Archivi categoria: Poesia

L’ocra in punta di lingua, di Elisabetta Sancino

di Rosa Salvia

Elisabetta Sancino, L’ocra in punta di lingua, (Ronzani- LietoColle, maggio 2023)

Quella di Elisabetta Sancino è una poesia che si apre oltre la soglia della convenzione, della rabbia e della paura, rappresenta l’Aperto rilkiano ovvero quello che la creatura vede “con tutti gli occhi”.
Una poesia terrigna, con una capacità di evocazione, anche lirica, struggente e originale.
Perciò non consente facili etichette, restia a categorie e a collocazioni rassicuranti.
Vortica con il nostro vorticare di creature capaci di interrogare il senso e il non-senso delle cose, l’enigma del teatro del mondo a partire da esperienze brucianti e da una psicologia ritratta nella sua pullulante proliferazione di echi. L’io esplode, si disperde, e viene assorbito dai versi che fanno da tramite fra l’introspezione, il corpo e il paesaggio; il fuori viene alla fine reso possibile e per questo la narrazione ha una ‘scansione esplosa’, espressione di un movimento di formazione, di scoperta e di esperienza in divenire. Continua a leggere→

Juan Ramon Jimenez

a cura di Giorgio Stella

Siviglia a Madrid, 30 giugno

Addio!

Sognando, in treno

Oh, come verde indietro
rimani, Andalusia,
che bianca tra le tue agre
vigne!

Le alte terrazze,
dove il sole intreccia
colori di cristalli
malva, rosa la sua calce fresca
guardano la tua gioia.

In tutti c’è la mia anima
con la banderuola, in alto,
in alto.

…Qua e là, il mare, lungi,
in nastri accesi -.

Poesia oltre la siepe, di Marco Masciovecchio

Francesca Romana Rotella è una poetessa italiana contemporanea, nata a Roma nel 1975. Si è laureata in lingue e letterature straniere con una tesi sullo scrittore e poeta spagnolo José Jiménez Lozano. È attiva nel panorama culturale romano, dove partecipa a letture e ai “poetry slam”. Nel 2024 ha organizzato con CASA – Community Autogestita Scrittori Artisti – in collaborazione con la LIPS (Lega Italiana Poetry Slam) il I° Poetry Slam under 20 del Lazio. Continua a leggere→

Amelia Rosselli

a cura di Giorgio Stella

La passione mi divorò giustamente
la passione mi divise fortemente
la passione mi ricondusse saggiamente
io saggiamente mi ricondussi

alla passione saggistica, principiante
nell’oscuro bosco d’un noioso
dovere, e la passione che bruciava

nel sedere a tavola con i grandi
senza passione o volendola dimenticare

io che bruciavo di passione
estinta la passione nel bruciare

io che bruciavo di dolore nel
vedere la passione così estinta.
Estinguere la passione bramosa!
Distinguere la passione dal

vero bramare la passione estinta
estinguere tutto quel che è
estinguere tutto ciò che rima
con è: estinguere me, la passione

la passione fortemente bruciante
che si estinse da sé:

Estinguere la passione del sé!
estinguere il verso che rima
da sé: estinguere perfino me

estinguere tutte le rime in
“e”: forse vinse la passione
estinguendo la rima in “e”.

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Elisabetta Petrolati

Prego piano

Questa sera prego piano
perché chiedo solo pochi
centimetri di distacco
dalle cose che non riesco
a cambiare, capire, spiegare.
Pochi centimetri di distanza,
un sottile piano di spazio
tra me e le cose umane
per far accadere
il contatto di coscienza
di ciò che è evitabile o inevitabile
indipendentemente da me.
Chiedo mi sia data la misura
tra perseveranza e ostinazione.
Prego piano, mettendo
in devota processione poche,
essenziali parole:
esisto, agisco, osservo,
lascio che sia.

Elisabetta Pamela Petrolati

Roberto Dedenaro, Il ballo delle gru

di Giselda Pontesilli

IL BALLO DELLE GRU di Roberto Dedenaro

(Vita Activa Nuova 2025)

C’è una sommessa “coralità” nelle poesie, sempre attentamente sorvegliate, mai passibili di retorica che compongono Il Ballo delle gru, recente libro del poeta triestino Roberto Dedenaro.

