Archivi categoria: Letture

61. L’arma

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Saper leggere i segni dei tempi, come i vangeli invitano a fare, diventava ogni giorno più importante, per non essere inghiottiti dall’onda anomala di eventi che rischiava di oscurare il senso delle cose.
Coltivare la bellezza era vitale. Ascoltare il silenzio di un tramonto, cogliere la nota gentile di un gesto inaspettato, tra volti accigliati o indifferenti, fermarsi a osservare un fiore germogliato in mezzo ai rifiuti ed al cemento, equivaleva a lasciarsi scivolare su un piano diverso, quello che bambini e poeti scorgono d’istinto, ma che sfugge ai più, nel frenetico tran tran del quotidiano.
Anche questo era un modo per nutrire il nostro spirito, insieme alla preghiera che riempiva le giornate, mezzo essenziale per permettere alla grazia di avere la meglio sul peccato.
Che si trattasse di una dura battaglia non c’era alcun dubbio. Mi avevano colpito le parole di Giovanni Paolo II, a conferma di questa convinzione: “Ci troviamo oggi di fronte al più grande combattimento che l’umanità abbia mai visto. Non penso che la comunità cristiana l’abbia compreso totalmente. Siamo oggi davanti alla lotta finale tra la Chiesa e l’Anti-Chiesa, tra il Vangelo e l’Anti-Vangelo”.
Un tale scontro richiedeva strategie adeguate, ma soprattutto la coscienza che la fede e l’abbandono pieno nelle mani di Dio erano l’arma per uscire vincitori da una guerra che assumeva tratti apocalittici.

Quando l’uomo smarrisce il senso della vita

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Sulla quarta di copertina si legge: “L’uomo è l’unico animale che non sa smettere di essere violento quando cessa il pericolo”. Vero, purtroppo.

La violenza, come la gelosia, come la felicità, come il riso, sono cose tutte umane. Troppo umane, nel male e nel bene. Per averne una conferma vi consiglio la lettura di questo graphic novel, Aiuto!, uscito per i tipi di Bao Publishing da pochissimi giorni (pp. 144, euro 18). Ai testi e al layout Isaak Friedl, alle matite Yi Yang. È la storia di uno scoiattolo che in un angolo del bosco sorprende un orsetto piangente sul pelo biondo della sua grande mamma. Lì accanto c’è la testa mozza del cacciatore che l’ha uccisa. La storia, per così dire – e per come la direbbero i bambini – inizia in parità. All’incirca. Perché – per continuare a parlare come un bambino – aggiungerei che “è stato l’uomo a cominciare”, invadendo il territorio altrui. In ogni caso, lì sulla pagina, le due teste, quella dell’uomo e quella dell’animale, occupano lo stesso spazio, sono reclinate allo stesso modo, le narici solide e amare, la pelle cruenta, gli occhi sbarrati a contemplare il nulla immobile. Continua a leggere

Gauguin il selvaggio

Gauguin

di Augusto Benemeglio

  1. Un maledetto meticcio

Eugène-Henri-Paul Gauguin, un maledetto meticcio, mezzo parigino e mezzo peruviano(per via di madre e in Perù peraltro visse in un certo periodo della sua vita), che prima di fare il pittore fece il redattore de “Le National”, giornale di tendenza repubblicana, e poi l’agente di cambio; lo si conosce , per fama , come un uomo di pessimo carattere : un omone molto forte fisicamente , violento , ubriacone e puttaniere. Nel film su Van Gogh degli anni cinquanta (protagonista Kirk Douglas) fu interpretato, efficacemente , come sempre, da Antony Quinn , che gli somigliava in modo incredibile ( due gocce d’acqua) , peraltro meticcio come il pittore , un messicano mezzo irlandese e anche lui piuttosto rissoso e donnaiolo. Continua a leggere

