Archivi categoria: Poesia

Poesia oltre la siepe, di Marco Masciovecchio. Maura Baldini

Quando Fabrizio mi ha chiesto di tenere una rubrica sul Blog “La poesia e lo spirito”, dandomi come unico input di scrivere senza nessuna “preclusione”, come si direbbe a “ruota libera”, mi sono sentito in imbarazzo e al contempo inorgoglito… Ci siamo sentiti e lui non ha fatto altro che confermarmi quello che già mi aveva scritto, ed ora eccomi qua.

Inizio con questo primo “articolo” con una poetessa che reputo tra le più interessanti nell’attuale panorama poetico. Continua a leggere→

Stéphane Mallarmé

di Giorgio Stella

Brindisi

Nulla, questa schiuma, vergine verso
Solo a indicare la coppa;
Cosi al largo si tuffa una frotta
Di sirene, alcune riverse.

Noi navighiamo, o miei diversi
Amici, io già sulla poppa
Voi sulla prora fastosa che fende
Il flutto di lampi e d’inverni;

Una bella ebbrezza m’ingaggia
Né temo il suo beccheggiare
In piedi per fare questo brindisi

Solitudine, scogliera, stella
A tutto quello che valse
Il bianco soffrire della nostra vela.

Massimiliano Nuzzolo. Specchi d’acqua

di Guido Michelone

Specchi d’acqua di Massimiliano Nuzzolo: un riflesso dell’anima

Il nuovo libro dello scrittore mestriano per Ossorosso Edizioni nella collana Tagli d’Anima

Tra le onde dell’oceano, svariate illusioni e il rock dei Velvet Underground si svolge questo nuovo libro di Massimiliano Nuzzolo, il quale racconta di luoghi non solo geografici, ma soprattutto interiori. Per lui gli spazi sono come sospesi in una condizione in cui il tempo si fa denso, e ogni cosa sembra attendere, trattenere, sussurrare. E infatti il romanziere conduce simbolicamente il lettore a Finisterre, in Galizia, alla ‘fine del mondo’, dove l’Atlantico non offre redenzione, ma solo uno specchio tremante in cui guardare le proprie fratture. Continua a leggere→

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Salvatore Violante

Comunione

Io voglio farmi uccello mio Signore
e fare festa, all’alba, nel risveglio
contento d’esser vivo e volar via.
E fiore e pianta io voglio farmi ed erba
e pioggia e fiato e nera sabbia e culla
ed acque rotolanti, sinfonie
di luci fuse, coro per gli impianti
di soli e stelle, fasci rampicanti.
Io voglio farmi giorno, ripiegare
sborniato e fuso sopra il calmo mare
sciolto in carminio a lungo, scivolare
con ali decorate e fra le piante
voglio tenere appesi gli aquiloni,
e rotearli ad arte in mezzo ai rami.
Voglio tuffarmi infine fra I gerani.

Da Sulle tracce dell’uomo (Marcus ed. Napoli 2009)

Michele Sovente

Di sbieco

Lungo rantolo all’ombra
mondo confuso diviene
lingua di grumi ingombra

e asfittica pianta. Il prisma
slitta l’enigma. La grazia
soccombe. Tutto si tiene.

L’occhio strabico strazia
piumaggi e fossili. Si vive
si scrive di sbieco.

(da Cumae)

Antonella Sica. Corpi estranei

di Stefania Bortoli

Corpi estranei di Antonella Sica
(Arcipelago itaca 2025) 

Quando l’assenza e la mancanza diventano un vuoto incolmabile, la realtà psichica ci lascia attoniti e isolati in ciascuna età della vita. La poesia di apertura che Antonella Sica ha dedicato alla madre prematuramente scomparsa, è un atto d’amore sospeso che si spegne nell’oscurità dell’abbandono: 

“Madre di Luna pietra madre ragnatela
di capelli sul guanciale madre pallido […]
che sei andata via
come si spegne la luce
nella stanza di un bambino”. Continua a leggere→

