Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

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Il segreto di Solveig

di Riccardo Ferrazzi

La collana Corcyra de “i libri di Mompracem” (brillante iniziativa di Paolo Ciampi) presenta “Il segreto di Solveig” di Olivier Sorin, tradotto da Giovanni Agnoloni che, con la sua proteiforme abilità di traduttore, sa entrare nello spirito, ma anche nella quotidianità, dei personaggi (che, come quasi sempre, sono alter ego dell’autore). Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Oltre il “buon senso”

«In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: “La gente, chi dice che io sia?”. Ed essi gli risposero: “Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti”.
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Paolo Ruffilli

a cura di Giorgio Stella

La propria verità

Scrivere la storia
del mio caso,
pur sapendo che
a nient’altro vale
che a provare a se stessi
la propria parziale
incerta verità
e non è solo colpa tua
il tuo inutile delitto
ma della parte
più brutale della vita.
Ho avuto, un tempo,
sedici anni anch’io.
È un’età tragica,
il grande spartiacque
in cui di colpo
un’esperienza sola
ti segna o può segnarti
per tutto il tuo futuro.
Magari te ne scordi,
ma ecco all’improvviso
che riappare un giorno
e ci si rende conto
che si è stati spinti
proprio da quella
in una direzione
senza più ritorno.

Lo stato dell’arte. Gabriella Grasso

Alcuni giorni fa leggevo una poesia tagliente come una lama di luce, scritta da un’amica poeta che stimo molto, e riflettevo proprio sulle domande che mi pone Fabrizio in questa conversazione tra autori, intrapresa già da qualche mese. Quel testo denunciava un senso di impotenza, quasi di inutilità della poesia e dell’arte in genere, in un mondo  che sembra aver perso capacità di ascolto e di sguardo critico,  che non abbandona la barbarie della violenza, che esalta il paradigma della mercificazione, con tutti i suoi corollari: la fretta, la pragmaticità, l’isterilirsi della capacità immaginifica, l’opportunismo, l’apologia dello sfruttamento. Cosa ha ancora da dire e da offrire la poesia in contesti che sembrano già averne decretato la marginalità? Sono domande cruciali e ci sarebbe tanto su cui confrontarsi, ma cercherò di toccare alcuni punti che mi sembrano particolarmente importanti. Alla mia amica poeta che si poneva questi interrogativi ho risposto, quasi di getto: “la poesia non sana, non consola, non decide. E tuttavia mi sembra necessaria”. Ecco, io la vedo così: sgombriamo il campo da credenze magiche, fantasie da vate o superomistiche. Continua a leggere→

Quella rigenerante scalata verso l’amore e l’umiltà per adorare e contemplare Gesù Cristo. 

di Prisco De Vivo

In diverse occasioni ho pensato alla “conversione” come ad una vera e propria montagna da scalare e così mi è venuto anche di pensare che all’apice di questa montagna ripida ci aspetta con pazienza infinita Nostro Signore Gesù Cristo. 

A condurci fin su la vetta è la Vergine Maria, che ci accompagna con amore e grazia, e un’inesauribile schiera di serafini. Ella rimane sempre al nostro fianco nella fatica e nello sconforto.  Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Frontiere

«In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!». [Mc 7,31-37] Continua a leggere→

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Quattro quadri per “Macchine del diluvio” di Stefano Massari

di Lorenzo Chiuchiù

I.

Primi dodici morti: ognuno incarna un transito verso l’impossibile della salvezza. In questa prima sezione del libro dominano la materia, la sovranità del caso e le proiezioni dell’angoscia. Dominano– eppure chiedono alle creature di obbedire al dolore che infliggono loro; vorrebbero che si riconoscesse il magistero della sofferenza. Come se il dolore accettato smettesse di essere tale. Ed è questo che Stefano Massari rifiuta. Tutto l’ethos del poeta si risolve in una legge: il dolore non ha nulla da insegnare a chi lo patisce. Che possa insegnare a chi lo osserva è ignobile. Continua a leggere→

