tuttavia, anche se non abbiamo espresso “la formula che mondi possa aprirvi”, sia qui di seguito, sia nell’intero numero “qualche storta sillaba e secca come un ramo” siamo riusciti a formularla. Continua a leggere
Incontri XXVII
La povertà del santo
di Peter Huchel (Germania, 1903-1981)
Chiunque tu sia,
sacre ossa,
mascella spalancata,
cinto da filo dorato
sotto le arcuate costole
ardeva un cuore,
Quando il gelo
solleva le pietre
l’assenza di pietà
dice l’elogio del creato.
In muta attesa
di David Maria Turoldo (Italia 1916-1992)
Parole, e segni, e immagini,
ringhiere alle nostre solitudini:
maschere di depistaggio
dalla strada verso il nudo
Essere:
certo, neppure da nominarsi,
appena da invocare
in silenzio:
là tu permani
oltre lo stesso Dio:
e io di qua
in muta attesa
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Da morti
Mario De Santis, Corpi solubili
di Andrea Temporelli
Mario De Santis, Corpi solubili, PordenoneLegge-Samuele editore, 2023
I versi di Mario De Santis, cronache da un desolato occidente votato alla consunzione, esistono mentre si negano nella loro natura poetica: evitano ogni eccesso, in obbedienza al clima (parola chiave) della nostra epoca. La poesia lancia gli ultimi barbagli luminosi mentre si scioglie nella prosa. Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 52
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
Che cosa resta? Che resta dopo che ogni cosa sia passata? Che resta delle nostre vite? Gli affetti, le conquiste, i fallimenti?
Ho sentito spesso, in questi giorni, parlare di crollo delle certezze. L’esperienza della guerra porta subito a questa sensazione di non avere più certezze. È un’esperienza destabilizzante. È uno spiazzamento. Più ci affanniamo ad abbarbicarci a scogli sicuri, più la presa diventa viscida e incerta. Più cerchiamo porti riparati, più la forza delle onde è invadente e distruttiva. Continua a leggere










