Archivi categoria: Poesia

Fabio Grimaldi, Via Dolorosa Via Gloriosa

a cura di Alberto Fraccacreta

Via Vittoriosa

il vuoto è colmato
precipita il sole
atterriscono tutte le creature

Via Silenziosa

un corpo
lasciato scivolare
tra le braccia materne

il mondo sfocia
nel dissipato equilibrio

Via Decorosa

un cadavere
esposto al silenzio
sarà fine o inizio? Continua a leggere→

Anna Segre, A corpo vivo

a cura di Alberto Fraccacreta

uno

Avrakedavra.
Tesso le poesie per te.
Che sarebbe: creare dalla parola.
O anche: benedizione della parte santa.

tredici

Trattengo in bocca
le cose da dirti
e la lingua c’inciampa
perché devo parlare
con altri d’altro
che non sei tu.

Mi ronzano sul palato
come api
le cose da dirti
e la mia bocca
è un’arnia
inviolabile. Continua a leggere→

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La parola ai poeti. Guglielmo Aprile


Imparai a fare versi
osservando le onde; intuii l’essenza del ritmo dal movimento delle acque – perfetta rappresentazione del divenire già agli occhi di Eraclito. Ma è necessario guardare ancora più indietro nei millenni, se si cerca una spiegazione al gratuito e misterioso gioco che alcuni di noi si ostinano a intrattenere maneggiando parole e combinandole su un foglio a imitazione dei disegni delle costellazioni. Continua a leggere→

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La parola ai poeti. Giorgio Stella


Per me la poesia è dettato non canto da sempre pensato e pagato. La novella delle biografie attrae la poesia consolatoria ma è un deterrente non un attenuante, un immergersi in vena. Verso la poesia totale di Adriano Spatola è il calibro di questa monarchia platonica.  La categoria si evade come un una mimica di Keaton come del resto non porta avanti né indietro pur non richiesto si estende all’atto inciso del morso nel cordone ombelicale. Confermo la poesia è dettato non canto se Whitman  lo avesse saputo prima io cancellerei la poesia a sé medesima in quanto retroattiva. Pulcinella ha dato senza togliere a nessuno i versi nei libri degli altri poeti: Giuliano Gramigna in ES-O-ES è il manifesto di una epoca e dei suoi protagonisti nella traballante ora occidentale. Meglio la morte di un figlio che essere poeti in entrambi i casi fine pena mai. Chi non mi portò nessuno dal nulla? Plotino  e l’Umanesimo.

Come poesia

Sfilando il nettare alla
rosa questa volta
l’inverno è vero.

La mia storia:
un coriandolo d’ombra
su un carnevale bianco.

Rapito nella taverna
della via lattea,
come “calcea” orzata

sulla maschera,
come poesia
cancella.

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Babele, di Raffaela Fazio

La parola è un ponte verso l’interiorità e verso l’alterità. Come ogni strumento umano, deve essere al servizio della vita, non il contrario. La parola non va idolatrata, né strumentalizzata o reificata. Eppure, il rischio della deriva è sempre presente. Ce lo ricorda, ad esempio, il racconto archetipico di Babele. Il vero dramma di Babele è la perdita del senso dei rapporti interpersonali, a causa dell’omologazione e dell’utilitarismo. Il popolo che costruisce la torre, subordinando a tale ambizione fagocitante ogni altra attività quotidiana, è una massa uniformata, oggi potremmo dire “robotizzata”, che usa una lingua sola, una lingua meramente funzionale, che ha annullato ogni legittima specificità. Ecco perché l’Eterno interviene, reintroducendo la diversità (simboleggiata dalla pluralità delle lingue), ovvero la coscienza vitale dell’alterità, e restituendo alla parola la sua più autentica vocazione. Solo così essa può tornare ad essere una realtà capace di rinnovarsi e di rinnovare.

 

Il rumore tremendo delle acque


di Sabatina Napolitano

Le acque dei fiumi hanno travolto tutto:
ho perso le foto dei nonni che conservavo
da bambino, i colori che usavano i miei figli a scuola
e le loro cartelle. Non trovo più il mio gatto
sarà morto annegato e il fiume l’avrà portato
lontano a chilometri da casa.
Il mio cane mi parlava ogni sera,
ad ogni passeggiata quando lo portavo a spasso.
L’acqua ha portato via ogni cosa:
ho perso i miei asini, le galline, i maiali.
I cani che c’erano nei canili e nei rifugi
stiamo cercando di portarli via.
Da queste acque che ci hanno visti riconoscenti
ora c’è una immensa sensazione di impotenza e di morte.
Inutile tentare di parlare alle acque,
inutile implorare di fermarsi dalla mia finestra
mentre cancellavano tutto, tutto quello che sono:
i miei ricordi sepolti dal fango.
La sventura è calata su di noi,
riempiendo le nostre case delle lacrime di dio,
ed ora che davanti al disastro
non ci sono più re, né corone
cerchiamo nuove zavorre,
nuovi aiuti, investiti da un’onda che ci sconvolga,
un’onda buona che non ci lasci afflitti
nella disgrazia che ci avvolge.

