La sofferenza non si misura, non si pesa, non si vende, rimane dov’è, ti fa compagnia, oggi al cimitero pensavo che avevo voglia di morire, oggi avevo voglia di morire, ma non ero io, ero in me con la mia voglia, ero in me che non morivo, sto scrivendo male, sto cercando di scrivere male, sto cercando di non scrivere come scrivo sempre, lascio zampillare le parole in altro modo, ma ormai il solo è segnato, cerchi di piegare le frasi in un altro senso, ma lo stile torna, si rialza, si rimette dritto al centro della pagina, ormai lo stile è come la tua sofferenza, te lo sei scavato dentro, non ti lascia più, puoi solo farlo tacere, solo in questo modo ti lascia, ma appena torni a parlare il tuo stile ritorna, ritorna la tua sofferenza, qualunque cosa dici è per soffrire, anche dire una barzelletta ti fa soffrire, non hai più modo di parlare senza stile, e dunque senza sofferenza, il tuo stile non ti lascerà mai più, è andata così, nessuno ne ha colpa, non sai quante parole ti restano, non ti resta la vita, ti restano le parole, non ti restano i giorni, ti restano le frasi che ancora non hai scritto, questo non si capisce, questo fatto che le frasi sono l’unico luogo in cui ha luogo la tua vita, le frasi sono le tue vene, le tue ossa,il tuo sguardo, tu guardi il mondo con le parole, tu ti muovi quando si muovono le parole, ti fermi quando si fermano le parole, non hai tempo per altro, quando cerchi altro non trovi nulla, tu ormai puoi cercare o farti cercare solo dalle parole, è andata così, sta andando così anche adesso.