di Kika Bohr

Anche a luglio, come durante tutto l’anno, il lunedì e giovedì, sotto casa nostra abbiamo uno storico mercatino di frutta e verdura. Negli anni si sono aggiunte alcune bancarelle di vestiti nuovi ed usati, prodotti per la casa, libri e due bancarelle di bric-à-brac, che mi incuriosiscono sempre. Ma l’ultima bancarella arrivata in ordine cronologico, proprio sotto la nostra finestra, è quella di un venditore africano che vende soprattutto ceste, bellissime ceste di ogni grandezza, con coperchio o senza, di paglia di colori meravigliosi. A volte espone anche stoffe del Mali e statuette in legno di animali. Mi è stato impossibile resistere al fascino di alcune di queste e così ho cominciato col comprare prima una pantera con un orecchio difettoso ma dalla forma molto sinuosa assieme a un lepre seduto, dall’aspetto serio, poi una giraffa con lo sguardo dolce rivolto all’indietro. Qualche mese dopo non ho resistito a un rinoceronte rugoso e scuro. Infine un bufalo africano rossiccio e panciuto, anche lui con le orecchie poco ortodosse. Avevo già in casa due “ombre”, magrissime figure in legno di donne africane stilizzate con un bambino sulla schiena, acquistate davanti alla Statale quando ero ancora studentessa, una testa scura di ragazza con le treccine, comprata dieci anni fa per due euro da Emmaus (mi sono vergognata di averla pagata così poco) e un “albero della vita” con cinque figure umane che si arrampicano, piccolo prodigio di scultura artigianale – meraviglia di stilizzazione e di equilibrio tra pieni e vuoti – comprata da un robivecchi egiziano (anche lì, cinque euro!). Continua a leggere



















