Archivi categoria: Letture

Il portacenere

di
Roberto Plevano
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§ Il portacenere

Anna fumava come un camino. Fumava come una ciminiera. In quel mezzo pomeriggio che passò di fronte a lei, Luca fece silenziosamente un conto approssimato di una trentina di sigarette. Per ogni santo giorno, erano quasi due pacchetti, MS o Camel, aperti e consumati in ripetitiva compulsione. Accendere e non far nemmeno caso all’inalazione.

E occorreva aggiungere le sigarette che lei rollava con perizia, da bustine di tabacco marca Samson e Drum. Era un piccolo rito artigianale – estrazione cartina, apertura bustina, presa della dose di tabacco, disposizione della dose sul risvolto della bustina aperta, controllo del giusto grado di umidità dei polpastrelli di indici e pollici, meticolosa confezione di un cilindretto regolare, leccatina sulla striscia adesiva, sigillatura, rifinitura con asportazione del tabacco eccedente alle estremità, breve attesa per l’asciugatura, accensione – che eccedeva il computo delle anonime sigarette industriali e per cui ci voleva almeno una sosta e un ripiano. Un intermezzo quindi di quiete in un’altrimenti incessante movimento interiore di cerebro, e poi di polmoni, labbra, dita. Rollando le sigarette, Anna socchiudeva gli occhi. Solennità e automatismo della cerimonia.
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MAILÉN, UNA VERITÀ NASCOSTA di Lorenzo Marotta

di Massimo Maugeri

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Ci sono eventi che hanno segnato l’umanità lasciando piaghe profonde sulla pelle della Storia. Alcuni vengono ricordati periodicamente, altri rischiano di rimanere offuscati nella nebbia dell’oblio.
Tra le tante ferite della Storia, va senz’altro ricordata la tragedia dei desaparecidos: gli oppositori scomparsi a opera della dittatura dei generali in Argentina a seguito del colpo di stato del 1976. Si tratta di una vicenda abbastanza nota che, però, non è conosciuta da tutti. Ecco allora che, ancora una volta, la letteratura può intervenire per colmare buchi di conoscenza o per rinsaldare una consapevolezza assopita. Di recente è approdato in libreria il nuovo romanzo di Lorenzo Marotta intitolato “Mailén, una verità nascosta” (Vertigo, 2016, p. 267, euro 13), incentrato – per l’appunto – sulle “stragi invisibili” organizzate dalla dittatura militare argentina nel corso degli anni Settanta: una sorta di epurazione che segnò il destino di circa trentamila dissidenti o sospettati tali (tra uomini, donne, giovani, preti, suore) spariti nel nulla a opera del regime militare. Continua a leggere

Premio Strega a “La scuola cattolica”

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di Maurizio Soldini

Ripubblichiamo l’articolo in cui Maurizio Soldini aveva previsto la vittoria di Albinati al Premio Strega 2016, recensendone il libro.

Finalmente ho portato a termine la lettura de La scuola cattolica, che rimetto in coperta e ripongo in libreria tra i vincitori del Premio Strega.
Non perché sia d’accordo, a proposito della vittoria dello Strega, tanto più per il valore del libro, ma perché così pare sia già deciso, del resto come ogni anno a questa parte, in cui avviene che si sappia anzitempo quale libro sia destinato a vincere. Continua a leggere

Il commento

di
Roberto Plevano
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§ Il commento

Lunedì vado finalmente a visitare l’amico che non ci si riesce mai a vedere, quello che ha seguito i passi del padre e si è accomodato, con occasionali mugugni e genuino compiacimento di sé, dietro la scrivania, nella prassi e identità di imprenditore. Mi mostra i capannoni – un quaranta anni fa qui c’erano campi a perdita d’occho e sull’orizzonte si stagliavano soltanto i campanili dei paesi –, la macchine delle linee di produzione, pile di bobine nei magazzini, parla di fatturato, di crescita, di personale soprattutto: snocciola numeri importanti. I suoi capannoni non sono scatole vuote, c’è gente che viene a lavorare ogni mattina, con i turni anche di sera, famiglie intere hanno un reddito. Ma non è tutto oro quello che luccica, non è soltanto virtù salvifica del sudore e del lavoro, questo lo so da me. Senza addentrarsi in considerazioni generali, so che la crescita di fatturato è stato un passo obbligato per minimizzare perdite pesanti di un investimento sbagliato, un errore che gli rode, tanto che ne parla poco, lui che ama parlare; e per buona sorte, questo passo gli è stato possibile.

