Archivi categoria: Scritture

Incontri XXIII

Raccolto degli angeli

di Ana Blandiana (Romania, 1942)

… di tanto in tanto
uno scontro
come dopo la caduta
dei frutti nell’erba.
Come passa il tempo!
Gli angeli, più che maturi, cominciano
a cadere:
è autunno anche in cielo…

Sonnetto

di Bill Knott (USA, 1940-2014)

Nel modo in cui il mondo non è
Sorpreso di te
Neanche una foglia che lancia uno sguardo
Quando usciamo di casa
Mi fa pensare
Che la bellezza è naturale, non si fa notare
E non si dovrebbe nemmeno nominare
Tranne che nel momento in cui succede
Quando si canta e si lavora insieme
Quando ci si innamora sotto gli sguardi dei vicini
E quando tu raccogli i tuoi capelli ribelli per uscire
E naturalmente quando io
Sono sorpreso di te
Nel modo in cui il mondo non è
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Incontri XXII

poesia per una mosca

di Kurt Marti (Svizzera, 1921-2017)

a nessuna ora
(fuori cade la neve)
si è svegliata
nel silenzio della stanza notturna
una mosca

blu scintillante
nella luce gialla
di una lampada di carta di riso
ronzando
davanti agli scaffali

e cosa vorresti
(ecco la domanda)
dirci con questo?

nulla nulla
lo scrivo
per la mosca

La mosca

di Stefanie Golisch (Germania, 1961)

C‘erano pesci e topi e un triste sole.
Il mondo non ha alcuna opinione di
noi. Il giallo è un gioco di luce e io
sono un pesce stanco, vivo perché
sono mortale. In un giorno di primo
autunno siamo un giallo, una stanchezza
di pesce, una magra coda di topo, la
mosca di nessuna ora Continua a leggere

Incontri XXI

Il segreto

di Denise Levertov (GB/USA, 1923-1997)

Due ragazze che scoprono
all’improvviso
il segreto della vita
nel verso di una poesia.

Quella poesia, l’ho scritta io,
che non conosco
il segreto. Mi hanno
detto

(attraverso una terza
persona)
che l’hanno trovato,
ma non cosa fosse
e nemmeno

in quale verso si trovasse. Ora,
più di una settimana dopo,
avranno già dimenticato
il segreto,

il verso, il nome della
poesia. Io le voglio
bene
perché loro hanno trovato
quello che io non posso trovare,

perché mi vogliono bene
per quel verso che ho scritto
e perché l’hanno dimenticato
così che

tante volte ancora, finché
morte
le trovi, possano
scoprirlo
in altri
versi

in altre
circostanze. E perché
vogliono saperlo,
perché

credono che ci sia
un tale segreto, sì,
soprattutto
per questo. Continua a leggere

The Dream Keeper di Langston Hughes (USA, 1902-1967)

Bring me all of your dreams,
You, dreamer,
Bring me all of your
Heart melodies
That I may wrap them
In a blue cloud-cloth
Away from the too-rough fingers
Of the world

Portami tutti i tuoi sogni,
sognatore,
portami tutte
le melodie del tuo cuore
che le avvolga
in un panno celeste di nuvole
lontano dalle dita troppo rozze
del mondo

Apporte-moi tous tes rêves
toi rêveur
apporte-moi toutes
les mélodies de ton cœur
afin que je puisse les enrouler
dans un nuage bleu
loin des doigts avides
du monde

Tráeme todos tus sueños,
soñador,
tráeme
todas las melodías de tu corazón
que yo los envuelva
en un celeste paño de nubes
lejos de los dedos ásperos
del mundo

Bring mir all deine Träume,
du Träumer,
bring mir
alle Melodien deines Herzens,
wickeln will ich sie
in ein blaues Tuch aus Wolken
fort von den groben Fingern
der Welt

Traduzioni di: Nino Alecci, Susanne Detering, Stefanie Golisch, Ruxandra Niculescu
Il quadro è di Cy Twombly

Appunti di viaggio: Tasiilaq e la Groenlandia orientale

Appunti di viaggio: Tasiilaq e la Groenlandia orientale


di Fabiano D’Arrigo

 

Domenica 9 luglio 2023 è una giornata afosa: il termometro sfiora i 35 gradi centigradi.

Insieme a mia moglie Donatella, inizio un viaggio alla volta della Groenlandia Orientale per incontrare a Tasiilaq Robert Peroni e il popolo Inuit.

