
Oggi, certi teologi escludono la realtà del peccato originale, uno stato di purezza antecedente all’errato esercizio della nostra libertà. Io sono per l’ortodossia, per il negletto depositum fidei. Chi la pensa come me, potrebbe rimpiangere l’epoca in cui Dio, per così dire, passeggiava nel giardino, facendo visita all’uomo e alla donna innocenti, nella cornice simbolica del paradiso terrestre. Ma il Cristo ricorda a Gabrielle Bossis, l’ormai nota mistica francese, che è molto più appagante l’incontro attuale, nato dalla rivelazione di un amore capace di morire, pur di salvare chi si ama. Godiamoci dunque questa svolta, dimentichi del passato e protesi verso il dono gratuito del futuro.
Faccia a faccia

Go’el, nella Bibbia, significa riscattatore, colui che redime, che libera da una qualche schiavitù. È Dio che fa uscire Israele dall’Egitto, mette fine alla deportazione, suscita i Giudici perché spezzino il giogo dei popoli stranieri. Go’el è Cristo, che ha estratto le anime dalle macerie del peccato, che verrà a prenderci in questa terra d’esilio e mostrerà il suo volto. Sarà bello, allora, vedersi faccia a faccia.
SUL TAMBURO n.73: Domenico Cipriano, “L’origine”
Domenico Cipriano, L’origine, Forlimpopoli (Forlì-Cesena), L’Arcolaio, 2017
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di Giuseppe Panella
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Che cosa c’è alle scaturigini prime, all’origine vera e profonda della poesia, della sua produzione inevitabile? Cipriano ha pochi dubbi al proposito, c’è il ritmo, c’è la musica, c’è la scansione delle parole che si intrecciano con il suono e il significante prodotto dal suono stesso.
«Io sono / tutte le terre che ho visitato / anche se da una sola / ho preso vita. // Lì / è rimasta ferma una ferita / per ogni passo / trascinato stanco / per ogni sguardo / che non mi riconosce. // E sono tanti i segni sul mio corpo / che ha tracciato la poesia / di chi / non ha più un luogo / e chiede asilo» (p. 15).
E’ il primo testo poetico, quello che apre la raccolta, e dà il senso dell’operazione messa in atto da Cipriano. L’origine della poesia affonda nel passato, in un passato così lontano che di esso rimane poco da analizzare e di condividere – si può soltanto accertarne l’esistenza e trasformarla in una parola che cerchi di delimitarlo. Il poeta rappresenta, di conseguenza, ciò che esiste fin dagli albori e lo sintetizza nelle sue parole del presente. Il corpo vivente della poesia si rastrema nell’immagine del corpo ferito del poeta che porta su di sé i segni del percorso che lo porta verso la propria autorealizzazione. La scrittura poetica non ha luogo definito e si realizza sempre nell’esilio della mente dove avviene ciò che la rende visibile e comprensibile ai più.
Per dovere

Crediamo per dovere, preghiamo per dovere, amiamo per dovere. Chissà Dio come vede tanta pesantezza, questo fare le cose per forza, trascinando un culto che gronda tristezza da ogni poro. E se si credesse aderendo a una storia affascinante, pregando col sorriso? Il Signore sarebbe felice e, udite udite, pure noi.
L’alba e il fico di Giuliano Rinaldini
di Giovanna Menegus

come un parto,
il cielo possiede nel suo silenzio
qualcosa di doloroso, nudamente
necessario.
l’asfalto si consuma.
presentazione del vuoto Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 10
Ignorare

Prendere in giro è una pratica diffusa. In certi ambienti è quasi un dovere, un pegno da pagare in convivenze forzate: scorrono parole che mai si direbbero a quattr’occhi, al diretto interessato. È una forma di viltà, che si potrebbe evitare col coraggio di un confronto franco. Per scoprire, magari, che l’altro è migliore di noi. Ma è proprio quello che vogliamo ignorare.
Small poetry
Bill Knott
Death
Perfume opens its eyes of you.
I shall be the shepherd of your hair.
A dawn made of all the air I ever breathed.
Morte
Un profumo aprirà i tuoi occhi.
Io sarò il pastore dei tuoi capelli.
Crepuscolo, fatto di tutta l’aria che ho mai respirato. Continua a leggere
Ore

Programmiamo le ore di lavoro, di sonno, dello sport. Ogni cosa a suo tempo, fatta bene. Questo ritmo costruisce, rinforza, disciplina. Siamo bravi a incanalare le energie, a divenire produttivi. E le ore di preghiera? Ci sono? Ci sembrano ben fatte? Rispecchiano un legame intenso, concentrato, esclusivo con Gesù? La nostra fedeltà si verifica in questo, il resto è fuffa.
Volere

