Archivi autore: fabrizio centofanti

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Intervista ad Alfredo Panetta, di Raffaela Fazio

La tua scrittura si muove su due binari: il dialetto materno, quello di Locri (Reggio Calabria), e l’italiano. Il risultato è solido e convincente in entrambi, per l’estrema cura che dedichi all’aspetto specifico di ciascuno (con il loro rispettivo lessico, ritmo e timbro). Cosa significa per te scrivere in dialetto e cosa significa scrivere in italiano? 

 

Grazie per la domanda, Raffaela; penso tu abbia centrato al primo colpo il nocciolo del mio lavoro più intimo sulla parola. I binari sono due, come tu correttamente affermi, ma la parola è una sola, o almeno questa è l’intenzione. Una parola o meglio una voce che ha bisogno di due strutture linguistiche diverse per concepire e manifestarsi sulla pagina scritta. Ho necessità di dire sia attraverso la voce materna primordiale e istintiva che tramite la magnifica lingua di Dante, che mi permette maggiore ricchezza di lessico e una struttura sintattica più articolata. Le due lingue lavorano in collaborazione stretta; talvolta s’interrogano l’una con l’altra anche durante la fase di composizione. Ogni verso, ogni strofa deve funzionare in entrambi gli impianti linguistici. Quindi la risposta alla tua domanda è: scrivere in dialetto e scrivere in italiano significa suonare la stessa musica con due strumenti diversi, entrambi indispensabili. Continua a leggere→

Lirico terapia. Mario Luzi


Sulla riva

I pontili deserti scavalcano le ondate,

anche il lupo di mare si fa cupo.

Che fai? Aggiungo olio alla lucerna,

tengo desta la stanza in cui mi trovo

all’oscuro di te e dei tuoi cari.

 

La brigata dispersa si raccoglie,

si conta dopo queste mareggiate.

Tu dove sei? ti spero in qualche porto…

L’uomo del faro esce con la barca,

scruta, perlustra, va verso l’aperto.

Il tempo e il mare hanno di queste pause.

La vita ha questa cadenza, questo ritmo, che Luzi riesce a fotografare con arte singolare.

Lirico terapia. Attilio Bertolucci


La neve


Come pesa la neve su questi rami

come pesano gli anni sulle spalle che ami.

L’inverno è la stagione più cara,

nelle sue luci mi sei venuta incontro

da un sonno pomeridiano, un’amara

ciocca di capelli sugli occhi.

Gli anni della giovinezza sono anni lontani.

Che relazione c’è tra la neve, l’amore e il tempo? Attilio Bertolucci  ci lascia una domanda che non può non coinvolgerci.

Recensione di Guido Michelone a “Portami il diario”, di Valentina Petri

“Portami il diario…” è una frase che ho sempre sentito fin dalla voce del severo maestro di quinta elementare, ma con una piccola leggera aggiunta: “…che ti faccio la nota!”. Nota di indisciplina, naturalmente, che rendeva il malcapitato studente, talvolta innocentissimo via via pallido, atterrito, paonazzo, rabbioso, piangente. Certo, nell’istituto professionale in cui è ambientato il recente romanzo Portami il diario di Valentina Petri ho constatato che in fondo le note non abbondano, come magari vorrebbero alcune colleghe della protagonista, supplente,, in attesa di vincere la cattedra per l’anno successivo. Continua a leggere→

Abisso

Gesù tiene molto al fatto che noi lo pensiamo. Siamo lontani dal comprenderlo: riteniamo che un Dio sia superiore a queste cose. È il modo migliore per perdersi una possibilità di relazione, per convincersi che tra il Cristo e l’uomo c’è un abisso invalicabile.

Lirico terapia. Giorgio Bassani


Saluto a Roma

Addio, arena di calce, addio diamante,

il tuo cielo su me è un chiuso volto;

lascia ch’io torni al mio paese sepolto

nell’erba come in un mare caldo e pesante.

 

Porte roventi nel cielo distante,

nero è il tuo sole, nera è la tua luna.

Carne senza rimpianti, riso senza nessuna

memoria: addio città senza speranza.

 

Perché io so le tue vie, diritte spade, i suoni

delle tue piazze celesti; ma so il vento

che ti affila, il lamento

delle tue nascoste stazioni.

 

No, la tua fronte non splende di grazia.

Chi ti raccoglierà, grido di giubilo?

L’iride che ti specchia è senza nubi.

Sei sola, dentro le tue mura di spazio.

La città cambia a seconda dello sguardo. Questo è lo sguardo dei versi di Giorgio Bassani sulla capitale.

Tener conto

Offrire a Gesù il momento presente, con semplicità: è la chiave per agire in sintonia con Lui, con noi stessi e con gli altri. I Padri della Chiesa invitavano a tener conto dello Spirito Santo: amare, in effetti, è proprio questo.

Lirico terapia. Luciano Erba


Gli anni quaranta

Sembrava tutto possibile

lasciarsi dietro le curve

con un supremo colpo di freno

galoppare in piedi sulla sella

altre superbe cose

più nobili prospere cose

apparivano all’altezza degli occhi.

Ora gli anni volgono veloci

per cieli senza presagi

ti svegli da azzurre trapunte

in una stanza di mobili a specchiera

studi le coincidenze dei treni

passi una soglia fiorita di salvia rossa

leggi “Salve” sullo zerbino

poi esci in maniche di camicia

ad agitare l’insalata nel tovagliolo.

La linea della vita

deriva tace s’impunta

scavalca sfila

tra i pallidi monti degli dei.

Lo scarto tra speranze e realtà può essere minimo o massimo. Luciano Erba riesce a renderne, più che la quantità, la qualità, come sempre la poesia.

Stare

L’amore è stare, sempre, anche lontani, anche impegnati in lavori faticosi. La preghiera del cuore è un esserci eterno, una strada che congiunge, anche quando la partenza e l’arrivo, l’io e il tu, sembrano luoghi irraggiungibili.

Lirico terapia. Umberto Bellintani


Fratelli

I poveri morti sono i miei fratelli,

passeggio con loro per il cimitero,

non vi è nessuno che abbia il cuore felice.

Chi ha ucciso, rubato, o disprezzato

in questa vita così fatta per gli uomini;

chi è penetrato nottetempo nel campo del vicino

e ha distrutto le colture, e chi la donna

dell’amico ha condotta a perdizione.

Ma non per questo nessuno v’è che peni;

ognuno soffre la montagna della morte

che gl’impedisce di vedere il proprio figlio

e la sua donna, la casa, il campo amato,

un volto amico, un arnese, umili cose.

I poveri morti sono i miei fratelli,

passeggio con loro per il cimitero,

non vi è nessuno che abbia il cuore felice.

La compassione è uno dei sentimenti più nobili. In questa lirica di Bellintani si tocca con mano il suo spessore.

Dentro

 

Cosa diamo agli altri? Quello che abbiamo. Per questo è importante ciò che si accoglie e si coltiva dentro. Se questo è grazia, saremo grazia per gli altri, non torneremo a casa senza aver fatto qualcuno un po’ più ricco.