
Sul mettere alla prova, queste parole di Cristo alla Bossis potrebbero essere definitive.
Vedi, Io vorrei sia non metterti alla prova perché ti amo, sia metterti alla prova perché ti amo e perché tu veda la ricompensa.

Marco Marziali, Il donatore di musica, Augh! 2019.
L’ultimo romanzo di Marco Marziali si legge d’un fiato: vicende e personaggi si rincorrono in un vortice di note e di parole, con tutti i colori delle emozioni umane.
Marco, il medico protagonista, è uno che dà ragione a Saint Exupéry: l’essenziale è invisibile agli occhi. Si porta nel cuore i bambini che hanno subito o devono subire il trapianto di midollo: “Quelli che non erano riusciti ad attraversare il tunnel del trapianto erano gli angeli del suo cuore malato, popolavano le sue notti più difficili, lo accompagnavano nelle difficoltà più impensate. Un sultano, il piccolo principe, guidava la ciurma con forza, solcando il mare della libertà eterna”.

Siamo noi che permettiamo a Dio di vivere sulla terra: ciò accade quando gli offriamo ogni nostra azione, quando facciamo tutto insieme con Lui. E così lo rendiamo felice. Gesù dice a Gabrielle: pensa se in tutto il mondo si facesse questo. Sarebbe uno spettacolo per il cielo. Cominciamo da adesso, cominciamo noi.

[Ma in questo mondo che non possiede]
Ma in questo mondo che non possiede
nemmeno la coscienza della miseria,
allegro, duro, senza nessuna fede,
io ero ricco, possedevo!
Non solo perché una dignità borghese
era nei miei vestiti e nei miei gesti
di vivace noia, di repressa passione:
ma perché non avevo la coscienza
della mia ricchezza!
L’essere povero era solo un accidente Continua a leggere

Gesù ha un solo, intenso desiderio: darsi. Non si lascia fermare dalla nostra ingratitudine, o dall’indifferenza. Sta alla porta e bussa. Ha bussato anche alla porta di Giuda. Ha bussato e bussa alla nostra. Possiamo rispondergli offrendogli ogni piccola cosa, col sorriso di chi dona al più grande donatore del mondo.

Vorrei scrivere una lettera a mio padre
dal nucleo non oscuro dell’insonnia,
non troppo oscuro, mi correggo, ché s’affaccia
la memoria delle nostre albe alla volta di Briga,
a malapena pensata intravista respirata
lungo il sentiero che scende alla Badìa.
Una lettera che non spedisco se non a ignota,
amata, amara destinazione, oppure solamente
a una presenza che i luoghi, ovunque, pronunciano.
Una lettera che diviene il telegramma del suo motto
improvviso di saggezza e rabbia, di ironia
e amorosa, severa benevolenza verso le sorti
di ciascuno e tutti. O la cartolina non spedita
della luce che al mattino promette quiete
e a sera abbraccia e scalza. Una lettera
pensata al nord, in una piazza.

Gesù dice a Gabrielle di riservargli sempre una parte della soddisfazione: la Sua parte. Vuole entrare nella nostra vita, per farci sentire di quale amore sia capace. Lui da sempre ci pensa, provvede a noi in ogni minimo dettaglio, non ci lascia un momento. Per una piccola prova di fedeltà, ci dona una vita d’amore eterno. Cosa può fare di più? Dunque, facciamo anche noi la piccola parte che ci spetta.

I
La rapina del cero sull’asse di reame
È chiara al vento del regime di fassa nella betoniera di Marco Aurelio
Dove l’avanti-regina possa una corona degna del nome di Nostro Signore
Anche quando la fede del concime coincide
Con la marcia su Roma città di maschera in costume flettile
Recensione di Francesco Improta
Ilaria Palomba, Brama, Giulio Perrone Editore, 2020
Il romanzo decolla con studiata lentezza ma poi prende quota e non si ferma più, vola altissimo. Se mi si chiedesse un’opinione a caldo di Brama, ultima fatica letteraria di Ilaria Palomba (Giulio Perrone editore, 16 €), credo che mi esprimerei in questi termini.
Il libro, però, ha una struttura complessa per la molteplicità delle tematiche affrontate, di natura prevalentemente filosofica o estetica, per l’accavallarsi dei piani narrativi, per le continue analessi, per i frequenti slittamenti nella dimensione onirica e necessita quindi di una disamina più articolata e approfondita. Continua a leggere

