Archivi autore: fabrizio centofanti

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Nazim Hikmet

hikmet

da Lettere dal carcere a Munevvér
prigione di Bursa (Anatolia)

1945

” Addormentarsi adesso
svegliarsi tra cento anni, amor mio… ”

“no,
non sono un disertore.
Del resto, il mio secolo non mi fa paura
il mio secolo pieno di miserie e di scandali
il mio secolo coraggioso grande ed eroico.
Non ho mai rimpianto d’esser venuto al mondo troppo presto
sono del ventesimo secolo e ne son fiero.
Mi basta esser là dove sono, tra i nostri,
e battermi per un mondo nuovo…”
“No,
prima e malgrado tutto.
il mio secolo che muore e rinasce
il mio secolo
i cui ultimi giorni saranno belli
la mia terribile notte lacerata dai gridi dell’alba
il mio secolo splenderà di sole, amor mio
come i tuoi occhi…” Continua a leggere→

Mr. FERLINGHETTI POETA LAUREATO

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di Nadia Agustoni

Mr. Ferlinghetti non sapevo che eri il poeta laureato della città di San Francisco, la tua città. E che il Los Angeles Times ti attaccò perché eri il poeta laureato di una città che ha il record di senzatetto o lo aveva, ma credo lo abbia ancora e penso negli ultimi tempi senta la concorrenza di tutte le città americane, del nord e del sud e di quelle sulla costa occidentale e orientale su fino a Seattle, fino al Canada. Ci sono le foto di tendopoli sui giornali, Mr. Ferlinghetti, con dentro i bianchi, biondi e chiari come il grano, come i campi di grano del midwest, della bible belt, dove i pastori di chiese protestanti incitano all’odio e dicono “uccidi un gay” perché altrimenti, prima o poi c’è Sodoma e Gomorra e la nazione ti diventa come a Hollywood con tanti peccati e i peccatori impuniti. Continua a leggere→

Professione blogger, l’anno del boom

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Guadagnare con un post online

di Alberto Flores D’Arcais
Che negli ultimi due-tre anni ci fosse stato il boom era risaputo, ma che in America la categoria di chi si guadagna da vivere “postando” online fosse più numerosa dei programmatori di computer, dei pompieri o dei baristi (tanto per citare molto diversi tra loro) e alla pari con gli avvocati – anche se questi ultimi guadagnano sicuramente di più – nessuno lo immaginava.

Lo ha scoperto il Wall Street Journal che in un articolo (sul sito online) – mettendo insieme gli studi, le analisi e le statistiche disponibili – è arrivato al sorprendente risultato. Tra gli oltre 20 milioni di blogger presi in esame in America (tutti quelli che lo fanno per passione, per informare, per gioco o per qualsiasi altro motivo) ce ne sono 1,7 milioni che ci guadagnano sopra. E per 452mila di costoro quei soldi sono la prima fonte di stipendio. Continua a leggere→

La divulgazione

di Domenico Lombardini

Non ho tempo neanche per nettarmi il culo, oberato, come sono, del lavoro di un altro… certo, devo essergli grato per il posto, in aeternum: grazie Signore feudatario! D’altronde e comunque devo metterci il nome, l’ultimo, su ogni lavoro scientifico che pubblicherò da qui in poi… sine die… in continuo vassallaggio intellettuale, e pratico, la corvée… schiattasse pure, lo stesso avrebbe il nome, postumo anche… In questo lavoro non importa il messaggio, portare avanti un pensiero suffragato dai “fatti”… merda sono i “fatti”! – l’importante è l’assertore, la sua veste cattedratica, nel caso, o la sicumera con cui parla… anzi, direi proprio questa, la sfacciataggine con cui vomita addosso agli altri, suoi pari o no, il proprio simulacrale ego ipertrofico schifoso, malcelato opportunamente dall’amore per i “fatti”, l’evidenza scientifica… merda! Lo scienziato è un prete bello e sputato, ecco cos’è! Continua a leggere→

Il partigiano cattolico raccontato da Magliani

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di Fulvio Panzeri

È una Liguria, tra tradizione e ombre contemporanee, quella che ci descrive Marino Magliani nei suoi romanzi, una terra alla quale ritorna ogni estate, dopo aver scelto di andare verso il Nord, in Olanda. Un vissuto che vibra in questa sua storia (la quarta che ha scritto) attraverso una tensione morale, che gli permette di innestare all’interno di una terra, apparentemente isolata e sconosciuta, una sorta di centralità che coinvolge anche una dimensione molto più europea. Con il nuovo romanzo dimostra di sapersi muovere con una libertà inconsueta, anche se rimane fedele ai capisaldi della sua narrativa, nell’ambito di una storia che apparentemente si costruisce secondo i criteri di un romanzo «giallo», che mette in scena molti punti oscuri, morti misteriose, un ritorno al passato prossimo, quello della Resistenza, affari poco chiari, a scapito della tutela del paesaggio. Continua a leggere→

Obama e la colpa metafisica

di Daniele Muriano

Obama assolve la CIA per le torture ai prigionieri nelle zone di guerra al terrorismo – suolo americano compreso – donne e uomini svegliati bruscamente nel cuore della notte più e più volte, fino all’alba, come ai tempi del Reich, messi con la testa sott’acqua, al freddo, a rabbrividire fino alla morte, o quasi – non è chiaro quanti di questi “prigionieri di guerra” siano morti a tutti gli effetti e non soltanto nella loro dignità, in seguito agli “interrogatori”. Continua a leggere→

