Archivio mensile:Settembre 2007

Chiaroscuro

Chiara la schiuma del caffè sullo scuro del liquido.

Il vecchio si attarda a zuccherarlo attento a non fare alcun rumore, con gli occhi bassi. Accanto al bicchiere da caffè c’è il piattino con un biscotto, lo mangia e al suo posto mette il cucchiaino. Dolce il sapore del caramello che poi, come sempre, si trasforma in un amaro retrogusto. Beve il primo sorso di caffè e alza lo sguardo verso l’orologio sulla parete, lancette scure sul chiaro dello sfondo, sono quasi le otto della sera. Beve un altro sorso e guarda oltre i vetri della porta. La visuale d’angolo gli permette di concentrarsi sulla gente che attraversa venendo verso di lui o allontanandosi, in entrambi i sensi, incrociando il traffico dei veicoli. Continua a leggere→

Le cose più grandi no

Le cose più grandi no, non le possiamo imparare.

Per morire non c’è maestro, e per nascere neppure,

Né per sapere come si brucia

In amore.

Con quanta pena siamo costretti a ritornare

Alle cose piccine di cui noi sì, noi siamo signori.

Mervyn Peake (c. 1949)

The vastest things are those we may not learn. / We are not taught to die, nor to be born, / Nor how to burn / With love. / How pitiful is our enforced return / To those small things we are the masters of.

NON MI RICORDO 1

Non ricordo quasi nulla e se provo a ricordare smetto subito. Se mi dicessero: ecco ti si consente di ricordare questa cosa o quest’altra non saprei quale scegliere. Se fosse realizzabile una cosa del genere, non userei questo potere al presente ma lo rivolgerei al passato. Continua a leggere→

DUE ULISSI

ULISSE

Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d’alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.

Umberto Saba

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I linguaggi del lavoro [1].

zen-1.jpgLo zen e l’arte della manutenzione dei fessi.

Oooh, i paroloni roboanti usati per presentare i bilanci societari. Oooh, gli articoletti-velina sui giornaletti economici pronti a lodare la gestione di questa o di quell’impresa. Oooh, i lanci pubblicitari dei nuovi prodotti, sempre innovativi, bellissimi, leccatissimi e laccatissimi. Oooh, i linguaggi delle confraternite sindacali, delle trattative, delle concertazioni, dei protocolli, degli accordi e dei controaccordi, ricalchi di riti osceni alle spalle di chi lavora veramente.
Questi sono solo alcuni esempi di quella che è chiamata la lingua del lavoro, il linguaggio in cui si specchiano le liturgie delle corporazioni che dominano il c.d. mondo del lavoro, un linguaggio che sfarina un’infinita varietà di neoprose, in cui chiunque di noi può imbattersi, appena si confronta con questo moloch del lavoooooooorooo.
Non mi riferisco ai neologismi che si creano in questo come in qualunque altro settore della nostra società. Non faccio riferimento ai termini, spesso dialettali, che abbiano ereditato dalle generazioni precedenti per indicare un universo di attività manuali e artigianali.
Qui, e nei prossimi post, vorrei puntare più in alto, e più in profondità, vorrei puntare alle finalità che sorreggono questi linguaggi c.d. del lavoro, vorrei mirare alle modalità con cui l’elaborazione di queste parole e frasi e discorsi e discorsoni viene usata per replicare all’infinito situazioni di controllo, di privilegi e di potere, ma soprattutto situazioni atte a realizzare quello che è l’unico vero scopo di tutto questo immane sforzo produttivo che ogni giorno percorre il nostro laborioso paese,
cioè,
fottere soldi,
fotterne quanti più possibili,
e quanto più velocemente possibile.

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Adesso Tienimi di Flavia Piccinni

Adesso Tienimi

Me la sono vista davanti agli occhi, Martina. Me la sono immaginata con lo sguardo basso, una fastidiosa ciocca di capelli un po’ unti davanti al viso, il respiro spezzato e la sigaretta in mano. Martina ha 17 anni, è di Taranto, sta finendo il liceo ed ha appena perso il suo grande amore segreto. Si è suicidato. Martina è la protagonista di Adesso tienimi romanzo di Flavia Piccinni, già vincitrice del Campiello Giovani 2005. Questo è il suo esordio.
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Jolanda Insana – Tutte le poesie (1977 – 2006)

Questo “elefante” garzantiano viene a colmare un vuoto editoriale particolarmente sentito fra i lettori dell’ultima ora di Jolanda Insana: ripropone infatti integralmente tutte le sue compagini pubblicate dal 1977 in poi (anno del suo esordio con “Sciarra Amara”, edito nei quaderni collettivi della Guanda) aggiungendo inediti accumulati alla fine degli anni ‘70 che hanno il compito di illustrare il suo iniziale progetto di ricerca linguistica e brani di una raccolta ancora in fase di elaborazione. Continua a leggere→