E tale coralità si esprime forse in modo emblematico nella poesia intitolata:

L’Orizzonte inscurito

l’orizzonte inscurito non si distingue più
fra terra e cielo luci lampade e luci
scandagliano profili di case senza più
finestre illuminate uno spessore di silenzio
sale come una domanda dove mai una divinità regga più
con le sue braccia il tutto e i corpi che da qualche dove
dentro a quelle case senza forma stanno dove
il punto di quell’equilibrio che ancora regge
se regge ogni cosa in un posto suo e le coscienze
riposte in qualche dove nelle strade che sembrano
nella notte non aver nemmeno polvere più
tutto passa al vaglio e dai più stretti fori
qualcosa pur rimane, qualche vago notturno animale.
E una fragilità come forma di salvezza a tutti disponibile. Continua a leggere→

Alessandro Anil Biswas

a cura di Giorgio Stella

Sono cose leggere gli anni che ti avvolgono e disperdono,
immedesimati nel silenzio delle ore che da infanti
ci cullarono, tu non puoi ad essi sfuggire, né posso io
oltre la moltitudine a poco a poco
illuminata, disposta in piccole linee, vestite
di abitudini tramate, coincidenze… dunque è questo
il salire lento, a poco a poco di persone che fra tante
hai amato e dimenticato, a poco a poco
il segreto condiviso che si portano oltre la durata
delle presenze… li vedi così come sono,
a passi lenti, ridotti ai cardini del proprio dramma
di piccoli uomini macerati, ad uno ad uno, tuo padre
e un amico di tanti anni fa, con cui diviso il pane
hai assaporato la lama sottile della giovinezza, ad uno ad uno
entrano, si disperdono nel vortice di solitudine e folla,
solitudine e folla a mano a mano come loro
tocchi… il corrimano di questa stazione per sentire
il tatto degli innumerevoli, l’incessante frastuono
delle loro piccole ossa, dove tutto, ogni amore, ogni alluvione
di ricordi e gesti, ogni azione tua, ogni passo
verso l’immagine di te che già dall’infanzia
custodivi, ogni declinazione trattenuta di parole dette,
non dette… tu non puoi ad essi sfuggire, come posso io
ora, dimmi, come posso.

20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Ringrazio Ugo Magnanti che mi fa dono dell’esemplare n. 65 (significativo per che sono nato in quell’anno del secolo scorso) di Scorie per l’avvenire, plaquette di poesie stampata per conto di FusibiliaLibri in una tiratura limitata di 100 copie, con la cura di Dona Amati. Leggo e subito vengo coinvolto dentro un’intensa elegia familiare. Senza alcuna traccia, però, di quel familismo che ancora ammorba questa nazione. E’ la canzone luttuosa della perdita di una heimat personale, della propria patria individuale, quale sorgente di sentimento e memoria, ma priva di qualsiasi retorica identitaria.

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Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Claudia Iandolo

Sappiamo dei padri
Che ci amarono in contumacia
In nome del loro nome
Nel tempo del loro tempo

Ma delle madri non sappiamo
Che questo:
partorirono nella carne
anche Dio
e fu un’ipotesi perfetta

di mancanza in mancanza
senza tempo né tempi.

(testo tratto da Alia, Tracce edizioni 2012)

Liliana Nobile, “Angoli remoti”

Recensione di Roberto Russano

Liliana Nobile, Angoli remoti (Perugia, Bertoni Editore, Collana “Poesia Mundi” diretta da Simona Volpe, 2025)

Liliana Nobile affida ai suoi versi, che danno vita alla raccolta intitolata Angoli remoti, un pathos esistenziale frutto di una formazione filosofica e di una sensibilità contemporanea: la coscienza che «la vita ha tempo e consuma» (Fine di un sogno) e non è mai pura constatazione, ma impulso a interrogare la fragilità del vivere. Qui il dialogo con autori come Hölderlin e Trakl, amati dall’autrice, emerge come sottofondo nella tensione fra lacerazione e ricerca di un varco di senso.

In questa raccolta, allora, gli angoli remoti non sono soltanto geografici, ma interiori: zone d’ombra e di luce in cui la poesia si fa esercizio di memoria, ascolto di presagi, apertura verso l’altro. È questa la cifra più autentica della poetica di Liliana Nobile: unire la densità del vissuto personale a un orizzonte più ampio, in cui il Mediterraneo, il viaggio e la memoria diventano luoghi simbolici dell’umano.

Nei suoi versi l’autrice esplora differenti aspetti della nostra cultura, valorizzando la natura composita del paesaggio dei sentimenti, conducendoci dentro un paesaggio mediterraneo inteso non solo come scenario geografico, ma come spazio culturale e spirituale.

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Biagio Salmeri

a cura di Giorgio Stella

Le voci dei dispersi, e in rapida sequenza,
la bocca impastata, la testa pesante,
una allarmante chiazza violacea, sacchi
di plastica con la cerniera, bandiere sui balconi,
una vecchia che sorride senza incisivi,
il tempo di scavare una fossa, sotto
un qualunque insediamento umano la terra puzza,
l’uomo in canottiera,
che guarda la tv, con tutto quell’adipe, gli aloni
di sudore, i sandali ai piedi,
il vento è infestato di microrganismi,
un’altra vita è possibile
sotto forma di scarafaggi,
c’è tutto l’occorrente per farsi esplodere,
da buoni occidentali, una fame bulimica,
un’emicrania cronica, un raptus di follia.
Settembre, prima che la scuola riprenda,
il ripasso della caduta.

