Archivi categoria: Poesia

Stimulus carnis meae, di Alessandro Ansuini

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I corpuscoli danzano attraverso
Le primavere ghiacciate, e le stagioni.

La costruzione delle stanze avvenne direttamente sugli alberi
Ci legavamo i polsi con i tralicci della vite accendevamo
Fuochi nella notte e ci rotolavamo sopra le foglie
Qualcuno cercava la legge, i piedi sporchi
Scivolavano mostrando le palme da un’insenatura
All’altra, facevamo le gocce così carichi d’acqua
Perennemente a testa in giù, terribilmente ansiosi
Di ricongiungerci con la terra
Come bambini immediatamente in fila ad uno
Scivolo dopo
Esservi appena trascesi. Continua a leggere→

“Leggero è il macigno/portato con le ali”

Bevendo il tè con i morti di Chandra Livia Candiani sarà presentato mercoledì 2 aprile alle ore 18 presso la libreria Archivi del 900 di via Montevideo 9, a Milano. Presenterà Vivian Lamarque, leggerà Chandra Livia Candiani.
Ricordo che su lapoesiaelospirito si possono leggere due letture di questo libro qui e qui. Segnalo anche una intervista a Chandra Livia Candiani, che si può leggere qui. Altro materiale sull’opera si trova in rete, in particolare qui.
Accompagno questo annuncio con degli appunti annotati durante la lettura del libro. Continua a leggere→

Amelia ROSSELLI nella lettura di Biagio CEPOLLARO

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(A. Rosselli/B. Cepollaro)

“Leggere è insomma un lasciar risuonare una chiave
provando ad aprire altre porte, già comprese nel testo,
ma ancora silenti.
”
(Biagio Cepollaro)

Due poesie di Amelia Rosselli secondo i criteri della poesia integrata.

Nell’ambito di un corso di aggiornamento per insegnanti di italiano dell’istituto Virgilio di Milano, ho proposto, tra ottobre e dicembre del 2007, dieci incontri di due ore ciascuno dedicati allo studio dei princìpi e dei metodi della ‘poesia integrata’.
Gli appunti seguenti relativi a due poesie di Amelia Rosselli sono scaturiti dal lavoro sull’immagine, sul suono e sul senso realizzato insieme al gruppo di lavoro. Continua a leggere→

In Itinere – Federico ZULIANI

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(John R. Walker, Travelling South)

Non ho mai creduto alla poesia di/per genere, tanto meno all’esistenza di una poesia “generazionale”. Trovo quest’ultima, se possibile, un’etichetta ancora più trita, inutile e vuota tra tutte quelle che infettano e piagano il panorama della letteratura in versi, deprivandolo della possibilità di significare oltre i limiti arbitrariamente imposti e di mostrare l’intero orizzonte degli echi e degli alfabeti di senso che contiene. Distribuendo patenti e innalzando steccati che, apparentemente, cercano di definire uno spazio e la sua presunta specificità, non fanno altro che negare, nei fatti, la possibilità di un ascolto e di una fruizione a tutto campo di quell’inafferrabile atto creativo che fa del polimorfismo la sua ragion d’essere profonda, il suo peculiare e molteplice sguardo sul mondo. Continua a leggere→

Da: “L’interprete delle passioni” di IBN ‘ARABI

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XVIII

1. Férmati alle dimore,
piangi sulle rovine,
e alle abbattute abitazioni chiedi:
2. “Gli amati, dove sono?
I lor cammelli, dove sono andati?”
“Guardali, nel deserto
traversano i vapori:
3. Tu come dei giardini
li vedi, nel miraggio:
la calura dilata
negli occhi la figura.” Continua a leggere→

Notti passate, pasque – di Marco Guzzi

Sotto torchio

Fatti sotto.
Ho voglia di lottare.

Ho il cuore morto, e la mia lingua
Raspa sotto il torchio
Unto d’olive.
                      Le tue impennate
Di vento fanno il resto
Per umiliare questo poveruomo.
                                                        Non so parlare
Dolce perciò. So gracchiare
Come una vecchia baldracca che prega. Continua a leggere→

“Ad Istambul, tra pubbliche intimità” di Enrico Pietrangeli. Recensione di Gino Scartaghiande

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Enrico Pietrangeli
Ad Istanbul, tra pubbliche intimità
Edizioni Il Foglio – 2007 – 10,00 Euro

Un tuffo “critico” nel profondo di alcune poetiche dell’otto-novecento, massime la deriva decadente, da Baudelaire in poi, passando per Kavafis, fino all’ ermetismo nostrano, è quanto sorprendentemente ci aveva rivelato Enrico Pietrangeli nella sua prima raccolta poetica: Di amore, di morte. Continua a leggere→

Semplicemente

Primavera, amore, poesia.
Cosa può esserci di più banale?
O di più sublime?
E quanto è bello trovare in uno dei libri che vengono ritenuti sacri un passo che racchiude da secoli l’essenza di tutto ciò?
Gli ebrei leggono questo brano celebrando la loro Pasqua, noi lo usiamo nella liturgia del matrimonio.
Ma più spesso questo libro (il Cantico dei Cantici) viene schivato perché troppo naturale, troppo amorevole, forse troppo erotico.
Eppure viene considerato l’essenza della scrittura sacra, paragonato al sancta sanctorum del tempio di Gerusalemme.
Perché il nucleo dell’uomo è l’amore profondo, così forte (più forte della morte, dicono i versi del Cantico) da imbarazzarci se lo percepiamo.
Ma non qui. Continua a leggere→

Antonio Porta

di Massimo Sannelli

Questa è la poesia di Porta che amo di più: non è difficile capire *perché*. L’andatura non è né tradizionale né sperimentale; né avanguardia focosa né tradizione disossata; né “scrittura”, che è un termine un po’ filosofico un po’ sensibile un po’ generico. Diciamo – *liberamente* diciamo – che è una rosa. E diciamo – come scrive Luce Irigaray in *Sessi e genealogie* – che “nessuna teleologia comanda lo sbocciare dei petali”. Questa rosa è anche una “lettera” non artificiale, a sé e al mondo, come l’opus di Emily Dickinson [le lettere di Emily non sono poesia? *sono*]. Così un uomo fioriva nel “largo esperimento”, che Rosemary conserva.

Qui

io sono la scimmia, l’uomo è superato

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io sono il più figo, il più tremendo
con tutte le ragazze sono come
il rocky roberts, con manetti di passion,
e io spakko tutto, e io rockabilly,
io vinco io slargo io svello,
io sono il più figo der bigonzo
er cecio alto, il fungo atomico
il forzaotto, il poeta salvifico
il crepapadrone! tutto va bene
il figo dei fighi, il super dei supra,
io sono l’alighiero ed il noschese
il frizzi e il lazzi, il bibendum sbronzi,
il kleenex raro, il bombanonbomba Continua a leggere→

Creta e altri luoghi comuni

di Emanuele Kraushaar

Avrei voluto essere a Creta
sotto Minosse, ma suo consigliere.
L’altra sera sul divano con i miei
per più volte a parlare di cose invisibili.
Con il mio cane a pascolare pecore
in Scozia o anche più a nord.
A Torino da mia nonna quando era viva.
Ridarle i fiori del cimitero come fiori vivi
a lei viva. Per la tavola magari
e invitare tutti quelli di là
e quelli di qua.
Avrei voluto essere sul monte
che sorge sul lago. Chiuso nel bosco,
nascosto come un ragno in un buco.
E cibarmi di bacche. E spaventare
le passeggiate di ignari passeggianti.
Sarei anche altrove. Ma non qui, dove
il presente scritto è già passato.