Archivi categoria: Fabrizio Centofanti

77. Rivincite

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=K-VpPGI2S50]

da qui

Saulo ha deciso di passare la notte in ospedale, vegliando per don Faber. Cosa farà per ingannare il tempo? Non ha intenzione di parlare con parenti, collaboratori o amici del paziente; si sa come va a finire, in questi casi: rimpianti, nostalgie, crisi improvvise, tutte cose da cui fugge come dalla peste. Dormire è impossibile: per la luce, i rumori continui, la tensione che si taglia col coltello. Decide d’impegnarsi in un’attività che lo rilassa: passare in rassegna gli incipit di romanzi imparati a memoria fino a oggi. L’inizio di un libro lo ha sempre affascinato per quella scommessa che si gioca tutto in poche righe; se la partenza è sbagliata, la storia finisce prima di iniziare.
Cominciamo da Giovanni Arpino, dice fra sé e sé. L’ombra delle colline:
Sapevo di sognare.
La salita era ripida, il sentiero appena tracciato tra le erbe andava su con brusche curve, ogni tanto rabbuiandosi tra le acacie che si sporgevano a grappoli, a ombrello. Tutto pareva felice intorno, in un ordine e silenzio assoluti.
Un esordio perfetto, che mette in medias res. Quel sogno confessato crea un’atmosfera piena di richiami, perché la letteratura è sogno e solo in sogno tutto può essere felice e il silenzio e l’ordine possono essere assoluti.
Vediamone un altro.
Il cacciatore di Aquiloni:
Sono diventato la persona che sono oggi all’età di 12 anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto.
Ormai sei preso e non puoi tirarti indietro. Stasera, però, ho bisogno di un incipit che sia più in tema con la situazione; Beckett, per esempio, Malone muore:
Comunque, fra poco sarò morto del tutto, finalmente. Il mese venturo, forse. E allora sarebbe il mese di aprile, o di maggio. Perché l’anno è poco inoltrato, me lo dicono mille piccoli indizi. Può darsi che io mi sbagli e giunga anche più in là di San Giovanni, e anche del Quattordici Luglio, festa della libertà. Ma cosa dico mai, sono capace di arrivare sino alla Trasfigurazione, mi conosco bene, o all’Assunzione. Ma non credo, non credo di ingannarmi dicendo che queste solennità si celebreranno senza di me, quest’anno.
Sì, tutto dipende dall’inizio, come nella vita: non sono i primi anni quelli che ti segnano per sempre? E che fatica correggere, se sei partito male; ricorri ai trucchi e alla supplica, al ragionamento e alla violenza: ma i primi segni incisi nella carne, le parole, gli eventi, te li porti dentro come un ritmo che t’insegue anche se non vuoi. L’incipit della vita non dipende dalla nostra volontà; come la fine: non siamo noi a deciderla, a meno di non voler costringere il destino a una forzatura che stona, inevitabilmente. Comunque, fra poco sarò morto del tutto, finalmente. L’inizio del romanzo è la rivincita dello scrittore, che non ha potuto scegliere per sé e allora sceglie per i personaggi: Malone nasce sapendo che fra poco morirà, a San Giovanni o il Quattordici Luglio. Don Faber non sa se supererà la notte, a meno che qualcuno non stia scrivendo la sua storia, prendendosi a sua volta la rivincita sulle scelte che non ha potuto compiere, sulla felicità che, una volta per sempre, gli è sfuggita. La storia siamo noi: chi la sta scrivendo? Chi sa come tutto andrà a finire?

76. Fumi

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Hs2RKXqzrIg]

da qui

Maria è per la terza volta davanti a san Giuseppe. Il fumo dei ceri disegna spirali in cui si possono leggere figure fantasiose: una nuvola, un nano, un cane senza coda. Nelle forme sempre nuove le sembra di leggere gli ultimi eventi della vita: la crisi di Leopoldo, le apparizioni di scrittori famosi, l’incontro con Andreas, l’attentato a don Faber; una delle scie grige è quella lasciata dal proiettile partito casualmente e terminato nello stomaco del prete. Continua a leggere→