Alcuni passaggi del contributo di Raffaela Fazio pubblicato in “Poesia, cosa m’illumina il tuo sguardo?” (Contatti, 2020), raccolta degli Atti del Convegno di Smerillo (19-20 luglio 2018) sulla via anagogica in poesia. Il volume è a cura di Massimo Morasso, che scrive nell’introduzione: “in letteratura (e in poesia) ciò che conta non è la presunta corrispondenza del fatto testuale con il realismo della realtà, ma l’oltranza semantica e la ricchezza umana di cui quel fatto sa, o non sa, farsi veicolo”.
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Continua a leggereDITTICO APPENNINICO
Presentati a San Biagio della Cima (IM) e Acquasanta (GE) i volumi “Incendio nel bosco” di Marco Candida e “L’Appennino piemontese” di Rocco Morandi.
Articolo e foto di Marco Grassano
Domenica 2 febbraio a San Biagio della Cima (IM), e la successiva domenica 9 febbraio ad Acquasanta (GE), sono stati presentati, “in tandem”, due titoli apparsi recentemente nella bella collana “Appenninica” (diretta da Marino Magliani e Paolo Ciampi) dell’editoriale Tarka: erede (geneticamente diretta, perché gestita dalle stesse “teste pensanti” Franco Muzzio ed Emanuela Luisari, e quindi con gli stessi criteri di scelta nelle pubblicazioni) della storica Franco Muzzio Editore, ancorché quest’ultima sia ora un marchio autonomo, di proprietà del Gruppo Editoriale Italiano.
???
Il primo dei due libri è un romanzo: Incendio nel bosco, del tortonese Marco Candida, scrittore con alle spalle una produzione narrativa già ragguardevole. Va da sé che l’argomento, considerato quel che sta accadendo in Australia e in Amazzonia o quel che si è verificato in Portogallo un paio di anni fa, può vantare un’attualità davvero “scottante”. Continua a leggere

Gesù raccomanda a Gabrielle di abbandonarsi, di confidargli i desideri, di lasciarsi guidare in tutto, per gustare le delizie del Suo amore. E quando lei gli chiede di benedire i momenti di tutta una vita, Lui la esorta a ricordare soprattutto quelli delle umiliazioni, dove Dio si trova meglio: insomma, di restare sempre in comunione con la Sua vita nascosta.

Se Kobe Bryant avesse avuto venti anni negli anni ’60 è molto probabile che non sarebbe diventato un campione di basket. La segregazione razziale infatti riguardava anche lo sport. E le squadre di pallacanestro erano composte solo da bianchi. Poi, ad un allenatore di liceo viene proposto di rilanciare la squadra dei Texas Western Miners, quella del college di El Paso. Don Haskins, questo era il suo nome, decise di rischiare e aprì la squadra anche agli afroamericani. Nel 1966, pur ostacolato e molestato dai segregazionisti, riuscì a conquistare l’accesso al campionato nazionale. Contro l’Università del Kentucky schierò, per la prima volta nella storia, un quintetto base tutto nero. Questi fatti sono raccontati nel film di James Gartner, Glory road (2006).


Allla memoria di Giacomo Bergamini che avrebbe detto: ‘sì bello forse troppo alla Gramigna [Giuliano] ma beviamoci sopra’.
I
L’albero di Giuda è Cosacco, batte la bandiera dell’amore –
Il cerchio si apre e si richiude fino alla conca dell’alveare
poi con la traccia tra le taniche smarrite
nelle maschere del primo dell’anno o a carnevale
il vicolo cieco transita la muta della eco sorda a campana.
L’arsenale vanta questo tipo di nero di seppia, nella betoniera.
Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.
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1.
In quale posto del mondo tu sia
io non lo so.
Forse abiti il cielo
o forse sogni tra le pietre polverose.
Quella notte di colpo
è crollata su di noi:
ti suonava addosso l’ora del riposo
e il tuo respiro rallentava.
Io sono rimasta lì,
a vivere di striscio
e a ingombrare una casa diventata muta. Continua a leggere