Privato

images.jpgNon c’è nessuno per la strada, ed è strano, visto che è un sabato sera d’estate. Non ci sono nemmeno macchine parcheggiate. Non c’è né il chiarore dei fari, né il rumore del traffico in lontananza. Tutto appare immoto e lineare, semplice da assorbire con gli occhi e le orecchie, e spaventoso.
I lampioni alti spuntano, dritti, dalle siepi di bouganvillee e lo seguono mentre percorre fino in fondo il viale che lo porterà a casa di Barbara. Gli sembra strano, tutto questo vuoto, tutto questo concentrato di assenze.
Aveva fatto un sogno del genere, qualche notte prima. Un sogno che era rimasto a circolare nelle sue vene e dal quale non era riuscito a disintossicarsi.
Non ricorda, non è certo che Barbara lo abbia invitato a unirsi a loro, ma lui ci va lo stesso: conosce tutti da vent’anni, è il tassello mancante.
Di una semplicità intonsa e spaventosa, gli pare quel tragitto. Vorrebbe evitare di toccare l’asfalto perché il tic-tac delle scarpe sul selciato è una specie di macchia.
Mentre cammina si vergogna. Si sente osservato, denudato, deriso.
Invece, nessuno lo vede. Non c’è nessuno per la strada.
Stranamente quella paralisi rende irriconoscibile un tragitto che di solito potrebbe fare anche a occhi chiusi.
Sono anni che non vede Barbara e gli altri. L’idea di affrontare il Cambiamento nei loro visi e nei loro corpi lo sbalestra ma prosegue.
Non ha portato niente con sé, nemmeno una bottiglia di vino, o un dessert. Spera che lo accolgano senza considerarlo uno sfacciato, minimizzando su – o ignorando – questa sua mancanza.

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Reclusioni # 9 – di Marina Pizzi

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cornucopia dell’ira la poesia
nudità del pio blasfemo
modo del duttile per un mondo di spranghe
ghetti di animi alla forca.
le poesie le leggevi con la torcia
ti hanno ucciso per ebetudine
per la giuria del dopo cenere.
c’è quaggiù un arso campionato
padrone di soldatesca ed esca viva
sconforto di pane alle parole in fondo.

(Agosto 2007)

La gelosia è… persiana?

Sí, sembrerebbe proprio di sí; la gelosia è “nata” in Persia o, per lo meno, nei Paesi dell’Oriente. Non stiamo parlando della gelosia in senso proprio, ossia di quello stato d’animo caratteristico delle persone che, a torto o a ragione, dubitano della fedeltà e dell’amore dell’amato o dell’amata.
Stiamo parlando di quel marchingegno di legno (o di ferro), composto di stecche intelaiate trasversalmente e inclinate, che si mette nelle finestre per lasciare passare l’aria e la luce e non esser visti da occhi indiscreti; in altre parole stiamo parlando delle persiane, oggi sostituite dalle serrande. Le persiane, chiamate anche “gelosie”, hanno una stretta relazione con la… gelosia, donde il nome, appunto.
Questi serramenti che consentono a chi è dentro di guardare fuori senza esser visto, sono stati inventati proprio per motivi di gelosia: per “proteggere” le donne che sono in casa dagli sguardi degli uomini. Le gelosie orientali (i prototipi, potremmo dire) erano fisse, quindi non si potevano aprire; molto spesso erano di pietra e chiudevano ogni porta della casa.
Le persiane arrivate a noi dal lontano Oriente sono state impiegate – come abbiamo visto – per motivi diversi dalla gelosia, oseremmo dire per ragioni piú “civili”, anche se ne ricordano il nome. A questo punto, però, sorge spontanea la domanda: la gelosia è solo persiana?

ASCOLTANDO LA NEVE

neve.jpgDare forma di sé; immagine – in qualche forma del mondo – della propria sostanza. Non di ciò che si perde ma di ciò che chiede di essere conservato. Questo può avvenire nella forma dell’arte, che è quella che più sintetizza, che più conserva.

Rappresentarsi. Specchiarsi in qualcuno, in qualcosa. Specchiarsi è parlare, riportare l’immagine e fermarla. Qualunque cosa essa sia. Lo chiedono gli spiriti buoni e quelli cattivi. Vedo adesso degli occhi che già conosco. Accanto a questa donna c’è una bambina down. Le immagini che passano dal finestrino non si fissano ma lo chiedono. Continua a leggere→

Poesia e Asilo # 3 – Salvatore Quasimodo

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Suicidio dei vecchi

Sono molti i vecchi che si uccidono. Il tenore di ottant’anni, ospite della casa di riposo “Giuseppe Verdi”, non è il solo. Sui giornali queste storie parlano spesso di mancate pensioni, di povertà e di solitudine. Pesanti fantasmi che fanno desiderare la morte anche a un vecchio. I giovani lasciano i vecchi sull’altra riva: ma ci sono ragioni ancora più profonde: la non partecipazione sociale e spirituale nella vita dei vecchi. Il perché di queste ultime tragedie? E’ una domanda che ammette una colpa: la mancanza di “equilibrio” non è sempre in chi si uccide, ma in chi ha lasciato, anche senza accorgersi, la scelta della morte a qualcuno.