Sai quando

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=FL1gFw-7SMc&feature=related]

da qui

Sai quando non riesci a muovere un dito,
e il dolore penetra ogni osso,
anche quelli sconosciuti a uno ignaro
di anatomia speciale,
ecco, così mi sento in questo inizio d’anno
che pare un’oscura profezia
dei giorni a venire, come se il corpo urlasse
di averne a sufficienza, vibrasse una protesta
dignitosa, pur di farsi ascoltare.
Ma il dolore è non dare, inchiodato a un letto
che non ha più offerto posizioni buone
perché la carcassa rifiatasse.
Non so se il Signore m’impartisca una lezione
o sia io così testardo da non voler fermare
il tempo che mi assedia, i poveri che chiedono,
la gente che si aspetta da me
una parola di vita. Ma che vita
posso consegnare
ora che non riesco a muovere un dito,
e il dolore penetra ogni osso
e questo inizio d’anno pare
un’oscura profezia dei giorni nuovi?
Non resta che la pietà nascosta
del silenzio,
la ferita aperta della fragilità;
il canto muto di un’attesa che ha fermato
tutto, anche il tempo che fugge:
ma non è viltà.

75. Lev Shomèa

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=dC0JAWQsZwM]

da qui

Leopoldo è imbarazzato: il dottor Peltre ha dichiarato di non credere a una parola della storia che lui ha vissuto passo dopo passo. Come farà a convincerlo? Si rende conto, per la prima volta, dell’insufficienza della materia verbale, in cui consiste, poi, tutto il suo mondo. Sarebbe più facile esprimersi in musica, puntare direttamente al cuore con le note, che s’impongono senza bisogno di ulteriori spiegazioni. Gli torna in mente quella sera, al teatro greco di Taormina, in cui le dita di Ashkenazy dipingevano arabeschi di suoni che lo rapivano in un’altra dimensione: al momento del Valse noble perse quasi conoscenza, era il pezzo che lo commuoveva di più in assoluto e non sapeva dirne la ragione: è la musica che spiega tutto, prende il cuore e lo fa battere molto più veloce finché non senti male e vorresti rivolgerti al vicino, implorarlo di aiutarti, ma vedi che lui è nelle stesse condizioni, si è voltato nello stesso istante, come in trance, mentre il Valse noble sembra rovesciare il teatro, rovesciare il mondo, mostrarne i tratti veri, quelli di cui non ti sei mai accorto, perché, come scrisse qualcuno, l’essenziale è invisibile agli occhi, ma udibile agli orecchi, e solo il pianoforte è in grado di sussurrare l’essenziale, che ha la stessa aria bohémien di Vladimir Ashkenazy, i capelli spettinati, il naso leggermente aquilino, le basette spesse, la camicia e la cravatta spiegazzate per il continuo agitarsi, il rincorrere un senso che le note custodiscono e rivelano a chi le sa ascoltare, come aveva capito Salomone, il grande re, quando a Dio che gli chiedeva di esprimere il desiderio più profondo rispose di volere un lev shomèa, un cuore che sappia ascoltare, come quello di Leopoldo, che ora, però, deve chiederlo per il dottor Peltre, il quale non crede a una parola di quello che gli hanno riferito.

Anche se (Buon anno)

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=UKMmY-t1Paw]

da qui

Buon anno, che espressione idiota:
un oroscopo basta per sapere come andrà, e comunque
sarà pieno di molestie, come sempre, di mancanza di tatto,
invidie, gelosie, pettegolezzi,
la frase detta dietro
perché il coraggio è una virtù scaduta.
Ma è il coraggio che serve,
credere
che sotto la cenere di auguri sottovuoto
bruci un desiderio di riscatto.
Serve affrontare i mostri che ogni giorno
s’ingegnano a estirpare la speranza,
urlare che no, io non m’arrendo,
nemmeno in ginocchio sotto i colpi;
se sarò trascinato nella polvere
del mondo, il suo frastuono,
io non m’arrendo: anche se il tempo
infierisse, lo guarderò negli occhi,
gli tenderò la mano, pronuncerò
– con l’ultimo respiro –
una parola inascoltata di perdono.