Lettera da Berlino

berliner bären

di Stefanie Golisch

Il centro di accoglienza di Marienfelde, a sud di Berlino, ha una lunga tradizione.
Creato negli anni ‘50 dello scorso secolo per dare un tetto alle migliaia di tedeschi dell’est in fuga dalla Germania comunista, oggi è popolato da profughi di tutto il mondo.
Con ben 700 posti è una delle strutture più grandi nel territorio, destinata soprattutto alle giovani famiglie.
Infatti, la prima cosa che si nota quando si entra in questa piccola città nella città, è la presenza dei bambini.
Quale luogo migliore per realizzare un progetto fotografico dedicato alle loro storie?
L’idea della mostra Neue Welt (Nuovo mondo) è del gallerista Gunter Haedke, le foto sono di Edith Held.
Nell’arco di quasi un anno, e con l’aiuto degli operatori sociali del centro, sono entrati in contatto con i bambini e le loro famiglie, cercando di conquistare quel minimo di fiducia necessario alla realizzazione del loro progetto. I bellissimi ritratti della mostra, rigorosamente in bianco e nero, non sono quindi degli snapshot, ma il risultato di un lento processo di avvicinamento, un tentativo, si potrebbe dire, di amicizia, che per ogni bambini si concretizza in una foto e una breve intervista, dando spazio alla massima eterogeneità delle vedute. Continua a leggere

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

 

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Dio, lo Sport e i Vampiri

 

 

Non credo più in nulla. “Dio è morto, Marx pure ed io non mi sento tanto bene”, sentenziava Woody Allen. Non sono d’accordo. Personalmente confido ancora nello sport. Credo che in questa attività gli esseri umani riescano ancora ad esprimersi al meglio dei propri valori (al netto del doping). Pensate che questa sia retorica? Un po’ sì. Tuttavia, credo che ogni epoca di “ricostruzione” necessiti di una dose giusta di retorica.

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“AVVENTURE DI UN TEPPISTA”, DI MAURO BALDRATI

Recensione di Giovanni Agnoloni

da Lankenauta

Mauro Baldrati, Avventure di un teppista, ed. Transeuropa, 2016

teppistaAvventure di un teppista è un romanzo di un’ottima penna, Mauro Baldrati, scrittore che in qualche modo ne è anche il protagonista. Non solo perché Toni Rinaldi, il bambino e poi ragazzino di cui seguiamo le vicissitudini, in quel di Mezzaluna, nella Bassa Romagna, nella copertina è idealmente trasposto su di lui, ritratto in una foto d’infanzia. Il fatto più importante, piuttosto, è che Baldrati si è perfettamente trasfuso nel punto di vista, di percezione e di memoria dell’io narrante, facendo di quest’opera un particolarissimo ibrido tra il romanzo di formazione e il diario. Romanzo di formazione (o magari di de-formazione), perché racconta la vita della famiglia e il percorso stralunato di un monello destinato a diventare, appunto, un teppista. Diario, in un senso molto speciale: i capitoli si succedono infatti con titoli che sembrano piccoli eserghi, o comunque voci introduttive di pagine di un almanacco. E ogni singola “fetta” di questa sequenza di strati giustapposti è densa di sapori caratterizzanti, direi quasi di essudati di ricordo. Continua a leggere

Attendere

di Roberto Plevano

§ Attendere
Lambretta
Così Luca P. aveva una moto. Cocco di mamma, gliela avranno regalata per avere fatto il minimo di quel che si aspetta: uscire dal liceo. Come se fosse una cosa difficile, un merito speciale. Li conosco IO, i viziatissimi fighetti paraculi del centro… Bella gente, simpatici, sì… come un morso di vipera sulle palle. IO, a sedici anni, ho passato un’estate miserabile a fare il cameriere in pizzeria, da solo, mica mi sono mai aspettato qualcosa dagli altri, o dal cielo. I miei amici? A Jesolo, dietro le tedeschine! Bitte, bitte, Fräulein… Tutto per una Lambretta di quinta o sesta mano, che neanche Mandrake ci avrebbe rimorchiato, con quella.
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La libera e valente fanciullezza delle Donne. Su “Eterne adolescenti”, di Susanna Schimperna

Schimperna
Resoconto breve su Eterne Adolescenti di Susanna Schimperna, presentato all’Isola Tiberina di Roma

di Michele Caccamo

Era come fossimo seduti attorno ai fuochi, e il Tevere avesse una strana costa: questa sera nostalgica.
Era come se il tempo non potesse dare alcuna sentenza inequivocabile, ma che anzi tutto fosse ancora possibile: si stava testimoniando la conoscenza e l’amore, la luce quella vera dell’evoluzione. Le voci avvicinavano gli argini del fiume, e noi si aspettava il diritto vivo della parola.
Susanna stava per farci entrare nel regno dei regni, nell’anima delle Donne. Con Eterne adolescenti ha preparato le stanze per le gemme preziose o le rose sfiorenti; la speranza per quei cuori bianchi e feriti, sanguinati e assorbiti dall’inquietudine. Ha aperto ai nostri occhi i sogni votivi di ognuna di loro: le piccole storie di scienza umana: che a raccontarle viene meno la paura, viene meno la delusione. Continua a leggere

Da una festa popolare, Libera Candida.

