Ben oltre il mezzo del cammin della sua vita, un bel giorno Erre entra in una chiesa, come da quasi quarant’anni non faceva, se non per qualche matrimonio o funerale, e si mette in piedi vicino alla porta: tanto impone il suo peccato, magari non enorme ma irremissibile in terra.
Da quel giorno Erre torna quotidianamente in quella chiesa per la prima Messa, e trascorrono gli anni.
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Archivio mensile:Settembre 2007
Un pomeriggio di sogni
Lo scricchiolio della poltroncina di vimini ha annunciato il risveglio del vecchio che ha riaperto gli occhi e chiesto:
” Chi é che ha svegliato il nonno ? ”
Il bambino di sette otto anni, seduto al tavolo davanti a un piatto di pomodori e carne in scatola, ha risposto: ” Non lo so, nonno”. Continua a leggere
Prima trasferta del nostro cenacolo neoumanista camaldolese

Marsilio Ficino, Cristoforo Landino, Angelo Poliziano e Demetrio Chalkondiles in un affresco del Ghirlandaio a S. Maria Novella – Firenze
Quattro giorni di incontri, esposizioni, suggestioni, cocktails tra arte, scienza, musica, teologia e poesia.
29-30 settembre e 6-7 ottobre 2007, Caserma d’Artiglieria di Porta Verona (Peschiera del Garda).
Ali di pezza (di poly-styrene)
Sandro Penna (1906-1977)
Cimitero di campagna
Fra la gioia dei grilli
oscure fiaccole.
E in alto le stelle.
Al giovane cuore
la riposata ridda
delle solari
gesta dei giorno.
Ma un’ansia i ridenti occhi
già turba
al fanciullo venuto
per gioia con rne
La zattera dei morti, di Harald Mueller

Nota di lettura a cura di Federico Federici
Versione stampabile QUI
« Alzo gli occhi verso i monti; da dove mi verrà l´aiuto? »
Salmo 121
« Buio in platea e sulla scena. Si comincia a sentire il rombo ritmico e scandito del GRANDE TAMTAM. Ampio e vistoso cartello pubblicitario. Checkup è al centro della scena e ascolta. »[1] Continua a leggere
Milano 15/9/2007 – Mtv Day
Quest’anno l’Mtv Day si è svolto a Milano e a Roma. Io abito tra Tortona e Genova e questo fine settimana mi trovavo a Tortona e Milano rispetto a Tortona si trova a un’ora di treno. Il biglietto costa cinque euro e quaranta centesimi. Soltanto qualche mese fa costava cinque euro e trentacinque centesimi. A proposito di questo, non so se capita soltanto a me, ma tutte le volte che di una cosa penso che tutto sommato non è tanto costosa, e che è tranquillamente alla portata del mio portafoglio e delle mie finanze, e che in fondo non si sta proprio così male, che l’ossigeno per respirare ancora c’è, quella cosa aumenta di prezzo.
Ecce Puer

Da tenebra antica
Un bimbo è nato:
Di gioia e dolore
Ho il cuore straziato.
Sereno in culla
Giace il vivente.
Che amore e pietà
Lo rendan vedente.
Sua giovane vita
È fiato su vetro:
Un mondo non era,
Già passa, sta dietro.
Un bimbo che dorme:
Un vecchio è andato.
Perdona tuo figlio,
Padre abbandonato.
James Joyce (1932)
Of the dark past / A child is born; / With joy and grief / My heart is torn. // Calm in his cradle / The living lies. / May love and mercy / Unsclose his eyes! // Young life is breathed / On the glass; / The world that was not / Comes to pass. // A child is sleeping: / An old man gone. / O, father forsaken, / forgive your son!
Che fare? (2) La politica e i partiti
Non mi piacciono la politica e i partiti, per come sono, mentre mi piace l’idea che essi possano cambiare prendendosi cura, finalmente, dei bisogni di tutti soprattutto dei più deboli, senza per questo declinare le sfide incessanti del nostro tempo. Per questo sabato scorso ho messo anch’io una firma a sostegno del V-Day. E’ bene quello che produce bene, ho pensato, e se centinaia di migliaia di firme sono utili a favorire una discussione e un cambio di rotta sul sistema politico e partitico, e le sue molte aberrazioni, ben venga questa come altre iniziative similari. Non trovo però giusti né utili la volgarità e la supponenza degli uni e degli altri, che precludono quelle aperture e cambiamenti che tutti ci si aspetta. Continua a leggere
Francesco Marotta, PER SOGLIE D’INCREATO – Edizioni Il crocicchio
Leggendo questo libro, ospite delle città tedesche distrutte nell’ultimo conflitto mondiale – Dresda, Norimberga, Monaco, Colonia, Francoforte – sono stato assalito dall’immagine dell’esule, dal dramma dell’Essere nel suo peregrinare di soglia in soglia fra le distruzioni della storia. Mi sono detto: queste poesie si potrebbero pronunciare in una terra discosta, a tutte le latitudini di questo mondo, e probabilmente di ogni pianeta abitato. Là dove qualcosa è andato bruciato. Non parlano di cose, luoghi e tempi riconoscibili nel nostro diario quotidiano, piuttosto di eventi universali: della nascita, del sostare in questa vita; della morte. Dell’evento, momento irripetibile per ciascuno di noi, cancellati i particolari del racconto, della biografia. Come dice Marco nel suo Vangelo: “ e così lo crocifissero”, presupponendo che, conosciuto il protocollo della crocifissione, non sia necessario attardarsi sui particolari. Si presuppone che ciascuno – ogni madre che mette al mondo un figlio, ogni sacerdote che lo riconsegna a Dio, possa rivolgersi a tutti i nati e a tutti i morti con la stessa chiarezza dello sguardo. Dicendo semplicemente: “questo è umano”. Continua a leggere
Come comportarci?

