Archivi categoria: Scritture

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A volte siamo colpiti da una vista, un colore, un profumo: rimaniamo inebriati, sorpresi. Sono buone occasioni per scoprire l’amore del Padre per tutti e per ciascuno, un amore unico e molteplice, capace di rivolgersi a ognuno in modo irripetibile. È così che la vita diventa intimità crescente, confidenza, abbandono nelle braccia più sicure che siano mai esistite. La felicità sta qui, e non altrove.

I pesci e i migranti liberi

I pesci sono migranti liberi, e non hanno nessun ingresso sbarrato. E fanno il pallone, e si inseguono come fossero i fiati dell’organetto, e si addormentano felici.

Io ho spesso avvicinato il mio palmo alle loro bocche, per cercare di raccoglierne l’eredità quando avevo paura del naufragio e di poter rimanere perduto come un oggetto. E mi giravano intorno, senza spostare polvere: come in guerra, sulla terra, mio Dio.

Sott’acqua il mare sembra sicuro, non è arricciato e non sente l’assalto dei motori; senza il contatto con le dita umane resta puro in ogni lato, come la fede o come dovrebbe l’amore fra i popoli. Continua a leggere

Di me diranno, di Luca Benassi.

Il libretto di Luca Benassi, Di me diranno – Edizioni CFR, 2011 – fu, a suo tempo, una sorpresa natalizia bene annunciata nell’introduzione del compianto Gianmario Lucini, allora direttore della “Collana Turoldo di poesia dell’Essere”. L’incrocio tra fede e poesia, pace e solidarietà; la lontananza dalla storicità del Natale, innescata da secoli di iconografia edificante e astratta; la nostalgia dell’innocenza, contrapposta al realismo a volte crudo della vicenda autentica; e ancora: la fisicità, intrisa di dolore; Continua a leggere

La bambina ovunque, il ritorno di Stefano Sgambati

Cosa succederebbe se una sera, tornando a casa, si trovasse qualche mobile spostato, ma spostato bene, come se fosse entrato a tradimento un architetto e avesse messo tutto a posto? Una sensazione simile a quella che potrebbe essere l’ho avuta leggendo La bambina ovunque di Stefano Sgambati. Avevo letto e amato Gli eroi imperfetti, che risale ai tempi in cui Minimum fax era ancora a Ponte Milvio e Nicola Lagioia era “solo” uno dei migliori editor in circolazione, e ho aspettato questo libro come si aspetta di tornare a casa dopo un trasferimento temporaneo.
Ho ritrovato al loro posto alcune cose che mi avevano reso l’autore riconoscibile fra mille, e più di tutte il suo sguardo verso la vita, verso le cose, dal particolare all’universale, come ci insegnava la prof di filosofia al liceo.

Il libro si apre con un “padre in attesa”; mica è solo la mamma che “aspetta un bambino” poi, no? Dovrebbe essere scontato il concetto, ma ancora siamo al padre pressoché invisibile o al padre eroe. Non so quando si arriverà alla normalità sacrosanta di un uomo che ha un rapporto d’amore, un progetto, con una donna e insieme stanno per mettere al mondo un figlio, ma Sgambati ha dato una bella sterzata verso questo percorso felice. Continua a leggere

Oliver Langmead, “Dark Star”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Oliver Langmead, Dark StarCarbonio Editore, 2017

Un romanzo-poema spiazzante. Una versificazione prosastica radicata in un mondo buio. Un pianeta orbitante intorno a una stella oscura, alimentato e illuminato da fonti artificiali che sono ormai diventate più preziose di qualunque valuta. Un oceano sterminato di esseri umani ridotti a brancolare nel buio e privati di qualunque sostanza e identità – e, non a caso, chiamati “fantasmi”. Questa l’angosciante cornice dei fatti narrati dall’autore scozzese Oliver Langmead in Dark Star. Un’indagine sulla falsariga provocatoriamente rovesciata dell’Inferno dantesco, con un poliziotto, Virgil Yorke, accompagnato dall’amico Dante in un allucinato e allucinante itinerario attraverso i “gironi” dell’inferno distopico della città di Vox, e sospeso a metà tra due indagini: la morte sospetta di una ragazza andata in overdose di una particolarissima droga, la “luce liquida”, e il ben più inquietante furto di uno dei tre “Cuori”, essenziali fonti di energia per tutto il pianeta.

Il testo ha una forza di coinvolgimento vorticosa, che trascina in una spirale discendente, con un moto a precipizio che ancora una volta, sia pur in una distorsione sonora degna dei Radiohead (gruppo di “culto” dell’autore), ricorda la prima cantica della Divina commedia. Continua a leggere

Consigli di lettura

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In occasione delle feste, e non solo, alcune letture consigliate, di narrativa, poesia e saggistica.

  • Laura Salvai, “E anche più lontano”, Miraggi. Un’avvincente romanzo di formazione ambientato a Torino che vede due donne come protagoniste.
  • Pasquale Vitagliano, “Sodoma”, Castelvecchi. La storia di un ospedale si intreccia con quelle di una famiglia in Puglia, un romanzo civile.
  • Andrea Laiolo, “La neve blu”, Achille e La Tartaruga. Una raffinata sequenza poetica d’altri tempi.
  • Silvia Albertazzi, “Leonard Cohen. Manuale per vivere la sconfitta”, Paginauno. L’eccezionale saggio dedicato al poeta e cantautore Leonard Cohen.
  • Tiziana Barillà, “Mimì Capatosta. Mimmo Lucano e il modello Riace”, Fandango. Un libro-documentario, una scrittura giornalistica illuminante.
  • Michele De Virgilio, “Tutte le luci accese. Poesie 2011-2017”, Ladolfi. L’ottimo libro di un giovane e promettente poeta, perché i versi fan parte della vita.