Per brindare a # 2

mattia-signorini.jpg

Ci sono, per fortuna, Christian De Sica, Boldi e Massimo Ghini; ma poi uno può andare a vedersi Lo Cascio, Gifuni, Scamarcio, Prayer, Rossi Stuart. Ascolti ancora Gino Paoli, magari Fossati (che noia che barba che barba che noia); però comprare compri Bersani, Niccolò Fabi, se sei già un po’ sgamato Joe Damiani. Allo stesso modo, niente vieta a nessuno di leggere Veronesi Veltroni cacciatori di aquiloni e camorristi in ordine sparso, però ben rasati e con mise stile campagne D&G fine 90s; Continua a leggere→

Marotta, Monreale e Sannelli a Milano

Venerdì 21 – ore 21,00

Centro Culturale San Carlo – Corso Matteotti 14, MI (MM1 San Babila) a cura di Fabrizio Bianchi e Adele Desideri presentazione dei primi 3 volumi di poesia della nuova collana Le invetriate Edizioni Il crocicchio/inEdition.

Francesco Marotta, Per soglie d’increato
Daniela Monreale, L’attracco sulla luna
Massimo Sannelli, Nome nome

Interventi critici di
Adele Desideri, Gabriela Fantato, Luigi Metropoli, Luigi Cannillo

LPELS (ovvero: la poesia e la scuola)

di Ezio Tarantino

Sergio CorazziniC’è scuola e scuola, d’accordo. Io, poi, il mio liceo l’ho finito qualche annetto fa, non sono molto aggiornato. Ho vissuto poi una breve, atroce stagione come supplente negli istituti tecnici professionali. Troppo poco. Il mio contatto con libri di testo, programmi ministeriali, attività, curriculari o meno, oggi me lo dà mio figlio undicenne (trecento euro di libri di testo per la scuola dell’obbligo: non vi sembrano troppo? un paio di settimane fa a Prima pagina Marcello Veneziani si è dichiarato contrario a formule alternative, quali il comodato d’uso, la compravendita di libri usati ed altre, più o meno ingegnose soluzioni studiate da genitori assediati dall’incubo di dover tirare fuori del denaro per far studiare il figlio, e, in modo demagogico o no, non saprei, ha chiesto: ma perché in una famiglia italiana è considerata eccessiva, insostenibile la spesa per i libri di testo e non quella per l’ultimo modello di telefonino che cosa più o meno lo stesso?).
Ma non di questo mi sono messo a digitare.
Ma di poesia. Continua a leggere→

Fine e traguardo

artwork_images_138991_169011_jerry-uelsmann.jpg[E non ti accorgi di aver camminato finché non comprendi di essere arrivata (alla fine o al traguardo che, in taluni casi, coincidono).
Perché è questo che succede in sogno: ti muovi, ti avvicini a qualcosa – una rivelazione, un evento, una gioia, un’angoscia – e non te ne rendi conto finché non lo tocchi.]

Fuori, nella realtà, è un’alba estiva, di quelle inopportune perché arrivano sempre con troppo fulgore, e tutte in una volta. E accecano gli occhi, pur se protetti dalle palpebre chiuse.

Io ho camminato fino allo stremo e lo capisco perché il piacere gridato dal mio corpo a riposo, fermo da pochi istanti, è inequivocabile. Che io sia sospesa o meno non mi è chiaro e non importa: ciò che conta è che le mie membra si stiano sciogliendo in una sorta di pianto liberatorio. Continua a leggere→

Malfattori, di Pamela Canali

Sono piccolo. Avrei ancora bisogno di qualcuno che mi protegga. Avevo la mamma, ma non so dov’è lei, ora. L’ultima volta che l’ho vista aveva una grande orribile ferita e perdeva sangue, si lamentava debolmente. L’uomo l’ha presa, senza che lei riuscisse ad opporsi, non ci ha neanche provato, e l’ha portata via. Non l’ho più vista. Lei, che avrebbe dovuto proteggermi, non poteva proteggere neanche se stessa. Continua a leggere→

Curriculum maledetto curriculum, di Franz Krauspenhaar

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(Poesia per chi non legge poesie. Non ad uso dei Direttori del Personale)

Un lavoro e una vita malsani generano appetiti e desideri malsani. L’uomo non può essere sfruttato peggio di un cavallo, alloggiato e nutrito come un maiale, e avere nello stesso tempo ideali e aspirazioni giusti e chiari.

Jack London – Il popolo dell’abisso

La mia attività professionale
si è svolta prevalentemente
in ambiente commerciale. Continua a leggere→