Terza lettera sull’intensità
di Massimo Sannelli
La stella è il punto in comune delle parole nel titolo: il disastro è il dis-astro (la cattiva stella), il desiderio è la contemplazione della stella (sidus). C’è anche l’uomo, e ci sono gli atteggiamenti: la stella è stata cattiva e l’uomo spera e dispera, quando il soldato non torna dalla battaglia, e i commilitoni desiderantes non vogliono più aspettarlo.
Gli uomini sono “sospesi / tra disastri e desideri”, in un rapporto diverso con la stella. E poi i due punti di riferimento, per forza di scrittura: Noè è il desiderio, Ulisse è il disastro. Ma Ulisse – come Dante lo vede lo e tramanda – è stato sommerso per la sua curiosità e dannato per il cavallo di Troia: ha avuto troppa mente e troppa astinenza dal silenzio [Ulisse deve agire così: da buon greco, e greco classico, parla sempre; da vecchio deve fare la sua orazion picciola ai compagni, da morto deve raccontare di nuovo l’orazion picciola di sé vecchio]. Invece “Noè non parla, è un eroe che agisce in silenzio”, come il seminatore che “terge la propria fatica / avvolgendosi di un religioso silenzio” [e il silenzio indica la dignità dell’obbediente, non l’afasia di chi è nato nel Novecento. Quindi “vorrei essere il silenzio che sento”]. Continua a leggere