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di Michele Caccamo

E ci sono poi finto in un campo aperto dell’Abruzzo, nell’erba indebolita dal sole. E con gli alberi di fronte senza vento come fossero legati per le ali. Intorno le altre cose sembravano lasciate all’abbandono del silenzio.
Le luci sul palco erano degli occhi splendenti, come le stelle ancora più in alto. E mi attraversavano, davvero come tagli di gioia. Continua a leggere

Il delta di Kurt Lanthaler

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di Giovanni Accardo

Chi è Fedele Conte Mamai? Perché è ritornato a Maierlengo, immaginario paese nel delta del Po, dopo quarant’anni di assenza? Cosa ci fa con una valigia contenente baccalà e babà, bresaola e bottarga, insieme a pochissima biancheria? La valigia viene subito notata da qualcuno che avvisa i carabinieri, viene allora fermato e sottoposto ad un interrogatorio perché sospettato di terrorismo. Continua a leggere

Daniele Del Giudice

di Roberto Plevano

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§ Daniele Del Giudice

Lo stadio di Wimbledon uscì nel 1983. Di Italo Calvino la quarta di copertina – una specie di biglietto da visita di un libro, quindi l’unica indicazione di cui disponeva il potenziale acquirente in libreria davanti a quest’opera prima. Scrisse di “un nuovo approccio alla rappresentazione, al racconto, secondo un nuovo sistema di coordinate”, per cui “la «carta di Mercatore» è una delle immagini-chiave”. Non per fare le pulci a Calvino, ma il matematico e cartografo fiammingo Geert De Kremer, latinizzato in Gerardus Mercator secondo l’uso rinascimentale, pubblicò il suo planisfero nel 1569, e quindi si fa un po’ fatica a prenderlo come emblema di novità.
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Rizomi e altre gramigne di Maurizio Manzo

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ANOMALIE

Si è sempre al proprio interno smisurati, nessuna prospettiva lineare
definisce i confini dove stare, non lo diresti mai che si è deformi
nel rumore della testa che rimugina, nello sguardo che sequenza il contesto
tutto si fa gigantesco o minuscolo, ed il guaio è capire che non è un sogno
che ci si ferma davanti ai burroni, non si svegliano i morti con un bacio.

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Il buco nell’acqua

di
Roberto Plevano
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§ Il buco nell’acqua

Remy indossa un giubbotto di sicurezza arancione, guanti da lavoro e un casco con lo stemma del Comune. Sotto il sole di giugno, il colore stacca sul verde del prato, è un’anomalia che cattura lo sguardo. Remy usa il decespugliatore con paziente competenza, rifinisce il taglio dell’erba lungo i viottoli, intorno alle aiuole e ai tronchi. È attento a non sollevare troppa polvere, a non scagliare dappertutto pietrisco e cacche di cani. Nessuno sembra fare caso, come se fosse invisibile. Finita una porzione del prato, si prende una pausa. Si stende all’ombra di un cespuglio e alza gli occhi al cielo.

«Sotto sole, un’ora, cinque minuti» dice indicando l’orologio. Fa una breve telefonata e lo vedo sorridere al qualcuno con cui parla. Mette in tasca il telefono e mi saluta, ma con me tiene il viso serio.
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SU “FARE DI QUESTO” DI CARLO BORDINI

vulcano

di Giselda Pontesilli

 

  La poesia “Fare di questo” è, primariamente , demistificatrice, poiché   -non a parole-  ci fa coscienti di un fatto che sapevamo già: per sentire, per esperienza; ma solo ora,  solo così tardi,  lo comprendiamo davvero:

non è vero  -ci dice, non a parole-  non è vero che solo alcuni misteriosi uomini (non io, mai io) compiono omicidi; io = omicida : ecce homo. Continua a leggere