Juana, la figlia della natura.

articolo del 2 marzo 2007, pubblicato su “La GENTE d’Italia”

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Juana, la figlia della natura
di Paola Lovisolo e Lisa Sammarco

“Lluve… espera, no duermas…”, ” Piove, aspetta, non dormire…”: così inizia la prima quartina di “Noche de lluvia”, “Notte di Pioggia”, di Juana Fernandez Morales, meglio conosciuta come Juana de Iparbourou o anche come “Juana de America”,
poetessa e scrittice, nata l’8 marzo del 1892 a Melo Cerro Largo, Uruguay e morta a Montevideo nel 1979.

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Un rudere che fa ridere

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Un rudere che fa ridere
un triste umorista in panne
Alain Delon che delle donne
dice a settant’anni
che non c’ha capito niente…
io che a cinquanta penserò
a quanta stupidità insidierà ancora
la mia poetica inadeguatezza
a quanto sono inutili
le mie funamboliche acutezze
per arrivare malconci e menomati
fino alla fine piu o meno
anestetizzati (privati cioè
della bellezza necessaria)
per arrivare a farsi del bene
facendosi del male.

(inedito)

La fronte

La fronte serena di rose
non colte da te dell’estate
da un vento alieno baciate
lasciate inclinare alla sera
un dolce serpente accarezza
che ama guardare i tramonti.

Sapore di Male – 4

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di Barbara Delfino

Cervaro è alla scrivania di Sciaccaluga quando questo entra in ufficio. Le scarpe sul ripiano, lo sguardo accigliato.
Mentre gli parla ogni accento napoletano sparisce, la voce si fa seria, secca. Sciaccaluga annuisce, comprende, inizia a collegare.
“Come intende procedere?”
“Sciaccaluga, ti ho risolto io il caso. Non ho voglia di fare tutto fino in fondo”.
“Vado, allora”.

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In Itinere – Massimo ORGIAZZI

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In Itinere – Massimo ORGIAZZI

Massimo Orgiazzi
(Torino, 1973)

“un volto lo si sceglie
ed è le doglie di via: la frontiera”

*

Tutto quello che resta dei giorni.

Ciò che resta dei giorni, è un reale intravisto, scoperto per caso tra margini in ombra; poi esplorato, afferrato, stretto forte tra le dita, riportato alle labbra per dare nuove svolte al respiro. Ciò che resta, è l’attimo in cui anche la tenebra diventa chiarore, risplende nella conta delle sue ferite e si dispone al silenzio, si acquieta, in ascolto della vita che scorre, del mondo di sempre che pianta le sue radici d’aria in terre di memoria. E’ quello il tempo in cui la lingua si rivela a se stessa, e il suo alfabeto segreto aspira a farsi segno e senso, la traccia che rimane nella dimora di un verso. Continua a leggere→

Chiara DAINO / LA MERCA

LA MERCA di Chiara Daino, Fara, 2006

Se è vero che le parole continuano ad operare, anche nell’epoca del rumore mediatico e dell’esubero informativo-informatico, e se la letteratura ha ancora la capacità di modificare la visione del mondo che racconta, dopo aver letto La Merca, primo romanzo di Chiara Daino, bisognerebbe provare un sano senso di colpa. Perché La Merca non è soltanto un romanzo che racconta una storia coinvolgente con una lingua nuova, piena di ritmo, musicalità, e a tratti tendente alla prosa poetica, senza mai abbandonare la dimensione narrativa o cedere allo slang generazionale.

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La Mosca

Rivista LA MOSCA DI MILANO

La rivista esiste dal 1997 ed è stata fondata da Gabriela Fantato e Annalisa Manstretta.
L’attuale direttore responsabile è Aldo Marchetti;
il direttore artistico è Gabriela Fantato, affiancata da un Comitato di direzione.
La redazione è composta da : S. Aglieco; C. Bagnoli; L. Cantelmo; R. Caracci; A. Coppo; R. Caddeo; Q. Chiantia; Mariolina De Angelis; P. De Riu; G. Favagrossa; R. Ferrazzi; B. Fignon; L. Gattoni; M. Napoli; M.Nasr; P. Pancamo; F. Ravizza; F. Romanò.

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Autoritratto due

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di Riccardo De Gennaro

Le visage humain est un force vide, un champ de morte. La vieille revendication révolutionnaire d’une forme qui n’a jamais correspondu à son corps. Dieci anni prima che il protagonista di questo autoritratto nascesse, quarant’anni prima che andasse in giro con quel cappello di paglia alla maniera di Van Gogh e che tutti a Moncalieri lo considerassero pazzo, il poeta Antonin Artaud scriveva che il viso umano è una forza vuota, un campo di morte. Davanti alla macchina fotografica di Georges Pastier, Artaud – che di Van Gogh parlò come di se stesso, un suicidato della società – tentava di dare pienezza alla forza vuota. Quella sera l’uomo che scrive questo autoritratto passò in rassegna tutti i ritratti fotografici di Artaud e tutti gli autoritratti di Van Gogh che riuscì a trovare in libreria, dopodiché tentò di rendere il suo volto la cosa più lontana possibile dal suo corpo.