Salvatore Quasimodo, da “A colpo omicida” e altri scritti, a cura di Gilberto Finzi, Mondadori, 1977

Provocazione in forma d’apologo 31

Un venditore ambulante arriva in una cascina dove abita una donna sola. Lei non compera nulla ma lo invita a restare per la cena e la notte. Nella notte lei prova ed assaggia la merce di lui ma non riesce a decidersi. Al mattino lui riparte dicendo che tornerà al termine del suo giro, fra un mese o due. Lei ribatte che è meglio si ripresenti prima, fra una settimana o due al massimo. Lui promette che se potrà lo farà.
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Reclusioni #8 – di Marina Pizzi

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il lascito della capanna è la cattura
sotto la lingua l’antidepressivo viso di ieri
il trattino di un giardino gemellato
alla giostrina con un intingolo di madre
seppure da adulta pianse le cimase
e le civette e le cicale e le formiche e tutte le favole
blasfeme sul levante oranti sul ponente
vicendevole il vuoto sul comune
berretto pel riparo della nuca

(Agosto 2007)

Cartolina # 2

(alba nello Stretto)

Spirito forse, non ancora mostro,
il terzo millennio a questa soglia
s’appressa d’acque e terre,
lenta bracciata, placido passo.
Solo, nell’alitante tramontana,
il sole arancia diviene,
crepuscolare frutto del sangue – sul mare
dello scenario, la nave disumana…

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Il duro mestiere – di Mauro Candiloro

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Cozzano in questa gravida notte
rotta dalla più rorida bocca,
cozzano
gli antri duri del duro
mestiere che a breve
ramazzerà lo spergiuro
dell’uno abusato dall’uso
sunto nel suo volto che non vede.

(Immagine: Orangenesser – 1982, di Georg Baselitz)

Festa della Letteratura Noir/Ponzano Superiore (SP)

locandina.pdflocandina.pdfQuarta stagione della LetteraturaNoir a Ponzano Superiore dal 7 al 16 settembre sotto l’egida del Comune di Santo Stefano Magra e della Provincia della Spezia.
Gli incontri di questa edizione vedranno la partecipazione di autori che coprono l’intero panorama della letteratura noir italiana: dagli autori autoprodotti a quelli che pubblicano per le grandi case editrici, a quelli di qualità scoperti da piccoli editori indipendenti.
La Festa della LetteraturaNoir si amplia e nel farlo allarga i suoi orizzonti: quest’anno aprirà le porte al teatro con la compagnia teatrale Les Comediens, alle Cene con Delitto, e alla musica con la ReadingBluesMachine che avrà il compito di intrattenere e legare parole e blues.
Cuore del programma rimarranno naturalmente i tanto attesi appuntamenti con gli autori intervistati da colleghi, giornalisti ed esperti nella splendida cornice della Corte di Palazzo Remedi a Ponzano Superiore nel comune di Santo Stefano Magra.
Quindici gli autori che partecipano al SettembreNoir, quindici approcci diversi con i lettori, ma una strada sola da percorrere, quella della qualità delle pubblicazioni.
Chi può venga, gli altri restino in ascolto.

LETTERA A FRANCESCO

Caro Francesco,
“ritorno nel luogo che da sempre mi compete: l’ombra”. Così dicevi prima di questa estate, se non ricordo male. Ti scrivo da una spiaggia, l’ultimo giorno di vacanza. Tutta l’estate mi sono battuto con questo pensiero pesante dell’ombra, del tornarci per necessità. Gli avvenimenti di questa estate mi hanno tentato parecchio. Scrivo nella piena luce e intanto sul mare si formano le ombre della sera. Non sono aggressive, c’è una levità in questo trascolorare, la stessa che ai viandanti intenerisce il core, certo. E’ l’ombra naturale che ogni cosa possiede, il suo essere doppio: questo sei tu, ombra rifranta, luce inappagata scrivevo in una poesia che ti dedico di seguito a questa. Continua a leggere→

Mi piaci, ma ho paura.

pensavopeggio.jpgLei – non chiama, ma è normale. Io lo spavento.
L’amica – probabilmente ha capito che sei tosta, e questo gli fa paura.
Lei – è sempre passato da una donna all’altra senza farsi scrupoli, non credo sia preparato all’Amore.
L’amica – probabilmente gli mancano gli strumenti emotivi per rapportarsi a te, per capire quello che è successo tra voi, ed è bloccato.
Lei – già, paralizzato alla sola idea di poter essere felice.
L’amica – sì, di abituarsi a te e poi perderti…
Lei – ma non mi perderà mai…
L’amica – infatti, chiamalo e diglielo subito.
Lei – magari dopo le dieci, ora starà guardando la partita…
L’amica – vuoi che continui a usare il calcio come scusa per privarsi di te e di quello che rappresenti? Continua a leggere→

Poesia e Asilo # 2 – Joseph von Eichendorff

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Wünschelrute

Schläft ein Lied in allen Dingen,

Die da träumen fort und fort,

Und die Welt hebt an zu singen,

Triffst du nur das Zauberwort.

Bacchetta magica

Dorme un canto in ogni cosa

che qua sogna senza fine,

e a cantare prende il mondo

se la formula indovini.

(traduzione di Remo Fasani)

Reclusioni #7 – di Marina Pizzi

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La ringhiera ghiotta

Attorno alla moria del tuo costrutto
ricordi la cicala che ti svolse
simile alla marea ma nato eraso
reso roso arreso errato raso reo
in coda alla perizia della cenere.
Pendulo intarsio di tutte le perdite
già prima d’imparare ti convenne
l’inchino della pena alla natura
alla ringhiera ghiotta di ogni vento
sconnesso con la schiera delle lapidi.

(Agosto 2007)