Il viaggio è per eccellenza la metafora della vita. Esso diviene motivo d’incontro con l’altro, nonché occasione di conoscenza della diversità. Il viaggio è un continuo camminare; un andare oltre fino a raggiungere il traguardo di una perfezione possibile, fino ad incontrare Colui che dà senso allo stesso esistere.

Questi, più o meno, i miei pensieri durante il volo dall’Italia alla Groenlandia. Oltre al desiderio di rivedere Robert Peroni (un primo fugace incontro con lui risaliva -se ricordo bene- all’estate del 1998), la popolazione locale e la maestosa e selvaggia Kalaallit Nunaat ovvero la Terra degli Uomini.

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Incontri XX

Ciò che ho, non voglio perdere

di Thomas Brasch (Germania, 1945-2001)

Ciò che ho, non voglio perdere, ma
dove sono, non voglio rimanere, ma
quella che amo non voglio lasciare, ma
quella che conosco non voglio più vedere, ma
dove vivo, non voglio morire, ma
dove muoio, non voglio andare:
rimanere voglio dove non sono mai stato.

Ultima lapide

di David Maria Turoldo (Italia, 1916-1992)

Sempre sul ciglio di due abissi
tu devi camminare e non sapere
quale seduzione,
se del Nulla o del Tutto,
ti abbatterà… Continua a leggere

La Spagna in lettere, di Annelisa Addolorato. Marta López Vilar


di Annelisa Addolorato

Questo intenso agosto mi porta a parlarvi della figura della poetessa, filologa e docente universitaria – prima presso la Università di Alcalá di Henares e ora presso la Complutense di Madrid – Marta López Vilar. Nata a Madrid negli anni Settanta, è da sempre interessata alla letteratura ed alla poesia contemporanea in primis: soprattutto quella spagnola, catalana, portoghese, greca.

Ecco alcuni versi, che ho tradotto, dedicati dalla autrice a quelli del poeta spagnolo F. Brines, uno dei componenti della Generazione poetica spagnola degli anni ’50. Per approfondimenti riguardanti la Generazione spagnola poetica degli anni ’50, consiglio il libro curato da me e da Gabriele Morelli Poesia spagnola del Novecento: la Generazione del ’50 (Firenze, Le Lettere):  Continua a leggere

Incontri XIX

The Laughing Heart

di Charles Bukowski (USA, 1920-1994)

la tua vita è la tua vita
non lasciarti mettere sotto.
stai attento.
ci sono delle vie d’uscita.
da qualche parte c’è luce.
forse non tanta, ma
abbastanza per vincere il buio.
stai attento.
gli dei ti offriranno occasioni.
riconoscile.
coglile.
non puoi sconfiggere la morte, ma
a volte la puoi sconfiggere in vita.
e più lo impari a fare,
più luce ci sarà.
la tua vita è la tua vita.
sappilo mentre ce l’hai.
sei meraviglioso
gli dei vogliono gioire
in te.

Camillo Sbarbaro (Italia, 1888-1967)

Non, Vita, perché sei nella notte
la rapida fiammata e non per questi
aspetti della terra e il cielo in cui
m’oblio –

per le sue rose che non sono ancora
schiuse e si sfanno; per il Desiderio
che nella mano ratta lascia cenere;
per l’odio che ciascuno porta a sé
del giorno avanti; per la sordità
di tutto ai sogni che ci metton ali;
per non potere vivere che l’attimo
al modo della pecora che bruca
andando questo o quello ciuffo d’erba
e non vede non sa fuori di esso;
per la tristezza ultima d’Amore;
il rimorso che sta in fondo ad ogni
esistenza; d’averla spesa invano,
come la feccia in fondo del bicchiere;
per la felicità grande di piangere,
il non sapere e l’infinito buio…

– per tutto questo amaro t’amo, Vita. Continua a leggere

Incontri XVIII

Ciò che gli occhi toccano

di Ruxandra Niculescu (Romania, 1949)

Il mondo morirà
quando non lo vedo più.

Ciò che i miei occhi
hanno toccato
lo porto con me.

Questo cielo
che si potrebbe spezzare
sotto il peso delle stelle.

Ci sei

di Hilde Domin (Germania 1909-2006)

Il tuo luogo è
dove occhi ti vedono.
Dove occhi si incontrano
sorgi tu.

