Archivi categoria: Poesia

i giocatori di scacchi

I giocatori di scacchi se ne stanno fermi per ore

 

Chiedevo a un ragazzino di guardare gli alberi

Ma non avevo mai guardato fin dentro di  noi

Mercoledì guardavo i satelliti impazzire

E il giorno dopo di nuovo a lavorare

Senza nemmeno trasalire

Per qualche regola biologica

Rido dallo stesso posto da dove poi piango

Cadono milioni di foglie

E il tragitto è sempre dall’alto in basso

Le foglie non ritornano

Svaniscono come gli anni piccoli

E solo qualche volta in maniera occasionale

Gli occhi percorrono la stessa distanza

In cerca di qualcosa di cui non vergognarsi.

Ivan Crico, Premio Biagio Marin 2009

rothko yellow red blue

Uiàrs el mar

(Verso il mare)

Dopo se tirèua sù riènt la muràja
de la zità in tòl gniènt liziér de l’aria
tiènera de maj – l’arzent atòr dei aulìu
impizà – e com chèla pièra inzalida
ficiàda in tòl mur chèlis tòue
paràulis de drènto mai fauelàdis.
Se zièua uiàrs el mar. Clar el claméua
de lontam, im fond del troz blank,
la nauàda luèngia dei àrboi im flor.
L’àga duta la impegnèua chèl tièmp.
(poesia in tergestino) Continua a leggere→

i vivi al mio paese sono morti

i vivi al mio paese sono morti

li ho visti oggi con le spalle al sole

spingevano per entrare al cimitero.

il mio paese non c’è più

non ride e non sputa in faccia più a nessuno.

ci vorrebbero tre metri di neve

tremila cappotti sulle mie spalle

per sentire il peso di chi c’era

rancori urlati rabbia muta

i grandi giorni della cicuta.

“Epitaffi” – Bianca Madeccia

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=ZVn6juxte9k]
EPITAFFI

Scrittrice di epitaffi sulle lapidi dei cimiteri
donna del disincanto
raccolgo pene di cuore e amoreggiamenti
in questo mondo ricoperto di polvere

E sono così brava
che ho un camposanto tutto mio
E’ una gioia a primavera
potare le roselline bianche e sfrondare la verbena

Dei fiori che colsi ne faccio corone
Di quelli che non colsi
poesie che poggio sulle lapidi

In ogni angolo della mia anima
c’è una lapide ad un Dio differente

(EPITAFFI: testo e video di Bianca Madeccia. Voce recitante: Irene Ester Leo. Testo pubblicato in “Stagioni”, 2008, edizioni Lietocolle).

La Finestra e il dominio della luce

«Una finestra è una finestra in quanto attraverso essa si diffonde il dominio della luce, e allora la stessa finestra che ci dà luce è luce, non è somigliante alla luce, non è collegata per un’associazione soggettiva a una nozione di luce soggettivamente escogitata, ma è la luce stessa nella sua identità ontologica, quella stessa luce indivisibile in sé e non divisibile dal sole che splende nel nostro spazio. Ma in se stessa, fuor dal rapporto con la luce, fuor dalla sua funzione, la finestra è come inesistente, morta».
(Pavel Florenskji, Le porte regali, Milano 1977, p. 34)
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Camminando camminando. In ricordo di Luciano Morandini. Di Maurizio Mattiuzza

Morandini200803

(Luciano Morandini)

E’ un settembre di lutti per la poesia.
E’ morto Luciano Morandini, una delle personalità che più hanno dato alla cultura friulana (e non solo) nelle ultime decine di anni, ma soprattutto un uomo di grandissimo spessore, un esempio. Ci piace ricordarlo con grande affetto anche qu
i.

Camminando Camminando. In ricordo di Luciano Morandini.
Di Maurizio Mattiuzza

Alla domanda “come va” mi rispondeva sempre “si resist” trasmettendomi così, col suo linguaggio asciutto, quella passione e quell’impegno civile che sono stati una delle coordinate più forti della sua vita. L’inganno del tempo che scorre, tranello per tanti poeti, Luciano Morandini l’ha evitato in questo modo, resistendo e vivendo con forza lucida il suo cammino di uomo inserito ogni giorno nella storia. Un sentiero che ha percorso senza paura, intessendo la ricerca personale e politica con il filo spesso di una scrittura ora dolce ora severa, ma sempre capace di una lirica alta e attuale. Una poesia che Morandini, proprio come Saba, ha voluto soprattutto onesta. Aveva passato tante esperienze Luciano, scrivendo, fondando riviste e partecipando a stagioni memorabili della cultura italiana. Mi parlava dei suoi incontri con Pasolini, di Biagio Marin e dei poeti dell’allora Jugoslavia coi quali aveva avuto in quei tempi, pioniere assoluto, scambi profondi. In quei discorsi, tra quei ricordi, però non ho mai sentito nostalgia o arcadia, ma stimolo e voglia di confronto. Parlarne era per lui, io credo, soprattutto un’ occasione per marcare una differenza e dare forma a un suo disagio, ad una certa preoccupazione per i tempi odierni, così chiassosi e superficiali. Luciano non ci lascia lezioni, non lo avrebbe voluto. Il suo lascito è un esempio, un’attitudine che spinge a cercare giustizia e dare amore scrivendo poesia autentica. Continua a leggere→

Filastrocca del pesciolino. Di Nadia Agustoni

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(Pesci)

Filastrocca del pesciolino

di Nadia Agustoni

 

Nella fontana c’è un pesciolino

un occhio verde uno azzurrino

e vede il mondo di due colori

lo vede dentro e lo vede fuori.

 

Se gli parli non ti risponde,

ma ti manda una letterina:

“ Io sono il pesce che in ogni mare

prima ti insegue e dopo scompare.”

