Vivere ogni giorno come fosse l’ultimo: quanta energia dispersa sgorgherebbe dal cuore.
Archivio mensile:Ottobre 2025
Conclave. Un’ipotesi di saggio su Dio (nel cinema) # 4

di Giulio Bruno
Il finale e la messa in discussione della sospensione dell’incredulità.
L’ultimo colpo di scena riguarda proprio il Papa eletto ed è stato fonte di ulteriori vibranti polemiche negli ambienti ecclesiastici. Il Papa è nato intersessuale. La presenza in lui (anche) di organi femminili (utero e ovaie) è stata individuata quando già era stato ordinato sacerdote. Benitez e il defunto Papa decisero per l’asportazione di tali organi, ma poi Benitez ritenne di non alterare quanto era stato da Dio deciso e creato. Benitez conservava all’epoca di quella sua decisione personale, e conserva tuttora, un’etica irreprensibile. E un carattere dolce e, al tempo stesso, risoluto. Ma la sceneggiatura di Conclave va oltre la creazione di un mero conclusivo colpo di scena e mira a rendere instabile, a manipolare e incrinare la sospensione dell’incredulità dello spettatore e ad attivare la ricezione di significati simbolici.
L’elezione di un Papa intersessuale è un evento privo di noti precedenti storici. Pertanto è un evento carico di una innovatività esuberante, ma comunque di fatto materialmente possibile e, quindi, suscettibile di essere vissuto come plausibile. La plausibilità ha una insopprimibile componente soggettiva ed è legata alle aspettative degli spettatori: l’innovatività eccessiva può indurre alcuni spettatori ad interrogarsi su quanto sia plausibile l’evento rispetto al contesto reale. Una reazione di scetticismo di fronte a tale questione, suffragata dalla sensazione che l’evento abbia in sé qualcosa di irragionevole, spinge lo spettatore a cercare significati più profondi, che vadano al di là della pura forma esteriore e, guardando oltre l’evento in sé e il semplice fatto biologico in esso implicato.
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
In-utile
(Marco Beconcini)
«In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». [Lc 17, 5-10]. Continua a leggere
Jorge Luis Borges
Ormai compiuto il numero dei passi
che ti fu dato fare sulla terra,
ti dico morto. Io pure sono morto.
Io che rammento la precisa notte
dell’ignorato addio, oggi mi chiedo:
Che sarà stato di quei due ragazzi
che verso il mille e novecentoventi
cercavan con platonica innocenza
sui lunghi marciapiedi della notte
del Sud, nella chitarra di Paredes
o in fiabe di cantoni e di coltello
o nell’alba, che mai sfiorò nessuno,
la segreta città di Buenos Aires?
Fratello nei metalli di Quevedo
e nell’amore al numeroso esametro,
scopritore (ma tutti lo eravamo)
di un antico strumento, la metafora,
Francisco Luis, dello studioso libro,
magari dividessi questa vana
sera con me, inesplicabilmente,
e mi aiutassi a ripulire i versi.
La condizione
L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 46
È possibile evitare i luoghi comuni?
La battaglia è persa in partenza, come sanno i professionisti della scrittura. Gli stereotipi — o tòpoi o plastismi — si annidano ovunque, e spesso non è facile identificarli a prima vista. Lo dimostra il delizioso volumetto di Ornella Castellani Pollidori La lingua di plastica. Vezzi e malvezzi dell’italiano contemporaneo (Napoli, Morano, 1995), in cui l’insigne linguista, nel commentare con elegante ironia una lunga serie di luoghi comuni, vi resta sovente intrappolata come la mosca nella tela del ragno (altro tòpos niente male, come «La battaglia è persa in partenza»).
Qualche esempio:
«si presentano alla ribalta»
«si metta in moto il meccanismo»
«s’inoculi il virus»
«i plastismi attraversano l’uso linguistico come meteore»
«far terra bruciata»
«chi è senza peccato scagli la prima pietra»
«in linea di massima»
«cedere alle lusinghe»
«sfruttato su larga scala»
«prestò facilmente il fianco alle critiche»
«anni luce separano…»
«messo alla gogna»
«in tempi non sospetti»
«veleggiando col vento in poppa sull’onda della moda»
«Per completare il quadro»
«far piazza pulita»
«vecchie come il cucco»
«alla resa dei conti»
«non sta né in cielo né in terra»
«sulla cresta dell’onda»
«con una punta d’ironia»
«si guadagna un posto d’onore»
«il plastismo è sempre in agguato»
«mi darei la zappa sui piedi»
«ha sbaragliato la concorrenza»
La poesia potrebbe
Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto 6. Jan Twardowski
Jan Twardowski, Affrettiamoci ad amare (Marietti 1820, 2009)
Affrettiamoci
Affrettiamoci ad amare le persone se ne vanno così presto
di loro restano un paio di scarpe e un telefono muto
solo l’inessenziale come una mucca si trascina
l’essenziale è così rapido che accade all’improvviso
poi il silenzio nomale perciò insopportabile
come la castità che nasce dalla disperazione
quando pensiamo a qualcuno dopo averlo perso
Non essere sicuro di aver tempo la sicurezza è malsicura
ci toglie sensibilità come ogni fortuna
arriva in coppi come il pathos e lo humor
come due passioni sempre più deboli di una
se ne vanno così in fretta tacciono come il tordo in luglio
come un suono un po’ goffo o un inchino secco
per vedere davvero chiudono gli occhi
benché sia più rischioso nascere che morire
amiamo sempre troppo poco e sempre troppo tardi
Non scriverne troppo spesso ma scrivi una volta per tutte
e sarai come un delfino mite e forte
Affrettiamoci ad amare le persone se ne vanno così presto
e quelle che non se ne vanno non sempre ritornano
e non si sa mai parlando dell’amore
se il primo sia l’ultimo o l’ultimo il primo Continua a leggere
Battito
Luigi Maria Corsanico legge Cesare Pavese. 10
Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Lucilla Trapazzo
ho accolto con gratitudine il vostro invito a La Poesia e lo Spirito, perché sento fortemente la poesia come manifestazione del divino. Da molti anni vivo un cammino spirituale personale, non legato a istituzioni, ma nutrito da esperienze diverse, dalla meditazione buddista al pellegrinaggio cristiano. In questo percorso sento ogni cosa, persino il dubbio, con una profonda percezione del sacro. Contemplazione e squarcio fanno in fondo parte della stessa sostanza divina. Continua a leggere







