Archivi categoria: Poesia

Postille alla poesia, di Maurizio Soldini 13. Antonio Fiori

Antonio Fiori, La stessa persona, peQuod, 2024

A maggio 2024 ricevo dall’Autore del libro, Antonio Fiori, che stimo e che conosco da più di due lustri, da quando entrambi pubblicavamo per LietoColle, questa preziosa plaquette dal titolo La stessa persona, che da subito mi incuriosisce e nello stesso tempo mi attrae sin dal titolo per la presenza di quella magica parola, persona, che molto spesso sfugge ai più e non solo a chi non possiede una cultura avanzata; sfugge, dicevo, nella sua determinazione linguistica basata su una etimologia che qui sarebbe troppo lungo potercisi soffermare sopra, ma che rimando ai miei numerosi scritti sul personalismo nell’ambito della bioetica. Persona, che sfugge, ahimè, ut in pluribus, anche ai letterati e ai poeti. Fiori, invece, da poeta con solide basi culturali, mostra un grande coraggio nel metterla nel titolo di un libro di poesia. Fatto sta che mi convinco, per quanto detto, che il libro merita quantomeno una nota da parte mia. Poi, siccome le cose vanno come vanno, mi capita che questo piccolo libro finisce sotto una delle tante pile di libri in attesa di lettura e, dopo averlo ricercato più volte nel tempo, finalmente ad agosto ultimo scorso lo trovo perché casualmente viene allo scoperto. Continua a leggere→

Jorge Luis Borges

di Giorgio Stella

Ormai compiuto il numero dei passi
che ti fu dato fare sulla terra,
ti dico morto. Io pure sono morto.
Io che rammento la precisa notte
dell’ignorato addio, oggi mi chiedo:
Che sarà stato di quei due ragazzi
che verso il mille e novecentoventi
cercavan con platonica innocenza
sui lunghi marciapiedi della notte
del Sud, nella chitarra di Paredes
o in fiabe di cantoni e di coltello
o nell’alba, che mai sfiorò nessuno,
la segreta città di Buenos Aires?
Fratello nei metalli di Quevedo
e nell’amore al numeroso esametro,
scopritore (ma tutti lo eravamo)
di un antico strumento, la metafora,
Francisco Luis, dello studioso libro,
magari dividessi questa vana
sera con me, inesplicabilmente,
e mi aiutassi a ripulire i versi.

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Lucilla Trapazzo

Cara Rita, 

ho accolto con gratitudine il vostro invito a La Poesia e lo Spirito, perché sento fortemente la poesia come manifestazione del divino. Da molti anni vivo un cammino spirituale personale, non legato a istituzioni, ma nutrito da esperienze diverse, dalla meditazione buddista al pellegrinaggio cristiano. In questo percorso sento ogni cosa, persino il dubbio, con una profonda percezione del sacro. Contemplazione e squarcio fanno in fondo parte della stessa sostanza divina.   Continua a leggere→

Giuseppe Piccoli

di Giorgio Stella

Sono foglie che ascoltano
battere e battere il pugno sul legno
di una grande porta: in frotta
si raccolgono ombre di voci,
voci di esilio e di famiglia,
di ospizio e di ufficio,
voci di battesimo
voci di matrimonio
voci di estrema unzione.
Sono foglie tra i capelli,
anelli di stelle
che le piante del giardino
hanno custodito per secoli.

*

Dammi tutto il tuo veleno
e sii puro

imparo a morire
nel dormire

partorito al freddo
da questo travaglio
il grande spiraglio

*

Rema e tace

il vogatore

sospinge il veloce

la potenza muta del sole
è la sua voce

*

Disperatamente
la profondità
dei monti nella notte
rose bianche
dalle lunghe spine
riempiono
l’aiuola del dormire

Sonno
cerco riposo
ma è Treno

(questo vivere)

*

Raymond Carver

di Giorgio Stella

Il momento più bello della giornata

Fresche sere d’estate.