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Antonio Spagnuolo

“La Croce”
*
Che i miei miseri versi diventino preghiera
verso di Te trafitto sulla Croce,
tra la luce che propone spine
ed il sangue che tinge il fiume in rosso.
Sul legno alto nel cielo le stelle
tentano un ponte per tutto il creato,
ed io povero artista ho mani vuote,
sogni spezzati, livide illusioni.
Vorrei porti il segreto con verghe d’oro
e con le pietre, e con versi
che non spariranno in fretta,
ma le mie sillabe tremano di fede,
mimando voce del ladrone smarrito.
Tu accogli il mio muto oscillare,
il desiderio di riuscire a credere,
allontanando il dubbio che corrode
e le parole del mio fragile canto.
Lama di folgori la tua passione terrena
è ferita per il mio eterno rincorrere.
*

Notizie dalla poesia, di Alberto Fraccacreta

Gabriele Amadori, Il giro più corto (con una nota di Salvatore Ritrovato, Raffaelli, 2021)

L’obolo non sulla bocca gelida
per il transito di Acheronte
né al barcaiolo del Bou Regreg
nel tragitto tra derelitti sull’esile barca.

Basta il confine in fiore delle ginestre
nell’acceso meriggio
a pagare il battito d’ali
degli angeli traghettatori.

I versi di Gabriele Amadori sono legati all’idea del poeta-viator che, come scrive Salvatore Ritrovato nell’interessante prefazione al testo, «raccoglie e interpreta ogni segnale che l’angolo di mondo che lo ospita». Una lirica cognitiva, dunque, levigata e granitica, capace di annotare e osservare l’angelo necessario della realtà.

* Continua a leggere→

Jorge Luis Borges

di Giorgio Stella

Le cose

Le monete, il bastone, il portachiavi,
l’agile serratura, le tardive
note che i pochi giorni che mi restano
non leggeranno, gli scacchi e le carte,
un libro e tra le pagine appassita
la viola, monumento di una sera
da non scordare mai e già scordata,
il rosso specchio occidentale che arde
di un’illusoria aurora. Quante cose,
atlanti, soglie, lime, coppe, chiodi,
ci servono in silenzio come schiavi,
cieche e misteriosamente segrete!
Dureranno ben oltre il nostro oblio;
non sapranno mai che ce ne siamo andati.

Maurizio Soldini, Ammennicoli

di Massimo Seriacopi

Maurizio Soldini, Ammennicoli, Il Convivio, 2025

Una complessa prova di maturità artistica, densa di significati espressi attraverso una ricerca attenta dal punto di vista lessicale e stilistico, tale da riuscire a comunicare una realtà profonda pur partendo da ciò che potrebbe apparire semplice quotidianità.
Lo “straniamento” attuato costringe a un cambiamento continuo di punto di vista, deforma, dà nuova vita, rivelatrice, a ciò che si osserva e si vive; è nella trasparenza fonica e di significanti veicolati dalle parole strutturate secondo precisi codici espositivi che si può intravvedere quanto l’autore offre dopo meditazione e rielaborazione alla lettura/visura di chi legge o ascolta, come si vede in componimenti che mettono in rilievo, anzi in primo piano gli ammennicoli/ natura morta per sopravvivenza/ al corpo che suona la campana/ resurrezione nella scena madre/ la comprensione nuda al senso/ a scanso dei significati inerti, davvero proiettandosi verso una ricerca poetica, creativa e costitutiva di una realtà “altra”, scandagliata in profondità nella comprensione di certi suoi meccanismi costitutivi, per nulla facilmente visibili, ancora più duramente interpretabili. Continua a leggere→

Luca Pizzolitto. Getsemani

di Rosa Salvia

Luca Pizzolitto, Getsemani, (peQuod, Ancona 2023)