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Viedellapovertà 5

Il povero non è così povero.
Il ricco non è poi così ricco.
E Priapo non è Priapo

ammoniscono in coro
direttori, legali e portavoce
pasciuti ai piedi della statua,
coprendone o cantandone la gloria.
Così come un ghigno non è un ghigno
ma un saluto giocoso, e chi non ride
è un pirla. Il male insomma è in chi maligna. Continua a leggere→

Marina Pizzi, da: L’invadenza del relitto, 2009

21.

la rondine che stacca le reliquie

ci fa il nido. la muffa sull’ananas

fa la colpa della casa vuota. nessun

menu è appeso in cucina.

si rantola dappresso nella polvere

del torto. qui le belve dell’aria

sono molte in lite costante.

dapprima il grembo consolava

la lava della scuola la lavagna

col battito del cuore di scudiscio.

ora la vena è immobile e la scienza

un arato di ruggine. quale gelo

chiami nel sonno? quale gerundio

vuoi che non sa darti? eppure muore

l’almanacco e si fa sfinge il fuoco.

22.

E come potevo biasimarti

di Andrea Margiotta

a Rebeca Linares

E come potevo biasimarti
se non volevi finire cassiera
in una qualche bottega profumiera
a Barcellona

a darla a vita, magari, a qualche spagnolo ottuso
e qualche amante di facile uso …

No, non lo poteva accettare
il tuo cuore da star, Veronica detta Rebeca,
nome corto e intenso, come dicevi …
E così anche tu hai trovato la tua America,
nella tua logica che non fa una piega:
“mi piace il sex” –
dici – “mi pagano
e pure mi diverto!”

E allora: che la pax
sia con te, splendida creatura
con gli occhi della notte più scura
e luminosa …
E cosa sogni?
Una casa per te, una macchina nuova,
e un’altra casa per la famigliola?

Ma se guardo la tua alta bellezza
che cela come una strana tenerezza
penso come sarebbe immenso
se quella tua furia da pantera in foia
si convertisse in amore e amore …
E se quell’ amore si unisse alla bellezza
come i fiumi alla musica del mare …

Se tu, regina della notte,
tu bambina basca e catalana
e un po’ americana,
diventassi un angelo
per incendiare i nostri petti di fuoco
e rinfrescarli col tuo dolce vento …

Maestre

Le maestre sono ufficiali pensosi,
alle otto e venticinque ogni giorno;
radunano la piccola truppa
rumorosa per condurla
verso mete ed obiettivi precisi;
sono capi di un governo provvisorio
ministri senza portafoglio
di una nuova nazione
in crescita: istruzione e difesa,
interni e giustizia nelle loro mani,
e nelle attese di chi
si nutre di esempi
di parole di terra, suoni di cielo. Continua a leggere→

Ho parlato con le cose

Di Carmine Vitale

Ho parlato con le cose

Perché le parole sono sporche

Sulla facciata di una chiesa una volta lessi

Che è difficile pisciare controvento

E cosi anche queste poche lettere

Hanno perso consistenza

Si sono lacerate

Ridotte a brandelli
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Assunta, di Flora RESTIVO

Assunta%20Finiguerra
Il mese di settembre è stato molto attivo nell’affidare alla nera signora con la falce, grandi personaggi, sia nella cultura, che nello spettacolo.
Turi Vasile, che ho avuto il piacere di conoscere, apprezzandone, al di fuori della tempra artistica, lo spirito e l’ironia, Mike Bongiorno, che, nel bene e nel male (non ho mai fatto parte dei suoi ammiratori), ha rappresentato una svolta epocale nei costumi degli italiani e…Assunta Finiguerra. Ho appreso da un amico, non siciliano, la notizia che ci aveva lasciato e sono rimasta senza parole. Sapevo del male con cui stava combattendo, ma pensavo che lo avrebbe soffocato anche stavolta. Non è stato così e ora vorrei dire solo due parole per questa donna sfortunata, sincera e appassionata, violenta e dolce, bella e sensuale, tenera e ironica, come la poesia che, in tutto e per tutto, la rappresenta. Continua a leggere→

Ultima, l’orma

rocce

E viene il giorno che lui appare
e non sai come accarezzargli il viso
perché è carne da sogno.
Diceva il mondo ti trasforma in una cosa morta
diceva questo delle cose del mondo
diceva sdraiati
accanto a me nel solco delle ruspe, adesso io posso
accarezzarti il viso
tra questi cardi senza peso oltre la prima ansa del torrente – vieni
diceva, devi farlo
adesso. Così egli accolse la sua madre in cielo Continua a leggere→

La maestra. Di Gabriella Maleti

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(scuola)

La maestra

 

A Mariella

 

Un po’ timida, impacciata,

ecco la maestra.

Osserva teste e teste, occhi, mani.

Dice: “Eccoci qui, cari bambini,

a dire, ad ascoltare, a profferire quanto

ognuno di noi sa, mescola, porge,

perché innocenza da voi imparo,

tengo tesa nel cuore parità,

e insieme insieme rinsaldiamo vincoli

di scambio e meraviglia,

fedeltà nel mantenere conoscenza e stupore,

similitudine in questo andare lungo

sapienze ideali”.

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Compianto in terracotta, L’età moderna

luce

di Maria Pia Quintavalla

Ed è sorella rinata dalle ceneri,

bisogna che io parli di Adriana.

rinata là mi aspetta

nella casa dove ha vissuto il padre,

ha taciuto di lui mi ha accolta

accucciata a terra poi, Sono qui

Vengo a prenderti ristorati –

la tua casa e la mia sono nate

qui, stesso spazio, sogno lo stesso

sosteneva i suoi occhi prima di morire.

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