
Prova generale
di Juan Vincente Piqueras (Spagna, 1960)
Non tocco più la barba perché cresca bianca.
Non mi taglio le unghie.
Oggi sto a digiuno.
Mi abituo a pensare a me al passato.
Per strada cammino molto piano.
Guardo i bambini. Mi sembrano lacrime.
Non chiamo nessuno. Taccio.
Non ho bisogno di porte.
Mi chiamano e non ci sono.
Scrivo e strappo quello che ho scritto.
Sono il buco che occupo.
Mi preparo.
Imparo a scomparire pian piano.
Vecchio uomo che mangia da solo in un ristorante cinese
di Billy Collins (USA, 1941)
Che fortuna che ho resistito, quando ero giovane,
alla tentazione, se tentazione era, di scrivere
una poesia su un vecchio uomo
che mangia da solo in un angolo di un ristorante cinese.
Avrei sbagliato tutto
pensando: poveraccio, senza un amico al mondo,
solo in compagnia di un libro.
Probabilmente pagherà con degli spiccioli.
Che fortuna che ho aspettato tutti questi anni
per dire di come questa zuppa agro-piccante era
davvero agro-piccante, in questo pomeriggio nel ristorante Chang,
e di come era fredda la birra cinese nel suo bicchiere ghiacciato.
E il mio libro – José Samarago Cecità,
guarda caso – è così avvincente che
alzo lo guardo dal suo crescendo di orrori soltanto
quando mi colpisce una delle sue frasi brillanti.
Non dovrei nemmeno dimenticare la luce
che entra dalle grandi vetrate in questa ora del giorno,
mettendo in corsivo tutto ciò che tocca –
i piatti, le teiere, le tovaglie immacolate,
così come i morbidi capelli bruni della cameriera
con la camicia bianca e la gonna corta nera,
quella che ora mi sorride mentre sta portando il riso
e lo spezzatino con aglio al mio tavolo preferito
nell’angolo. Continua a leggere→