Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

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Giorgio Stella, Preghiera per il virus

Cristo annienta la memoria della storia 

Mettici in mezzo TE alla memoria TUA 

La Croce ha raccolto 

Quello che la madre a un padre ha

dato un Figlio dello Spirito SANTO 

Ogni uomo ha il dovere di morire per TE

Quindi l’inferno giace in pace

La notte dell’eterno amore Tuo su satana 

AVANTI TE LO SPIRITO SANTO BATTEZZATO

CRISTO NOSTRO PERDONA L’OBBEDIENZA

DI TUA MADRE DIO E’ MORTO PRIMA DI TE

NELL’INFERNO NOSTRO PADRE NOSTRO

VIENICI A RIBATTEZZARE L’AMORE DELL’ANGELO

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Lirico terapia. Giancarlo Majorino, Poesia della poesia

Poesia della poesia

Scrivere costa ma hai un lavoro da uomo

se appiccicato sarai all’onestà coatto

come due piedi alla terra

e diffidente 

non guardando le streghe

quando passano sul manico di legno

mira dove partono

non altrimenti uscivano le V2

tra le stelle sopra Londra inquieta.

***

“Scrivere costa”: è lo sforzo che occorre per superare l’immediato, Continua a leggere→

Il grido

La malattia, la sofferenza, sono momenti da condividere con il Cristo Servo sofferente eppure gioioso, che conosce il patire fino alla fine del mondo, quando ogni dolore sarà bandito dall’orizzonte di quelli che lo amano. Il Suo grido liberatorio, nella morte in croce, risuonerà una volta per tutte per chi lo ha custodito come annuncio di salvezza. Già da ora.

Giampaolo Centofanti, Habemus papam

Capitolo 1

“Nuntio vobis gaudium magnum: habemus papam”. Laggiù in piazza san Pietro e come sentendo milioni incollati ai media di tutto il mondo, un silenzio inusuale. È palpabile nelle luci della tarda serata una preghiera intensissima, accorata, che dura da mesi. Poi una choccante sorpresa, non segue l’ormai da molti imparato a memoria emintissimum ac reverendissimum… ma semplicemente “Dominum” e improvvisa si diffonde l’attesa di un miracolo quasi insperato. Quei pochi secondi sembrano interminabili… il protodiacono riprende la parola: “Dominum Johannes Sanctae Romanae Ecclesiae presbiterum Lon Rong, qui sibi nomen imposuit Discipulum”. Si ode un brusio animatissimo, si percepisce chiaramente la domanda che rimbalza in ogni parte del globo terrestre: “Chi è? Who is he? Quien es el? Qui est-il?”. Anche il telecronista non sa cosa dire, solo traduce: “Si tratta di un sacerdote, il nome come percepite sembra orientale”. Subito dopo il commentatore riesce ad avere notizie: “È un prete della Corea del Sud. Dovrà venire ordinato vescovo. È giunto in gran segreto ieri a Roma. Ha or ora accettato l’elezione”.

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Le Corbusier, un architetto per la musica. Guido Michelone intervista Giuseppe Azzarelli

Dialogo sul progetto multimediale Cité Radieuse (Città radiosa)

“La città non è solo un luogo di spazi e di forme ma, inevitabilmente, esprime la sua dimensione anche attraverso i suoni: ogni luogo ha una propria impronta acustica che riflette attività umane, relazioni col mondo e con sé stessi. L’idea di una Cité Radieuse, ideale ed utopistica città nella città, immaginata da Le Corbusier attorno all’Uomo e ai suoi bisogni, mi ha subito affascinato per il suo “umanesimo”, avvicinandomi a un mondo sonoro che possa evidenziare o accennare possibili equilibri emotivi nella poliedricità della città contemporanea.” (Giuseppe Azzarelli)

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Yun Dong Ju, Vento Blu

In prima traduzione italiana

Yun Dong Ju

VENTO BLU 

(Cielo,vento, stelle e poesia)

Ensemble Editrice, 2020 (collana Erranze diretta da Gezim Hajdari)

Nota di lettura di Annamaria Ferramosca

Vento Blu è libro appena edito nella pregevole collana Erranze di Ensemble Editrice e accoglie in raccolta completa le poesie del poeta della resistenza coreanaYun Dong Ju. 