Il primo piccolo nucleo di fedeli della “nuova poi unica e vera religione” nata alla Mecca era costituito dalla moglie del Profeta, Khadigia, dal suo domestico Zaid e dal cugino undicenne Ali. In seguito vi si unirono l’onesto mercante Abu Bekr, la mano di ferro d’Arabia, Omar il giusto, il riservato uomo d’affari Othman, il coraggioso zio del Profeta, Hamza, e lo schiavo nero Bilal. Semplicemente essi furono conquistati dalla magica SPADA dell’umile Profeta d’Arabia. La piccola comunità di fedeli fu presto esiliata dalla Mecca, e costretta a riparare a Yathrib, che da lì in poi si sarebbe chiamata, semplicemente, Medinat-al-Nabi, città del Profeta, o Medina. Gli emigranti della Mecca portarono la SPADA con loro. La forza magnetica di questa continuò ad attrarre uomini e donne, fino a che l’intera Arabia si riconobbe nella nuova poi unica e vera fede. Paragonata alla popolazione mondiale, quella dell’Arabia costituiva una piccola minoranza. Una frazione di questa minoranza decise di portare la SPADA dal deserto arabico ai potenti stati del Mediterraneo, fino alle isole delle Indie Orientali. Un popolo dopo l’altro si arrendeva a questa SPADA e si univa alla Fede. Noi sappiamo che la lama di questa SPADA era affilata: essa conquistava i cuori; i corpi partecipavano automaticamente. Essa era la SPADA della Verità, la cui brillantezza elimina la falsità così come la luce spazza via le tenebre. Questa SPADA è oggi scomparsa? No di certo. Ancora oggi essa continua a conquistare i cuori di innumerevoli uomini e donne – a dispetto dello sforzo indomito di coloro che hanno interesse a far prevalere le tenebre e a far disperdere il bene che è in ogni uomo. (da uno dei tanti siti in italiano per la diffusione della Parola Islamica)
Vito Mancuso, Sul Cantico dei Cantici.
Erotismo e amore
Sul Cantico dei cantici
Intervento nella Sinagoga di Casale, 3 giugno 2007, accanto ad Amos Luzzatto
Vorrei dire innanzitutto che mi sento due volte ospite. Sono ospite perché sono qui in sinagoga, in questo luogo di culto ebraico, io che non sono ebreo; e sono ospite in quanto lettore del Cantico dei cantici, un libro della Bibbia ebraica. Quand’ero bambino la Bibbia ebraica veniva chiamata Vecchio Testamento, poi crescendo mi è stato detto che era meglio dire Antico Testamento, oggi qualcuno usa l’espressione Primo Testamento. Continua a leggere
Lu Hsun: “Le strade si formano quando gli uomini percorrono insieme lo stesso cammino”

