Archivi categoria: Letture

L’ANGELICO CERTAME, la nuova gara poetica! Tutto il regolamento

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L’ANGELICO CERTAME è una gara poetica ideata e progettata dal poeta Max Ponte, presentata al pubblico il 9 settembre 2016 a Torino. Il primo appuntamento si terrà sabato 5 novembre alle ore 21 al Polo Culturale Lombroso 16, sempre a Torino. Trovate l’evento FB qui. 
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BUONA LETTURA: Marino Magliani. Dal fondo della tana. Conversazioni con Marco Scolesi”

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura


È un viaggio attraverso la sua scrittura, il suo tempo, il suo spazio: attraverso se stesso.

È il libro Marino Magliani. Dal fondo della tana. Conversazioni con Marco Scolesi (Philobiblon Edizioni, 2016), che propone al lettore la visione di Magliani, ovvero il suo modo di guardare e di tradurre le cose, in un momento in cui la sua scrittura diventa più inventiva e più intima.

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DENTRO AL NERO

Da Il primo amore

Dentro al nero

Rileggere It di Stephen King a trent’anni dalla sua uscita

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“Sei già stato qui”, sembra dirci Enrico Macioci nelle righe che seguono. Dovete sapere che lui è Bill, ma è anche Mike. E vi sta ricordando una vecchia promessa che forse avete dimenticato.

L’estate scorsa rileggevo, dopo lungo tempo, It. Avanzando nella lettura calcolavo che It quest’anno compie trent’anni e che dopo trent’anni un libro comincia ad essere pronto per un bilancio obiettivo. Talora condividevo le mie impressioni su facebook – It mi sembrava perfino migliore di come lo ricordassi, un romanzo davvero straordinario – e m’imbattevo, fra gli altri, in commenti piuttosto sbrigativi. Mi son messo a riflettere. Che ancor oggi si possa con facilità giudicare King indegno di sedersi allo stesso tavolo di Philip Roth o Bernard Malamud (non cito nomi a caso…), rappresenta per me un problema relativo. Suppongo non sia affatto un problema per chi esprime tali certezze, purché sappia ciò di cui parla; però mi si aprì dinanzi un tema più ampio. La cosiddetta cultura è un’entità bizzarra; spesso somiglia all’infrangibile cupola di vetro che compare in un altro romanzo di King, Under the dome: o sei dentro o sei fuori. Continua a leggere

TRA SUONO E PAROLA: LA MUSICA DI GANESH DEL VESCOVO

di Giovanni Agnoloni

ganeshMi è gradito fare una riflessione sul rapporto tra suono e parola, in occasione del conferimento al Maestro Ganesh Del Vescovo del prestigioso Concorso di Composizione Michele Pittaluga 2016 nella categoria dedicata alle composizioni per una oppure due chitarre a sei corde (della durata massima di 8 minuti circa, di forma e linguaggio libero).

Si tratta di uno dei più importanti riconoscimenti a livello mondiale per i compositori per chitarra classica. E Ganesh è un compositore e un esecutore attentissimo alla sonorità come veicolo di espressione di contenuti emozionali e spirituali.

Ben poco, oggi, si riflette su questi aspetti, nella critica letteraria. Normalmente l’attenzione è per lo più rivolta ad aspetti strutturali e concettuali, ma a mio avviso il nucleo della ricerca poetica e narrativa, così come di quella musicale, è proprio nel suono, da intendersi come vibrazione, e dunque manifestazione energetica primordiale. Il fatto che poi questo si articoli in narrazioni (o melodie) ed evochi concetti e valori è certamente importante, ma non “fa” da solo un’opera autenticamente artistica. L’anima della stessa attinge infatti al profondo, ovvero ai territori interiori dell’autore (o del compositore), dai quali il suo vissuto personale, relazionale e culturale si riversa sulla carta con la capacità di raggiungere visceralmente il lettore/spettatore. Continua a leggere

