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Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Cristiana Buccarelli

In questo brano c’è una connessione tra la parola e l’assenza indicibile, c’è la volontà di rompere la cospirazione del silenzio.
La parola diventa un ponte, un anello di congiunzione, un ascolto di simboli e segni che restano nella memoria dei vivi e che congiungono con l’invisibile.
Dal libro di prosa e poesia Taccuini di viaggio (Cervino Edizioni 2025)
Cristiana Buccarelli

A mio padre

Ti ascolto in giardino
nel fruscio delle foglie
nei movimenti dei gatti di notte sulle foglie secche,
ti ascolto nei rumori delle porte di casa,
nel loro aprirsi e chiudersi,
nelle ombre notturne delle stanze,
nelle foto di te bambino
nei quadri degli avi.
Ti ascolto e ti respiro tra le mura,
sei tu la casa stessa,
tu che continui ad esserci,
presenza radicata e familiare,
rifugio e riparo nei giorni,
tu che mi accompagni attraverso il tempo.

Rinascita come armonia tra essere e divenire. Claudio Damiani

di Francesca Piovesan

Lasciarsi coinvolgere appieno nella lettura dell’ultimo libro di Claudio Damiani (Rinascita, Fazi, 2025) vuol dire vivere un’avventura estetica e di senso in qualche misura onirica. Ciò è in gran parte dovuto al linguaggio impiegato nonché al sovrapporsi dei piani temporali narrati.
La letteratura contemporanea si confronta spesso con il problema della frammentazione del tempo e l’autore lo fa tramite una poesia che affonda nella rimembranza dell’infanzia e nella concretezza della natura, con il proposito di recuperare le radici dell’esperienza.
Analizzare questo testo permette, dunque, di riflettere sul ruolo della scrittura come strumento di conoscenza e di riappropriazione di sé di fronte al senso di disgregazione proprio del mondo contemporaneo e sul tentativo, peraltro riuscito, di restituire l’unità attraverso la semplicità luminosa della visione. Continua a leggere

Sergio Corazzini

a cura di Giorgio Stella

L’anima

a Guido W. Sbordoni

Tu sai: l’anima invano si martòra
di sogni; al mar non più le fragorose
acque dei fiumi giungon desiose
di confondere lor voce sonora

con quella che si forte le innamora
da farle di ogni immagine obliose,
ma van per l’onda petali di rose
come se Ofelia vi dormisse ancora.

Tu sai: l’anima ben vide cadere
tutte le foglie e in ogni foglia un puro
desiderio, fin che, in suo tormento,

le parve dolce figurarsi in nere
vesti, per sempre crocifissa al muro
di un lontano antichissimo convento.

Rainer Maria Rilke

a cura di Giorgio Stella

Nascita di Cristo

Semplice tu sei; come altrimenti
verrebbe a te ciò che notte accende?
Guarda: quel Dio irato con le genti
mite si fa in te e nel mondo scende.

Lo ideò più grande la tua mente?

Che è grandezza? I metri risoluta
interseca e azzera la Sua sorte;
per gli astri la via è più inavveduta.
Vedi questi grandi re in coorte?

Trascinano al grembo tuo le scorte

che grandi essi stimano in valore;
forse a questi doni tu stupisci;
ma guarda! é fin d’ora superiore
chi in pieghe del manto custodisci.

Se ambre d’oltremare a ori unisci,

e a un disfarsi in aromi di piante
che si spande ed i sensi imprigiona:
tutto questo non è che un istante
e rammarico infine cagiona.

Ma (tu lo vedrai) gioia Lui dona.

Czeslaw Milosz

a cura di Giorgio Stella

Sortilegio

Bello e invincibile è l’intelletto umano.
Né inferriata, né filo spinato, né libri al macero,
Né verdetto di bando possono niente contro di lui.
Egli stabilisce nella lingua le idee generali
Ed ci guida la mano, scriviamo quindi con la maiuscola
Verità e Giustizia, e con la minuscola menzogna e offesa.
Egli sopra ciò che è innalza ciò che dovrebbe essere.
Nemico della disperazione, amico della speranza.
Non conosce Ebreo né Greco, schiavo né signore,
Affidandoci in gestione il comune patrimonio del mondo
Dall’immondo strepito di parole slabbrate
Salva frasi austere e chiare.
Egli ci dice che tutto è sempre nuovo sotto il sole.
Apre la mano rappresa di ciò che è già stato.
Bella e giovane assai è Filo-Sofia
E la poesia sua alleata al servizio del Bene.
Appena ieri la natura ha festeggiato la loro nascita.
Ai monti ne hanno dato notizia l’unicorno e l’eco.
Famosa sarà la loro amicizia, il tempo loro senza confini.
I loro nemici si sono condannati alla distruzione.

Berkeley, 1968

Etty e Rainer, di Raffaela Fazio

SPAZIO INTERIORE DEL MONDO 
Etty Hillesum e Rainer Maria Rilke (trad. Raffaela Fazio)

Rainer Maria Rilke
Spazio interiore del mondo/ Weltinnenraum (1914)

Quasi ogni cosa ci invita a un legame
e ogni svolta sussurra: Rammenta!
Il giorno che incuranti oltrepassiamo
si rivela dono un secondo momento.

Dei nostri averi chi tiene il registro?
Chi ci separa dal tempo passato?
Che cosa abbiamo dall’inizio imparato,
se non che l’uno si specchia nell’altro,

che in noi s’accende ciò che era indifferente?
O casa, luce serale, discesa erbosa,
quasi visibile lo rendi all’improvviso
e ci abbracci abbracciata, a noi aderente.

Un solo spazio unisce i viventi:
spazio interiore del mondo. Un volo silenzioso
ci attraversa. Di crescere desideroso,
guardo fuori, e in me l’albero spunta.

