Archivio mensile:Settembre 2007

Un’infinità di problemi

di Emanuele Kraushaar

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=YkiXZTLhTcM]

Tic & Jazz – Angelo Mai 5 aprile 2006 – musica: Ivan Vicari – voce: Massimo Onesti

Entro nel nuovo appartamento in punta di piedi. Come se entrassi in casa di qualcun altro. Purtroppo questo buco con quattro pareti è mio.
I miei sono morti in un incidente d’auto. I miei cari parenti del nord mi hanno spedito un paio di lettere: non li vedrò mai ne sono sicuro.
Ho dovuto vendere la casa e dato che non lavoro e non ho nessuna intenzione di farlo, mi sono trasferito in un piccolo appartamento in affitto.

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Un discorso che ti riguarda, lettore

Immagine tratta da www.people.virginia.eduSì, certo, il lettore è bistrattato, umiliato, considerato carne da cannone, ma fra le migliaia e migliaia di pagine a cui dedica il suo tempo può capitargli di trovare qualche parola di conforto. Allora sorride e si rasserena un poco, l’incomprensione del mondo si fa meno oppressiva e il lettore scorge un barlume di senso nella sua dedizione spirituale e corporale ai libri, alle pagine, alle frasi, alle parole, ai segni di interpunzione e soprattutto ai margini e agli spazi bianchi.

Talvolta infatti, mentre riordina mentalmente le anonime sequenze di lettere stampate sulla pagina, gli si presenta un pensiero, un’idea, un discorso che lo riguarda. Allora sa che quei segni neri che spezzano il bianco dei fogli sono stati scritti per lui. Non per un generico lettore, sia chiaro, ma proprio per lui. Sono parole d’affetto, di solidarietà, di pietas, che egli accoglie con gratitudine come se fossero una dedica. A volte, poi, sono davvero una dedica:

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Per brindare a # 3

per S. e S., a diverso titolo felici

C’è in Italia una provincia e una cittadina collocata così a sinistra che ‘n’àntro po’ cade in mare: è quella di IM (non Imola). Costà nacque, x anni fa però pochi, Stefano Senardi, che dopo aver lavorato con Madonna e Sinatra, inventato al grande pubblico Carmen Consoli Subsonica C.S.I. (questi nomi potrebbero moltiplicarsi x 1000), decide che ha voglia di fare qualcosa per la sua città. Questa cosa si chiama SettembreSettanta e, tra esposizioni di Andrea Pazienza, mostre di copertine di vinili gatefold e shaped (Iose s’è fatta in 4 per tutto ciò, però ieri sera pareva una diva di Antonio Pietrangeli), divide estate da autunno. Continua a leggere

Stilos chiude?

Stilos, il quindicinale di letteratura diretto da Gianni Bonina, chiude al numero in edicola il 25 settembre, oggi. Stilos è una testata di prestigio, che prima di andare meritatamente “in solitaria” è stata venduta in allegato al quotidiano catanese La Sicilia. Una rivista attenta alle novità ma sempre disponibile agli approfondimenti. Recensioni, interviste, rubriche fisse. Una sorta di bussola cartacea per orientarsi nel grande mare delle offerte editoriali. Continua a leggere

L’ultima noia

di Mauro Baldrati

I lettori di Valerio Massimo Manfredi non s’illudano: L’Ultima Legione, film di qualche pretesa tratto da uno dei più riusciti romanzi storici di Manfredi, un piccolo capolavoro di genere, non è 300, il kolossal dove i piani narrativi e stilistici si incontrano con quelli dell’omonimo fumetto di Frank Miller, si fondono, si sfidano; è, al contrario, un filmetto senza gloria e senza infamia la cui sceneggiatura cerca di seguire pedissequamente la trama del libro, fino alla parte finale dove la storia di Manfredi viene abbandonata e scivola palesemente nella trama di un altro romanzo storico, non citato nei crediti.
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Laura Corraducci, Poesie.

