La poesia della settimana. Roberto Mussapi

La casa

Ho abitato più di una casa
e di ognuna niente è perduto:
la prima in Corso Dante, quando ero bambino
e i pini crescevano sotto masse di neve,
poi Viale degli Angeli, sull’argine del fiume:
di lì mia madre mi vide partire
in automobile, guardando dal balcone
la Terra di Nessuno che mi rapiva,
e poi Valdieri, e nella luce radiosa
Via delle Palme, in Liguria, sul mare,
e Via Marsili 11, a Bologna
dove ho salito infinite scale,
e ora qui a Milano, in Via Mameli.
Di tutte ricordo le voci, i volti, le persone,
l’impercettibile respiro respirato
e trasformato in forma di pensiero
nella memoria che tiene in vita.

Ma solo per poco ognuna di loro
è stata veramente la mia casa,
nel breve tempo in cui mi era straniera,
prima che entrasse in me, con le sue vite.
Io non ho mai davvero abitato una casa,
io sono la casa di ogni casa con loro,
con tutti quelli che la fecero mia,
così presenti che non sono più io,
unico esule in me,
sfrattato dal mio cuore.

Roberto Mussapi, La stoffa dell’ombra e delle cose, Milano, Mondadori, 2007, pp. 74-75.

Il punto esatto

Neanche un passero cade, senza il Padre.
Ciò che c’è da sapere, è tutto qui.
Filosofia, sapienza, teologia,
sono queste parole di Gesù.
Se ti fosse già chiaro, danzeresti
nel cuore della vita, tua e mia.

Di troppo


Pensiamo che ci siano momenti in cui dobbiamo congedare Gesù: se abbiamo, per esempio, un pranzo o una cena con gli amici. Gesù dice a Gabrielle di tenerlo con sé: Lui è stato anche cordiale, conviviale; ha accolto sconosciuti che sono andati via felici, dopo averlo incontrato. Non c’è occasione in cui il Cristo sia di troppo.

Annunciazione

È la coscienza scissa il nuovo diktat,
l’utopica unità fra cuore e mente,
il dettato contorto, incomprensibile.
Guai a voi, o poeti lineari,
che vi fate capire come prima
quando tutto è cambiato, e ormai la lingua
è una Babele. Solo Gabriele
può dare il lieto annuncio all’io.
Ahimè, come ci siamo alienati.
Io continuo ad esprimermi da alunno
di prima elementare, a far quadrare
i conti solo a Dio, che qui fa rima.

20 libri per il 2020

di Guido Michelone

Ogni anno, durante le vacanze natalizie, mi piacere commentare brevemente i libri, usciti nel corso dell’anno, che mi hanno via via coinvolto a livello culturale, passionale, umorale, intellettuale, spirituale, non necessariamente in quest’ordine e con percentuali d’approccio variabilissimo a seconda del libro medesimo. Anche l’avvicinamento alla lettura di un testo, per me comprende esperienze assai variabili. Non mi considero un fruitore onnivoro, bensì un amante dei buoni libri, curioso e interessato, seppur condizionabile dalle deformazioni professionali.

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Ignazio BUTTITTA, dalla piazza all’universo. Di Marco Scalabrino

Figlio di semplici popolani, Ignazio Buttitta “si trovò immerso senza alcuna fatica nel tessuto quotidiano della cultura popolare”, sicché per identificarne il dialetto “bisogna partire dalla parlata viva della gente di Bagheria”, dal fatto che “l’ambiente familiare e sociale in cui egli visse gli anni dell’infanzia fosse quasi del tutto dialettofono”. Continua a leggere

C’è nulla e nulla

Vorrebbero convincerci che l’uomo
sia un nulla, nel distendersi infinito
di universi contigui, un discendente
di scimmie, da cui poco si distingue,
un iceberg che si nota a malapena,
mentre il resto è sepolto nell’inconscio.
O povero, confuso da scienziati
onniscenti, ricordati che un nulla
sei solo perché hai scelto la tua strada,
invece del Progetto. Ma il Signore
ti cerca, nonostante, su quest’atomo
sperduto che è un giardino di delizie,
mutato in una steppa da chi nega
l’amore che ha creato inconscio e scimmie
per te. O uomo, sii felice: il nulla
vero non ha memoria di chi sia,
e in questo oblio, immemore, si culla.

Trieste. La resa dei conti, di Marina Torossi Tevini

di Chiara Mattioni

Ci sono almeno tre modi di raccontare la Storia. Il primo è quello ufficiale, quello dei libri di studio che, ricostruito a posteriori, se pure rigoroso, perde l’anima degli avvenimenti. Il secondo, preziosissimo e insostituibile, è quello della testimonianza diretta, che aggiunge dettagli ricchi e tumultuosi e tuttavia ha sempre un’angolazione in qualche misura soggettiva.

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Coscienza

Gesù è venuto sulla terra, e ne hanno fatto quello che hanno voluto; è venuto nell’Eucaristia, e ne hanno fatto quello che hanno voluto. Lo farà fino alla fine dei tempi, per amore. Così dice a Gabrielle. E noi siamo qui, ad ascoltare, e a farci un esame di coscienza.

Servire Dio

Una giornata ha senso se si serve Dio. Quando sarà chiaro alla coscienza? Certa teologia vorrebbe cancellare la verità dei cosiddetti meriti, ma Gesù dice a Gabrielle: il merito, e anche l’onore e il privilegio, stanno tutti nel servire Dio. Che la Sapienza ci illumini su questa verità così cruciale.

“Lunga notte nella Petite Passe”, racconto di Lino Pastorelli

Lino Pastorelli, “Lunga notte nella Petite Passe”

A J.C., con riconoscenza

– Guarda un po’ quanto manca, va’! ‘Sto Loran lampeggia, non prende… ne puoi fare regate, funziona un cazzo qui! –
– Quella piastra di massa, scommetti? Comunque quello lì è il faro del Titan, ce lo lasciamo a dritta e filiamo giù fuori delle isole, il temporale arriva da terra. Se non fa scherzi per le due entriamo a Tolone –
Il lampo ammicca vicino, intenso. Gian armeggia con la bussola, il compasso punge la carta umida. Continua a leggere

Matteo BIANCHI – FORTISSIMO, Poesie

Matteo BIANCHI

FORTISSIMO

MINERVA (2019)

(Con nota di Giancarlo Pontiggia e Cinzia Demi)

 

6 GENNAIO

Spesso non misuriamo quanto ci siamo allontanati e viviamo a vista d’occhio. Forse per quella stupida possibilità di ritorno, di riabbracciarci e perdonarci insieme, per-donare. Non diamo peso alla speranza. Quando muoiono, però, è l’abbandono. Non c’è ragione che menta. Continua a leggere

Radici

di Sabrina Trane

Tempo fa ascoltavo un video su youtube, distrattamente, ma presto l’attenzione si è accesa: il tema trattato mi colpiva profondamente. Come cristiana, certo, ma non solo, perché lì c’era un modo particolare di illustrare il tema dell’identità, secondo il criterio più credibile: l’esperienza personale.

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