Settembre, di Enrico Fraccacreta

Eravamo in tanti a sognare l’estate
stagione dell’amore morto giovane
cimitero dei cuori sconosciuti alle primule,
ora i nostri giorni non saranno uguali
qualche brivido e gli alberi cominceranno a ingiallire
andranno in terra tutte le nostre illusioni
quelle grandi come foglie d’acero
i voli infinitesimali degli aghi dei pini
e il dolore sarà lo stesso
sempre sulle aspettative mancate.
Veramente credi che dietro i cespugli ci sono scoiattoli?
loro sono sui tronchi, bisogna arrampicarsi
entrare nelle loro case, scrutare dentro i loro occhietti inquieti
mangiare insieme le ghiande messe da parte per il freddo,
dietro le macchie troverai un po’ di insetti
o un serpentello che non puoi guardare negli occhi,
certo tutto quello che non volevi
compreso la follia o la rassegnazione.
Il nostro destino sarà l’autunno,
gli animali selvatici inizieranno le costruzioni
e noi accenderemo più presto le luci
senza accorgerci che sono accese da sempre
da quando ci cullavano i riflessi delle origini
e settembre nasceva in un fascio di sarmenti e infiorescenze
intorno alla quercia del primo inizio:
il suo nome è settembre, sentenziò lo spirito di verità
sotto la pioggia con cui la natura è solita battezzare,
il futuro sembrerà più spoglio
ma le gemme dormienti già s’attestavano sul punto di crescita
l’ipomea cominciò a svettare cinque centimetri al giorno
e la bella stagione ci restò vicina.
Portiere di notte dell’estate
che lasci la porta un po’ socchiusa
nelle aule scolastiche dove resta il caldo d’agosto,
agente segreto dell’inverno che rechi l’indirizzo
di un amore smarrito
ci ricorderai quei lampi, le occhiate veloci nella notte del solstizio
come le vite sfiorate che non abbiamo conosciuto
persone viste solo passare, un pretesto perduto.
Sepolcro di amorose simpatie
la bella stagione non è ancora finita.

Claudio Ottaviano, Il MARE e altre minchiate

Claudio Ottaviano, IL MARE e altre minchiate, Edizioni CAVA DALLAS, 2024

Prefazione di Andrea G.G. Parasiliti, Postfazione di Gloria Occhipinti

Claudio Ottaviano, nelle sei sezioni attraverso cui si srotola il suo libro (Esoculazioni, Orizzonte, Animali notturni, Le Sirene, Il Mare, Il Vuoto), ingaggia un corpo a corpo con quelli che direi essere i due temi centrali e ineludibili della realtà geo-politica e geo-sofica nel nostro tempo, un  tempo di caduta della metafisica, di tramonto del modernismo e del post-modernismo, di fine della storia (secondo il «pensiero debole» di Gianni Vattimo) ,vale a dire l’etica e l’estetica dell’uomo che vuole occupare una porzione dell’universo in un momento storico in cui  l’intero è stato disgregato, tutto appare in frammenti e in tale cumulo di macerie stratificate si è rotto anche il patto comunicativo fra Autore/Autrice del linguaggio scritto e lettore/lettrice. Ciò perché alla “parola” sempre più spesso non corrisponde la “cosa”. Ma in tale contesto di estraneazione e di smarrimento, la persona (non importa il genere) ha ancora una certezza, la quale, come una bussola, o una stella polare, è ancora in grado di essere guida sulle e tra le onde del Mare che Claudio Ottaviano adotta come metafora del vivere: l’immagine. Ma non la immagine a sé stante, o autosufficiente, bensì l’immagine in relazione alla parola di poesia, nel rapporto dialettico Immagine/Parola, almeno secondo il pensiero del grande «poeta dell’esilio» Iosif Brodskij (Nobel per la letteratura, premiato dagli Accademici di Svezia nel 1987). Su tale rapporto Brodskij scrive:«Le immagini rappresentano il contro movimento delle parole. C’è un rapporto debitorio tra le immagini e le parole, o un rapporto creditorio, uno squilibrio della contabilità, della partita doppia». Esemplari, sotto tale aspetto, appaiono questi versi di Claudio Ottaviano, in Vamos a la playa (p.31): Continua a leggere→

Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. La Giustizia. 3

La Giustizia 3.   Una trama di echi

Citare per credere. Per capire, per approfondire. Per cogliere, per stanare dei nessi che altrimenti si perderebbero nell’insieme. Un insieme, peraltro, messo in moto per frammenti, per accostamenti, per suggerimenti che non hanno nulla di ultimativo, ma brillano di luce propria, una luce che si riverbera su altri consimili, canonici o eccentrici, brandelli di giuridica sapienza. Continua a leggere→