Con un giorno del suo fatturato ci vivrei comodamente per anni, eppure lui dice: tu non hai problemi, la tua vita tranquilla, qui appena ti muovi ti saltano addosso, è un assedio continuo. Escludo a priori che dietro alcune occhiate di sottecchi che mi lancia ci sia un sentimento – vaghissimo, eh? – di invidia, invidia in senso buono si intende. Dalle mie parti, con redditi come il mio, c’è poco da invidiare, mi punge il sospetto di essere una specie di fallito, uno sfigato… discorso lungo, la sfiga è una categoria dello spirito che tocca il genere umano, come il peccato originale, come il fato eschileo, come le idee platoniche. Come l’IO cartesiano. Ci si rispecchia, nello sfigato, lo si teme.

Non gli dico niente, annuisco con aria seria, come a dire, eh, ti capisco, comprendo il tuo fardello di imprenditore.
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KSENJA LAGINJA, “PRATICARE LA NOTTE”

Ksenja Laginja – Praticare la notte – Giuliano Ladolfi Editore

Praticare la notteLa cosa singolare è che scrivo la recensione di questa raccolta poetica, Praticare la notte di Ksenja Laginja, intrisa di ariose oscurità notturne (reali e metaforiche) in un luogo (Visby, sull’isola svedese di Gotland) e in un momento (il solstizio d’estate) in cui è il giorno a farla da padrone, e le tenebre si affacciano appena solo per un’ora o due. Ma è l’atmosfera perfetta, sia per riflettere su un romanzo che ho in gestazione, sia per coltivare queste emozioni, per così dire, “in negativo”, attraverso letture fatte di Ombra e Luce. Durante il viaggio di andata ho letto La lucina di Antonio Moresco (ed. Mondadori), romanzo immerso nel buio ma con un unico – enigmatico – segnale luminoso a fare da guida a un narratore in cerca di risposte sulla vita e sull’Oltre. E anche un poemetto di prossima pubblicazione, del quale scriverò la postfazione, La via lattea di Diego Caiazzo, dove le vicende umane si specchiano nella profondità abissale dell’universo (esterno e interiore).

A suggellare il tutto, la lettura di Ksenja. Continua a leggere

Annamaria Ferramosca per Assunta Finiguerra

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PREMIO ISABELLA MORRA 2016–VI edizione dedicata ad Assunta Finiguerra

Giuria:Presidente onorario Guido Oldani – poeta, Presidente di Giuria e fondatrice del Premio 
Antonetta Carrabs – poeta e scrittrice, Giuseppe Langella – docente Università Cattolica di Milano e critico, Amedeo Anelli – poeta- critico letterario, Corrado Bagnoli- poeta, Elisabetta Motta – critico letterario,Salvatore Contessini -poeta ,Iride Enza Funari – poeta,Giulia Occorsio – poeta – pittrice
Paolo Pezzaglia – poeta – scrittore,Maria A. Cera Santoro – Presidente Associazione Lucana Magna Grecia,Ettore Radice – Presidente Associazione Mnemosyne – storico, Simona De Simone – docente. Continua a leggere

Il terreno morale

di
Roberto Plevano
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§ Il terreno morale

Mio nonno ha fatto la campagna d’Africa. Che state a pensare? Che ha levato in alto le insegne, il ferro, il cuore, a salutare dopo quindici secoli la riapparizione dell’Impero sui colli fatali di Roma? No, niente di tutto questo, mio nonno era un uomo con la testa salda sulle spalle, partì per l’Africa, ufficiale medico alpino, spinto da un senso (accezione 2) di cameratismo per i suoi commilitoni, mica perché qualcuno canticchiò di tirare diritto, e fare quel che è detto e scritto (la retorica dell’epoca, i piccolo-borghesi tirano dentro la pancetta e gonfiano il petto). Presto capì quello che era evidente, e prese la sua parte: dal ’43 fu a fianco del suo amico “Maurizio”, Ferruccio Parri. Al funerale di mio nonno, la prima corona fu portata dall’ANPI. C’è da essere orgoglioso della mia famiglia.
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Lettera a uno studente

di Stefanie Golisch

Caro C ,

recentemente mi hai raccontato che sei venuto in Italia dalla Costa d’Avorio quando avevi 10 anni.
Ovviamente, non l’hai scelto tu, ma i tuoi genitori – nella speranza, immagino, di aprire delle migliori prospettive future per te e tua sorella.
Ti ho conosciuto due anni fa, in prima superiore: un ragazzo vivace, già una personalità inconfondibile, l’unico studente che poneva delle domande – cosa che secondo la mia non proprio breve esperienza, avviene assai raramente nella scuola italiana che sembra produrre programmaticamente studenti muti, amorfi, pronti a divorare indistintamente tutto quello che passa il convento per poi rigettarlo nel momento opportuno della verifica. Continua a leggere

