Archivio mensile:Maggio 2007

tre testi

(boschivo per le furie)

Ruga della grafia o del graffito
facciàle, brama lo scoramento
dell’ingresso – in giornate così,
che lo scirocco succeda al tramontano
e i gradi delle unghie
solchino il dopo-luce, il forno
dei barlumi. Pianta le spine
apprese al muschio, schivo
d’incenso scorteccia
l’argine del verbo – boschivo
per le furie…

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Chandra Livia Candiani: “una devozione leggera e costante”

“Tutti abbiamo una porta, non sappiamo cosa c’è dietro”
(Chandra Livia Candiani, La porta, la Biblioteca di Vivarium 2006)

Da La Porta

La porta.
Era.
Di ferro.
Certe volte di ghiaccio.
Perfino
di umano
costato,
allora il suono
del bussare
si faceva sordo
impossibile da ascoltare.

*

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lettere di amareggiati dalla terza guerra mondiale

Io mi sono laureato una ventina d’anni fa. Mi sono scordato quasi tutto di quello che avevo imparato a scuola. Io mi ricordo solo come si chiamava quella ragazza mi fece toccare un po’ le sue gambe in un vicolo e mi fece avvicinare la mia bocca alla sua. Saranno passati dieci anni. Da allora passo le mie giornate al bar o davanti alla televisione. Mia madre mi dice che devo trovarmi un lavoro e una fidanzata. Io penso che non troverà mai niente. Ho sempre la bocca amara

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INNESTI

Paolo Fichera, INNESTI – quaderni di cantarena 2007

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Nella sua precisa nota finale, Luigi Metropoli parla del poeta come di un “geologo, ma anche un agronomo (…) Si sporca le mani e s’ infetta il cuore (…) Il poeta innesta la sua opera dentro un’altra opera, un’altra creazione”.
 Basterebbe questo commento per capire queste poesie, unitamente alla ri-creazione che ne fa Francesco Marotta in una lettura personalissima, attraverso le parole di un’altra poesia, la sua, altrettanto suggestiva. Come in un incontro: Continua a leggere→

Album Feriale

Sono davvero lieto di poter pubblicare su “La poesia e lo spirito” la splendida presentazione di Alberto Bertoni ad “Album feriale” di Maria Pia Quintavalla (ed. Archinto 2005), tenuta un anno fa a Bologna, alla libreria Feltrinelli. Da questo testo – che conserva la freschezza del parlato – emerge tutto lo spessore umano e artistico di uno dei poeti più interessanti del panorama italiano contemporaneo.
Un grazie particolare a Maria Pia per averci concesso questa esclusiva.

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da “Pause” (1988-1992) / 1

“La sua esistenza era una giacca provvisoria,non un abito fatto su misura” (Robert Walser)

Se scrivi una parola,
la parola che scrivi non è sola.
La luce tra interstizi
induce ai precipizi.
L’esplorazione della penna
sottesamente accenna
a un silenzio, un nume raro,
un fuoco avaro.

in nome del padre

Prima si capisce che bisogna occuparsi dei padri e meglio è. Non importa che siano morti o vivi, l’importante è pensarli, capire che noi siamo sempre sulla loro strada, che mai ne potremo avere un’altra. Ero colpito da bambino nel vedere da una parte l’ammirazione che mio padre suscitava nei forestieri, dall’altra la diffidenza dei paesani. Allora ancora non avevo capito che qui non c’è ammirazione per nessuno.
Adesso questa storia, almeno per lui, è finita. Per me continua in una sensazione di sfinimento che non ha mai fine. Il paese ha le braccia chiuse non per volontà, ma perché ha perso il cuore e sta dove lo lasci e sta dove lo trovi. Io giro come una mosca dentro la bottiglia, il vetro è assai sottile e trasparente, ci passano i veleni del mondo e il vento. Ormai sembra che sto qui solo per scrivere. Il paese mi lascia fare, non sa che farsene della mia voce, perché il paese è come il mondo, è come una donna che non ci vuole e  ogni parola che diciamo è un chiodo che ci fissa alla sua croce.
 

IL VERME DI LEOPARDI di Valter Binaghi

verme

– Come quella poesia di Leopardi… –
– Quale, Pierino? –
– Il verme solitario –
– Pierino!!!!! –
(confuso) – Il verme infinito

Non è una barzelletta. E’ accaduto in una seconda superiore, dieci giorni fa.
Al posto dell’interrogante una professoressa di lettere. Carina, sui quaranta.
Al posto di Pierino metteteci un simpatico ragazzotto brufoloso il giusto, con le All Star ai piedi, un teschio sulla maglietta e una zazzera bionda sparata col gel.
I suoi compagni hanno riso, ma senza scherno. Era pura condivisione, sollievo quasi. Anche Pierino è come noi, hanno pensato, sa le cose che sanno tutti e manifesta la stessa incolpevole estraneità per un mondo pre-elettronico e incomprensibile.
Lei è venuta a raccontarlo a me.
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Lacrime e santi, da E. M. Cioran

E. M. Cioran da “Lacrime e santi“, Adelphi, 2002
L’ironia è un esercizio che palesa la mancanza di serietà dell’esistenza. L’io converte il mondo in niente, perché l’ironia procura sensazioni di potenza solamente dopo che tutto è stato abolito. La prospettiva ironica è un sotterfugio del delirio di grandezza. Per consolarsi della propria inesistenza, l’io diventa tutto. L’ironia raggiunge la serietà quando si innalza alla visione implacabile del niente. Il tragico è lo stadio estremo dell’ironia.