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Libri giuntimi (Rubrica 2)

Lucianna Argentino, Guido Monti, Alessandro Monticelli, Italo Testa, Alessandro Assiri, Paolo Battistella, Lucetta Frisa.

Come vi avevo preannunciato nel mio blog all’atto della chiusura, come in altre sedi, il dedicarmi più a voi che a me è ormai diventata parola d’ordine per il sottoscritto (anche se un qualche rigurgito di ‘narcisistico’ trasporto ancora, qui e là, fa capolino, ma si sa, non si può cambiare dalla sera alla mattina un’impostazione virulentemente ‘aggressiva’, per anni e anni più che altro fomentata da situazioni altre capitatemi, ma nel certo cullata da un Io travagliato comunque predisposto alla scazzottata e al ‘turpiloquio’, infatti bisogna dare il tempo alla ‘bestia’ che si plachi, poi che si svapori, come nebbia al sole “…in quel nuovo mattino… alla vista dell’Unica Bellezza”, così da tentare di prepararmi alla vecchiaia o alla morte con maggiore serenità).
Procedo, con tale spirito in ‘elevazione’, a segnalare-recensire i libri che state inviandomi (e vi ringrazio). Mio indirizzo per posta cartacea al fine che mi curi di voi: Gian Ruggero Manzoni Via Fiumazzo 232 – 48020 San Lorenzo di Lugo (RA).

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L’impegno

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di Franz Krauspenhaar

Io m’impegno solennemente
a impegnarmi tutti i giorni
perché il mio impegno possa impegnare
me, i miei amici, le mie donne, i miei conoscenti
il panettiere, il vigile e il lattaio, la lavandaia inginocchiata
sopra la lavatrice, la ingollatrice di sperma, il maritozzo felice
la sposa occipitale, il casco d’oro, la vagina liquefatta, la liquirizia mozzarellosa, il vento, il muschio, i mushrooms.
Io m’impegno solennemente
per oggi, per domani, per il futuro attendente sull’attenti
di una voragine assurda, crepitante e sardonica
(su città anonima, con roba alcolica)
d’impegnarmi fino all’ora dell’unico disimpegno;
e lì, nulla ci potrò fare…
 

(14.12.2005 – da “Champagne”)
 

Sapore di Male – 3

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di Barbara Delfino

Durante l’ispezione, Cerami trova nel bagno della stanza di Tinca un tovagliolo di una pizzeria. Con ricamato il logo del ristorante Da Vincenzino – Bordighera. É sporco di sangue, è nascosto nel buco della ventola di areazione nella parete della vasca. Lo ha trovato solo perché in un film visto al cinema la settimana prima l’investigatore cercava anche lì, tra le palette sporche di polvere.
Cerami è basso, è salito su uno sgabellino, ha rischiato di cadere. Ma ha trovato quel che Sciaccaluga voleva.

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Provocazione in forma d’apologo 8

Due notti fa feci un sogno bellissimo. Cominciava in modo angoscioso, poiché vedevo un cielo notturno quasi vuoto di stelle, e rischiarato soltanto da una decina d’astri brillanti di una luce così vivida da far pensare a un’esplosione imminente; ma subito dopo mi trovavo dinanzi al computer, avendo appena finito di elaborare uno schema cosmologico che sapevo pressoché perfetto: il quale schema consisteva in un foglio mezzo bianco e mezzo nero, con un cerchio bianco ad un estremo della parte nera, e un cerchio nero nell’angolo opposto della parte bianca.
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Stoss: contro la crisi del genio e del vero nel contemporaneo

Verità scoperta dal Tempo (1645 circa) – Gian Lorenzo Bernini

L’esperienza estetica, in alcuni pensatori, diventa il luogo privilegiato in cui si manifesta il vero, la dimensione che racchiude la via d’accesso alla verità. In Hegel l’arte è il primo gradino dello Spirito Assoluto, momento attraverso il quale l’Idea o Spirito (il principio della realtà) giunge alla piena coscienza della propria assolutezza, ovvero del fatto che tutto è Spirito e che non vi è nulla al di fuori di esso. Tale autocoscienza dell’assoluto avviene tramite un processo dialettico che si articola nei tre momenti dell’arte, della religione e della filosofia; queste attività esprimono lo stesso contenuto, che è l’Assoluto, ma si differenziano per la forma con cui lo estrinsecano: l’arte attraverso la raffigurazione sensibile, la religione tramite la rappresentazione, la filosofia per mezzo del concetto.

