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Prima dell’estate e del tuono, di Luca Pizzolitto

Introduzione di Gianfranco Lauretano a Prima dell’estate e del tuono, ultima raccolta poetica di Luca Pizzolitto, edita da peQuod nel settembre 2025.

Cosa possiamo opporre noi alla morte, dato che “è nel gemito della carne il morire”? Ci sono poeti che fanno discorsi, la prendono larga, raccontano per farci toccare la luce che hanno visto: Montale ne I limoni. Altri che arrivano subito al dunque, come se vivessero una continua, simultanea illuminazione dell’immenso. Ma è anche il passaggio che ha compiuto Cesare Pavese dal primo libro, narrativo e discorsivo, alle estreme poesie, un conterraneo di Luca Pizzolitto; in entrambi gli autori non c’è verso subordinato, immagine che stia su un gradino inferiore, bensì tutto è paratattico, come le note che si susseguono su uno spartito. Siffatta materia, dunque, sostanzia la poesia di questo libro, caratteristica ancor più in evidenza rispetto all’opera precedente. Continua a leggere→

Ezra Pound

di Giorgio Stella

da La quinta decade dei cantos Siena – Le riforme leopoldine

XLV

Contro l’Usura

Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l’Annunciazione dell’Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà straccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
la lana non giunge al mercato
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l’usura, spunta
l’ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo
non si fe’ con usura
Duccio non si fe’ con usura
né Piero della Francesca o Zuan Bellini
né fu “La Calunnia” dipinta con usura.
L’Angelico non si fe’ con usura, né Ambrogio de Praedis,
Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophime e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte e artigiano
tarla la tela nel telaio, nessuno
apprende l’arte d’intessere oro nell’ordito;
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane drudo,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra i giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
Carogne crapulano
ospiti d’usura.

N.B. Usura: una tassa prelevata sul potere d’acquisto senza riguardo alla produttività, e sovente senza riguardo persino alla possibilità di produrre. (Onde il fallimento della Banca dei Medici.)

Raffaela Fazio. Madre di cieli e nude cave

Madre di cieli e nude cave,
di intarsi esposti e vene non viste
sia reso lieve e terragno
il tuo nome
si ramifichi il segno
ci fecondi la tua volontà.

Oggi e domani
dacci in dono le tue labbra
fatte di luci di piogge
che non conosciamo
Smuovi in noi la ruota
dall’acqua che ristagna
nel solco finto.

Non darci vergogna
o rimpianto
né paura
di essere il tuo sogno:
creatura.

Vladimìr Holan

di Giorgio Stella

Non bastiamo

Affinché si incontri con l’alba il tramonto,
lo spudorato pudore con il disamorevole amore,
l’inaccecabile cecità
con la vista della disperazione –
bisognerebbe che si togliesse via l’illusione.

Non bastiamo a noi stessi,
ma possiamo toglierci la vita…

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Lorenza Auguadra

Spighe di pace

Che strano essere in versi
usciti in matita di piedi
al respiro fragile dell’alba
come un silenzio spezzato
in Terra al suo plurale d’odio
che da tormento si fa grano
in estasi pane per gesto contrario
paziente arcano donato.

Giorgio Stella. La betoniera

LA BETONIERA (nell’anno di grazia) – Betoniera, / che giri e rigiri / l’arco di porcellana, / che nessuno / stop è un NO al nord / e alle volte / il ciclo di rito / si fa’ nido in te, / lasciaci pregare / l’occhio aperto / quando l’altro è chiuso / (quando un occhio / era aperto / e l’altro chiuso.) – il carnevale è una corazza ci ricordi… / la razza // nel cuneo della forma! (Giorgio Stella, 27/08/2025) –

Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto 5. Daniel Calabrese

Daniel Calabrese, Un cielo per le cose (Un cielo para las cosas), La Vita Felice 2022

