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Chi amare

Gesù vuole essere amato: è una pretesa senza senso? Non siamo liberi di amare chi e cosa vogliamo? Se ce lo chiede, un senso ce l’avrà. Per esempio, che amando Lui, ritroviamo noi stessi, dopo il tempo perso dietro chissà cosa, chissà chi.

Lirico terapia. Elena Clementelli


Da “La breve luce”

XXIII

Scorre nel sangue mio senza memoria

l’estate, arido tempo.

Tutto ha bruciato il cielo

che l’umido riso di marzo apriva a un abbraccio sereno.

Non ricordo la fiorita dei mandorli,

il ritorno della gioia alata sul mondo spento,

il ridesto tumulto delle acque,

il verde inizio della lieve festa.

Torna dal breve esilio la morte eterna,

torna a regnare dal suo trono di terra sulle cose finite.

Tempo di fede e giovinezza non è piú.

Rapido corse amore alla meta bugiarda,

il vento che ingannò le ultime rose

svelò al traguardo il suo artiglio di fuoco.

Lo spegnersi di un amore è un sentimento universale. Il poeta non solo lo prova, ma lo esprime. Come Elena Clementelli riesce a fare in questi versi.

Lirico terapia. Aleksej Stepanovic Chomjakov


Al crepuscolo

Nelle aeree sommità, fra notte e giorno

Ti pose Iddio, quale confine eterno,

Ti ammantò di fuoco porporino

E l’aurora ti dette per compagna.

Quando nell’azzurro cielo splendi

Consumando in silenzio la tua fiamma,

Un pensiero mi assale nel guardarti:

Crepuscolo! Simili a te noi siamo,

Connubio d’ardore e di freddezza,

Lega d’abissi celesti ed infernali,

Fusione di tenebre e di raggi.

Siamo fatti di luce e d’ombra, lo sappiamo. Ma il poeta lo dice meglio.

Grazie

Riceviamo molte grazie, ogni giorno, ma non ce ne accorgiamo. Siamo distratti, e non attratti. La forza di gravità ci spinge a terra: eppure la fortezza, grazia dello Spirito, ci solleva di nuovo fino al cielo.

Lirico terapia. Rafael Alberti


Quando me ne andrò da Roma

                                              a Ignazio Delogu

Quando me ne andrò da Roma,

chi si ricorderà di me?

Lo si chieda al gatto,

lo si chieda al cane

e alla scarpa rotta.

Al fanale perduto,

al cavallo morto

e al balcone ferito.

Al vento che passa,

al portone oscuro

che non ha casa.

E all’acqua corrente

che scrive il mio nome

sotto il ponte.

Quando me ne andrò da Roma,

si chieda ad essi di me.

Solo il poeta sa ascoltare e parlare alle cose, che si ricordano di lui. Rafael Alberti ci lascia un esempio memorabile di questa verità.

Attesa

Facciamo la comunione distratti dalle persone e dai pensieri. Gesù non si scoraggia: è là, ci attende. Nessuno sa aspettare come Lui: a volte tutta una vita. All’improvviso ti accorgi che c’era, e ti disperi. Ma Lui, esperto d’attese, ti conforta.

Lirico terapia. Adolfo Casais Monteiro


La parola impossibile

Mi hanno dato il silenzio per serbare dentro di me

la vita che non si scambia con parole.

Me l’hanno dato per serbare dentro di me

le voci che solo in me sono vere.

Me l’hanno dato per serbare dentro di me

l’impossibile parola della verità.

Mi hanno dato il silenzio come una parola impossibile,

nuda e chiara come il fulgore di una lama invincibile,

per serbare dentro di me,

per ignorare dentro di me

l’unica parola senza travestimento –

la Parola che mai si proferisce.

Chi non si riconosce, in qualche modo, in questa ricerca della “Parola che mai si proferisce”? Siamo fatti per scoprire la profondità di ciò che siamo, al di là del rumore, nel silenzio.