“SONO DIO”, DI GIACOMO SARTORI

Recensione di Luigi Preziosi

sonodioL’ultimo libro di Giacomo Sartori, Sono Dio (NN Editore, Milano, 2016), sorprende sia per il tema sia per la cifra stilistica scelta per trattarlo, entrambi inconsueti per l’autore. Il titolo non nasconde un’iperbole o un’affermazione paradossale: dalle profondità dell’universo è dio stesso che parla. Racconta di sé, senza intermediari o rivelazioni che lo rendano comprensibile all’umanità. Contempla l’universo, con particolare interesse per la bellezza delle stelle, e si compiace della varietà infinita di forme con cui la vita si dispiega ovunque. Un po’ meno compiaciuto è il suo sguardo quando si posa su quel minuscolo dettaglio del creato che è l’uomo, di cui, nella sua sconfinata capacità di discernimento, coglie con precisione le imperfezioni, i limiti e le miserie. Le sue ricognizioni generano spunti per monologhi sconfortati sull’umanità, eccessivamente intenta ad attività non solo banali, ma anche deleterie per l’ordine cosmico, utili ad appagare egoismi voraci e irrefrenabili. Le conseguenti perversioni dell’uso del denaro, della tecnologia e della genetica che gli tocca osservare sono tali da farlo dubitare (contraddizione in termini, sia chiaro, l’onnipotente non può dubitare…) non solo della propria infallibilità ma anche del suo amore per le sue creature (il che ce lo rivela non proprio come il dio dei cristiani). Continua a leggere

La poesia e “La prima verità”

di Massimo Maugeri

La prima veritàIl nuovo romanzo di Simona Vinci, “La prima verità” (Einaudi Stile Libero Big, p. 408, € 20), vincitore del Premio Campiello 2016, ha un rapporto molto forte con la poesia. Il titolo del romanzo deriva, in effetti, proprio dal verso di una delle poesie che Ghiannis Ritsos, grande poeta greco del Novecento, ebbe modo di scrivere a Leros, l’isola/manicomio in cui, partendo da vicende realmente accadute, la Vinci ha ambientato il suo romanzo.
Parliamo di poesia con l’autrice di “La prima verità”.

-Simona, che rapporto hai con la poesia?
La poesia è il mio grande amore, forse il primo. Credo che la prima cosa che ho pubblicato su una rivista quand’ero all’università sia stata una poesia. Un po’ me ne vergogno, perché credo che scrivere poesie sia difficilissimo. È più facile scrivere racconti o romanzi. Continua a leggere

Toujours*

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Ho conosciuto il nome Paris nell’ultima traversina acciottolata dello Zorio, vicolo Carducci, a Casalvecchio,  scorgendo il nome, prima ancora di leggerlo, accanto alla Torre ne L’Almanach de L’Humanité, uno dei doni dello zio Nino, lo zio francese, a mio padre.

Poi lo sentii riecheggiare, il nome Paris, all’ora di cena, ancora nella luce dell’eterna estate del paese, alla radio, con Toujours Paris, col “Miei cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate” di Nunzio Filocamo – ed erano poi le voci di Edith Piaf, di Leo Ferré, di Gilbert Becaud, di Yves Montand, Charles Aznavour, Charles Trenet, Juliette Greco, fino all’immenso Maurice Chevalier (gran bonario protagonista del film Jessica nella dirimpettaia “Forzadàgro”), fra i più amati da mio padre, a trasformare il vicolo, per quell’altrove aperto come la nostra valle panoramica, in un altrove in cui eravamo di casa, freneticamente e amabilmente cantato, per ipotetici immensi viali.

Dalla Francia, che per noi era in fondo solo una grande disseminazione di Paris, zio Nino portava in dono profumi, pain d’épices, gauloises, e il racconto delle lotte, troppo presto lasciate in Italia, dai tempi dell’Unità clandestinamente diffusa nelle fodere dei cappotti dell’amico sarto, quel Nino Aveni nella cui bottega si riuniva la cellula del soldino (era il codice usato nelle passeggiate serali a Messina, nelle ombre di Piazza Cairoli).

Certo, zio Nino appariva ormai francese in tante cose, ma anni dopo dovetti ricredermi: lo zio passava le serate con Verdi, Rossini, Bellini, Donizetti, Mascagni, Leoncavallo… Sicché avrà riso, sornione, della nostra passione per la lontana Paris musicale, coltivata in un lontano vicolo panoramico dello Zorio.

Gli album di Roland Barthes

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di Guido Michelone

 

Nel 2015 per festeggiare il centenario della nascita di Roland Barthes, il grande studioso francese prematuramente scomparso a 65 anni per un banale incidente automobilistico (investito di striscio da un furgoncino, muore un mese dopo per lesioni interne non subito rilevate), le parigine Éditions du Seuil pubblicano il volumone Album, ora prontamente tradotto da Il Saggiatore. Cos’è Album? Come dice il sottotitolo, si tratta di Inediti, lettere e altri scritti, che assumono un significato fondamentale per completare la conoscenza di un autore sui generis che tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso rivoluziona non solo la cultura d’Oltralpe, ma il panorama intellettuale del mondo intero. Continua a leggere