Coricarsi sulla terra e tornare a sedersi

Va bene quello che hai fatto ieri
e va bene quello che stai facendo adesso,
anche se insieme i pezzi
sembrano di vite contrarie.
Entrambi sappiamo che il mondo
è uno specchio che non bisogna rompere.
Un banco di pesci avanza come pani
che si moltiplicano sulla terra
e galleggiano sull’acqua..
È il giallo nero delle morti vive.
Questo sacco sempre più pesante
che trasciniamo, chiamiamo tempo
e ci conferma che sì,
che tutto va bene.
Il pezzo di cielo in cui ti sei vista
riflessa in riva alla palude
mi si è conficcato nel perno, è un vetro
scheggiato e mi fa male.
Molti camminiamo sull’acqua senza sforzo
quando chiudiamo gli occhi.
Pochi si azzardano a rimuovere
un vetro conficcato nel petto.
Nessuno ha dedicato tanto lavoro
a disarmare la tristezza. Continua a leggere→

Malcom Lowry

di Giorgio Stella

Dopo la pubblicazione di “Sotto il vulcano”

Il successo è una specie di orribile disastro
Peggio di quando ti brucia la casa, gli echi della rovina
Delle travi del tetto che crollano più veloci una a una
Mentre stai li, testimone impotente della tua dannazione.

Cotne un beone la fama consuma la casa dell’anima
Manifestando che hai lavorato soltanto per lei –
Ah, mai avessi sofferto il suo bacio traditore
Meglio restare per sempre nel buio a fallire e andare a picco.

Umberto Saba

di Giorgio Stella

Caffè Tergeste

Caffè Tergeste, ai tuoi tavoli bianchi ripete l’ubbriaco il suo delirio;
ed io ci scrivo i miei più allegri canti.

Caffè, di ladri, di baldracche covo,
io soffersi ai tuoi tavoli il martirio,
lo soffersi a formarmi un cuore nuovo.

Pensavo: Quando bene avrò goduto
la morte, il nulla che in lei mi predico,
che mi ripagherà d’esser vissuto?

Di vantarmi magnanimo non oso;
ma, se il nascere è un fallo, io al mio nemico
sarei, per maggior colpa, più pietoso.

Caffè di plebe, dove un di celavo
la mia faccia, con gioia oggi ti guardo.
E tu concili l’italo e lo slavo,

a tarda notte, lungo il tuo bigliardo.

Ada Negri

di Giorgio Stella

Fine

La rosa bianca, sola in una coppa
di vetro, nel silenzio si disfoglia
e non sa di morire e ch’io la guardo
morire. Un dopo l’altro si distaccano
i petali; ma intatti: immacolati:
un presso l’altro con un tocco lieve
posano, e stanno: attenti se un prodigio
li risollevi e li ridoni, ancora
vivi, candidi ancora, al gambo spoglio.
Tal mi sento cader sul cuore i giorni
del mio tempo fugace: intatti; e il cuore
vorrebbe, ma non può, comporli in una
rosa novella, su più alto stelo.

Raffaele Santoro (+23 agosto 2025)

Ballata

se adesso che sono morto
vedrete nella strada
una ragazza vestita di rosa
come certi bambini.

se distogliendo gli occhi
lei vi chiede di me
chiamatela confidenzialmente Linetta
ditele “purtroppo
quel tuo ragazzo bruno
già da due giorni è trapassato”.

poi prima di contare dieci
delle sue lacrime
mostratele
la mia vecchia strada
la casa della chiromante
il palazzetto giallo del marchese
che ha due quadri di Filippo Lippi
e un Cosmè Tura
ditele della storia
che ci vennero i Turchi.

invitatela a un ballo di commiato
e qualcuno senza parere
le dica che i suoi occhi sono verdi
e dolci.

così non avrò altro peso sul cuore
che la pietra e le date.

Mar ’56

Giorgio Stella. Petto di croce

PETTO DI CROCE – almeno il cardellino muore in un nitrito come un cane da lecco – chi fece del mulino l’anfiteatro? Chi rotolò nel cesso chiuso? – la carogna spacca la bava della ghigliottina come nel mentre accadeva il resto se ne andava – la polizia di mercurio bloccò la febbre delle/qualsiasi fosse comune – suo stato il grembo del favore di essere niente l’oblio della forestiera lumaca di ombra – eppure la ricetta dell’aglio non chiude al sedano il taglio suo (una pausa) – il grembo tace mentre il feto muore in pace (raccoglimento) – una veloce notte lo accolse nella maternità delle piogge – dice che verrà di notte, che viene da solo.