Cure

Sentiamo il bisogno di disintossicarci: l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, lo stile di vita che portiamo avanti, ci appesantiscono o ci fanno ammalare. Diete, cure e pratiche igieniche migliorano un po’ la situazione. Ma c’è una purificazione radicale, quella del Sangue di Gesù. È un’azione che rinnova nel profondo.

Lirico terapia. Giovanni Testori


Vita e morte

[…] Un giorno qualcuno sarà profeta di vita;

a me non è stato possibile.

A me è stato possibile solo dirvi questo:

riunite la morte alla vita,

riunitele

o su di voi scenderà solo e per sempre lei,

la morte fattasi oggetto,

la morte fattasi cosa…

Riunitele,

ve lo chiedo dalla mia fine

e dal mio inizio:

riunitele.

Allora il cerchio si ricomporrà

e con il cerchio il senso,

l’infinita pazienza dell’essere,

la sua giustizia, il suo significato.

Riunitele così, vita e morte,

com’è accaduto a lei,

come sta accadendo a me,

in un bacio,

nel bacio che vi do.

Pietà per la mia insipienza,

pietà per il mio povero, incapace amore.

Pietà, popolo che m’ascolti,

pietà di me, di voi,

e poi luce, infinita giustizia, carità, perdono…

Testori ci ricorda che solo l’unione degli opposti rende ragione dell’umano. Un mondo che rimuove la morte avrà sempre il fiato corto. Una provocazione anche per noi.

Lirico terapia, Rainer Maria Rilke


Giorno d’autunno

Signore: è tempo. Grande era l’arsura.

Deponi l’ombra sulle meridiane,

libera il vento sopra la pianura.

 

Fa’ che sia colmo ancora il frutto estremo;

concedi ancora un giorno di tepore,

che il frutto giunga a maturare, e spremi

nel grave vino l’ultimo sapore.

Chi non ha casa adesso, non l’avrà.

Chi è solo a lungo solo dovrà stare,

leggere nelle veglie, e lunghi fogli

scrivere e incerto sulle vie tornare

dove nell’aria fluttuano le foglie.

Una preghiera laica di grande suggestione. Quel vento liberato ricorda da vicino i segreti della vita spirituale.

Giselda Pontesilli, “La città antica” e la poesia odierna

1) Come risponde, ora, la poesia all’abbandono d’ogni persona, ogni casa, ogni cosa? Al nostro vivere, azzerato, internato, non in borgate, quartieri alti, monti, campagne, ma in campi-profughi ormai, campi di erranti: – isolati, macchinizzati, numerizzati?

Ora -ancora- la poesia ridice, ridesta ciò che resta, la realtà cioè, effettiva, effettuale: comunità per vivi e “morti”, figli e avi, “futuri”/ presenti / ”passati”.

MA: come fa, come può, se tutti! ormai sono espropriati d’ogni esperienza, comunità ovvero realtà? e gli avi (in cimiteri precari macchinizzati), insepolti, isolati, smembrati?

«All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne / confortate di pianto» fu meno dura la nostra vita, anzi fu celeste… 

e celeste, era la terra: «questa / bella d’erbe famiglia e d’animali».

MA ormai, che ne resta? Continua a leggere→

Desideri

Gesù desidera incontrarci. Trovarci nel silenzio, stare con noi, è qualcosa a cui tiene più di quanto immaginiamo: lo priveremo di una gioia? Lo faremo aspettare inutilmente? Stringersi a Lui è il segreto della vita.

Identitù

Faccio una proposta: definire l’identità in modo più preciso. Se è vero che possiamo conoscerci soltanto specchiandoci in un altro, sarebbe utile riconoscerne tutta l’importanza: è la persona da cui siamo amati, con la quale abbiamo confidenza, da cui ci sentiamo conosciuti. Per me, questa persona è Gesù: è Lui che mi dice chi sono, come posso ritrovarmi, com’è  possibile essere  me stesso. Non si tratta più di identità, ma di identitù: perché è il tu a definirmi, a rivelarmi chi sono. Se questo è vero, perché non trarne le conseguenze necessarie? Il mondo farebbe un passo avanti.