Tenuto da un richiamo,
sempre la stessa voce,
sembra una sola
con la quale tutti chiamano.

Sei caduto,
ma non cadi.
Occhi ti tengono.

Tu ci sei
perché occhi ti vogliono,
ti guardano e ti dicono
ci sei. Continua a leggere

Incontri XVII

Metafisico

di Stefanie Golisch (Germania, 1961)

L’uomo molto alto cammina sulla terra, curvo
come un vecchio cameriere. Il cameriere ha
un paio di ali che ha dimenticato da qualche parte
nella vita. Non intende più volare, ma stare piuttosto
con i mortali, servendo loro zuppe e budini. Il
cielo è una margherita nell’insalata primavera,
una canzone per bambini sulla morte di un pesce
rosso, la somma di tutte le piccole cose tristi
che gli uomini si raccontano nell’attesa di
cose importanti

Senza titolo

di Bill Knott (1940-2014)

Dopo la tua morte,
Naomi, i tuoi capelli fuggiranno, trasformandosi
in un animale rotondo, senza nome.

Metaphysical

The very tall man is walking on earth, curved
like an old waiter. The waiter has a pair
of wings, forgotten somewhere in life.
He won’t fly anymore, rather stay with
the mortals, serving them soups and
puddings. Heaven is a daisy in the spring
salad, a children’s song about the death
of a goldfish, the sum of all little sad
things men tell each other while waiting
for more important things to happen

Untiteled

After your death,
Naomi, your hair will escape to become
a round animal, nameless.

Traduzioni di Stefanie Golisch
La foto è di Stefanie Golisch

Vocazione


Dove abitiamo? Ciascuno di noi ha una residenza, un posto del cuore; pensieri, emozioni, energie che tendono in un punto. Maria era così focalizzata con il Tutto che è stata assunta nell’interezza della sua persona. Averla come Madre vuol dire condividerne la vocazione di pienezza.

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Incontri XVI

Prova generale

di Juan Vincente Piqueras (Spagna, 1960)

Non tocco più la barba perché cresca bianca.
Non mi taglio le unghie.
Oggi sto a digiuno.
Mi abituo a pensare a me al passato.
Per strada cammino molto piano.
Guardo i bambini. Mi sembrano lacrime.
Non chiamo nessuno. Taccio.
Non ho bisogno di porte.
Mi chiamano e non ci sono.
Scrivo e strappo quello che ho scritto.
Sono il buco che occupo.
Mi preparo.
Imparo a scomparire pian piano.

Vecchio uomo che mangia da solo in un ristorante cinese

di Billy Collins (USA, 1941)

Che fortuna che ho resistito, quando ero giovane,
alla tentazione, se tentazione era, di scrivere
una poesia su un vecchio uomo
che mangia da solo in un angolo di un ristorante cinese.

Avrei sbagliato tutto
pensando: poveraccio, senza un amico al mondo,
solo in compagnia di un libro.
Probabilmente pagherà con degli spiccioli.

Che fortuna che ho aspettato tutti questi anni
per dire di come questa zuppa agro-piccante era
davvero agro-piccante, in questo pomeriggio nel ristorante Chang,
e di come era fredda la birra cinese nel suo bicchiere ghiacciato.

E il mio libro – José Samarago Cecità,
guarda caso – è così avvincente che
alzo lo guardo dal suo crescendo di orrori soltanto
quando mi colpisce una delle sue frasi brillanti.

Non dovrei nemmeno dimenticare la luce
che entra dalle grandi vetrate in questa ora del giorno,
mettendo in corsivo tutto ciò che tocca –
i piatti, le teiere, le tovaglie immacolate,

così come i morbidi capelli bruni della cameriera
con la camicia bianca e la gonna corta nera,
quella che ora mi sorride mentre sta portando il riso
e lo spezzatino con aglio al mio tavolo preferito
nell’angolo. Continua a leggere

Odilon-Jean Périer, Carmi

a cura di Alberto Fraccacreta

Une marée nocturne

Ma chambre garde au coeur une vertu glacée
ce soir d’hiver je suis son plus rude ennemi.
Mais je puise une faim de victoire et de cris
dans le silence même où elle est enfoncée.

Sans peur, sans joie, avec une voix mesurée,
mûrie et nourissante à la façon des fruits,
je dis que mon poème est heureux de la nuit.
Il se forme et il monte avec un bruit d’armée.

