Archivi categoria: Scritture

Lirico terapia. Eugenio Montale, Forse un mattino andando in un’aria di vetro.

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,

arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:

il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro

di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto alberi case colli per l’inganno consueto.

Ma sarà troppo tardi; ed io me ne andrò zitto

tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

***

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Su CUORE ALLEGRO, di VIOLA LO MORO (di Enrico De Lea)

La raccolta Cuore allegro, uscita di recente per i tipi di Giulio Perrone editore,, rappresenta l’esordio poetico di Viola Lo Moro, giovane autrice romana (laureata in letteratura moderna e contemporanea e specializzata in letterature comparate). assai presente ed attiva nella programmazione culturale (come socia della libreria delle donne di Roma, Tuba, e come ideatrice/organizzatrice del festival delle scrittrici “InQuiete”), e collaboratrice di riviste letterarie e femministe (Leggendaria, DWF, Letterate Magazine, Femministerie).

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Giulio Regeni e il dio quattrino

di Antonio Sparzani

In edicola vendono un libro di Papa Francesco, intitolato “Ritorniamo a sognare”, fascinoso titolo: l’ho comprato e ne ho letto finora circa due terzi, cioè i primi due capitoli, su tre in tutto. Credo che nessuno dei predecessori di Bergoglio avrebbe scritto qualcosa del genere, ancora un segno che egli è una persona piuttosto diversa dal solito; certo, il “solito” non esiste perché tutti i successori di Pietro sono stati differenti l’uno dall’altro, Bonifacio VIII e Giovanni XXIII non credo abbiano avuto molto in comune, ma quello che voglio dire è che questo Francesco mi sembra proprio una – bella e interessante – novità, in particolare per me che non ho una sconfinata ammirazione per la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, in quanto Istituzione, che già la qualifica “istituzione” mi dà un po’ di brividi. Inutile aggiungere che poi dentro ogni istituzione ci possono essere delle persone straordinarie e credo che noi di LPELS ne sappiamo qualcosa… Continua a leggere

Alessandro Gianetti, “La ragazza andalusa”

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

Alessandro Gianetti, La ragazza andalusa, Arkadia Editore, 2020

La storia di un italiano trapiantato a Madrid e impegnato in una coscienziosa esplorazione dei locali della movida della capitale spagnola diventa l’innesco di un duetto amoroso e linguistico tra lui e una ragazza sivigliana dal carattere particolare, che, in un brioso e rocambolesco gioco di attrazione magnetica, lo porta a viaggiare verso il cuore della cultura andalusa. Questo il “succo” del romanzo di Alessandro Gianetti La ragazza andalusa, edito da Arkadia per la collana “Senza rotta”, e appena uscito. In questa intervista cerco di scendere più in profondità nel suo lavoro.

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Su “Correggere le diottrie” di Giusi Drago (di Viola Amarelli)

In “Correggere le diottrie” (Oèdipus 2019, vincitore del Premio Bologna in Lettere 2020, per le opere edite)  Giusi Drago indaga sulla triade perfezione-errore-senso di colpa,  con un clinamen dialettico che approfondisce il contesto di paura e incertezza che ne deriva. Non a caso il titolo del libro si riferisce alla pressoché impossibile visione del terzo occhio (è noto che esso non può ferirsi e non/ patisce miopia, non ha bisogno /di correggere le diottrie) laddove  nell’ “appendice terapeutica  DI VERTEBRE E PAROLE” l’allegorema corpo-testo -vita, esemplarmente coniugato, pone in rilievo la responsabilità di chi agisce (la schiena abbraccia le forme delle tue colpe /di scelte e posture errate, inutile scorrerle tutte).  

Si tratta di un agire scandito da imperativi quasi kantiani sin dal testo di apertura della prima parte (intitolata, appunto, “dell’agire”) , imperativi che però si scontrano con la rete di interdipendenze  che sostanzia lo svolgersi del mondo (che il mondo agisca in aderenza/al dato, invece tutto sporge avanza),  e che ogni volta sommerge lo sforzo di “Sentire, vedere”, “Nominare” cui pure l’autrice fa, o sembra fare, affidamento. Continua a leggere

Raffaela Fazio intervista Sonia Caporossi

Foto di Dino Ignani

Sonia, ti occupi di diverse cose, senza rientrare per fortuna nella categoria dei “tuttologi”, perché vai a fondo dei tuoi interessi e perché hai gli strumenti necessari per sviluppare un pensiero critico e originale. A proposito di pensiero critico, cosa occorre a tuo parere coltivare e cosa occorre evitare per rimanere lucidi e onesti intellettualmente?

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Lirico terapia. Manuel Alegre, Il primo sonetto del portoghese errante.

Il primo sonetto del portoghese errante

Io sono il solitario l’inforestierato

Colui che ha una patria che è già stata

e quella che non è. Io sono l’esiliato

di un paese che non c’è e che mi duole.

Sono l’assente anche se presente 

il sedentario che è partito in viaggio

io sono l’indomito il renitente

colui che restando resta di passaggio.

Io sono quello che appartiene a un solo luogo

perduto come il greco in altra Iliade.

Io sono questo partire questo restare.

E la nave che mi portò via non tornerà.

Io sono forse l’ultimo lusiade

alla ricerca del porto che non c’è.

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