74. Tre cose

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=mSfYme_TL48]

da qui

Giulio da Padova è andato via deluso. Saulo è rimasto tra gente sconosciuta; in comune c’è solo l’ansia per la sorte di don Faber. Riflette sull’esperienza assurda che gli tocca vivere: un proiettile casuale colpisce l’amico, un punto di riferimento viene meno all’improvviso, la lotta fra la vita e la morte diventa il simbolo di tutta la realtà. Continua a leggere→

73. L’orologio

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=7LGCy7BZrPM]

da qui

A Maria viene il dubbio di aver lasciato il cellulare acceso: immediatamente, infila la mano destra nella tasca e s’imbatte in una catena sottile, di quelle usate per appendere al collo monili di una certa dimensione. Prova a tirare, ma è difficile, perché ci sono oggetti antagonisti: un accendino che porta sempre con sé, anche se ha smesso di fumare; una chiavetta per collegarsi in rete, le chiavi dell’automobile e di casa, il cellulare stesso, che all’improvviso ha perso d’interesse. Continua a leggere→

Non importa

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=LdctUEQb8gY]

da qui

Non importa che il respiro si spezzi ogni momento
nel tempo in cui la regola è morire,
dare fino alla nausea, alla vertigine,
non aspettarsi nulla, oltre il rintocco
di campane appena riparate.
Il regno è all’orizzonte della notte
con la faccia di Pietro, l’idraulico rumeno cui nessuno
affida più il lavoro, dopo l’incidente. In cambio
fu clemente l’auto da cui è stato investito l’altra sera:
dimesso poco dopo, all’ospedale.
Don Fabrizio! – ha gridato, incrociando i miei occhi appollaiati
sui suoi, nel ventre bianco del pronto soccorso cittadino.
Il Natale ha la faccia dei poveri, si nasconde agli scribi
e ai sacerdoti occupati nei riti solenni di una falsa religione.
Per conto mio
non credo più all’inferno e al paradiso:
vago di giorno in giorno
in una vita che non cessa di sorprendermi.

Alle querce di Mamre. (Ultimo Natale).

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=VHTzlgkfYCE&feature=related]

da qui

Era circa quest’ora quando ti ho sentito tossire in modo innaturale. Mi hai detto: non è nulla. Hai cominciato a stare peggio e ho chiamato il medico, Francesco; continuavi a dire che non c’erano problemi, ma ho intuito che, a quattr’occhi, gli confidavi la gravità della questione. Non volevi preoccuparmi, come sempre; anche in ospedale, hai continuato a dire che dovevo andare a celebrare, che la gente aspettava; non mi sarei mosso neanche se fosse arrivato il maresciallo Coppola coi carabinieri. Dopo una notte in bianco, ormai sembrava fatta: preso per i capelli; vuoi vedere che ce la facciamo anche stavolta? Ci vuole un anno sabbatico, devi riposare; no, rispondevi, basterà molto meno; avresti ricominciato appena uscito. Andavo e venivo, tra reparto e chiesa, finché l’infermiera, una mattina maledetta, mi ha comunicato che non andava affatto bene. Cercavo di capire cosa fosse; ti hanno portato fuori in coma, con la maschera a ossigeno. Il 30 dicembre mi ha telefonato tua sorella: Mario è morto. Col lenzuolo per cappuccio, sembravi Abramo alle querce di Mamre. Il sole dell’assurdo batteva sui nostri cuori silenziosi. Non mi sono più ripreso dal silenzio: ancora oggi, aspetto che vengano a portarmi una notizia. Mentre starò seduto all’ingresso della chiesa, nell’ora più calda del giorno, alzerò gli occhi e vedrò tre uomini in piedi, avanti a me. Correrò loro incontro e mi prostrerò a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo”.