Le finestre aperte.
Le luci accese.
La fruttiera colma.
E il tuo capo sulla mia spalla.
Questi sono i momenti più felici della giornata.

Insieme alle prime ore del mattino,
naturalmente. E quegli attimi
subito prima di pranzo.
E il pomeriggio
e le prime ore della sera.
Ma davvero adoro

queste serate estive.
Ancor più, mi sa,
di quegli altri momenti.
Il lavoro quotidiano finito.
E nessuno più che ci disturbi, adesso.
Né mai.

“Come riempire i vuoti con il canto”, Franca Alaimo legge l’ultima raccolta poetica di Luca Pizzolitto

Quasi sempre in Prima dell’estate e del tuono di Luca Pizzolitto (peQuod Editore) i versi germinano da un dettaglio della natura o da un paesaggio di quieta bellezza, lontano dalla vita di città (che fa rare apparizioni e perlopiù nelle ore notturne con le sue strade e i bus vuoti e l’abbandono delle creature al sonno) ma che, non appena evocati, perdono i loro contorni concreti per trascorrere nella dimensione simbolica in cui, annullata la singolarità e oltrepassato il limite terreno, si insedia il tempo delle idee, dei riti, della sacralità, e la rosa, giusto per fare un esempio, rimanda alla mistica cristiana e all’apice figurale del cammino dantesco verso il Paradiso.  Continua a leggere→

Fernando Pessoa

di Giorgio Stella

Stazioni della Via Crucis

II

C’è in me un poeta che mi ha detto Iddio…
La primavera scorda nei burroni
le ghirlande che trasse dagli slanci
della sua gioia effimera e spettrale…

Su rugiada di prato fanciullezza
i suoi zoccoli batte allegramente…
Senza desii, su panche il tuo restar
mirando l’ora come chi sorrida…

Fiorir del giorno a pulvini di Luce…
Violini del silenzio inteneriti…
Tedio ove alletta il solo avere tedio…

L’anima bacia il quadro che ha dipinto…
Mi seggo accanto ai secoli perduti
e sogno il suo profilo, inerzia e volo…

Maria Marchesi

di Giorgio Stella

Verso il traguardo

Dopo la curiosità e la sfida
arriverà la stanchezza.
La sentenza sarà neutralizzata
da altre sentenze passate in giudicato.
Occorrerà molto tempo
e una ricognizione estenuante.

Qualcuno dirà ch’è tutto inutile.
Un altro che bisognava anticipare
le mosse dei giudici o rompere
uno specchio nell’aula.

Le manifestazioni d’orgoglio avranno
adepti impensati. I fucili
rinculeranno all’unisono.

Giorgio Stella, poesie

Nazaret: è come fosse stato il Bronx o Tor Bella Monaca o l’Olocausto per Dio! Non c’era nessuno che non avesse in casa un falegname Cristo! Infatti è morto sul legno immagino da Lui già sceso nel regno del Padre, Padre nostro! Noi non ci ricordiamo che torniamo alla casa gemella e chi e noi? Cristo.

*

Orologi muti gettano l’ ora sul culto del mito nel poeta.  Ora ci dovrebbe essere la lancetta spezzata che segna sempre la stessa ora.  La nostra. Amico mio non si muore per questa rondine.  Non si muore ancora.  Siamo vivi appunto per.  L’ ora.

*

(senza titolo) –   è domenica,    non c’è più  nessuna   messa –   sono l’orfano  della chiesa-materna.

*

i fanti) – nel vento hanno lo spavento – i fanti non saranno mai santi. (Nota:  da un detto ignoto ‘gioca coi fanti lascia stare i santi) –     

*

c’è la forma e la materia che la informa di essere stata quello che era: merda! Un piatto caldo e migliore di un mazzo di fiori sulla tomba delle croci..

*

Coccio-Bigotto il tempio del primo ed ultimo regno.

(senza titolo) –    porgerò nella bettola l’occhio del lume di cane – lui capirà il fiume, le zanne ancora ancorate alla zavorra.