Buone letture e buone feste!
Max Ponte

Frammentario. Anna Maria Farabbi con Carmela Pedone

 

Frammentario_Pedone
io non mendico     consegno a te il suono
della mia cenere

A.M.F.

*

La poesia esiste, non si cerca: si trova. Dimora anche in luoghi e persone sommerse. Può essere scoperchiata improvvisamente, non come tesoro archeologico, ma come creato vivente da ridistribuire alla comunità. Come nutrimento e energia corrente. Continua a leggere

Italia

Avrei molte cose da dire
in questa Immacolata:
denunce di inguaribili idiozie,
cecità volontarie, suicidi
di massa per futili motivi.
Fossimo vivi, almeno,
attingessimo alla fonte,
guardassimo giù, fino a specchiarci
come ebeti uccelli, 
imbelli, come facce di governo.
Questo inferno è una tastiera folle,
dove tutti sfidano il destino:
l’unione fa la forza – dicono –
ma cosa, ma va là, malignità
corposa mi urge in questo canto
del cigno dell’Italia, questo scrigno
vuoto, questo immane senso
d’inutilità.

Per Te

Semplice la vita: non al modo
di Simply, il mercato
di non so quale catena,
ma nel gesto
di vederla dalla parte opposta
a quella dell’io.
Allora non ricordi
le offese, le tracce della pena,
ma solo l’orizzonte dove appare
l’Altro.
È il giro necessario per salvarsi
dalla giostra abusiva del nemico.
In verità ti dico:
tu sei Me,
Io sono te,
nient’altro. 

 

L’impossibile

Facciamo rivivere la bontà di Gesù. Abbiamo, nel giorno, un’occasione dopo l’altra per realizzare questo: così ci troveremo uniti a Lui, nel fascino di una vita divina. Dobbiamo imparare a sperare l’impossibile: chi più attende, più riceve, fino a spostare le montagne. Bisogna ripetere spesso, come dice il Cristo alla Bossis: “Credo al tuo amore per me, al tuo immenso amore. So che mi hai amato di un amore eterno”.

Come Sansone

Un solo atto d’amore, di fiducia assoluta, può fare un santo, dice il Cristo alla Bossis. Di fronte a questo, come Sansone, Gesù perde la sua forza di giudice, è toccato sul vivo, si piega alla nostra volontà, che adotta come sua. Non riesco a pensare a un’immagine più bella.

Bertolucci, il patriarcato, e “e allora Caravaggio??1?1”

La rete si è abbastanza divisa su Bertolucci. La maggior parte delle persone sono in lutto e non lesinano epiteti molto altisonanti nei confronti del regista, altri lo criticano per quanto successo sul set di “Ultimo Tango a Parigi”, in quella che viene da tutti denominata la “scena del burro”. Ci sono versioni diverse sull’accaduto, dal negazionismo più assoluto (“era una zoccoletta che se l’è andata a cercare, l’hanno pagata, sapeva la scena” e via vomitando) a quelli che “è stato quel burlone di Brando, Bertolucci è innocente!” e via scemando. Sulla questione precipua, non c’è molto da congetturare dato che lo stesso Bertolucci si è espresso chiaramente in proposito. In primo luogo, ammettendo l’accaduto e motivandolo con una giustificazione artistica: voleva che l’attrice mostrasse emozioni reali e non recitasse, perché il tutto fosse più forte (lo stesso principio degli snuff movies). In secondo luogo dichiarando in tempi più recenti che era “dispiaciuto” di non aver chiesto scusa a Maria Schneider per l’accaduto, prima che lei morisse. Continua a leggere

Pamela Petrarolo, un’anima soul tra passato e presente.


Intervista alla cantante Pamela Petrarolo

di Guido Michelone

Molti la ricordano, ancora semplicemente come Pamela, nei panni della cantante dalla voce già matura, nel programma di Gianni Boncompagni “Non è la RAI”, che presentava stuoli di ragazzine come protagoniste in una varietà dove le adolescenti spesso ‘recitavano’ da adulte, non senza qualche bacchettata da parte della critica. Ma in mezzo a tante fanciulle ancora molto acerbe nel ballare o nel recitare, a parte la verve di presentatrice di Ambra Anbgioini (che in seguito dimostrerà eccellente qualità di attrice drammatica), spiccava proprio Pamela Petrarolo, quale vocalist originale. Eccola dunque con un nuovo disco, il terzo della carriera, l’ottimo ‘A metà’, in quest’intervista esclusiva, dove racconta di se medesima con molta franchezza.

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Cenacolo

Sempre, ventiquattrore su ventiquattro, senza intervalli. È questo il criterio della nostra relazione con Gesù: un posare mattone su mattone per la costruzione del Regno; quel mattone che solo noi possiamo mettere. Dare a Gesù, in ogni istante, anche quando sembra di non avere niente, perché dal niente ha creato. E allora, dice il Cristo alla Bossis, faremo parte del cenacolo felice dei suoi servi, dei suoi amici.

Queste cose

Non c’è nessuno così disponibile e tanto trascurato quanto Gesù. Basta chiamarlo, perché venga: ma in quanti lo chiamano? È il paradosso di un Dio umile, che ama soltanto. Speriamo di non essere tra quelli che non vogliono capirlo. Per gli altri, scriviamo ogni giorno queste cose.