Corpo di fondo, di Lucianna Argentino

di Prisco De Vivo

Corpo di fondo di Lucianna Argentino

Poesia della trascendenza dei giorni azzurri che rimangono da vivere

Chi conosce già la poesia di Lucianna Argentino sa bene che il suo registro poetico si articola su “un desiderio di trascendenza”, una trascendenza dettata sull’esperienza umana, talvolta più profonda di un desiderio sradicato dalla passione; si può parlare di autobiografismo di una realtà spirituale che investe non solo tutti i sensi, ma che adotta con benevolenza una forma delicata e lirica che si modella sulla scrittura stessa, come una “conca” irta sull’acqua salata del mare, che dopo lunghi anni ritorna a riva e si lascia modellare ancora dall’acqua. Continua a leggere

Daìta Martinez, sant’anna

Daìta Martinez, sant’anna (Ilglomerulodisale 2025)

La poesia di Daìta Martinez, qui raccolta nel volume intitolato sant’anna, si offre al lettore come un’esperienza immersiva, una soglia in cui la parola esonda e riempie ogni spazio, diventando atto di incarnazione vera e propria. Fin dalle prime pagine si percepisce come per l’autrice la poesia non sia un mero esercizio estetico, né pura ricerca linguistica, ma potenza vocale che si spinge oltre ogni confine nel tentativo disperato – perché impossibile da compiere – di ridare una possibile forma al silenzio di per sé insostenibile. Ma il silenzio – o se si preferisce, il vuoto di senso, l’afonia della voce che grida – è inestirpabile e tuttavia estirpato dalla Martinez che colma il muro dei versi con pietre di parole. Continua a leggere

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Cominciò a rivelare

(“Prigione” di Michelangelo)

“In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni»”. [Mt 16,21-27]

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Stelle

di Fabrizio Centofanti

Le stelle sono mappe di sogni: non basta farli, bisogna dargli un nome. Il grande carro è il tavolaccio dove preghi, prendi il caffè coi biscotti al cioccolato, snoccioli pensieri che dovrebbero servire a dare un volto plausibile al futuro. La Stella Polare è Cristo, che non entra mai abbastanza nella vita e bisogna allinearlo con Merach e Dubhe, i Puntatori: i sacramenti e la preghiera, che guidano, indirizzano, porgono, quasi, la luce del Messia. Guardando in alto – o in basso, secondo la stagione – appare Cassiopea, con la sua forma a zig zag, a memoria delle piroette, i salti mortali, le chicane da affrontare a intervalli regolari, come se la vita fosse uno slalom o una corsa di formula uno da decidersi all’ultimo metro. Dell’Orsa minore vedi solo Kochab e Pherkad, le altre rimangono nascoste, come con Dio, che ti chiede di procedere a tentoni, ignorando di che tipo sia la prossima stella da incontrare: gigante rossa, nana bianca, buco nero o pulsar. Il tempo passa e tu sei ancora lì, a dare un nome alle luci lontane e tremolanti, simili a sogni irraggiungibili. E invece sono elenchi dei tuoi desideri più profondi, destinati ad avverarsi, quando il Cristo ti avrà attratto nell’orbita abbagliante del suo abbraccio.

20 rige (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Terra nullius è la nuova raccolta di Doris Emilia Bragagnini, pubblicata da Anterem Edizioni (2025), da cui discende il prestigioso Premio di Poesia “Lorenzo Montano”. Dove ci conduce la lettura dei suoi versi? La destinazione è scritta nel titolo, una terra che non appartiene a nessuno. Dunque, per converso, che appartiene a tutti noi. Principalmente, mi pare di cogliere, una terra dove la parola grazie alla poesia sgorga liberata, senza obbligo di dare senso, ma portatrice naturale di significato. Questa parola risale in superficie dalle cose che non sono. E in questo movimento ci permette di compiere una riabilitazione della nostra umanità, come l’attraversamento infantile senza dare la mano.

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POESIA E POLITICA.47. Giselda Pontesilli


a Lavinio

 

I
È quasi inverno, quasi un altr’anno,
lo vedo, ma me ne accorgo davvero
grazie a te, signora
Franca Sbarigia,
perché,
ora, come l’altr’anno,
non siedi più coi tuoi secchi di latte
fuori, sull’aia,
ma al tepore, dentro la stalla,
dalle cinque alle sei di sera,
un’ora prima
perché il sole, ora,
tramonta prima.

-Buona sera, ti dico
(e ti do le mie bottiglie
da riempire di latte).
-Ciao, rispondi.
-L’estate… Continua a leggere

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Antonia Pozzi

Confidare

Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.

Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.

Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa.

Imperfetto perfetto

di Fabrizio Centofanti

Un sentimento comune è quello di non farcela. Ognuno di noi ha limiti, difetti, la naturale falla che si apre nel sistema-persona. È un classico scoprire il punto debole anche nei tipi in apparenza più impeccabili. Un dettaglio trascurabile, magari, agli occhi meno esperti, ma indubbiamente è là, a ricordarci che perfetto è solo Dio.

Ciò può provocare un senso d’insoddisfazione, e invece è salutare. Chi splendeva di più è diventato la tenebra per antonomasia: Lucifero, il portatore di una luce falsa, praticamente una patacca.

Ma Cristo non ci lascia in balia delle nostre imperfezioni. Lui parla chiaro: da soli non ce la faremo, anche impegnandoci allo spasimo. Con Lui è tutta un’altra storia: della salvezza, come dicono i teologi che hanno ancora un po’ di sale in zucca.