LE STREGHE DI LENZAVACCHE di Simona Lo Iacono

di Massimo Maugeri

Una delle caratteristiche principali della poetica di Simona Lo Iacono consiste nella commistione tra letteratura e diritto, tra narrazione e norma giuridica. Questo elemento, che potremmo considerare come vero e proprio marchio caratterizzante della scrittura dell’autrice siracusana – già presente nei suoi tre precedenti romanzi: Tu non dici parole (2008), Stasera Anna dorme presto (2011), Effatà (2013) – lo ritroviamo anche nella sua nuova opera letteraria: Le streghe di Lenzavacche (edizioni e/o – semifinalista al Premio Strega 2016). Il riferimento a una normativa giuridica (relativa all’istituzione scolastica al tempo del regime fascista) avrà un ruolo fondamentale per lo sviluppo della narrazione.
La trama è costruita su un duplice piano temporale (il 1600 inoltrato e il 1938) sviluppato nel medesimo luogo di ambientazione: l’immaginario paesino siciliano di Lenzavacche che si affaccia alla mente di noi lettori come una piccola realtà cittadina a vocazione rurale e peschereccia (peraltro una contrada chiamata Lenzavacche esiste davvero nella provincia siracusana). Continua a leggere

Polaroid congelate: le foto estreme di Thron Ullberg

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Cosa distingue un artista della fotografia da un semplice fotografo? Nell’epoca della banalizzazione e overdose fotografica dovrebbe essere difficile trovare il confine, eppure non lo è. Perché una foto ha smalto, anima, originalità, ribaltamento, o non ce l’ha; alla faccia di filtri, ritagli e altri contorsionismi post produttivi. E quella dello svedese Thron Ullberg ? in questi giorni con una personale dal titolo “Vilsen” (“Perso”) alla Elf Galleri di Göteborg ? è quasi più arte che fotografia. Continua a leggere

Lineamenti poetici: Duska Kovacevic

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Duska Kovacevic è scrittrice, attrice, performer. Di origine croata, con cittadinanza italiana. È la presidente dell’associazione culturale “La Casa delle Artiste” che gestisce “La  Casa delle Arti – Spazio Alda Merini” di Milano.

Pubblicazioni:  romanzo “L’orecchino di Zora ”, editore Eks&Tra, 2007; raccolta di poesie “Un seme di luce” , ed. LietoColle, 2013; raccolta poetica “Rossooroblu”, ed. Montag 2016 (per la scheda del libro cliccare qui)

Partecipazioni a:  “Linguamadre” , Torino, 2012 e 2013 / “Babel Hotel”, Infinito Editore,  2011 / “Letture Migranti e identità urbane” , editore Franco Angeli, 2008 / “L’integrazione culturale attraverso la letteratura”, ed. LietoColle, 2012 -/ “Culturaglobale”, Cormons, 2010  – “I pendolari della valigia”, Samuele Editore, 2014  / “Libri migranti”, Cosmo Iannone Editore, 2015 + diverse antologie e blog.

Traduzioni:  dal croato all’italiano, romanzo per l’infanzia “Caro Oliver” di Mirjana Mrkela

Collaborazioni teatrali con compagnie del FVG: Centro di Anomazione Teatrale, La compagnia degli imprevisti, Acantus di Udine, Tarsiteatro, Anathema teatro.  Con il monologo teatrale “Le turbe della Sig.na Boh” nel 2008 vince il premio Nico Pepe.

Coi suoi testi crea performances poetiche.

LA SOVRANITA’ SULLA CARTA

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E’ giusto distruggere una montagna e l’ambiente per costruirvi una galleria inutile? E’ giusto che i Governi la impongano con ogni mezzo, probabilmente su pressione di lobby? E’ giusto che la popolazione che da generazioni vive in quella valle (Val di Susa) non sia mai stata ascoltata e si ribelli? E’ il caso della TAV Torino – Lione, ma che pone un problema generale di sovranità.

“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, recita la Costituzione (art. 1, co. 2°), e ci scappa un sorriso, consapevoli di come in realtà siamo stati spogliati sia della sovranità sia di diritti fondamentali. Ma la nostra, obietterebbe subito qualcuno, è una democrazia rappresentativa, e poi a decidere di un interesse di valenza non locale ma nazionale devono essere le istituzioni, non i cittadini residenti nel territorio interessato, comprensibilmente contrari. Continua a leggere

In ricordo di Giorgio Weiss

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di Alessandra Palombo

Giorgio Weiss, autore e ricercatore di testi di letteratura giocosa non ha mai pubblicato le sue poesie, perché  la poesia  la viveva ogni giorno.

