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Agonia con viaggio, di Valeria Patera

AGONIA CON VIAGGIO

 

Ti porto a Roma le dicevo e il corpo

Sempre più lenzuolo sempre più solo intreccio di fili

Nell’intelaiatura del letto acciaio vita che non molla

San Pietro campane campane

In quel suo essere già là

L’ultima forza tutta di una scaglia che fu

Donna minuta e fragorosa

Ora sempre più verso silenzi che continua a non volere

Sempre più sempre più se ne va

Sempre meno sempre meno ne resta

Di lei però uno stupore d’orecchio.

 

Roma, 1996

Note biopoetiche di Valeria Patera

Non ho mai dovuto chiedermi cos’è la poesia per me.   La poesia è stata  la scintilla primigenia di tutta la mia pratica artistica e nella sua più ampia accezione di poiein, ha innervato tutta la mia polimorfica e versatile produzione sia letteraria che teatrale. Continua a leggere→

Crederci


Credere nell’amore: è il nostro compito, la nostra missione. Tutto il resto lo fa Dio: per vie incomprensibili, talvolta, al punto che potremmo dubitare, protestare, ribellarci. Per questo compito e missione consistono nel crederci, nonostante le apparenze.

Lirico terapia. Maria Luisa Spaziani


Dev’essere passato quel passero

Dev’essere passato quel passero sulla tua casa,

che qui sul terrazzo è planato a beccare briciole.

Mi diceva di te, del tuo risveglio,

del saluto silenzioso che mi avevi mandato.

 

Saprò riconoscerlo, il passero messaggero.

Aprirà le porte dell’alba, ospite benvenuto.

In secoli remoti sarebbe stato un angelo

ma in tempi sconsacrati mi va bene lo stesso.

Ogni epoca ha i suoi angeli. Ma il cuore è sempre vigile nella medesima attesa.

Gioia


La causa della gioia è la presenza di Dio dentro di noi: perché non attingere al tesoro? Maria ci aiuta, è causa nostrae laetitiae. Non serve indugiare sui sintomi, bisogna risalire alle cause per risolvere il problema della vita.

Lirico terapia. Cesare Viviani


Avevano ragione a dirci

Avevano ragione a dirci: non spingetevi oltre,

arrivate fino alla vigna grande e tornate.

Guardate le cose che già conoscete,

i tigli del viale,

la fila dei salici lungo il fossato,

l’orto della fonte vecchia, il boschetto,

dopo compaiono le case di San Romolo e proseguite

fino alla cappella e ai filari.

Fate il sentiero di sempre, fate

una passeggiata.

Difficile, forse impossibile non scorgere subito l’orizzonte simbolico che si apre dietro questi versi di Viviani. La strada sicura o il rischio? La poesia indica sempre il crinale della scelta.

Lirico terapia. Giovanni Raboni


Sono quello che eravate

Sono quello che eravate, sarò

quello che siete, sussurro a chi spia

i miei passi da un letto di corsia

d’un padiglione di Niguarda o

 

del vecchio policlinico di via

Sforza, mi sopravvalutate, ho

un rene solo, presto perderò

l’ultima battaglia con la miopia

 

e il cuore, eh, il cuore… No, perdono, care

anime, perdono! non posso fare

l’unto della Morte qui, non si deve

 

insegnare a morire a chi già tanto

muore o così poco spera, soltanto

un’altra primavera, un’altra neve.

Tutti dobbiamo fare i conti con la malattia e la morte. E anche con gli altri. Raboni, come sempre, dà da pensare. E da sentire.

Una battaglia


Dio mette alla prova, chiede una fede autentica, che affronti anche i tratti del cammino più difficili e bui. L’icona più calzante è la lotta di Giacobbe con l’angelo. La vita è una battaglia nella notte. Se ti fidi ciecamente del tuo generale, potrai farcela.