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Omaggio alla Catalogna (nei giorni di San Vito)

 Il giorno di San Vito è da ricordare non solo per il ballo. Suggerisco un libro di Joze Pirjevec, oggi purtroppo introvabile Per gli slavi è un giorno drammatico. Nel loro calendario, che è quello giuliano, corrisponde al 28 giugno, secondo il nostro calendario gregoriano. E se è drammatico per gli slavi, lo è stato anche per l’Europa. Solo che noi abbiamo perso la memoria di questo limes geografico e ideale tra l’occidente cattolico e riformato e l’oriente ortodosso. Il 28 giugno 1914 vennero assassinati l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, erede al trono dell’Impero Austro-Ungarico, e sua moglie la Duchessa Sofia a Sarajevo. E’ questo il casus che farà scoppiare la  prima guerra mondiale. Il 28 giugno 1990, la nuova Costituzione Croata elimina ogni legame con il popolo serbo alla base del rinato stato di Croazia. Fu il primo atto di sfaldamento della Yugoslavia. La Germania, alla faccia dell’Europa, non perse tempo. Riconobbe per prima l’indipendenza di Slovenia e Croazia.

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MARCO CANDIDA, “TROVA IL TUO PECCATO”

Estratti dal romanzo Trova il tuo peccato, di Marco Candida (Edizioni Della Goccia, 2016)

Trova il tuo peccatoPatrick mi telefona dicendo che farà tardi a causa di lavori in corso in autostrada. Non è la prima volta che succede. Per rassicurarmi (ed evitare scenate da parte mia, lo so) rimaniamo collegati su Skype per un’oretta buona. Posso così verificare con i miei occhi che Patrick sia effettivamente in macchina, in macchina sia solo e che ci sia una lunga fila di automobili davanti a lui. Bisogna ammettere che le nuove tecnologie sono un toccasana. Da un lato a causa delle nuove tecnologie le coppie scoppiano in continuazione, ma esiste anche un uso delle nuove tecnologie che consente a una coppia di durare molto più a lungo senza che il rapporto si logori o evolva in qualcosa di aberrante. Dopo un’oretta il mio cellulare si è scaricato, ma tanto ormai Patrick ci metterà un quarto d’ora a essere a casa. Posso stare tranquilla.
Rincasa alle nove di sera. Continua a leggere

IO

di
Roberto Plevano
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§ IO

Ecco la parola più difficile da definire, a dispetto della sua brevità, tanto che non se ne dà qui, in queste pagine, alcuna voce di vocabolario: occuperebbe l’intero libro, e molti altri ancora.

Per limitarci alle lingue indoeuropee: IO ME ICH SELBST IK JAG JE MOI I SELF YO EU JA EGO EGOMET ecc. ecc.

Trattasi di pronome con cui l’essere umano designa se stesso: il significato varia con le infinite idee che gli esseri umani hanno di se stessi. L’univocazione è impossibile: il pronome viene predicato da esperienze diverse, ma non sempre si usa lo scrupolo di distinguere: «IO sono un cittadino che paga le tasse», «IO sono innamorato», «IO sono un animale che pensa» (l’ultima frase è il giudizio di un ottimista).

In seno alla civiltà del libro, il riferirsi a se stesso dell’essere umano è diventato la sua definizione, in un’autoreferenzialità paradossale. L’analisi critica di questo riferimento finisce col contraddire pressoché tutte le credenze che gli esseri umani intrattengono su loro stessi, le relazioni tra loro, il loro posto e destino nel mondo che abitano.

Ma non sono questi tempi propensi all’analisi critica.

«IO sono qualche cosa? E che cosa sono?»

«IO sono IO, e che altro?»
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I maschi che uccidono

di
Roberto Plevano

Dobbiamo spostare la questione dalle donne agli uomini: la loro voce non si sente.
È a ognuno di loro che lanciamo un appello: costruire una rete di uomini contro la violenza sulle donne.

(Lucia Annibali e Alessia Morani)

Cinquanta donne uccise in Italia dall’inizio dell’anno, in maniere raccapriccianti, da uomini con cui avevano o avevano avuto una relazione, spesso significativa. Una strage intollerabile. Cercare una soluzione è un dovere di ognuno di noi. Le donne muoiono, sono uccise, in quanto donne, per quello che sono, non per quello che hanno commesso, o per quello che gli uccisori credono che abbiano commesso.