Un elogio della condizione umana. Su “Il conforto dell’ombra” di Giancarlo Consonni

Un elogio della condizione umana. Su Il conforto dell’ombra di Giancarlo Consonni
di Giorgio Morale

La nuova raccolta di poesie Il conforto dell’ombra (Einaudi 2025) di Giancarlo Consonni è un elogio della condizione umana strutturato in tre sezioni, con la poesia Parola a fare da introibo: I gelsi spaesati, Babylo minima e Dono. Le tre sezioni seguono l’itinerario del poeta, dall’infanzia e adolescenza nell’Italia rurale, alla maturità nella Milano post-industriale e al dono del presente, facendo del libro una sorta di autobiografia ellittica per immagini e sensazioni. Continua a leggere→

Intervista a Massimiliano Mandorlo

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

Almadìra è nata come una sorta di diario notturno, composto da frammenti dispersi che prendevano lentamente vita nella memoria. A volte un bicchiere allungato di ouzo nelle afose sere estive mi riportava ad un universo mediterraneo, ricordi di viaggi in Medio Oriente e oltre si mescolavano a intuizioni sulla poesia e sul mistero della vita. Continua a leggere→

Dialogo intorno a Tanka per le quattro stagioni (Vydia, 2025) di Fabrizio Bajec

a cura di Fabrizio Miliucci

Devo ammettere che, leggendo Tanka per le quattro stagioni, sono rimasto sospeso fra due idee, da una parte riconoscevo come giuste le osservazioni del prefatore Fabio Pusterla circa l’indirizzo, diciamo così, ‘‘testamentario’’ della raccolta, la sua estrema stringatezza, il suo rarefarsi etc. Da un’altra parte però mi sembrava (e sempre più ne sono convinto) che in questa prova ci sia un passo in avanti non solo della tua personale ricerca ma delle potenzialità della poesia attuale (chiamiamola così). 

E questa potenzialità è confermata dai tanti riferimenti in tralice alla pratica zen, un’energia che è difficile trovare nel pur vasto panorama della poesia d’oggi: non è rabbia, non è indignazione, non è boicottaggio, provocazione, malinconia, depressione, sdegno, razionalizzazione, è consapevolezza, una forma forte e a suo modo grave di consapevolezza, ricercata, a volte mancata, ma molto chiaramente definita.  Continua a leggere→

Olav H. Auge

di Giorgio Stella

Ho tre poesie

Ho tre poesie, disse.
Pensa, contare le poesie.
Emily le gettava
in un bauletto, io
non credo proprio che le contasse,
apriva solo un pacchetto di tè
e ne scriveva una nuova.
Era giusto. Una buona poesia
deve odorare di tè.
O di terra umida e legna appena tagliata

La terra azzurra

Qui sono al sicuro, qui ci sono querce intorno ai muri,
qui scintilla lo stretto tra monti corrosi dal mare.
Se me ne sto in piedi alla finestra
le querce immense hanno
una profonda tonalità oleosa
come un dipinto antico,
sul cielo di smalto azzurro
nubi ritardatarie
si rincorrono dal mare.

Querce nel sole d’autunno!
Terra azzurra, terra di monti, terra di mare
ed ere alle mie spalle
in una festa di colori
e ardore.

Oggi ci sono freddo e fiocchi di neve nell’aria,
i rami nudi si protendono come artigli
verso il caldo e l’ultimo ozono.
Mi inoltro nella terra azzurra
sotto le foglie che cadono.
E un giorno sarà spoglio Yggdrasil.

Antonio PIBIRI, Il sorriso di John Cage

 

Nel divenire

la parte campestre per i poveri

più creativa, stuporosa nel crepuscolo distingue

dal crepuscolo

Alla ritirata il vento mesce rasoterra

bisbiglii di statue tra loro col volo immobile

delle rondini, ridisegno che ne fa il bronzo Continua a leggere→