I mangiatori di colla

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di Filippo Loro
Illustrazione di Elena Miele


La cucina dei mangiatori di colla sembra una camera operatoria. Risplende di mattonelle candide e di teli verdi; profuma di anestetico alla cannella.
Le finestre schermate permettono alla formidabile luce alogena di suggerire la giusta inclinazione dei bisturi. O dei coltelli, che corrono sul legno consumato, sformato a forza di supportare la carneficina, fra i colpi del batticarne e i sussulti del segaccio. Continua a leggere→

Walt Whitman

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da Walt Whitman, Foglie d’erba, Ed. Demetra,  traduzione di Alessandro Quattrone, 1997

*
COME, said my soul,
Such versed for my Body let us write (for we are one),
That should I after death invisibly return,
Or, long, long hence, in other spheres,
There to some group of mates the chant resuming,
(Tallying Earth’s soil, trees, winds, tumultuous waves,)
Ever with pleas’d smile I may keep on,
Ever and ever yet the verses owning – as, first,
I here and now, Signing for Soul and Body, set to them my
name.

Walt Whitman Continua a leggere→

Gli scrittori e il potere

Milan Kundera e l’ arte del disimpegno
di Eugenio Scalfari
Repubblica , 14 aprile 2009

Commentando su Repubblica del 31-03-2009 il nuovo libro di Milan Kundera dal titolo Un incontro (Adelphi), Marc Fumaroli ha scritto che per Kundera «la grande insurrezione del modernismo è eterna e universale. E’ fatta di fedeltà creativa ai classici delle arti europee – Rabelais, Cervantes, Sterne, Diderot, Velázquez, Beethoven, Chopin – e al tempo stesso della ricerca esigente d’ una forma nuova, capace di svelare la verità umana dove meno lo si aspetta». Queste righe finali della recensione colgono con precisione il senso dell’ Incontro, un insieme di brevi interventi dedicati a scrittori, musicisti, pittori, ma romanzieri soprattutto perché il romanzo è l’ oggetto del desiderio di Kundera, che offrono al lettore dei veri e propri colpi di luci su autori e opere della modernità delineando con rigore una poetica che è la poetica di Kundera, da lui stesso definita “modernista”. Conosco da tempo Fumaroli, scrittore e accademico di Francia, conservatore di rara arguzia e finezza. Continua a leggere→

Desktop art

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Desktop art, una rivolta a colori
contro l’anonimato dell’era digitale

di Umberto Eco

Ci sono delle cose che io non faccio e tuttavia ne riconosco l’impatto e il significato sociale. Per esempio non uso il telefonino, se non per chiamare i taxi se sono in giro, e per il resto lo lascio spento perché il fine primario della mia vita è non ricevere mai messaggi da tutta quella gente che c’è qui intorno, e possibilmente non inviarne, se non via Repubblica. Eppure capisco come questo strumento stia cambiando la vita di molte persone, e in certi rari casi persino in senso positivo.

Non seguo abitualmente le partite di calcio se non una volta all’anno. Quando non esisteva neppure il telefonino, un cronista ha tentato di disturbarmi mentre ne guardavo una con mio figlio quattordicenne, e il ragazzo ha risposto mirabilmente “papà non può venire al telefono eprché sta ascoltando Brahms”. L’episodio ha fatto il giro delle redazioni sportive e da allora sono stato lasciato in pace durante le partite di cui una volta ogni scomparsa di presule uso compiacermi se sono giocate bene. Continua a leggere→

Yoga e preghiera cristiana

Introduzione

di Marco Guzzi

Il bisogno crescente di una nuova vita spirituale

Se mi si chiedesse di che cosa abbia maggiormente bisogno l’uomo di oggi, direi subito di una nuova vita interiore. Oggi più che mai, con la velocità e le potenzialità crescenti delle comunicazioni telematiche, diventa indispensabile conquistare spazi di silenzio e di pace, un baricentro spirituale. Stiamo favorendo la crescita di esseri umani tecnicamente molto dotati, ma emotivamente immaturi, psichicamente labili, e spiritualmente atrofizzati. I nostri ragazzi a tredici anni già costruiscono il loro blog e scaricano i loro video su You-Tube, ma la loro capacità di concentrarsi su un libro descresce e le loro menti sembrano muoversi alla velocità dei links e riprodurre così dentro di sé la stessa frammentarietà del linguaggio di Internet.
Depressione, disagio, e angoscia ne derivano ineluttabilmente. Continua a leggere→

Paul Muldoon

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da Poesie, Luca Guerneri cur., Mondadori, lo Specchio, 2008.

da New Weather

Wind and Tree

In the way that the most of the wind
Happens where there are trees,

Most of the world is centred
About ourselves.

Often where the wind has gathered
The trees together.

One tree will take
Another in her arms and hold.

Their branches that are grinding
Madly together,

Is no real fire.
They are breaking each other.

Often I think I should be like
The single tree, going nowhere,

Since my own arm could not and would not
Break the other. Yet by my broken bones

I tell new weather. Continua a leggere→