Pour ce dieu résonnant d’une excessive faim
je déchaîne dans l’ombre en élevant la main
une très studieuse et très ardente fête;
c’est bien. J’éteins la lampe et je serre les dents:
ma chambre se soulève. Avec l’aube, les vents
enflent la voile. Et nous partons dans la tempête! Continua a leggere

Incontri XV

Amore e paura

di Rachel Hadas (USA, 1948)

Un narciso secco.
Un piccione che tuba sul davanzale.
Il vecchio gatto vive di amore e acqua.
Da una parte tua madre, dall’altra tua figlia:
una va incontro alla morte, l’altra darà nuova vita.
Il fulcro è la nostra vita sulla terra,
inizio e fine in un letto.
Dobbiamo sposare amore e paura.

Backstage

di Stefanie Golisch (Germania, 1961)

Pronta a cadere?
Diciamo di sì.
Pronta a tutto?
In realtà, stanca di tutto e quindi pronta per te,
vecchio uomo in canottiera giallastra
a fiorellini. Sei ridicolo. Siamo ridicoli.
Diciamo veri.
Veri. Continua a leggere

Il mondo visto dalla parte degli ultimi: Copula mundi di Carlo Miccio

Carlo Miccio, Copula mundi, Alpha Beta Verlag 2022, 16 euro

Ho letto il primo racconto di Carlo Miccio quindici anni fa, quando collaboravo con la redazione della rivista Toilet; mi aveva colpito il suo punto di vista senza filtri, il suo raccontare la realtà più cruda senza ricorrere a espedienti che la rendessero più “accettabile”. Il suo romanzo La trappola del fuorigioco (pubblicato nel 2017 da Alpha Beta Verlag) è uno dei miei preferiti. Malattia mentale, dipendenza, rapporti fra genitori problematici e figli adolescenti messi lì, davanti al lettore, nei loro aspetti più reali
E la realtà, anzi, il realismo è alla base di questo nuovo romanzo, Copula mundi, edito da Alpha Beta Verlag, come il primo. Ambientato all’interno di una cooperativa sociale, racconta da vari punti di vista la questione dei migranti che arrivano in Italia a cercare asilo e delle persone che a vario titolo partecipano al processo di accoglienza.  Continua a leggere

a F.K. ( 3 luglio 1883 – 3 giugno 1924)

di Stefanie Golisch

a F.K. (3.7.1883- 3.6.1924)

Nudo in mezzo alla gente vestita, così
si ricordava Milena Jesenská di Kafka,
era ancora inverno a Vienna e non ancora
primavera a Merano e lui aveva sempre
freddo, non era capace di essere non se
stesso e quasi se ne vergognava, ogni
mattina faceva ginnastica alla finestra
aperta per diventare un uomo come gli
altri, ai bambini del quartiere si diceva
di non fare da Kafka quando questi
chiedevano cose impossibili

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La Spagna in lettere, di Annelisa Addolorato. Aurora Luque

Tiberiade-Galilea-Israele. A destra la poetessa spagnola Aurora Luque, al centro la poetessa russa Anna Arkatova, a sinistra Annelisa Addolorato (poetessa).

di Annelisa Addolorato

Per giugno salutiamo la primavera ed entriamo in estate incontrando la poetessa spagnola Aurora Luque, nata negli anni sessanta ad Almería (in Andalusia).