Canti della liberazione

di Giampaolo Centofanti

Il vuoto pneumatico

Le sirene lontane chiamano al lavoro
ma il lavoro non c’è sono solo ricordi
che esalano dalle nubi d’amianto
di questa alba rossa e già grigia
che rimane dentro come una ferita.
Ma io che vedo ogni cosa straniata
in questo tempo da un pensiero malato,
io sento anche un invincibile canto,
come il fiore germogliato nella crepa del muro,
come il verso imperterrito del gallo…

La natura della luce

L’amore nasce come un tramonto – diceva –
un raggio di sole infiamma un breve tempo
e tutto trasluce, quieto, nel vespro,
nella naturale mancanza di senso.

Ma la favilla avvampò nel riposo
quando il cuore sentiva nel silenzio
e Ti pensa ogni momento e si stupisce
e perdutamente si perde in questo vento.

Alla fine il mio cuore immacolato trionferà

…ah, luce, ah, pace,
dell’Amore fatto umano,
che scioglie ogni tormento,
ogni oscuro cammino!

Confessione

Specchiano raggi del tramonto
dai casolari la grazia del tempo
e sento: più non contano beghe
che nella luce mi perdo sereno.
Trafitto dall’eterno nel profondo
con tutto il mondo insieme sono
e nel rosso di sera spero il giorno.

Il muro di cinta

Davanti a me, al sole, la pietra
di questo muro alto che vieta
un oltre alla terra e al cielo
e il glicine e la rosa lo sale sì
ma non di là di questo duro velo.
E non basta il canto
che canta canzoni nuove,
che dice: ora vedo, ora sento,
è la vita, è la vita che canta
il dolore, la gioia, la vita,
è il cardo, è la rosa, la margherita.
Preferisco pochi poveri versi
rasenti questa povera cinta
di campo, rasenti noi poveri cristi
che senza cielo ci siamo persi.

Un barbone

Che cielo verrà
che voi non avete conosciuto?
Noi morivamo sulla via
nel tepore di un mattino d’inverno
e tutto era così dolce
che ci pareva di sognare.

La grazia dell’estate

Ma cadono stelle nel petto
la notte al primo assopire
– e non se ne vede una –
e cosa canta allora la luna?

Il segreto dell’estate

Stanco di farci aspettare viene d’estate
un cielo di stelle come lampare nel mare
ed un mare che brilla come un cielo vicino…

Secondi vespri

Giungevano quei campi
alla filanda,
poi al villaggio,
portati dagli olmi,
dai cornioli,
fino al bosco
che si faceva colle
quasi monte ed oltre
da un ribasso
si vedeva all’orizzonte
il mare
ed al tramonto
un sole enorme rosso…

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Maria Consiglia Alvino

La consistenza del sempre (da Campi di luce, Controluna, 2025)

Dita di rosa scendono sugli occhi,
cielo-mare argento, fine agosto.
Così ti appare il mondo,
un bacio senza fine.
Tu non temi l’orizzonte, il confine.
Distese di venti e dormienti spazi
notte e stelle verranno ancora,
ancora udremo parole nello stream.
Seguiamo la spezzata linea d’acqua,
sentiamo galassie e pietre e grani oro
il volo bianco del gabbiano,
gli atomi del tutto che tutto sanno
e noi che nulla, nulla abbiamo.
C’è la sabbia, il fondale, poi un raggio.
Siamo noi e l’onda calma e la vela
campi di luce chiara, in trasparenza.

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Evghenij Evtushenko

di Giorgio Stella

Vicolo Ultimo

Vicolo Ultimo, effettivamente.
Qui, in una casa scaduta a bettola,
con una stupida faccio il sapiente
e mi rimbecillisco sempre di più.

A che pro essere poeta per sbattersi
con una borghesuccia su un solido baule?
E io sono ridicolo come un bifolco
capitato a Mosca in scarpe di vernice.

In questa stanza tutta gingilli e fronzoli,
la poesia non la salvi a letto.
Vicolo Ultimo, numero tredici.
Più avanti non c’è ormai più strada.

1955-1975