Archivio mensile:Aprile 2026

Narratori del Nuovo Millennio – Giulia Fazzi

Questa mia piccola rubrica dei Narratori del nuovo millennio è stata ferma per molti mesi, per varie ragioni, ma sono contenta di riaprirla con una delle mie scrittrici preferite, Giulia Fazzi.
Il suo ultimo romanzo, Le ragazze sono andate via, è appena uscito per Mondadori.
Il titolo del suo contributo l’ho scelto io, estraendolo dalle sue parole. Buona lettura!

QUANDO SCRIVO NON HO PAURA DI NIENTE

Scrivo da quando ero una ragazzina. Il primo romanzetto l’ho scritto a quattro mani con la mia amica del cuore, tra la quinta elementare e la prima media. Scrivevamo i capitoli una alla volta e seppellivamo il quaderno sotto la terra del nostro albero preferito. Era la storia di una grande amore sullo sfondo di una qualche guerra che avevamo studiato a scuola dove l’eroina moriva tragicamente di tisi tra le braccia dell’amato. Poi ho scritto una fanfiction (anche se allora non si chiamavano così) su Madonna e qualche altro raccontino. Ho sempre subito tantissimo l’influenza dei film che amavo, tra i miei archivi ho anche un breve romanzo dove la ragazza protagonista stava insieme al ragazzaccio del paese che era ispirato al River Phoenix di Stand by Me. Cioè, era lui. Le facce dei miei personaggi sono spesso le facce di attrici e attori. Continua a leggere→

E se rileggessimo… di Enrico Grandesso. “La terra desolata” di T. S. Eliot

“Aprile è il più crudele dei mesi”: alcuni miei lettori – spero molti tra loro – hanno riconosciuto in questo verso l’incipit di uno dei maggiori poemetti del Novecento, La terra desolata di T.S.Eliot (titolo tradotto pessimamente: una resa più adatta di The Waste Land sarebbe stata La terra non più fertile). Uscito a Londra nel 1922, a quattro anni dalla fine della “grande guerra”, era l’urlo frammentato e doloroso di un poeta che cantava le macerie morali, psicologiche e di identità in cui si dibatteva l’Europa dopo l’immane tragedia. Un’Europa in cui Eliot, statunitense di nascita, aveva creduto trasferendosi definitivamente a Londra dalla metà degli anni Dieci. 
Alla protesta sgomenta, tra frammenti di canto e il richiamo dei miti classici, tra emozioni rappresentate da oggetti e qualche sfumatura jazz, Eliot univa, sotto la supervisione di Ezra Pound, la proposta di un nuovo e provocatorio modello di composizione poematica: che sovrapponeva e allineava quadri d’insieme e dissociazioni emotive. Portando sullo stesso segmento temporale (come facevano in quegli anni anche Ezra Pound e James Joyce) i miti classici e le vicende dell’umanità a lui contemporanea, Eliot citava passi virgiliani e danteschi, biblici e shakespeariani, fondendoli in un unico presente: tecnologicamente avanzatissimo eppure mai così distruttivo.
C’è qui il presagio di un’Europa al tramonto, mentre il poeta ha un’eterna e insoddisfatta sete di autenticità, di verità, di vita: “Se vi fosse acqua / e niente roccia / se vi fosse roccia / e anche acqua / e acqua / una sorgente / una pozza fra la roccia / se soltanto vi fosse suono d’acqua / non la cicala / e l’erba secca che canta / ma suono d’acqua sopra una roccia”. Con questi versi Eliot, trentenne, divenne il mito della generazione dei ventenni britannici che amavano la letteratura (pur non essendo ancora cittadino britannico: lo diverrà nel 1927). E il cantore e testimone di un Novecento sempre più carico di inquietudine.

Federico Garcìa Lorca

 

a cura di Giorgio Stella

Sogno

Il mio cuore riposa presso la fonte fredda.

(Disponi i tuoi fili,
ragno dell’oblio.)

L’acqua della fonte gli confidava la sua canzone.

(Disponi i tuoi fili,
ragno dell’oblio.)

Il mio cuore accorto le confidava i suoi amori.

(Ragno del silenzio,
distendi il tuo mistero.)

L’acqua della fonte lo ascoltava malinconica.

(Ragno del silenzio,
distendi il tuo mistero.)

Il mio cuore scivola sopra la fonte fredda.

(Mani bianche, lontane,
frenate le acque.)

E l’acqua lo porta via con sé cantando allegramente.

(Mani bianche, lontane,
nulla resta nelle acque!)

Maggio 1919

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Secondo i bisogno di ciascuno

(affresco s. Angelo in Formis Capua)

«[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati. » [At 2,42-47]

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Pietro De Marchi, il lavoro del poeta

di Alida Airaghi

PIETRO DE MARCHI, ALLA GIUSTA STAGIONE – CASAGRANDE, BELLINZONA 2026

Pietro De Marchi (Seregno 1958) ha insegnato Letteratura Italiana all’Università di Zurigo ed è alla quarta pubblicazione di poesia e prose poetichr per le edizioni ticinesi Casagrande.
Alla giusta stagione è un titolo che rimanda alla terminologia agricola (secondo la citazione da Esiodo in esergo: “… se alla giusta stagione tu vuoi tutti compiere i lavori…”), laddove si consiglia quando sia necessario seminare, raccogliere, potare, sottintendendo metaforicamente il tempo dovuto all’inventario, letterario ed esistenziale, a cui applicarsi negli anni più maturi. Continua a leggere→

Garcìa Lorca

 

a cura di Giorgio Stella

Teorias

Canzone delle sette donzelle
(Teoria dell’arcobaleno)

Cantano le sette
donzelle.

(Sopra il cielo un arco
di esempi d’occaso).

Anima con sette voci
le sette donzelle.

(Nell’aria bianca
sette lunghi uccelli).

Muoiono le sette donzelle.

(Perché non sono state nove?
Perché non venti?)

Il fiume le trasporta,
nessuno le può vedere.

Garcia Lorca

a cura di Giorgio Stella

Ninnananna per Rosalia De Castro, morta

Alzati, amica mia
che già cantano i galli del giorno!
Alzati, amata mia
perché il vento muggisce come una vacca.

Gli aratri vanno e vengono
da Santiago a Belén.

Da Belén a Santiago
un angelo venne in una barca.
Una barca d’argento fino
che portava il dolore di Galizia.

Galizia distesa e quieta
affranta sotto l’erba triste.
Erba che copre il tuo letto
e la fonte nera dei tuoi capelli.
Capelli che arrivano al mare
dove le nubi hanno il loro nido di colombe.

Alzati, amica mia
che già cantano i galli del giorno!
Alzati, amata mia
perché il vento muggisce come una vacca.

Giuseppe Ungaretti. Se tu mio fratello

 

a cura di Giorgio Stella

Se tu mi rivenissi incontro vivo,
Con la mano tesa,
Ancora potrei,
Di nuovo in uno slancio d’oblio, stringere,
Fratello, una mano.

Ma di te, di te più non mi circondano
Che sogni, barlumi,
I fuochi senza fuoco del passato.

La memoria non svolge che le immagini
E a me stesso io stesso
Non sono già più
Che l’annientante nulla del pensiero.

[da Il Dolore]