Si sollecita l’opinione maschile, l’impegno in una battaglia culturale che sradichi atavici modi di pensare, le radici velenose della mentalità patriarcale, straordinariamente tenaci, secondo cui la donna non possiede autonomia e dipende comunque, per tutta la vita, da una figura maschile: padre, fratello, marito, figli. Michele Serra, nella sua rubrica di ieri, si appella a una rinnovata battaglia politica e culturale: “costumi e comportamenti di massa – dice – sono largamente influenzati, e sovente migliorati, dalla temperie politica e culturale dell’epoca”, addossando così parte della responsabilità del femminicidio, che non accenna ad arrestarsi, al discorso pubblico “in una società smagata, relativista più per sfinimento che per cinismo.”
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Pre-nota di lettura a “La scuola cattolica”, di Edoardo Albinati

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di Maurizio Soldini

Finalmente ho portato a termine la lettura de La scuola cattolica, che rimetto in coperta e ripongo in libreria tra i vincitori del Premio Strega.
Non perché sia d’accordo, a proposito della vittoria dello Strega, tanto più per il valore del libro, ma perché così pare sia già deciso, del resto come ogni anno a questa parte, in cui avviene che si sappia anzitempo quale libro sia destinato a vincere. Continua a leggere

Giorgio Agamben

di
Roberto Plevano
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toccato da un angelo…

§ Giorgio Agamben

Luca P. vide per la prima volta Anna G. a una conferenza di Giorgio Agamben.

Si dovrebbe forse dire che Luca e Anna si incontrarono dopo l’applauso finale del partecipe pubblico di studenti – Giorgio Agamben è un docente prestigioso ed efficace, vale a dire comunicativo e profondo, e tenne quella conferenza quando aveva passato da poco i quarant’anni, che per gli uomini di lettere è un’età generalmente molto produttiva. Si presentava quindi con la giusta mescolanza di autorevolezza, eccellenza intellettuale e non eccessiva distanza anagrafica –, e appena fuori dalla sala conferenze; ma il valore corrente di questo termine, incontrarsi, che connota lo stabilire rapporti tra persone, amichevoli od ostili che siano, e quindi un intero mondo di relazioni sociali, non è una buona descrizione dei fatti successivi a quella conferenza.

Infatti Luca e Anna non si incontrarono mai davvero.
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INTERVISTA A EDOARDO VOLPI KELLERMANN

di Giovanni Agnoloni

Edoardo Volpi Kellermann è scrittore e musicista, esperto conoscitore del Legendarium tolkieniano e autore di una saga avviata – editorialmente – da poco con The Montecristo Project, romanzo edito in formato elettronico da Spider&Fish. Oggi lo intervisto per La Poesia e lo Spirito.

(aggiornamento: il libro è uscito nuovamente per Delos in formato digitale nel marzo 2022, ed è in uscita in formato cartaceo il 17 maggio. Viene diviso in tre volumi, il primo dei quali s’intitola La prima colonia)

– Il tuo percorso letterario si snoda attraverso tutto lo spettro del fantastico, sorretto dalla tua sensibilità e competenza musicale. Hai iniziato a scrivere gradualmente o, un po’ come per me, il “colpo di fulmine” per la scrittura è scattato quando hai letto le opere di Tolkien?

A dire la verità la prima lettura di Tolkien, nel 1981, mi fece scoprire la mia vena compositiva. Quindi ha reso più profondo e “attivo” il mio amore per la musica (allora studiavo già pianoforte da 8 anni), sconvolgendo il mio mondo di diciassettenne e donandomi una nuova prospettiva sulla realtà, l’epica e la mitologia. Certo, ha rinforzato ulteriormente il mio amore per la lettura… ma quello per la scrittura “non saggistica” si è manifestato più tardi, alla nascita, nel 1993, di mio figlio Gabriele, quando stesi la prima versione del racconto Baby, la radice dell’albero poi fiorito in The Montecristo Project. Continua a leggere

I silenziosi accenni all’inevitabile di Cristina Henríquez

Cop-Henriquez

“Noi siamo gli americani invisibili, quelli che a nessuno importa nemmeno di conoscere perché gli hanno detto di avere paura di noi e perché forse, se facessero lo sforzo di conoscerci, si renderebbero conto che non siamo poi così cattivi, e forse addirittura che siamo molto simili a loro. E chi odierebbero, allora?”: queste parole di fuoco appartengono a Micho Alvarez, uno dei tanti personaggi che fanno il coro di voci, poderose, tenaci, a volte arrabbiate, di Anche noi l’America, ultimo lavoro di Cristina Henríquez, ora portato in Italia da Roberto Serrai per NN editore (pp. 318, euro 17). Continua a leggere