Archivio mensile:Maggio 2007

La porta delle lingue

INVITO
Con preghiera di diffusione
Centro Culturale San Carlo
– Sala Verde, 1° piano –
Corso Matteotti, 14 MILANO
(MM1 San Babila)
Venerdì 18 maggio
ore 18,00
IL PONTE DEL SALE DI ROVIGO
presenta
LA PORTA DELLE LINGUE
Gli ultimi tre libri pubblicati

Sebastiano Aglieco
DOLORE DELLA CASA

Pasquale Di Palmo
MARINE E ALTRI SORTILEGI

Marco Molinari
SEGUIAMO E ACCAREZZIAMO

Intervengono
L’editore
Marco Munaro

I poeti e critici
Luigi Cannillo
Mauro Germani

Per informazioni
Sebastiano Aglieco
[email protected]

in cerca di consigli

anche qui solito problema:

versi o prosa.

comunque un mio amico mi ha sconsigliato di mettere questo testo nel libro. intanto lo metto qui, sempre nello spirito di questo lavoro che sta facendo sul libro, un lavoro in solitudine, ma una solitudine che cerca la compagnia di altre solitudini

 **

Mi sono ammalato dal giorno in cui ho letto le poesie nel mio paese. Alla fine nessuno si è complimentato con me nessuno mi ha fatto domande: il pubblico sembrava essere lì per spegnere la candela della serata. L’ideale sarebbe stato che morissi davanti a loro, si sarebbero vantati a lungo di essere stati miei amici e di aver raccolto tra le loro braccia i miei ultimi respiri. Lo strazio dei versi e la bella chioma e la bella voce di Antonietta meritavano un abbraccio. Invece tutto è finito come se non avessi fatto niente. Si sono messi a mangiare il salame e il caciocavallo, ansiosi di mettermi da parte. Io posso solo continuare a scrivere e a sentirmi male. Questo mi accade ormai da vent’anni: prima di scrivere mi sentivo solamente male e non so se era meglio.                                                                                                                                            1995

Maledetto orsetto Knut

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Il 22 aprile, dopo lunga malattia, è morto a Roma Alberto Grifi (1938), fotografo, inventore e maestro della video-sperimentazione degli anni ’60 e ’70. Battezzato a Parigi da Marcel Duchamp, Man Ray e Max Ernst, tra i suoi capolavori si ricordano La verifica incerta (1964), montaggio neo-dadaista di pellicole hollywoodiane destinate al macero, Il grande freddo (1971), cruda favola di congedo dalla sperimentazione linguistica pura, e Anna (1975), pellicola letteralmente deragliata in realtà auto-filmantesi, capolavoro e simbolo del miglior cinema underground italiano.

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“I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti cronista padano”

di Giorgio Morale

Ho letto I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti cronista padano in cinque giorni, inchiodato al libro ogni volta che me lo permettevano gli impegni di famiglia e lavoro. Incazzandomi e scongiurando che non fosse vero quello che andavo leggendo, ma sapendo che “pezzi di realtà” ci sono, in questa storia “inventata”, lo dicono i media e me lo dice la mia vita, di insegnante come quella dell’autore Valter Binaghi, affacciata su quella vetrina che è la scuola, che permette di registrare le evoluzioni delle giovani generazioni. Continua a leggere→

IL REGIME DELLA VISIBILITA’ E LA “POESIA-PROBLEMA” – Parte II – di Giampiero MARANO

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IL REGIME DELLA VISIBILITA’ E LA “POESIA-PROBLEMA” – Parte II
di Giampiero MARANO

3. Marco Giovenale
Alla radice dell’esperienza poetica di Marco Giovenale non troviamo alcuna pienezza o ridondanza dell’io (il che non comporta la mancata assunzione di una responsabilità anche etica nei confronti del mondo) ma l’accertamento di lacune mai colmate, di un buio prenatale: «Mi è stata sottratta» si legge in una prosa di Il segno meno (1), «una primissima forma che non ricordo, o una serie di forme, non so definire, e subito dopo mia madre». Se la scaturigine e la natura stessa del Dichten viene esplicitamente riconosciuta dall’autore come una «voce che dice di mancare», si spiega allora perché la percezione delle cose che ne deriva risulti così frammentaria («il guasto intermittente dell’insegna / reality»), così pervasa dal senso di un irrimediabile «non ricostruirete», come avverte un testo della silloge Altre ombre (2). Continua a leggere→

Gëzim Hajdari: Tre poesie

A lungo ho atteso questo giorno
davanti alle rose e ai miei coltelli
come l’assassino la vittima
o come il rogo l’eretico
per mostrarvi questi versi
li ho incisi sulle rovine di amori
fecondati con l’ombra fertile
partorita dalla tua luce femminile
in un Tempo atroce
ho temuto a lungo questa notte
come la vergine sposa
o come i papaveri del campo che aspettano l’alba
dove finisce il tuo corpo?
e dove inizia la mia follia?
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Centosette / biciclette

di Mauro Baldrati

ladri_di_biciclette.jpgPer un devastatore il gusto particolare sta nel godersi la reazione dei possessori delle cose devastate. E’ questo che mi interessa quando lavoro da solo o in coppia col mio amico Trombetta, il mio socio guastatore preferito. Per esempio certe sere bruciamo i campanelli delle case con dei fiammiferi controvento: poi ci nascondiamo per ascoltare le esclamazioni degli abitanti quando va in corto circuito l’impianto. La luce va via di colpo, flap! e dopo un attimo si sente una voce che grida: “Oi! Se n’è andata la luce!” e inizia il trambusto. “Nilde, le candele!”. “Benito, mo cos’è successo?”. “Boh, saranno stati loro, quelli della luce!”.
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Gemello Carnivoro (2001): Poesie di Cristina Annino

INTERVISTA AL POETA

A domanda rispondo: chiedo
d’essere scemo; che almeno mi si tolga
coscienza, veleno e storie dalla testa. Quelle
bianche venendo senza mani in cerca di me, con
noia e fede spesso le lavo. Ebbene, per
piacere non vengano più. Vorrei
vuoto assoluto per farci
il morto, e non mi guardi più niente. Elencherò: la
gente, pasti, libri, cellule
occhiute delle porte.
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Buon compleanno, Gottfried Benn!

Berlin, 22 XI 50

Caro Signor Wellershoff,
ho ricevuto la Sua lettera e il Suo saggio che ho subito analizzato con molta attenzione. Il suo lavoro è eccellente, superlativo. E’ raro che un autore vivente possa vedersi così indagato, radiografato, vivisezionato – è una compensazione alla vecchiaia e al grigiore.

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a e. che sa descrivere le vie della città


Via Cafaro una volta la chiamavano la strada dei pazzi. Una strada storta, squilibrata, con le nuvole che entravano e uscivano dalle orecchie dei muli. Ora è dritta, levigata, anodizzata, ora è una strada qualunque dove si vede che c’è ancora qualcuno solo perché c’è la macchina parcheggiata davanti alla casa. Il silenzio è unanime. Gli ultimi abitanti hanno una spalla in lacrime.

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