Pret(re) à porter di Fabrizio CENTOFANTI

Fino in fondo

Credi che non abbia dubbi? Che non sia angosciato dall’idea che tutto finirà, che questo corpo, come il tuo, sarà corrotto lentamente dal tempo spietato, che l’affetto, i sogni, l’infinita catena della gioia e del dolore, e tutto quanto ci ha tenuti sul filo del rasoio nella tenace speranza di un riposo, ogni risata, ogni pianto, ogni fiato sospeso, siano destinati a spegnersi in un silenzio senza volto, finita la felice e terribile avventura che chiamiamo coscienza? Eppure so, e stamattina l’ho ripetuto a bassa voce mentre il mondo si svegliava pigramente intorno, eppure so che in qualche luogo, in qualche modo, riprenderemo il filo, sorrideremo come allora e ci diremo l’un l’altro: Lo sapevamo, hai visto? Qualcosa, contro tutto, ci prometteva questo, e la vita, anche piangendo e bestemmiando, mantiene le promesse fino in fondo.
(Da Pret(re) à porter)

Continua a leggere→

72. Una strana storia

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=4KisNml_Wi0]

da qui

– Come sta, signor Leopoldo?
Il dottor Peltre sorride sotto i baffi: non sembra preoccupato per la situazione clinica del suo paziente.
– Discretamente. Può dirmi come sono finito in questa stanza?
– E’ una storia lunga: non so se riuscirò a ricostruirla. Un uomo con soprabito beige e scoppola scura, da cui usciva una ciocca di capelli biondi e spettinati, si è presentato in accettazione con un alito pesante da alcolista. Gli impiegati hanno cercato di farlo allontanare, ma lui insisteva sulla necessità di soccorrere un turista svenuto presso la piramide del Louvre. Continua a leggere→

71. Partita

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=d2S9VVeGNkA]

da qui

Saulo sta vegliando nella sala d’attesa del reparto in compagnia di una fila di persone di ogni età; la porta a vetri si apre ed entra un personaggio dall’aria un po’ accigliata, spettinato, in giacca blu, camicia azzurra e cravatta a rombi rossi e neri.
– Buongiorno, sono Giulio da Padova. Vorrei sapere come sta don Faber. Continua a leggere→

70. Statue

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=GvsQ3xhwx2c&feature=related]

da qui

Maria sta contemplando la statua di san Giuseppe, issata sulla sommità di un pannello in legno con bassorilievi di personaggi sconosciuti. A dire il vero non è certa che sia san Giuseppe, ma in fondo, cosa cambia? E’ il contatto con la dimensione ulteriore che conta, dunque un santo vale l’altro, le viene da pensare. In realtà è attratta dalla statua in sé, la sicurezza che ostenta, l’impassibilità impermeabile a qualsiasi evento positivo o negativo. Continua a leggere→

69. Manhattan

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=O-KXJSum0t8&feature=related]

da qui

Leopoldo si sveglia nel letto di una stanza dalle pareti bianche e una finestra che dà su una specie di giardino: s’intravedono le foglie ampie di un albero che protende i rami come per curiosare nell’interno. Sulla destra, una tenda arancione cala dal soffitto fino al pavimento in mattonelle chiare. Continua a leggere→

68. ASL

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=LmWzssCRBxo]

da qui

Saulo sta per varcare l’ingresso dell’ospedale Sant’Eugenio. Ci sono persone che entrano ed escono: una signora impettita con soprabito beige, un ragazzo in jeans e berretto bianco, una donna coi capelli biondi che brillano come oro a diciotto carati. Cerca di capire dove andare; dà una rapida occhiata al prospetto dei reparti sui piloni dell’ingresso e percorre l’itinerario come un automa fino al reparto di chirurgia d’urgenza. In un ambiente asettico con prevalenza di colori bianco e blu, trova due portantini che provano passi di salsa tra un impegno e l’altro. Più in là c’è una fila di persone in ansia, di tutte le età; lui chiede notizie di don Faber: è sotto i ferri, lo sta operando il professor Listorti. Non si sa quanto potrà durare l’intervento e soprattutto è impossibile prevedere se il prete potrà uscirne vivo. Saulo ringrazia; mentre aspetta con gli altri, s’interroga sul colpo di pistola: chi può aver attentato alla sua vita? A chi dava fastidio? Quale sgarbo può avere innescato una vendetta così atroce? Potrebbe essere chiunque; perfino i personaggi che ha notato all’ingresso, perché l’assassino torna sempre sul luogo del delitto, o nei dintorni; non gli pareva sospetto il ragazzo in jeans con la borsa a tracolla e il berretto troppo bianco? E la signora, non era forse impettita oltre misura, come fosse orgogliosa di un lavoro fatto bene, magari dal marito? E l’uomo che parlava con la donna dai capelli d’oro, non sembrava confabulare guardandosi intorno, come per non essere sentito? Ricorda che a destra, vicino al cancelletto, aveva notato un tipo strano con un giubbotto in pelle, un po’ ingobbito, che procedeva a passi rapidi come volesse sfuggire a un pericolo imminente. Poi gli viene in mente che l’attentatore ci aveva ripensato, convertito dalle parole di don Faber. Possibile, si chiede, che le storie debbano sempre attraversare le forche caudine del dolore o della morte, come se la pace, la tranquillità, segnassero la fine di ogni intreccio, lo stallo del racconto, e solo l’irrompere barbaro di uno sconosciuto armato di pistola, l’esplodere di un colpo, per giunta accidentale, il crollo del protagonista potessero giustificare l’attesa del lettore, la fatica dello sguardo che segue le righe nere ostentando un diritto all’emozione, un debito di suspence, una dose adeguata di fiato sospeso? Mentre lui si smarrisce in elucubrazioni senza fine, don Faber lotta fra la vita e la morte: chissà quali pensieri gli passano in mente, quali parole per tentare di reagire al baratro, per esserci ancora a questo mondo per mille e mille giorni: aprirei gli occhi se ci fossi tu; aprirei gli occhi se potessi incontrare ancora i tuoi, ma nel dubbio li tengo chiusi e continuo a sognarti, solamente.