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Il filo spinato dell’attesa (Marina e la poesia)

Ho chiesto a Marina Pizzi di scrivermi qualcosa sulla sua poesia.
La risposta che segue ha lo spessore drammatico e insondabile della testimonianza di una voce tra le più intense della lirica italiana dei nostri giorni.

La sollecitudine del minimo

Pier Paolo Pasolini dichiarò di aver tolta dal proprio lessico la parola speranza: anch’io. Dentro a questa rinuncia di leva, sta la leva del tentativo, ancora, di una scrittura che sia e mantenga lo spiazzamento dell’orma sulla data.

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Sapore di Male – 2

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di Barbara Delfino

Cervaro si tirò su i calzoni e si allacciò la cintura. Marinella, distesa sul letto, fumava e gli guardava la pancia prominente.
“Hai saputo di Tinca, Francè?”
“’O capellone, sì. Amore mio, nun ce pensà. Pensa a Franceschino tuo che ti fa comprare le vestine eleganti” le rispose Cervaro mettendole diecimila lire sul comodino, tra le pagine del messale.
“Francè, secondo te s’è ammazzato davvero o è stato qualcuno? Guarda, per me è stata quella troia tutta sciantosa là”.
“Chi?”
“La Dalia, lì, la fidanzata, Che ci ha poco da fare la spiritosa, tutta elegante, eh, mica si ricorda dei bei tempi, la signora!”
“Che stai dicendo, Marinè. Di chi parli”.
“Oh Francesco, lì, la Dalia, quella tutta sciantosa, la fidanzata di Tinca. Faceva la puttana a Ventimiglia, non lo sapevi?”
“Certo che lo sapevo, ma son solo pettegolezzi, Marì”.
Marinella scoppiò a ridere e il fumo le andò di traverso. Tossendo e con le lacrime agli occhi lasciò cadere la tegola sulla testa calva di Cervaro:
“Franceschino, amore mio, a Ventimiglia la sciantosa divideva l’appartamento con me. Il pomeriggio lei, la sera io. E l’affitto lo pagava l’Umberto, lì. Che quando si son fatti famosi chi se la ricorda più, Marinella, eh?”
Cervaro la guardò, sospirando.
“Franceschino, amore mio. Ho visto delle scarpe fa-vo-lo-se, in piazzetta delle Erbe. Se vuoi la prossima volta metto solo quelle”.
Cervaro tirò fuori dalla tasca dei pantaloni il portafogli, prese un biglietto da diecimila lire e le infilò assieme alle altre nel messale.

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Una confessione

Sono stato cresciuto da una famiglia comunista e non credente. Non sono mai stato battezzato se non ai valori della solidarietà civile e della laica fratellanza.
Ma anche, in qualche modo, alla gioia dell’amore gratuito, non giustificato. Quel che si dice la parabola del buon samaritano.
Poi per vie traverse educato all’arte, alla lettura, alla scrittura. Continua a leggere→

due prose

Gennaio finisce duramente, con du’ fuochi che consumano la pace, TERMINATUR – e si è bene da una parte e da un’altra –, senza ambiguità. E la letteratura sarà esaminata. In un momento dice prendi, in altro togli, vieni, in altro, in altro vieni: non ti voglio, non sei mio. In un momento si risponde: io non sono una bandiera! non il tuo scialle! Gennaio è consumato duramente e in povertà. E’ eliminato un peso che esisteva, oggi no. La mente espone ora una città di mare, con la sua acropoli antica, su. Perché? Appariva al mattino quasi vuota, e piaceva così. In un’altra città marina c’era il sole: per patire, lì patirvi, un altro attacco sensuale. Lì è breve. Non si considera disgrazia, in nessun modo, e i mobili – sedie, tavolo, divano, lume, altoparlanti – devono sembrare la gioia delle mani, la loro estensione, intelligente o meno. Continua a leggere→

Sapore di Male – 1

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di Barbara Delfino

“Ü gianchettuuuu de mainèèèè.”
L’ispettore Sciaccaluga chiuse la finestra che si affacciava sul mercato, lasciando fuori dell’ufficio le urla dei pescatori che attiravano le donne ai banchi. Chiuse la finestra sull’odore di pesce e sulla voglia di un’insalata tiepida di bianchetti, spruzzata di limone, prezzemolo e olio di Andora. Ma era ancora presto per pensare alla cena, mancavano molte ore prima di smontare dal turno, arrivare all’appartamento con vista sul Polcevera sporco di scorie dell’Ansaldo, fare una doccia, tirare fuori pentole e piatti e bicchiere e posate e sedersi da solo a tavola come faceva da oltre vent’anni, da quando s’era trasferito da Savona a Genova.

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Work in progress

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Abbiamo aperto una nuova rubrica, Lavori in corso, per favorire gli approfondimenti su temi importanti. Potete trovarci il testo di Claudio Damiani su comunicazione, scrittura e società.