Dicono che libertà sia fare delle scelte. Bisogna volere, perché la volontà propria è ciò che muove il mondo. La psicologia aiuta a irrobustirla, la esercita nel senso dell’autoaffermazione, del sottrarsi a ogni ostacolo esterno. Si scava nel passato per rimuovere i blocchi, ci si programma neurologicamente per essere vincenti, produttivi.
Gesù, tuttavia, raccomanda a Gabrielle Bossis, mistica francese: se senti un moto proprio della tua volontà, metti la tua mano nella mia, guardami, perché il tuo volere sia plasmato dal mio, disposto al mio servizio.
A noi la scelta fra le due modalità.
Epoca: la poesia di una rivista. Un libro raccoglie il meglio dei primi vent’anni di un settimanale
Più che una vera recensione, questa vuole essere una memoria affettiva, perché il recente volume illustrato Epoca 1950-1969 risveglia, per chi scrive, diversi cari ricordi, dalla primissima infanzia all’iniziale adolescenza. Continua a leggere
La funzione

Una volta, in certe parti d’Italia, si diceva “andiamo alla funzione”. Sapeva di burocrazia: gli impiegati del sacro timbravano il cartellino della messa. L’eucaristia è la passione di Gesù, che riviviamo nel presente eterno di Dio. Basterebbe poco per commuoversi: per abbracciarlo, ad esempio, nel momento in cui riceve il bacio perfido del traditore. Ma noi andiamo ancora alla funzione, pensiamo a timbrare il cartellino.
IL TERZO SGUARDO 56. Walter Bernardi, “Il “caso” Fiorenzo Magni. L’uomo e il campione nell’Italia divisa”
Walter Bernardi, Il “caso” Fiorenzo Magni. L’uomo e il campione nell’Italia divisa, Portogruaro (Venezia), Ediciclo, 2018
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di Giuseppe Panella*
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Merito principale del libro di Bernardi è quello di rendere, con uno stile sobrio ma mai privo di importanti suggestioni letterarie, il clima e le vicende storiche di cui si impegna a dare delle spiegazioni significative cercando di non prendere posizioni preconcette e infondate sotto il profilo della storia ma di capire con la lucidità dello studioso di razza quello che effettivamente accadde in anni che sono ancora vicini a noi nella contiguità temporale ma che forse sono ormai già irrimediabilmente lontani dalla mentalità odierna. Il “caso” Fiorenzo Magni esplorato in questo suo libro importante non riguarda ovviamente soltanto la pura e semplice vicenda giudiziaria, sportiva e umana del campione ciclistico di Vaiano. Non sarebbe, in tal caso, il libro significativo e inquietante che è. L’accento critico e storico, infatti, va messo su quel “divisa” che sintetizza tragicamente e brevemente la situazione italiana e non solo all’alba del 1948 ma anche successivamente (lo stesso avviene con il titolo di un vecchio libro di Remo Bodei, Il noi diviso. Ethos e idee dell’Italia repubblicana, Torino, Einaudi, 1998 che tratta, in ottica molto diversa, tematiche assai simili).
Molto meglio

Più vado avanti, più capisco che la vita è dono. Vorremmo credere che siamo premiati per i nostri meriti, che riceviamo grazie per qualche buona azione, per un pio desiderio o cose simili. E invece è stato per la preghiera di qualcuno, per la bontà di Dio, o l’aiuto di sua Madre. È molto meglio pensarla così: salva dalla superbia e permette di sorridere di sé, dono supremo dell’Altissimo.
Senza titolo
Avere o essere

Il sentimento, oggi, è sopravvalutato. Se non sento, è un dramma. Madre Teresa ha sperimentato l’aridità per lunghi anni, ma non per questo ha perso la fede. A noi, cinque minuti bastano per scoraggiarci. La chiave è la profondità: non sentire significa non essere in comunione con Gesù? Lui è presente anche quando le cose vanno male. Decisivo non è avere problemi, ma essere nella pace di Cristo, che non viene meno neanche sulla croce.
Poesia per il giuoco del calcio – di Max Ponte
La borsa del Cabecita
di Mario Bianco

La sacca di Cabecita
È una faccenda successa circa quarant’anni fa nei pressi di Giaveno, una cittadina in provincia di Torino, in località detta Provonda, una cosa di poco conto, tuttavia c’erano stati degli spari, o meglio due colpi di fucile esplosi da un tale anziano, Portigliatti Ettore, detto Gino, non si sa perché.
Il detto Portigliatti era stato ricoverato all’Ospedale San Giovanni Battista in Torino in stato di evidente confusione mentale; risultava essere affetto da uno stato piuttosto avanzato di arteriosclerosi, vale a dire che era in condizioni psichiche molto alterate come confermato dalla signora Merlo Pich Ernesta, consorte del Portigliatti.
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Lavori in corso

Stiamo lavorando per voi. È un messaggio che, da un certo punto in poi, è apparso nelle strade in corrispondenza di rifacimenti o ampliamenti di corsia. Oggi, da queste parti, se ne vedono di meno, mentre urgerebbero interventi tempestivi. Non è facile trovare qualcuno che lavori veramente per te: più spesso ci si imbatte in consorterie, furbizie, opportunismi. Solo Uno è davvero per noi: pensiamolo così, nella sua attitudine, indefettibile e unica, ad amarci.