di Giorgio Morale
Parecchi romanzi pubblicati negli ultimi anni parlano del bisogno di scrittura. In alcuni appaiono personaggi, spesso alter ego degli autori, per i quali scrivere è una sorta di imperativo.
“… Scrivere solo quando se ne prova il bisogno; il lavoro è allora come la luce del sole, che s’irradia da una fonte di infinita chiarezza, e non come la scintilla che sprizza dal ferro e la pietra. Questo soltanto è vera arte, e solo chi scrive in questo modo è un vero artista…” dice Lu Hsun (Una famiglia felice). Continua a leggere
Quadri-post la vita l’è bela /Wyeth – Bukowski – Verdone – Porsche
Che cosa diranno i vicini?
I miei genitori erano sempre dietro a
Chiederlo
Naturalmente non mi importava un fico di
Che cosa diranno i vicini
Mi facevano pena i vicini
Codardi
che spiavano da dietro le
Tendine
L’intero quartiere si spiava
Addosso
E negli anni trenta non c’era molto
Da vedere
Eccetto me che tornavo a casa ubriaco
A tarda notte
“finirai per uccidere tua madre”
diceva mio padre
“e inoltre che cosa diranno
i vicini?”
quanto a me pensavo di comportarmi
assai bene
in un modo o in un altro
riuscivo a ubriacarmi
senza avere in tasca
il becco di un quattrino. Continua a leggere
Nel cerchio
[Questo brano è stato tratto dal mio primo romanzo, Il cerchio, pubblicato nel 2003 dalle Edizioni Empirìa]
Quel giorno di un paio di settimane fa, lo stesso giorno in cui mi toccò pranzare cibandomi di un uovo senza senso, uscendo di casa, la mattina, mi resi subito conto che, per sopravvivere a quella giornata, avrei dovuto fingere un sacco di cose.
L’imperturbabilità, per esempio. Di fronte ai trenta gradi delle otto di mattina. Sapevo che se non avessi ammesso che faceva caldo, probabilmente quel caldo non l’avrei neanche sentito. Se non se ne parla, non è successo.
Una puntura di dolore, all’improvviso, aveva allargato il suo raggio d’azione, come disegnando cerchi concentrici nella mia testa. Finsi di non accorgermene. Il controllo è tutto, santiddio.
Arrivai in ufficio e notai l’assenza di Valentina e Sabrina. Finsi di non rallegrarmene, ché la stanza della Ria era aperta e avrebbe potuto vedermi.
L’aria condizionata cominciò ad insinuarsi tra le fibre del lino, aggrappandosi alle gambe e poi alle cosce, raggiungendo il ventre e attorcigliandolo, piroettò dentro le maniche della giacca gessata, dietro al collo, serpeggiando giù, fino alla schiena.
Decisi di adottare la stessa strategia che avevo usato con il caldo. Finsi che non stesse succedendo. Se non se ne parla, non è successo. Se non lo si comprime dentro due o tre parole, all’interno di una frase di senso compiuto, non esiste. Continua a leggere
One, two, free
di Loris Pattuelli
Ecco tre passi essenziali nella danza moderna, secondo Abbie Hoffman: “One, two, free. Accendi il tuo motore e vola. Puoi andare avanti per sempre”.
Dice Thomas Pynchon: “Ero convinto che non sarei morto mai. Ah! Sfido che il potere abbia preso paura. Come farebbe infatti a controllare una popolazione che sa che non morirà mai? Perché è sempre stata questa la loro briscola: pensare di avere il potere di vita o di morte”.
Per sopravvivere a tempi duri come questi occorrono rituali in cui riconoscersi. Forti rituali proprio come dice Joseph Campbell. I rituali non hanno bisogno di audience. Hanno bisogno di una tribù che partecipi e faccia rumore. Non è come con la TV. Non puoi stare seduto in poltrona ad aspettare che lo spettacolo venga da te. Nei rituali ti alzi in piedi, danzi, canti, suoni il tamburo. Penso che il nostro compito più importante sia questo: creare nuovi rituali capaci di coinvolgere tutti.
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Bi-post /Mambor – Luzi
Da: Diario a tempo libero, 1999 – Renato Mambor
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Questa felicità , di Mario Luzi.
Questa felicità promessa o data
m’è dolore, dolore senza causa
o la causa se esiste è questo brivido
che sommuove il molteplice nell’unico
come il liquido scosso nella sfera
di vetro che interpreta il fachiro.
Eppure dico: salva anche per oggi.
Torno torno le fanno guerra cose
e immagini su cui cala o si leva
o la notte o la neve
uniforme del ricordo.
Che fare? Domande dal V-day

Una giornata tutta politica
di Gabriele Polo
da “Il Manifesto” (http://www.ilmanifesto.it/), 9 settembre 2007, p.5.
La politica raccoglie ciò che semina. Ieri in più di duecento piazze italiane ha raccolto il «vaffa» di migliaia di cittadini convocati per uno show corale da Beppe Grillo. Un misto di sentimenti diversi, dal giustizialismo all’odio per i privilegi, che ha il pregio di dire una verità. Quella che misura la distanza tra i ceti dirigenti del paese e i rappresentati senza più rappresentanza.
Alessandro Zaccuri, Il signor figlio.
Recensione di Elena F. Ricciardi
Il Signor Figlio, romanzo denso, intriso di richiami che dicono la profonda cultura che ne ha consentito la genesi, che spazia dalla teologia cristiana all’alchimia passando per la mitologia greca, i misteri del sacro Egitto e la saggezza dello Zend Avesta. Libro denso quanto a struttura, tempi che s’intrecciano in un tappeto caleidoscopico in cui solo una lettura attenta è in grado di ricondurre ciascun filo al suo rocchetto originario; denso quanto a personaggi che vi appaiono e scompaiono in una continua osmosi tra il passato e un passato più lontano e che tuttavia restano come sospesi nel presente di chi legge chiamato a lasciarsi toccare nelle corde più segrete e archetipiche dell’anima dall’incontro col conte Jack Rossi, il redivivo conte Giacomo Leopardi, e con tutti i personaggi del suo oggi o del suo domani che gravitano in questa intricatissima storia.
COMPILATION 1
Così credo ai morti e agli angeli custodi.
Credo nell’estremo del coraggio
e all’intrepidità nel pericolo.
Credo alle donne e agli uomini
che si sono sacrificati
e alle energie che li hanno sostenuti
nel momento del trapasso.
Credo nella reminescenza
e nelle ali di quei tutori,
eroi romantici di un’esaltazione
soverchiata dalle macchine
dello sgomento e dello spreco.
Credo nel credere
di chi ha molto intuito
e non butta alcunché
di ciò che ruota per accortezza
o in conseguenza al merito.
Gian Ruggero Manzoni Continua a leggere