Aurora Luque ammanta da sempre la sua poesia con un velo di classicità notevole. Con classicità intendo quella inerente composite culture dell’antica Grecia e dell’antica Roma, quindi anche con echi orientaleggianti e con menzioni ad autori e autrici celebri, con allusioni ad atmosfere e luoghi geografici, mitici, letterari e filosofici, molto spesso connessi a tale contesto. Come si deduce da vari eserghi e citazioni che presenta nei suoi libri – di Hölderlin, tra gli altri – e come ha evidenziato già anche R. Virtanen, il suo approccio alla classicità ha probabilmente origine in buona parte dal filtro poetico del romanticismo tedesco e inglese, ma direi anche da un certo neoclassicismo. È anche traduttrice di poesia, anche classica. Non mancano menzioni palesi a poeti greci contemporanei (il popolare Kavafis, il Nobel 1963 Seferis, …), o italiani (Montale) e molti altri riferimenti poetici, letterari, artistici, musicali, anche scientifici (S. Hawking), che la poetessa fornisce in modo trasparente e delicato e chiaro, tra le pagine dei suoi libri. Ecco i riferimenti bibliografici di alcune delle sue opere poetiche: Carpe noctem, Hiperiónida, Camaradas de Ícaro. Si sono occupati della sua opera anche nomi della poesia spagnola quali M.Vitoria Atencia e Jaime Siles: a loro volta di ispirazione alla nostra, infatti Luque stessa li cita entrambi, nelle sue composizioni. Già da vari titoli delle sue sillogi, tra cui anche quelli che qui innanzitutto menziono, e cioè Carpe amorem (Renacimiento, 2007) e La siesta de Epicuro (Madrid 2008, premio Internazionale di Poesia della Generazione del 27), respiriamo l’aria splendente di questa aura poetica, filtrata e rimodellata nell’oggi da questa autrice andalusa. Freschi echi classici, dunque, pervadono e formano la sua poesia. Ecco altri titoli della autrice, vincitrice di vari e prestigiosi premi letterari, tra cui il X Premio Internacional de Poesía Generación del 27 e recentemente anche il Premio Nacional de Poesía 2022, con la sua opera Un numero finito de veranos. Continua a leggere

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Incontri XIV

Ancora ci sei

di Rose Ausländer (1901-1988)

Butta la tua paura
nell’aria
Presto
il tuo tempo finirà
presto
il cielo
crescerà
sotto l’erba
cadranno i tuoi sogni
nel nulla
Ancora profuma
il garofano
canta il tordo
ancora puoi amare
regalare parole
ancora ci sei
Sii ciò che sei
Dai ciò che hai

Self-portrait

di Stefanie Golisch (Germania 1961)

Nel mio oggi di carne di pietra di
primavera sono la vita che nasce,
la vita che muore, la vita sorpresa
tra un respiro e l’altro, sono la parola
che mi tace, il tempo che scorre
per e contro di me, la risposta alla
domanda chi sono è un corpo
pesante di ossa, acque e altro che
non si sa, sono la bocca che dice
sì e no, la voglia di essere e di non
essere, il ricordo del pomeriggio
d’infanzia più lungo, sono l’attesa,
le ore, l’ora, ora Continua a leggere

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La tua nudità: il rumore quando spezzo una mela a metà

Chi era questo poeta che a sei anni perse la madre e poco dopo anche il padre? Bill Knott (1940-2014) cresce in un orfanotrofio. Uscito da lì, appena maggiorenne, lavora nella fattoria di uno zio, poi presta servizio militare. Scrive per sopravvivere e sopravvive scrivendo. Vuole essere riconosciuto e ha paura di apparire in pubblico. È diverso dagli altri: non per scelta, ma per natura. Vive solo in stanze che non si puliscono mai e dove nessuna donna metterebbe piede. Forse non vuole vivere così, ma non può vivere diversamente. Le sue poesie migliori hanno dell’atrocemente vero. Certo, bisogna avere la pazienza di cercarle: perché nel suo archivio online Bill Knott pubblicava tutto quello che scriveva. Volevo essere amato. Indistintamente. Per ogni verso, bello o brutto che fosse. Continua a leggere

Incontri XIII

Sulla superficie delle cose

di Wallace Stevens (USA, 1879-1955)

I
Nella mia stanza il mondo è aldilà della mia comprensione;
Ma quando cammino vedo che è fatto di tre o quattro
colline e una nuvola.

II
Dal mio balcone, vedo l’aria gialla,
Mentre leggo dove ho scritto
“La primavera è una bella donna che si spoglia.”

III

L’albero d’oro è blu.
Il cantante ha tirato il mantello sulla testa.
La luna sta nelle pieghe del mantello.

ORA

di Ernst Meister (Germania,1911-1979)

Ora.
Ora è tanto tempo fa.
Ora:
settembre ?
pomeriggio.

Odore
di calde ceneri.
Così come fossi io stesso,
bruciato oggi,
le ceneri.

Sono qui?
Non sono io?
Rotondo come un piatto
e pesante di mele,
di pere,
è la luce.

Sono.
Sono qui con i fiori.
Ciglia dei soli,
noccioli
nel cerchio delle pupille:
occhi,
così vicini ai miei occhi.

Non ci sono più?
Il giorno dell’uomo:
nel buio di bronzo
un fulmine.

Ora:
un pomeriggio
di settembre.
ORA
è tanto tempo fa. Continua a leggere

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