Cicale e stelle senza polvere
né ali né steli verde acqua

brividi
frecce di Eros con punte all’ingiù
il nostro è un amore che i versi
non li ascolta
li sporca un po’ e
ci salta fuori
il nostro è un amore senza rime
la metrica resti pure
nei suoi letti a cinque stelle
goda sola saltando
sulle sue stanche molle
noi abbiamo il vino dei tuoi
fonemi la bianca lava delle
mie unghie i voli ciechi dei
gufi e la notte che trema nelle
tue mani
“la lanterna” mi dici
“tienila sempre accesa”

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Interzona #7: da i Quaderni (1914-1916) di L. Wittgenstein

Il mondo incapsulato nel linguaggio

I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo.

C’è realmente soltanto una anima del mondo, che io di preferenza chiamo la mia anima, e in base alla quale solamente concepisco le anime degli altri.

La precedente osservazione dà la chiave per decidere in che misura il solipsismo sia una verità. [L. Wittgenstein, Werkausgabe, Band I, Frankfurt a.M., 1984, p.141]

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La strada che ho percorso è questa: L’idealismo separa dal mondo gli uomini come unici, il solipsismo separa soltanto me, e infine vedo che anch’io appartengo al resto del mondo; da un lato non resta nulla, dall’altro, unico, il mondo. Così l’idealismo sviluppato rigorosamente conduce al realismo. [Ibidem, p.180]

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È comunque vero che io non vedo il soggetto.

È vero che il soggetto conoscente non è nel mondo, che non c’è alcun soggetto conoscente. [ Ibidem, p.181]

*** Continua a leggere

Ragionamento intorno a un titolo

Cominciai a pensare per divertimento a dei racconti liguri una trentina di anni fa, questo per dire che lo feci prima di sapere che nella vita avrei passato un gran mucchio di tempo a scrivere e a pensare a cosa scrivere e a leggere cosa avevano scritto altri che avevano passato molto tempo a scrivere. Continua a leggere

L’evento. Falsa testimonianza di chi non c’era

Quanta bella gente stasera al Grand’Italia. Lo diceva Constance Maurice. E l’altra sera (quale?, l’altra, l’altra) in quel della Caputmundi si è svolto il primo raduno di LPELS. Lo potrò dire: io NON c’ero. Ma io ci sarò! E dunque, da falso testimone dell’evento, mi permetto con bronzea faccia it’s toasted (come le Lucky Strike) di pubblicare foto e didascalie della kermesse. Continua a leggere

La gelosia è… persiana?

Sí, sembrerebbe proprio di sí; la gelosia è “nata” in Persia o, per lo meno, nei Paesi dell’Oriente. Non stiamo parlando della gelosia in senso proprio, ossia di quello stato d’animo caratteristico delle persone che, a torto o a ragione, dubitano della fedeltà e dell’amore dell’amato o dell’amata.
Stiamo parlando di quel marchingegno di legno (o di ferro), composto di stecche intelaiate trasversalmente e inclinate, che si mette nelle finestre per lasciare passare l’aria e la luce e non esser visti da occhi indiscreti; in altre parole stiamo parlando delle persiane, oggi sostituite dalle serrande. Le persiane, chiamate anche “gelosie”, hanno una stretta relazione con la… gelosia, donde il nome, appunto.
Questi serramenti che consentono a chi è dentro di guardare fuori senza esser visto, sono stati inventati proprio per motivi di gelosia: per “proteggere” le donne che sono in casa dagli sguardi degli uomini. Le gelosie orientali (i prototipi, potremmo dire) erano fisse, quindi non si potevano aprire; molto spesso erano di pietra e chiudevano ogni porta della casa.
Le persiane arrivate a noi dal lontano Oriente sono state impiegate – come abbiamo visto – per motivi diversi dalla gelosia, oseremmo dire per ragioni piú “civili”, anche se ne ricordano il nome. A questo punto, però, sorge spontanea la domanda: la gelosia è solo persiana?

