Juke-Box del Commendatore / Ma cos’è questa crisi?

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Una delle canzoni del Futurismo Italiano. Del cantautore, giornalista, scrittore, pittore e amico e sodale di Marinetti Commendator Rodolfo De Angelis. Dal 1930 non è cambiato nulla, a parte il regime… Ma sarà poi vero?

Si lamentano della crisi, lor signori! E, come si dice a Napoli, fanno ‘o chiagne e fotti!

Ecco dunque una canzone mai morta e mai doma del mitico Commendator De Angelis sull’argomento! Cantata da Crivel! Appena sfornata dal 1930! Continua a leggere→

Era d’estate, Di Pasquale Giannino

Le stelle brillano in cielo, una leggera brezza lambisce le fronde degli ulivi. Sono rimasto solo in casa, sulla terrazza che domina il giardino, immerso in un silenzio appena violato dal canto dei grilli. Amo l’estate. Mi ricorda la chiusura della scuola, quando ero libero, finalmente, di scorrazzare a piedi nudi in mezzo ai campi, e salire là sul poggio ad ammirare quel florilegio di colori. Poi c’erano i giorni di festa, le bancarelle, la banda, i giochi in piazza, i cantanti… Non odiavo la scuola, andavo anche bene. Ma detestavo le regole, i libri di testo, gli orari… Continua a leggere→

Comunità immaginarie

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Oh tutto quel tempo a parlare d’altro. Qualsiasi schiocchezza, quando lavare le tende, il cielo nero nero, l’Iraq. All’aeroporto un giorno avevo sfogliato uno di questi libri che si vendono nelle edicole degli aeroporti, un manuale per manager di successo – ché pare che gli aeroporti siano attraversati solo da queste figure postumane tutte in tiro, unici come l’uomo di vitruvio. Continua a leggere→

Il muro dei grandi, di Lucia Tosi

mary-cassatt-children-playing-on-the-beach-5432.jpgLa bambina in costumino rosa si sposta la frangia dagli occhi con un colpetto della mano sporca di sabbia. Strizza gli occhi perché ci è caduto dentro qualche granello. Ha una coda di cavallo tenuta da un fiocco blu, i capelli formano una virgola dietro e una nuvoletta impalpabile, attorno al viso, di ricciolini che sfuggono alla presa. Ha un secchiello e una paletta e dei sandaletti aeroplano. Sembra che giochi con due più grandi, un maschio e una femmina. I due corrono, ogni tanto una piccola spinta, uno schiaffetto leggero alla piccola. Ridacchiano, parlottano. Si allontanano. Sono abbronzati, neri di occhi e di capelli. La tormentano. Lei non vorrebbe. Guarda insistentemente verso due signore sulla panchina che parlano fitto fitto. Quella con gli occhiali le sorride continuando a chiacchierare, l’altra alza gli occhi sui due ragazzini, le fa un cenno come per dirle vieni, oppure gioca anche tu, corri. La piccola non sente il bisogno di andare dalle due donne, vorrebbe solo poter pastrocchiare con la sabbia e l’acqua in pace come vede fare a quei due uomini più in là che hanno una pentola gigante che gira gira e fa un rumore continuo. Poi prendono quello che hanno messo dentro il pentolone e lo stendono con delle pale per terra e lo lisciano lo lisciano mi piacerebbe lisciarlo anch’io. E’ settembre, sul lago c’è una barca a vela, il cielo è grigio (cosa vuol dire plumbèo, Teresa? Ah ah plùm-beo, piccola, plum-be-o). Voglio tornare a casa. A casa c’è la mamma, si sforza di pensare. Ma non le viene un sentimento più grande di così. Prova a provarlo come ha letto nei librini: una mamma oca, una mamma mucca e i loro cuccioli che vogliono stare sempre con le loro mamme. E un papà coi baffi e l’aria severa che però ride e non sgrida i suoi bambini. Ma la sua mamma è vecchia e il papà è un po’ calvo alto alto. Continua a leggere→

In Itinere – Federico ZULIANI

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(John R. Walker, Travelling South)

Non ho mai creduto alla poesia di/per genere, tanto meno all’esistenza di una poesia “generazionale”. Trovo quest’ultima, se possibile, un’etichetta ancora più trita, inutile e vuota tra tutte quelle che infettano e piagano il panorama della letteratura in versi, deprivandolo della possibilità di significare oltre i limiti arbitrariamente imposti e di mostrare l’intero orizzonte degli echi e degli alfabeti di senso che contiene. Distribuendo patenti e innalzando steccati che, apparentemente, cercano di definire uno spazio e la sua presunta specificità, non fanno altro che negare, nei fatti, la possibilità di un ascolto e di una fruizione a tutto campo di quell’inafferrabile atto creativo che fa del polimorfismo la sua ragion d’essere profonda, il suo peculiare e molteplice sguardo sul mondo. Continua a leggere→