Si definiva “ Pubblicista, pittore, anagrammista e soprattutto poeta , con versi che rifuggono da lirismi e intime motivazioni, dando spazio a forme di gioco linguistico e temi erotici”

Nel  sito http://www.giorgioweiss.it è possibile leggere quanto ha fatto per la diffusione della poesia, del teatro  e dell’arte ; dalle trasmissioni televisive  degli anni ’80  nelle quali  si sfidarono, in due gare, i più grandi poeti italiani, sino al periodo finale della sua vita dedicata al concorso internazionale di haiku di Capoliveri all’Isola d’Elba. Continua a leggere

“LA CITTÀ”, DI PACO SIDNEY SILVESTRI

La città

di Paco Sidney Silvestri

La nascita di mio figlio portò con sé una valanga di problemi prima inimmaginabili.
Eppure non li vedevo.
Non erano legati al bimbo, ma agli intoppi quotidiani che ne complicavano la gestione. Permessi negati al lavoro, medici superficiali, orari sballati, tutte noie risolvibili con un buon conto in banca che a me mancava.
I pensieri mi portarono a pregare. Era la preghiera più antica dell’Uomo: pregavo Dio o chi per lui di darmi le risorse necessarie a provvedere al mio bambino.
Ogni sera.
Più pregavo però, più le avversità aumentavano. Continua a leggere

Annamaria Ferramosca. Trittici. Il Segno e la Parola

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di Rosa Salvia

Annamaria Ferramosca, Trittici. Il Segno e la Parola, Edizioni Dot.com Press, Milano 2016

Scorrendo le pagine di questa originale poliedrica plaquette di Annamaria Ferramosca, la prima riflessione che mi viene da fare è che la propensione ad associare la poesia all’esperienza visiva, quella pittorica di grandi artisti meno recenti come Amedeo Modigliani e Frida Kahlo e contemporanei come Cristina Bove e Antonio Laglia, induce la poetessa a trasmettere al lettore la consapevolezza che conoscere e poetare sono un unico movimento, Continua a leggere

«GENTILE EDITORE…», DI ORAZIO PUGLIESE

Comunicato stampa

Dalla storia della casa editrice Sansoni emerge un Gentile “protettore” degli ebrei

Orazio Pugliese, «Gentile editore…». I libri della Sansoni nelle memorie dei suoi protagonisti

Phasar Edizioni, pp. 340, € 17,00. Formato e-book € 6,99

cop_gentile_editore_phasar-copiaLa storia della casa editrice Sansoni, fondata nel 1873 a Firenze, da quando fu rilevata negli anni Trenta da Giovanni Gentile a quando, negli anni Settanta, entrò a far parte dell’Universo Rizzoli. Un prestigioso marchio editoriale con il quale hanno pubblicato alcuni tra i più importanti esponenti della cultura del Novecento, alla cui guida è stato Federico Gentile, il figlio del filosofo ucciso dai partigiani.

A scriverla – avvalendosi per lo più dei carteggi fra i membri della famiglia Gentile e i loro più autorevoli collaboratori, a partire da Delio Cantimori – Orazio Pugliese, un ex redattore della casa editrice che, dopo aver iniziato il mestiere alla Einaudi di Torino e prima di diventare l’art director della Marsilio di Venezia, ha curato alcuni fra i più importanti titoli in catalogo e alcune fra le più apprezzate collane proprio della Sansoni, fra il 1961 e il 1970.

Il libro si intitola «Gentile editore…». I libri della Sansoni nelle memorie dei suoi protagonisti, ed è stato pubblicato, anche in formato e-book, dalle Edizioni Phasar. Continua a leggere

Saran belli gli occhi neri

la-pianista

Qualche giorno fa vedo un video pubblicato su fb che ritrae una jam session jazz tenuta in una angusta sala prove negli Stati Uniti. Ci sono una serie di musicisti; alcuni suonano, altri aspettano il proprio turno per prendere lo strumento e improvvisare. Uno di loro è evidentemente colpito dalla bravura dell’unica ragazza presente in quel momento, una teen-ager che suona magnificamente il piano, e decide di mandare live la sua improvvisazione. È proprio di fronte a lei, e per riprendere al meglio le sue velocissime dita sulla tastiera, coglie anche il particolare delle sue gambe, che vestono solo un paio di shorts molto corti.
Il video dura solo qualche minuto, ma dà comunque tempo a una marea di persone di scrivere commenti estatici, sorpresi, emozionati, commossi, ma spesso anche tecnici: si capisce che i ragazzi e le ragazze che lasciano una nota sono in grado di valutare il talento poderoso di questa giovanissima pianista.
Tra i pochi i commenti non in inglese mi colpisce un apprezzamento di due parole scritto in italiano, che fa solo riferimento all’aspetto fisico della musicista. Decido di contattarne l’autore su Facebook, questa è la trascrizione della mia intervista.
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