[immagine da qui]

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Mario Esposito, Versi d’amore erotico per Natalie Zumab

a cura di Alberto Fraccacreta

Come avverte l’autore in una nota d’apertura, il Natalizumab è «un anticorpo monoclonale, un farmaco per la cura della Sclerosi Multipla, malattia neurodegenerativa del sistema nervoso centrale che colpisce circa 2,8 milioni di persone nel mondo, circa 133,000 solo in Italia». Ringraziamo Mario Esposito per il coraggio della sua testimonianza in versi: come potrà subito arguire il lettore, si tratta di un ammirevole diario autoironico che non dimentica il dolore, ma che pirandellianamente riesce anche a esorcizzarne il peso con un misurato ‘sentimento del contrario’. Continua a leggere→

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Il sufismo di Rumi come strada verso l’Assoluto

di Alida Airaghi

 

I trenta ghazal di Rumi che Ponte alle Grazie ha pubblicato con commento e traduzione di Stefano Pellò hanno il merito di correggere il radicato cliché con cui la cultura occidentale, soprattutto anglofona, continua a leggere il mistico sufi di lingua persiana, facendo di lui un edulcorato cantore dei buoni sentimenti, animato da una spiritualità annacquata e da ingenua mansuetudine, e trasformandolo così in un campione di incassi ai vertici delle classifiche letterarie mondiali. Continua a leggere→

Il canto che sorprende

di Giampaolo Centofanti

Poesie nelle quali faccio cantare tante persone. Spesso parla direttamente il protagonista. Sono storie inventate, nate però dalla vita di un prete che vive, cresce, in mezzo alla gente e ne sente il canto. “Maria da parte sua custodiva tutti questi fatti-parole lasciandoli condiscendere nel suo cuore” (Lc 2, 19).

Pellegrinaggio per l’Appia antica

Lucignoli fumiganti
per catacombe ancora
nella notte di Roma
del quo vadis.

–

La natura del vento

La notte nel silenzio le canzoni
volavano dai cuori nelle case
passando magari da bugigattoli
aperti al fresco dell’estate.

Il vento le portava, che’ sa molte
cose, le più nascoste pure.
Le posava discreto con un soffio
leggero nel riposo ignaro.

Erano sogni d’amore, preghiere
implorate da madri ansiose,
suppliche di pace ed altre belle cose
che sole la brezza può fare volare.

– Continua a leggere→

Mara Venuto, Vora

a cura di Alberto Fraccacreta

Mara Venuto, Vora

Alla terra perpendicolare la caduta,
la vergogna dei cani deposti a marcire.
Vagare innocenti a due a due,
sui talloni il peso del domani e il suo travaglio,
la lucida sapienza delle viole.
In eredità lasciarsi calici dove nessuno beve
e restano come un danno nelle mani.

*

Forse il termine delle cose
è il piccolo osso sulla nuca,
la nocca di un indice
che dal buio chiede di aprire.
Bussare incastrati nel tempo
una pretesa carezza.

* Continua a leggere→

Francesco Vitale, Lo spirito cuoce

a cura di Alberto Fraccacreta

Francesco Vitale, Lo spirito cuoce

Giorno dopo giorno

Immagina l’immagine
dei tuoi orizzonti
interpreta simulacri
che nuvole osano mostrare

saranno indizi
di un domani
domani?

Sospensione

Il tempo lacerato
lasciamolo ai suoi passi
come tele surreali
di una persistente memoria.

Play!
Billie Holiday
saprà come finire.

Francesco Vitale, Lo spirito cuoce, Edizioni Efesto.

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Arianna Galli, Il deserto di Milano

[foto di Fabio Samoirago]

a cura di Alberto Fraccacreta

Arianna Galli, Il deserto di Milano

Ritratto (Modigliani) 

Hai realizzato solo per me un ritratto profondo
tu che dicevi che non sapevi dipingere una donna,
perché non le comprendevi.
Le altre, dicevi – erano donne trasparenti.

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