Da: “L’interprete delle passioni” di IBN ‘ARABI

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XVIII

1. Férmati alle dimore,
piangi sulle rovine,
e alle abbattute abitazioni chiedi:
2. “Gli amati, dove sono?
I lor cammelli, dove sono andati?”
“Guardali, nel deserto
traversano i vapori:
3. Tu come dei giardini
li vedi, nel miraggio:
la calura dilata
negli occhi la figura.” Continua a leggere→

Il Narratore Onnisciente

Il procedimento opposto a quello visto nei due moduli precedenti consiste nello scegliere grammaticalmente parlando la terza persona singolare per narrare una storia, ma in un altro modo. E’ subito evidente che in tal caso il distacco dell’autore dal personaggio acquista maggiore forza per questo carattere impersonale che la terza persona singolare produce inevitabilmente. Anche in questo caso comunque la terza persona singolare può essere usata in maniere diverse. Un modo consiste nel fare divenire il narratore in terza persona singolare un narratore onnisciente. Continua a leggere→

Difendere le conquiste del passato – Finale Ligure

A ogni generazione tocca ingoiare frasi fatte e luoghi comuni. La mia ha fatto indigestione di: “Bisogna difendere le conquiste (dei lavoratori, delle donne, degli studenti, ecc. ecc.)”. Se qualcuno è ancora sensibile al fascino di questa frase, mi permetta di essere sincero. Ogni volta che la sento intonare penso ai villaggi fantasma del Far West: catapecchie tirate su alla svelta per sfruttare l’indotto di una vena aurifera presto esaurita, e abbandonate senza rimpianti. Sicuramente ci sarà stato anche lì qualcuno che si ostinava a “difendere le conquiste”. E che fine ha fatto? Continua a leggere→

Ad Franciscum # 1

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trent’anni fa, all’Elba, con Alberto Ablondi, uomo mite e saggio

“No. Adesso viene la notte non è un libro sul caso Moro. E’ il tentativo straniente e scandaloso di spiegare quel buio , mai così intenso, calato sull’intera società italiana e, in particolare , ancora una volta, allora come oggi, sul mondo politico italiano”. L’avesse detto chiunque altro, sarebbero seguìti scrosci di risate e motti del tipo mùchela lì, balabiòt! Però questa è parola di Ferruccio Parazzoli, autore di Adesso viene la notte (Milano, Mondadori, pagg. 124, 13 euri) e quindi sull’attenti, inchino, genuflessione, bacio della pantofola e intervista ammiccantissima con Dino Augias su Raitrè. Ma il libr(in)o?

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Per Giuseppe Barbaglio

di Antonio Sparzani

nella mia vita ho avuto la ventura e il privilegio di conoscere Giuseppe Barbaglio. Uomo d’amore e di libertà, come viene giustissimamente detto nel sito a lui ora dedicato, ci ha lasciato il 28 marzo del 2007. Sabato e domenica prossimi è stato organizzato a Roma, presso l’aula magna della Facoltà Valdese, via Pietro Cossa 22, un piccolo convegno per ricordarne l’opera e lo spessore umano. Il programma del convegno sta nel sito sopra menzionato. La scomparsa di questa persona, che mi è stata maestro sia nei miei vent’anni che in anni recentissimi, mi ha profondamente colpito.

Thomas L. – due

di Emanuele Kraushaar

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[Thomas L. – uno si può leggere qui]

e adesso mi sta lì davanti con quel sorriso forzato e a me ripassano in mente alcune immagini leggendarie di noi due che andavamo a correre a Villa Pamphili sotto i fulmini e io che gli raccontavo la storia del figlio di un’amica di mia madre che era morto folgorato e lui che mi diceva di raccontarglielo dopo davanti ad una birra invece io gliene parlavo lì sotto la pioggia e con i tuoni che spezzavano il cielo in mille pezzi e forse c’eravamo solo più noi sotto quel nubifragio quando abbiamo visto quella signora bionda con i capelli lunghi che a noi doveva essere sembrata un’apparizione e anzi più volte poi me la sono sognata e credo che anche Thomas L. fosse rimasto colpito da quella donna che ci era sembrata coraggiosa e infatti credo avesse detto ad un certo punto queste sono le donne che mi piacciono e io avevo sorriso pensando che tra matti ci si capiva bene

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Perdono tutti – Lettera di Chiara Daino per il centenario di Cesare Pavese

pavese1.jpgPaolo,
di ritorno: dalle radici. Ti scrivo: con sgrano di occhi increduli.
2008: anni Cento – dal giorno. 9 settembre 1908. La data che fu: nasce Cesare Pavese. Il passato di lustri all’ombra delle Langhe mi riporta nel Monregalese – perché sia presente: il ricordo [con: tributo] dell’Autore. Che si è dato.
Il bagaglio a mano è un biglietto – il Suo: «PERDONO TUTTI E A TUTTI CHIEDO PERDONO». Semplice congedo? Non credo. Sento: il non visto. L’accento. Perdono tutti: perdóno tutti o pèrdono – tutti? Continua a leggere→

La risurrezione di Gesù e la salvezza degli uomini, di Vito Mancuso

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La tesi di questo articolo consiste nel sostenere che occorre distinguere la risurrezione quale evento concreto accaduto a Gesù di Nazaret (un evento dotato di uno statuto storico del tutto particolare su cui mi soffermerò) dalla risurrezione quale evento salvifico. Occorre distinguere il significato della risurrezione per Gesù, dal significato della risurrezione per noi.