Getsemani è un’avvincente opera poetica di Luca Pizzolitto che si apre con una dolcissima dedica in memoria dell’amico Ugo Fama e si chiude con tre componimenti teneri e commoventi che ne suggellano il perenne respiro: “Il tuo cuore è cieli quieti e lontananza”. 
Nella forma di un diario ininterrotto, vario e irregolare, l’opera sviluppa il disorientamento emblematico di un discorso impossibile fra Dio (nel silenzio che lo avvolge) e l’uomo nella sua imperfetta sofferta corporeità. Continua a leggere→

Intervista a Le rose e il deserto

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

Nodo antico è una raccolta di poesie dedicata a mia mamma: alcuni testi sono stati scritti durante la sua breve malattia ma la maggior parte di essi risale ai mesi successivi alla sua morte. Mi rendo conto però solo ora, a distanza di quasi tre anni da quegli eventi, che scrivere queste poesie è stato non solo un atto di ricordo, di memoria, ma anche e forse soprattutto, di auto-cura: un lento, istintivo riemergere dagli strati del dolore sordo in cui ero sprofondato senza accorgermene. Una riemersione che grazie alla scrittura è stata a occhi aperti, in cui ogni metro di questo enorme vuoto è stato osservato, non tentativo di disinnescarne la carica dolorosa. Continua a leggere→

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Vincenzo Crosio

‘Koan, la parola che ci interroga’

 Breve introduzione-saggio sulla parola come linguaggio del divino

In genere i saggi sulla fenomenologia della religione e del sacro, anche i più consapevoli e scientificamente avanzati, si fermano alle soglie della domanda: cos’è il sacro e quale sia la sua lingua. In realtà già questo ci dice molto sul rito e sui linguaggi semiogenetici che ‘il sacro’ (categoria recentemente riaffrontata dalla scuola di santa Giustina in Padova e in particolare da Roberto Tagliaferri) attiva. In qualsiasi tempo e luogo si comprende proprio come la ritualità, a volte il linguaggio magico rituale, disegni una vera e propria mappa di Thom, ovverossia il teatro/luogo dell’umano che ‘recita’ l’omelia del sacro a volte ritualmente silente, a volte parlando ai più una lingua estranea,nel senso di misteriosa. Ma a veder bene non è così. Dai canti sciamanici siberiani, a quelli indo vedici, ai sutra, alle preghiere recitate in ebraico con la loro struttura musicale. Bellissimo ad esempio il canto musicato de ‘Il cantico dei cantici’ attribuito a seconda della tradizione a re Salomone o a suo padre, Davide, che essendo anche citaredo e guaritore col canto quale novello Apollo, probabilmente è il vero autore. Il canto poetico e ‘mieloso’(pieno di miele sono le tue labbra o mia gazzella dei monti…) è connesso ad una pratica della semiogenesi espressiva che non ha eguali al mondo. Tranne che ad osservare bene come i mantrajari indù siano esattamente questo, poemi in versi, ritmati, battuti sui metri di nove, dieci e dodici misure. Come acutamente osservarono Mauss e Granet, il metro di Anna virai fa degli inni vedici, dei poemi in canto e musica di una strana forza e persuasione poetica. Ricollegabili questa tradizione ai poemi omerici e alla successiva riscrittura sintattica e metrica dei poemi latini come l’Eneide e persino del De Rerum Natura di Lucrezio.’ Continua a leggere→

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Giorgio Stella. Poesie

L’ altra faccia della scrofa – è una convinzione di urto Sapere che una campana non abbia rintocco nella reciproca medaglia del suono – alle volte, alle volte spesso, penso che non sia incisa su nessuno volto umano una serie di francobolli da collezione.

*

Avevo poche monete in tasca giusto per comprarmi una corda per inpiccarmi monete antiche che  gestivano il profilo di Dio ma talmente logorate che non ne raffiguravano il Volto le ho trovate in paradiso.

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Sembra ieri l’oggi del domani come fosse adesso – i cinque pani d’orzo! La cifra raccolta nella riva nascosta e così sia la provvida mattanza.

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La stagione dei morti –   Balcone caldo d’inverno. Le piante non hanno acqua io non ho lacrime –  morta una madre si fa un figlio del padre.