67. Muschio

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=LPKSubavxtE]

da qui

Maria sta correndo verso il ponte. Ormai, per lei, è il ponte della vita, una specie di oracolo dove cercare le risposte che le stanno a cuore. Si chiede se sia giusto: cosa direbbe don Faber se sapesse che insegue una specie di veggente chiedendo responsi che reputa infallibili? Ma poi sarà vero che Andreas non sbaglia un colpo? Che sia una suggestione impadronitasi di lei per uno strano sortilegio? Continua a leggere→

65. Ponti

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=_Ic3ZLj5RPw&feature=fvsr]

da qui

La pistola dell’uomo longilineo dai capelli brizzolati è puntata verso il petto di don Faber, che lo guarda negli occhi:
– Come va, fratello?
– Fratello? Non sapevo di avere un fratello.
– Tu sei forestiero, non prenderla a male se l’ho chiesto così, senza conoscerti. Vedo bene che in questo momento sei in difficoltà e io ho a disposizione molto più tempo di quanto in realtà mi serva.
– Cosa vuoi dire? Continua a leggere→

64. Saint Quen

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=HKIkzGGAG9s]

da qui

Maria è al mercato delle pulci di Saint Quen. L’onda umana la sospinge tra i gazebo quasi contro la sua volontà, mentre gli alberi allungano rami sottilissimi come volessero toccarla. Non sa dove dirigere lo sguardo: se sui vestiti a fasce colorate cuciti lì per lì da giovani africani o su file di valigie a carrello tra cui potrebbe scegliere la sostituta del suo cimelio d’altri tempi, o sugli ammennicoli orientali che sembrano dolci siciliani, da lontano, e sono invece monili dalle fogge infinite su cui l’attenzione si frantuma in schegge impossibili da ricomporre; la calca procede a ritmo uguale e lei fa appena in tempo a vedere i giubbotti appesi ai ganci, gli arazzi e i teli pieni di strane geometrie, le cinte, i soprabiti, le scarpe; o i dolciumi, le borse, i portachiavi. Continua a leggere→

63. Flashback

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=7sRlylWy1SE]

da qui

Leopoldo è alla ricerca di Andreas: è sicuro d’incontrare anche Maria, dalle sue parti. Si ritrova, nemmeno lui sa come, sul lungosenna, vicino a un ponte dalle arcate pesanti di mattoni bianchi. Guarda l’acqua, le foglie che volano a tratti, spinte da folate di vento. Dallo scalone del ponte, che declina con una curva ampia e leggera, vede scendere un uomo di mezza età, con un impermeabile beige, una sciarpa amaranto e la scoppola che nasconde parzialmente i capelli biondi e spettinati. Ormai sono vicini: l’alito dell’altro lo investe a tradimento, deve aver bevuto:
– Dove va fratello? Continua a leggere→