Sono in pensiero, e in me è la dimora.
Io mi proteggo, e in me è la protezione.
Eccomi amato: della bella creazione
in me l’immagine, piangendo, si consola. Continua a leggere

César Vallejo

a cura di Giorgio Stella

Un uomo passa con un pane a spalla. Posso scrivere dopo sul mio sosia?

Un altro si siede, si gratta, estrae un pidocchio dall'ascella, 
                   lo ammazza.
Con che coraggio parlare di psicanalisi?

Un altro mi è entrato nel petto con un palo in mano. 
     Parlare poi di Socrate col medico?

Passa uno zoppo che dà il braccio a un bimbo. 
      Posso leggere, dopo, André Breton?

Un altro ha freddo, tossisce, sputa sangue. 
È ancor lecito un cenno all'Io profondo?».

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Carlo Di Legge

Trenta novembre

Dio: non terra nella terra,
non aria dov’è l’aria
ma forma dell’informe,
non scrittura dov’è scrittura, né linguaggio,
eppure segno,
nome no, eppure
di tutti i nomi
nome.
Con fervore ti cerco,
e nella stessa mia febbre m’inganni:
e mai ti colgo.

In: Multiverso. Di quel colore che soccorre, a volte, ed, puntoacapo, Pasturana (Al), 2018.

Elio Fiore

a cura di Giorgio Stella

Dubbi di Josef

VIII.

Un Angelo rassicura Josef,
Sul Verbo incarnato in Miryam.
Entra nel Tempio per ringraziare
Il Signore. Josef è stanco,
Ha vegliato a lungo nel dubbio
Ma la luce è venuta d’improvviso
Dalle tenebre. Josef, tra i campi,
Nel grano, coglie un piccolo fiore
Per Miryäm. Miryam canta accanto
Al telaio e gli sorride nel mistero
Pieno di Spirito Santo,
Pieno dei Cieli di Dio.

Zbigniew Herbert

a cura di Giorgio Stella

Mandel’štam

E alla fine come tutti i grandi poeti è diventato un buffone
alla corte dei muschi e dei licheni nel reame sovrano della tundra
desta l’allegria generale quando a quattro zampe come un cane
cerca gli avanzi di cibo vecno nenazratyj
e così per la gioia dei prigionieri compagni di sventura il poeta canta come un gallo
fa le capriole si mette sulle mani a testa in giù
e quando gli manca l’inventiva semplicemente fa l’ebreo
Sono passati decenni nessuno più ti cerca
adesso forse il signor Brodskij nell’aldilà cerca di ritrovare una traccia
è sempre stato così preciso il tempo e il luogo lo hanno abbandonato
contava le sillabe come un avaro ma parlava anche con le ombre

E Mandel’štam balla per la gioia degli urka
con la camicia mortale della paura i torsoli gettati in faccia
dimenticato sul fondo del mar rosso
che si è chiuso su di lui non vedrà Jerusalem
E Mandel’štam balla per aumentare la gioia di esistere
e Mandel’štam balla da solo scalzo sulla neve

1996-1997

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Carla Malerba

Scorgere il divino intorno a noi, nella natura, nel cielo con le sue fasi d’ombra e di luce, nelle creature che popolano il nostro piccolo pianeta, potrebbe essere cosa naturale, darci subito sensazioni di pace interiore. Invece abbandonarsi alla fiducia nel Creato non è cosa facile, distratti come siamo dalle mille incombenze del quotidiano. Ma tutto intorno a noi respira e i simboli rimandano al mistero di un Dio che aspetta soltanto di essere intuito. Cosi la poesia che di segni e simboli intreccia la propria parola può forse, presso chi sente il bisogno di scorgere un sentiero di luce o si trova dinnanzi a inspiegabili misteri, fungere da intermediaria tra l’uomo e l’universo. Continua a leggere

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Jirì Orten

a cura di Giorgio Stella

C’è calore da te…

C’è calore da te, ah qui poter dormire,
nella terra profonda mi immergerei volentieri,
in una mestizia di piogge sgocciolerebbe il mio corpo
tutto spoglio, questo nudo immiserito.

Farsi ciechi di luce con un canto che si spegne!
Già al mio palato sento sete di solitudine,
che m’inebria e mi chiama a un restare
che non sia timoroso e entri nella musica.

Essere morto, padre, appartenere a nessuno,
non udir passi, non pensare, non sentire,
essere morto, indicibile con se stesso giacere,
essere pronto per sempre, finito essere – e avere.

Avere, avere almeno, almeno quel che è piú fedele,
il mio libero niente, sognare che si frantuma
in bei cubetti, esser solo, esser piú taciturno,
esser nel centro esatto, essere tempo e giardino.

Essere morto alle donne, esser morto agli amici,
esser morto all’angoscia, essere morto ai morti,
essere sí, cosí proprio, cosí pienamente e totale,
e non vedere piú niente che abbia nome di foglia.

Ah quanto è il tuo calore, da te poter dormire,
mi immergerei volentieri nella terra profonda,
in una mestizia di piogge sgocciolerebbe la gioia
che già soffriva per una meta mai vista.

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Giansalvo Pio Fortunato

Poesia e divino: molte domande, poche risposte

La complessa relazione tra poesia e divino si pone entro due sfere assai specifiche ed articolate. In una chiave rigorosamente analitica, la segnicità, insita a qualsiasi forma poetica, si evidenzia in maniera chiarissima nella segnicità del sacro e, con esso, del divino. D’altro canto, una vigorosa esperienza del sacro e del poetico si accomunano per vari punti di tangenza (?), che devono essere adeguatamente posti in risalto.  Continua a leggere

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