[a cura di Sanda Stolojan]

p. 72

Francesco Musso (proposto da M/Merisi)

La lentra

La lentra

de luce

n filo

staman cusì belo presto.

I can

n zimo ar terazo

nient’autro

i ne miro

e de nient’autro

in se vesto

che de r campo d’Aprilo.

Entra/di quella luce/un filo/stamani così bello presto./I cani/in cima al terrazzo/nient’altro guardano/e di nient’altro/si vestono/che del campo d’Aprile.

Francesco Musso è poeta e intellettuale, sempre interessato alle parole e il loro significato. Scrive poesie in italiano, questa proposta fa parte della sua prima raccolta in dialetto, dal titolo L’era.

Vive tra la pianura di Fosdinovo e la Valle del Magra, sul confine tra Liguria e Toscana.

Nono quaderno italiano

a Roma, sabato 5 maggio 2007, ore 19:00

Libreria Vivalibri

Testaccio
[ Piazza Santa Maria Liberatrice 23/26 ]

presentazione di
Poesia contemporanea
Nono quaderno italiano

a cura di Franco Buffoni

Marcos y Marcos, 2007

saranno presenti tutti i poeti:
Alessandro Broggi, Maria Grazia Calandrone, Mario Desiati, Massimo Gezzi, Marco Giovenale, Luciano Neri, Giovanni Turra

interventi di

Franco Buffoni, Andrea Cortellessa e Cecilia Bello Minciacchi

*

MARCOS Y MARCOS
http://www.marcosymarcos.com

via Ozanam, 8 – 20129 Milano
tel. 02.29515688 – fax 02.29516781

§

Libreria del Testaccio VIVALIBRI
Piazza Santa Maria Liberatrice 23/26
00153 Roma – tel. 06.5746153

Reflections (1)

Strano questo millennio nel suo inizio,
figlio di un vecchio poco saggio che
si circonda delle peggiori disgrazie quasi
fossero belle dame da portare a un
happy-hour per un veloce aperitivo
e poi aspettare l’eclisse della città
oscurata e con occhi sopiti guardare
la metro che ingoia l’alba dell’ingordigia

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Da Lampadine, Ermes 1998, di Giancarlo Tramutoli

tramutoli_lampadine1.jpg

*
La vita è fatta a scale:
c’è chi scende
e c’è chi cade.

*
Curriculum

Elementare: Watson.
Scuola Media: Sherlock Holmes.
Liceo Classico: Conan Doyle.

*
Un santone trovò la vera pace
conservando una fede d’oro
in una credenza di noce
abbastanza popolare.

*
Un famoso architetto
andò in pensione
passando
dalla ricerca sullo spazio
alla ricerca dell’ospizio.

*
Che Guevara
ha lasciato ai poster
una lezione amara:
è dura la vita da clandestino.
Meglio quella da manifesto.

Federico Scaramuccia, da “Ninfe senza posa”

Estratte da una raccolta inedita composta da oltre 200 haiku, queste dieci “Ninfe” di Federico Scaramuccia sono altrettanti scatti rubati, cesellate polaroid metriche da un’Arcadia post-postmoderna. Ninfe vittime (o carnefici?) di metamorfosi che le fondono ad elementi presi a prestito in parti uguali dalla realtà quotidiana e da un immaginario fetish tutt’altro che scontato, hanno il potere di raccontare una microstoria (un microfilm?) con il solo ausilio di pochi -ma ben scelti- elementi figurali. [M.S.]

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ultimi consigli

una volta gli artigiani lavoravano davanti alla porta. così sto finendo io questo libro. questa sezioncina dovrebbe chiamarsi dichiarazioni personali.  sono curioso di vedere l’effetto che fa. so bene che tutta questa “esposizione” può risultare invadente, ma se uno non vuole correre rischi deve cambiare mestiere.

 ***
Ho provato di tutto: Aulin, Algofen, Antalgil e tante altre medicine. Niente da fare il mal di testa a me viene proprio da dentro. Certe volte vorrei aprirmi la testa e spruzzarla con la pompa con cui si lavano le macchine.   

Sono vedovo. Ho due figli maschi e una femmina. Dieci anni fa sono tornato dalla Svizzera. Oggi compio sessant’anni e non lo sa nessuno. Continua a leggere→