Una pubblicazione che riempie un vuoto oggi non più ammissibile nella lacunosa diffusione italiana della poesia di spessore dell’Est asiatico. Ed è merito, oltre che dell’attenta casa editrice, della giovane studiosa di Letteratura Coreana Eleonora Manzi l’aver tradotto e dilatato con questo libro l’opera del giovane poeta resistente, morto in prigionia a soli 27 anni nel 1945 durante il periodo della dura colonizzazione giapponese, appena prima della liberazione del paese. Un’opera di un poeta amatissimo nella sua terra, che appare straordinaria per la profondità di scavo interiore e per la singolare limpidezza di linguaggio. 

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Riccardo Ferrazzi recensisce Mascarò, di Haroldo Conti

“Mascarò” è, dopo “Sudeste”, il secondo romanzo di Haroldo Conti che appare per i tipi della casa editrice Exorma. 

È l’ultima fatica letteraria di Conti che, non molto tempo dopo averla conclusa, fu sequestrato dai sicari del dittatore Videla, giunto al potere con un colpo di stato, tragico contraccolpo alla discutibile gestione di Juan Domingo e Isabelita Peron.

Al testo del romanzo è opportunamente premessa una prefazione di Gabriel Garcia Marquez: spoglia, giornalistica e proprio per questo impressionante cronaca degli ultimi giorni di libertà per Conti e la sua famiglia, seguiti da una desolante trafila di indiscrezioni filtrate attraverso il vergognoso silenzio sulle torture e sulla morte inflitta allo scrittore. 

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Cio che è

Sarebbe bello se in ogni cristiano si vedesse Gesù Cristo: se ognuno trasmettesse l’esperienza che di Dio fa nella sua vita. Niente sarebbe d’ostacolo alla gioia: anche il dolore si trasformerebbe, tutto diventerebbe ciò che è.

Riccardo Ferrazzi, Essere e tempo

 

    Scoprii di essere uno scherzo di natura il giorno del mio diciannovesimo compleanno. A dir la verità, non posso escludere di aver commesso qualche stranezza anche da bambino, magari per evitare uno scappellotto o un’indigestione o una caduta dal sesto piano; ma di queste eventuali esperienze non ho ricordi. Non so che dire: può darsi che la mia facoltà non fosse ancora sviluppata. Ciò che non dimentico è l’inizio di una strada che, ormai, ho percorso troppe volte avanti e indietro.

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Lirico terapia. Giovanni Giudici, La vita in versi

Metti in versi la vita, trascrivi

fedelmente, senza tacere

particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.

Ma non dimenticare che vedere non è

sapere, né potere, bensì ridicolo

un altro voler essere che te.

Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano

complicità di visceri, saettano occhiate

d’accordi. E gli astanti s’affacciano

al limbo delle intermedie balaustre:

applaudono, compiangono

entrambi i sensi 

del sublime – l’infame, l’illustre.

Inoltre metti in versi che morire

è possibile a tutti più che nascere

e in ogni caso l’essere è più del dire.”

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1
2

Identità

Desiderare Dio come un torrente si precipita nel mare: percepire il bisogno folle di perdersi in Colui che si ama. Non è questo l’amore? Non temere la propria miseria, perché è questa che il Cristo abbraccia con la Sua misericordia. Confidare nell’infinito come nel proprio ambiente naturale, nella rivelazione della propria identità.

Piccolo Magnificat, di Giampaolo Centofanti

Seconda Ave Maria

Sempre la sera quando scende la tua pace

domando che sia del mondo che non spera.

Potenti affannati a dominare gente

che cerca solo una vita più serena.

Oh Signore, tu sai perché permetti

queste cose, questi dolori, queste ferite

astruse. Quando le cose semplici e buone?

Quando la fede coltivata a scuola,

pure lo scambio col pensare altro?

Lasciateci campare, siamo stanchi.

Viene la sera, ogni voce si fa eco distesa,

si quieta il campo di girasoli, il faggio riposa.

Fuma il comignolo del casolare nella tenue rossastra

luce diffusa. E l’allodola dal nido ai margini del bosco

canta che questa vostra vita non è vera.

***

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In dono

Pregare è rientrare in se stessi. Il Cristianesimo non è una morale, un ritualismo, una delle tante stampelle usate per provare a stare in piedi. Il cristianesimo è essere se stessi, toccare il nucleo incandescente della propria persona. È essere vivi, e donare la vita ricevuta.

In me

Senza Gesù non possiamo far nulla. È così difficile capirlo? Si inizia a vivere comprendendo questo, perché Lui comincia a vivere in noi, a compiere il miracolo della trasformazione radicale. Nel momento della morte ci sarà il massimo sforzo; allora sì potremo dire con san Paolo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.