Cattivo gusto, pessimo stile, malcostume

Milano, 23 settembre 2007. Nella basilica di S. Ambrogio, Gianfranco Ravasi celebra l’eucarestia sulle note di Igor Stravinsky. La messa fa parte del Festival Internazionale della Musica che si  sta svolgendo in questo mese  a Milano ed a Torino.
Già alle ore 10 , un’ ora prima dell’inizio, la coda  davanti alla chiesa è  assai lunga. Come ormai si sa, i grandi eventi  richiedono un’ altrettanta grande pazienza. Eppure la gente non  sembra affatto infastidita. Al contrario, pare che il fare la coda sia diventato negli ultimi tempi  un evento a sé, una forma di intrattenimento quasi indipendente dal suo scopo originario. Continua a leggere

L’Amor del trovatore

di Loris Pattuelli

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Dice Guiraut de Borneilh, trovatore (ca. 1138-1200): «Così, attraverso gli occhi, amore raggiunge il cuore: perché gli occhi sono gli esploratori del cuore, e vanno a riconoscere ciò che al cuore piacerebbe possedere.
E quando tutti e tre sono in pieno accordo ed hanno un’unica decisione, allora l’amore perfetto nasce da ciò che gli occhi hanno introdotto nel cuore.
In nessun altro modo l’amore può nascere e avere inizio oltre a questa nascita e a questo inizio mossi dalla simpatia .
Per grazia e su comando di questi tre, e per il loro piacere, l’amore nasce, e va con bella speranza a confortare i suoi amici.
Perché, come tutti i veri amanti sanno, l’amore è perfetta gentilezza, che nasce – senza dubbio – dal cuore e dagli occhi.
Gli occhi lo fanno sbocciare, il cuore lo fa maturare: amore, che è il frutto del loro stesso seme”.
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Magazzino mondo, di Francesca Genti

I. L’arcobaleno appiccicato al muro frusciava perché c’era il vento e la finestra era aperta. Era fatto con pastelli a olio marca Panda, una marca molto dolce. I colori c’erano tutti in abbondanza, non erano solo sette, ma molti di più. C’erano tanti tipi di arancioni e di rossi, e di verdi; i colori preferiti. Le foglie di edera del castello Sforzesco, era settembre, erano un manto molto spesso verde e argento e frusciavano nel vento, sembrava volessero dire qualcosa di importante, erano magicissime, non come l’erba su cui stavo seduta, a cui le lattine e le siringhe e i mozziconi di sigaretta avevano totalmente disinnescato la magia. Continua a leggere

Edizione straordinaria: resoconto ab imo pectore del primo raduno di LPELS

Roma, addì 22 settembre 2007.

[N.B. Chi scrive è stata autorizzata a postare dai papaveri di LPELS in persona. Mi scuso con chi ha pubblicato il proprio articolo distanziandolo adeguatamente dal precedente e dal successivo]

La prima emozione è stata conoscere di persona Fabrizio, Gran Mogol di LPELS. Voi vi domanderete: «Ma è davvero così inarrestabile, incontenibile e immarcescibile come sembra?» La mia risposta è: «No. Deppiù» (dicesi a Lambrate). L’uomo grazie al quale tutto ciò non sarebbe stato possibile – e dàgli con questi –bile! – è stato il vero motore dell’incontro che ci ha uniti in poesia (prosa) e in ispirito.
Ebbene, perché questo non sia uno dei soliti resoconti che si snodano seguendo rigidamente una fabula ho deciso di autorità di andare controcorrente e di procedere in modo miei generis (stamattina mi sento Cornelia Gracchia: bando alle facili battute sul mio tono di voce) per illustrare la serata di ieri.
Dunque, questi sono i miei gioielli: Continua a leggere