Tamara Vitan, “La salvezza compie passi piccoli”

di Mauro Ferrari

Una raccolta bipartita, quella di Tamara Vitan, al secondo libro dopo l’esordio di Accade la luce (Firenze Libri 2022): si tratta di due sezioni che danno origine a una sorta di prosimetro, con una prima parte, Lettere a un’amica, in una prosa lievissima di riflessioni diaristiche e una seconda, eponima, in versi liberi. Si tratta di due sezioni che nelle rispettive modalità si parlano: il colloquio con l’amica morente, giunta sulla soglia fra vita e oltrevita, è una splendida riflessione sul valore della nostra esperienza terrena, da vivere non tanto alla maniera heideggeriana di un “vivere per la morte”, ma con una forte consapevolezza religiosa che l’oltre che attende alla fine non è che l’inizio della trascendenza. Continua a leggere→

Valentina Simona Bufano

a cura di Giorgio Stella

Il suonatore di fisarmonica

L’essere discreto si avvolge nel freddo mantello.
Aveva ascoltato l’Angelo esporre le tre scelte, ma
barcollava sulle nuvole e cadde, nascendo in Marzo
ma non in Primavera, in v. Di Mezzo, possibilità di sconfinare.
Attento al movimento dell’insieme,
che deve comprimersi e distendersi
come il corpo d’una fisarmonica
si lascia scorrere tra le strade acciottolate
fino alla chiesa a spiegarsi perché
quello strumento che occupa le mani nascondendo il cuore.
Nelle tasche profonde del mantello rosso
non sono ancora appassite le sementi:
si rompe i tacchi nei vicoli più ruvidi
rincorrendo le note con le dita.

Giorgio Stella. Sterpia

Sterpia

Questa è la poesia figlia del
fato che mai avrei voluto
scrivere mai, sai?
Nel delta sterpia
la data sua sulla mia ultima
poesia che non può più mai mai –
per tornare a
quei mari, rovesciati, nella
rotta di tutti i cieli fino ai
nidi dei firmamenti, stessi,
le narici colme di… di sale
nella bambina estate
dove chiamavi le conchiglie madri
che chiamano al vento i figli loro
principi degl’abissi nei
castelli di sabbia bagnata
e t’avvolgeva un raggio d’ombra
dal sole al cuore fosti preso in
pieno morto e vivo
nello stabilimento marino
dove muoio in eterno riposo
per ritornare vivo e vegeto
al resto di me stesso
che ho scordato d’annegare
nell’ultima estate per la prima
volta fanciullo, perfetto nel
rudere elementare nella stagione
della terra ferma dove si ferma la terra
stessa sull’asse suo nel vuoto mio sono
io il sono suo del primo viso morto
sull’ultimo volto vivo al mondo
io non piango, risparmiato.
Quando morii fui sveglio e eterno
come il regno di sabbia nel castello di vento.
Né rimpianto rimorso odio compassione,
solo me stesso
cineripreso accanto a Dio
nella camera oscura in eterno,
come quei filmini, quei vecchi filmini
che ridono la stessa storia d’amore
dall’inizio alla fine come quando finisce
– ricomincia la strofa della vita –
solo che questa volta sono talmente dentro Dio
che sgorgo all’infinito il sangue del finito,
e non piango, non rido, io nel mentre di me stesso,
ed io?
Io venni meno al mio destino
come del resto già sapevo,
già io sapevo il volto,
il volto rado mio, quel volto,
quel volto baciato
fino all’osso
materno sogno.

Roma Maggio/Agosto 2008
STERPIA è stato concepito

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Anita Piscazzi


Io canto il tuo nome 
come acqua tranquilla nello spazio libero,
                                   fresca 
come un fiore che si apre alla luce.

Sento ogni essere nelle cellule fluire, 
un loto con cinque petali.

Lascio che il vaso si riempia del tuo viso,
di calma, di respiro, di gioia.

Io canto il tuo nome, sorgente di tutto.


Osip Mandel’stam

a cura di Giorgio Stella

Non sono ancora morto, non ancora solo
se insieme alla compagna-poverella
gusto la nobiltà delle pianure,
la caligine, la fame, la bufera.

In splendida miseria, in sfarzosa povertà
vivo solitario-confortato e sereno
beati quei giorni, quelle notti,
e la dolcesonora, innocente fatica.

Infelice chi come la sua ombra
spaventano i latrati, falcia il vento.
chi, solo a mezzo vivo,
va mendicando alla sua stessa ombra.

Ghiorgos Seferis

a cura di Giorgio Stella

Parlavi lento

Parlavi lento dirimpetto al sole
e ora s’è fatto buio
ed eri la trama del mio destino
tu, che avrebbero chiamato Bilio.

Cinque attimi; e cos’è accaduto
intorno al vasto mondo?
Un amore non scritto, cancellato
e una brocca asciutta;

s’è fatto buio… Dov’è il luogo
e la tua nudità fino alla vita,
Dio mio, e il mio prezioso posto
e i modi della tua anima!