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Lirico terapia. Alfonso Gatto


Torneranno le sere

Torneranno le sere a intepidire

nell’azzurro le piazze, ai bianchi muri

la luna in alto s’alzerà dal mare

e nella piena dei giardini il vento

fitto di case, d’alberi, di stelle

passerà per la grande aria serena.

Torneranno nel sogno anche le voci

delle famiglie illuminate a cena,

la rapida ebrietà del loro riso.

 

O finestrelle, pozzi, logge, vetri

attaccati alla vita, allo spiraglio

delle fresche delizie e dei rimpianti,

o luna nuova sulla mia memoria,

tornate ad albeggiare con quel canto

di parole perdute, con quei suoni

struggenti, con quei baci morsi al buio.

Siate la polpa rossa dell’anguria

spaccata in mezzo alla tovaglia bianca.

Tra nostalgia e realtà, certezza e invocazione, “la polpa rossa dell’anguria” è lo scatto di reni della speranza, che già gusta il desiderio appagato.

Immaginazione

Ci sono spesso scrupoli per l’immaginazione: le confessioni abbondano di sensi di colpa per ciò che ci passa per la testa. I Padri del deserto consigliavano di vedere questo come il vento che soffia e se ne va. Bisogna fare come se non fosse mai passato.

Manica

Manica larga e manica stretta: la prima è per noi, la seconda è per gli altri. Gesù ci invita a capovolgere il criterio: solo così il tu comincia a emergere, portandosi appresso il paradiso.

Come si è

Entrare in confidenza con Gesù, lasciar cadere le barriere mentali che lo rendono distante, straniero: è un esercizio quotidiano che diventa ogni giorno più spontaneo, naturale. In paradiso non ci sono formalismi: si è come si è.

Lirico terapia. Franco Fortini


 


L’animale

Stanotte un qualche animale

ha ucciso una bestiola sottocasa. Sulle piastrelle

che illumina un bel sole

ha lasciato uno sgorbio sanguinoso

un mucchietto di visceri viola

e del fiele la vescica tutta d’oro.

Chissà dove ora si gode, dove dorme, dove sogna

di mordere e fulmineo eliminare

dal ventre della vittima le parti

fetide, amare.

Vedo il mare, è celeste, lietissime le vele.

E non è vero.

Il piccolo animale sanguinario

ha morso nel veleno

e ora cieco di luce

stride e combatte e implora dagli spini pietà.

La morale è chiara, ma la poesia dice di più. Siamo lì, anche noi alle prese col dolore e la violenza, con gli opposti di una vita che ci provoca a ogni istante.

Le letture disordinate delle vacanze estive, di Guido Michelone

 

Vivendo di libri come insegnante, scrittore, giornalista, la lettura fa parte della mia quotidianità, per cui è impossibile staccarmene: non riesco a far meno dei libri, ne ho sempre uno con me nello zainetto, anche quando sono alla posta, seduto in attesa del mio turno. La prima cosa che faccio, in albergo o in una casa di vacanze, è sistemare i libri che ho in valigia su uno scaffale, creando così una piccola biblioteca, sia pur diversa da quelle domestiche.  Continua a leggere→

Bellezza


Dio è fascino, è bellezza. Guidati dalla scia, ci inoltriamo nelle strade difficili, nei sentieri impossibili. La stella polare, la bussola affidabile, è il dono di un bello incorruttibile riversato nei cuori, un progetto che non può fallire.

Nozze


Il terzo giorno: comincia così il brano evangelico delle nozze di Cana. Ciò detto, è detto tutto. Sappiamo cosa succede il terzo giorno. Sappiamo quanta morte ci sia nelle cellule del nostro corpo, nei frammenti delle nostre storie. Il nostro è un racconto avvelenato, inevitabilmente, perché la vita trova sempre il modo di ferirci, e noi siamo esposti ai dolori più inutili: rancori, invidie, gelosie, complessi di ogni tipo. Le nozze di Cana ricordano che dimentichiamo la premessa: il terzo giorno. Di qualunque morte siamo vittime, la notizia è che, dopo tre giorni, si risorge. Il racconto comincia così, con una nota di ottimismo. Continua a leggere→