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SI BACIANO di Valter Binaghi

bacio canino

L’altro giorno, all’intervallo sono uscito come al solito nel cortile della scuola per una sigaretta. A quell’ora il cortile è pieno di capannelli che progettano serate al pub e varia umanità, e qualche coppietta appartata che si sbaciucchia dietro un albero.
Senza volerlo, mentre passeggiavo, mi sono trovato a una ventina di metri da una di queste. Si baciavano non proprio svogliatamente, ma con una tale alternata puntualità, riaccostando le bocche dopo essersi sussurrati qualcosa, da far pensare già a un rituale.
Lui era voltato dalla mia parte, e mi ha visto arrivare. A quel punto l’ha stretta con maggiore forza, e si è attaccato alle sue labbra con una foga divorante. Lei ha sussultato leggermente, stupita dell’assalto, poi ha visto me con la coda dell’occhio e ha corrisposto appassionatamente.
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Il Lago Verde – Premio Letterario e Laboratorio di Poesia

Premio e Laboratorio di Poesia Il Lago verde

Organizzato da Associazione Vega – Casazza – Bergamo
www.illagoverde.it / e-mail [email protected]

Sezioni
Sezione A: poesia singola
Sezione B: poesia singola riservata ai poeti locali
Sezione C: poesia singola riservata ai giovani
fino a 25 anni (si intendono gli autori
nati dal 1983 compreso)

Regolamento
Si partecipa con un massimo di tre poesie inedite, non
superiori ai 40 versi l’una in sette copie fascicolate.
Solo su un fascicolo dovranno essere apposti la sezione,
generalità dell’autore, indirizzo, n. telefonico, eventuale
e-mail e firma. Per la sez. C apporre anche la data di
nascita.

Le opere dovranno pervenire entro e non oltre il 31 marzo 2008 alla
Associazione Vega, Via Nazionale 90
24060 Casazza (Bg).

[Ulteriori informazioni di più rapida consultazione sono disponibili anche qui.]

Assurdo e sconveniente, di Mauro Pesce

La chiesa cattolica ha reintrodotto nella liturgia in latino del Venerdi santo una preghiera per la conversione degli Ebrei, che era stata melinata dalla riforma liturgica voluta dal concilio Vaticano II. Il fatto che questa preghiera sia fatta proprio il Venerdi santo, giorno della crocifissione di Gesù, sta a ribadire in modo indiretto ma chiarissimo che i colpevoli della morte di Gesù sono gli ebrei. Il contesto è fondamentale. Continua a leggere→

Juke-Box dolce & malinconico / Come pioveva

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Una canzone storica, datata 1918. Di Armando Gill, napoletano, il primo vero cantautore italiano.

C’eravamo tanto amati
per un anno e forse più,
c’eravamo poi lasciati…
non ricordo come fu…
ma una sera c’incontrammo,
per fatal combinazion,
perché insieme riparammo,
per la pioggia, in un porton!
Elegante nel suo velo,
con un bianco cappellin,
dolci gli occhi suoi di cielo,
sempre mesto il suo visin…
Ed io pensavo ad un sogno lontano
a una stanzetta d’un ultimo piano,
quando d’inverno al mio cor si stringeva…
…Come pioveva …come pioveva!
“Come stai?” Le chiesi a un tratto.
“Bene, grazie, disse, e tu?”. Continua a leggere→

Lettera dalla Galilea

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di Stefania Nardini

Candidata al Nobel per la pace nel 2006, Angelica Calo ci racconta cosa significacercare la speranza dove c’é guerra. L’ impegno di una donna che non si arrende

Lettera dalla Galilea in nome della vita a cura di Stefania Nardini

DI ANGELICA CALO LIVNE

Israele è tutta in fiore.
Cammino lungo il recinto del Kibbuz. Ai due lati mandorli, ciliegi, lavanda, anemoni. In basso il frutteto delle mele e poco piu’ in la’, a un km in linea d’aria, il Libano.
Sembra un po’ il panorama della Sardegna…e a momenti della Toscana: un miscuglio di paesaggi bellissimi, rilassanti. Che suscitano ispirazioni……penso al mio libro. Al diario di giorni terribili che e’ divenuto libro: “Diario dalla Galilea, solo in pace vincono tutti”. Continua a leggere→