Gesù ci dà molto di più di quanto chiede. È generoso, non usa, come noi, misure grette, non conosce l’eterna paura di perdere qualcosa.
Archivi autore: fabrizio centofanti
Luigi Maria Coranico legge Pier Paolo Pasolini. 18
Avarizia
Lo stato dell’arte. Marina Agostinacchio

Gentile Fabrizio, la poesia abbonda come i sedicenti poeti. È diventata una specie di giungla per cui è difficile orientarsi. Scrivere può aiutare quando non è atto di vanità. Penso che se la poesia nasce come un atto onesto, ricerca di parola per sondare se stessi, scandagliare, intento comunicativo leale, possa contribuire a rendere migliori. Inoltre, se si apre lo sguardo all’altro, se si sposta l’attenzione da sé al mondo, la poesia, come l’ arte in genere, può essere una delle possibili vie di miglioramento per la nostra vita. La poesia è pensiero, progettazione, sogno, atto concreto di opposizione, di protesta al malvagio dell’ uomo. E lo fa nei modi e secondo un come personale che non può prescindere dall’ uso di schemi formali, di ritmo, di suoni. Ecco, mi sento di risponderle così e mi scuso di non averlo fatto in word
C’è, non c’è.
Francesca Cannata
VIII
Niente.
Ombre di fantasmi.
Fremiti e freddo
niente
ero giunta da molto lontano,
amavo il pericolo senza rischio.
Mi ammantavo di ogni parvenza.
Niente
sono venuta da lontano,
Niente
La strada è cosparsa di polvere
sento odore di carne Cristiana.
Sono venuta da molto lontano
ho raccontato ai cigni la mia storia.
Sono venuta da molto lontano
ho trovato puzze e barocci.
Ho raccontato ai cigni la mia storia.
Sono venuta da molto lontano.
Mi sono sorpresa a cercare i brividi freschi
delle notti infocate.
Niente…
Molto altro
La parola ai poeti. Salvatore Sblando

Era lo scorso febbraio quando sono stato invitato a scrivere il mio pensiero sulla poesia da Fabrizio Centofanti.
Da allora sono passati diversi mesi e mentre scrivo (siamo a fine agosto 2024), fatico ancora a trovare una formula unica che mi faccia dire: “Ecco, poesia è per me questo” ma proviamoci.
In questo arco di tempo non ho trascurato la richiesta, quando c’è chi vuole coinvolgere e far esprimere il proprio pensiero, a maggior ragione in periodi come questi dove chi condivide arte e cultura è visto come un perditempo, occorre rivolgergli il massimo della considerazione.
E dunque eccomi qua tra una pausa e l’altra del mio impegno divulgativo e di diffusione culturale sul territorio a tentare di mostrare il personale sguardo sulla poesia. Continua a leggere
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
«In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo». [Mc 7,1-23]
Sinonimi
Postille alla poesia, di Maurizio Soldini 2. Mauro Germani

In questa seconda uscita della Rubrica Postille alla poesia ho il piacere di intrattenervi sul libro di Mauro Germani, Prima del sempre. Antologia poetica 1995-2022, pubblicata da puntoacapo Editrice nel corrente anno 2024.
Cercherò pertanto di condensare qui i miei pensieri di lettore senza alcuna intenzione di eccessiva delucidazione. E in anteprima dico di aver colto in questo libro l’afflato lirico, la dimensione esistenzialista, lo scavo della/nella parola per cercare di uscire dall’impasse della morte, il ruolo dell’infanzia, la città di Livorno e la madre del poeta – madre nostra prima e indimenticabile “casa”, come scrive il poeta stesso – e infine il senso del sacro riposto nella ricerca poetica, ma anche, da ultimo, e più che mai, nella speranza e nell’affido al mistero della fede. Continua a leggere
Ossia l’amore
L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 14
Superare
Luigi Maria Corsanico legge Pier Paolo Pasolini. 17
Nella vita
Emanuel Carnevali
Notturno
I vetri a ghigliottina
sono entrambi abbassati
e una tenda inchiodata sul telaio
li copre entrambi ed esclude
(sono steso sul letto)
tutto tranne questo:
un riquadro di freddo,
ultraterreno pulito
blu;
in uno degli angoli
un piccolo ottavo di luna
d’oro e d’argento…
e nient’altro…
Mi basta.
(Febbraio 1919)
Questo germoglio
“Perché si adempisse il detto dei profeti: Sarà chiamato Nazareno”. In realtà non c’è alcun detto. Eppure “Nazaret” viene da “netzer”, che vuol dire germoglio. Un germoglio spunterà dalla radice di Iesse. Adesso è chiaro: le quattro del pomeriggio della chiamata dei discepoli, l’albero di fichi di Natanaele, il momento in cui ognuno di noi si è sentito chiamare per nome, come quella volta nel giardino: Maria!
Non dimentichiamolo mai, questo germoglio.













