Archivio mensile:Aprile 2013

Vivalascuola. Noi fratelli di Pinocchio

pinocchio e il pescecanePinocchio è un libro di negazioni, che denuncia, che sorride ironicamente sulla giustizia e sull’organizzazione della società del suo tempo. E’ però anche un libro positivo, ricco di fermenti e di valori; di fronte agli ostacoli non evade rifugiandosi nell’eterna fanciullezza come Peter Pan, ma varca e dà solidarietà e progressivamente supera le difficoltà. Il messaggio collodiano è un messaggio nuovo, che annuncia una società diversa. (Roberto Eynard-Francesco Aglì)

Ecco una seconda puntata di vivalascuola dedicata a Pinocchio (la  prima puntata si può leggere qui. Donato Salzarulo, Francesco Pazienza e Mariaserena Peterlin riferiscono le loro riflessioni su Pinocchio, Stefano Benni effettua un paragone fra Pinocchio e Alice, Guido Michelone fa un breve excursus su Pinocchio al cinema, Paolo Tesi risponde alle nostre domande e ci offre le sue illustrazioni. Continua a leggere→

Axis mundi. Racconti della Brianza

 

 

racconto gianni bild

Desillusionsromantik

Alcune settimane fa, Gianni Fumagalli mi ha raccontato quell’episodio che ispira il suo racconto

 “Avanguardia”. Ho subito pensato che dovesse assolutamente scriverlo.

( E così ha fatto! Grazie, Gianni!)

Spesso, infatti, mi meraviglio che proprio l’abbagliamento ideologico di quei tempi, cioè gli anni ‘60 e ’70,  non sia più presente nella letteratura contemporanea.

Chi è nato tra il 1950 e il, grosso modo, 1965, in genere, si ricorda bene quel brave new world comodamente diviso in due: da una parte i fascisti, dall’altra la “sinistra”. Da una parte i cattivi, dall’altra i buoni. Da una parte il passato, dall’altra il futuro rivoluzionario.

Che gli eroi – Lenin, Pol Pot, Ho Chi Minh, Mao Ts-tung  –  che lo Zeitgeist dell’epoca  aveva eletti tali, erano in verità altrettanto mostruosi, lo si è capito solo molto più tardi. Eppure furono proprio questi i nomi scanditi collettivamente nulle strade e piazze dell’Europa come testimoni di un cambiamento possibile. Continua a leggere→

The show must go on. No, può anche cambiare.

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da qui

È triste notare come oggi, la cultura, sia per lo più una cultura d’apparato. Leggi un giornale e sai già cosa dirà, segui un programma alla televisione e ascolti esattamente ciò che ti aspettavi. Il risultato è una nausea generalizzata, un senso di marcio e di stantio che spinge a cercare altrove cronache e commenti. Gli operatori culturali sono sguatteri di ditte che esigono una linea ben precisa; si ritrovano fra loro con i sorrisi e la complicità di chi sa di essere protetto, di chi è associato a un circolo dove sarà comunque difeso e sostenuto. La vendita dell’anima – perché di questo si tratta – lascia sempre dentro (dentro?) un che di amaro, che bisogna affrettarsi a cancellare con autoconferme miserabili. I gruppi economici decidono le cariche politiche, i ruoli chiave di ogni forma di potere; cantanti, comici, uomini e donne di spettacolo, sono i pagliacci pagati e riveriti di un circo deprimente, ma capace di dettare le mode del momento, di consacrare, senza tema di smentita, le star incontrastate e richieste nei templi autoincensatori dei talk show e dei festival di mezzo inverno. La menzogna collettiva è irrobustita da battage e lanci editoriali, a riprova che solo in allegato ai quotidiani è possibile e pensabile leggere libri e soprattutto venderli. Su questa poltiglia plana uno sguardo desolato che rimpiange le menti di un tempo, gli interpreti che sapevano ancora cosa fosse un’intelligenza libera e brillante. Svegliamoci: non è vero che lo spettacolo debba per forza continuare.

Stato in luogo, di Eliana Petrizzi

panchina

Il pieno giorno ha la maledizione dell’insonnia. Il bar chiuso, l’asfalto bagnato da una bava d’acqua e cloro, 3 ciclisti senza fretta. Accanto alla macelleria chiusa, il negozio “Tutto a 10 Euro”, chiuso pure quello. Sulle panchine in piazza Municipio, 4 anziani seduti dall’alba, caduti in fila e rimessi a posto come le lattine del tiro a segno. Oltre la via, lo scorcio di una casa con una finestra vuota, la montagna, un fumo di noccioli che sale lento.

Via Parrelle: il cigolio della cerniera di un balcone aperto che sbatte al vento. Un uomo mi spia da dietro la finestra: appena lo guardo chiude la tende, serra gli infissi. Poco distante, nel giardino di Padre Pio, una vecchia vestita di nero sull’altalena. Continua a leggere→

69. Adesso che sai

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da qui

Sì, perché è vero che la vita è un viaggio: è come se passassi da un albergo all’altro senza capire bene che succeda, preso da mille appuntamenti, da una foga che si spiega solo con l’angoscia di riempire un vuoto, a tutti i costi. Continua a leggere→

“Sparire” di Fabio Viola

viola sparire

Il segreto è nel sottile gioco sul filo dell’assurdo: implacabile, scomodo, masochistico. Suspense e mistero – così lontani dal loro impiego furbo e dozzinale – portano a momenti di disagio e desiderio di fuga. Continuiamo tuttavia a leggere, voluttuosamente; costretti e ansiosi di uscire da certe situazioni evocate con tale precisione e tridimensionalità da diventare a tratti insostenibili. Restiamo perché è un mondo che non ci assomiglia e tuttavia riconosciamo, affrontandolo nelle nostre difficoltà oniriche, che qui diventano Letteratura. Dopo “Gli intervistatori”, convince in pieno anche la seconda prova di Fabio Viola, che pure qui riesce a toccare, senza alcun psicologismo, corde profonde dell’inconscio. Va in onda il malessere, l’incapacità di reagire, il senso di impotenza, e simultaneamente il suo opposto: l’iper-reattività senza controllo, l’istinto all’azione immediata che spesso ha più [buon]senso di una diversa strategia.
Maggiormente narrativo rispetto al primo, questo romanzo ci porta all’interno di una storia che inizia alla Brazil, dove il protagonista sembra esserlo suo malgrado: Ennio (un ragazzo italiano benestante e poco facente) parte per il Giappone alla ricerca della sua ex ragazza, Elisa. Continua a leggere→

So now? di Charles Bukowski

matisse bukowski

So now?

 

the words have come and gone,
I sit ill.
the phone rings,
the cat sleeps.
Linda vacuums.
I am waiting to live,
waiting to die.
I wish I could ring in some bravery.
it’s a lousy fix
but the tree outside doesn’t know:
I watch it moving with the wind
in the late afternoon sun.
there’s nothing to declare here,
just a waiting.
each faces it alone.
Oh, I was once young,
Oh, I was once unbelievably
young! Continua a leggere→

I LIBRI DEGLI ALTRI n.35: Forse per sempre. Gabriele Lastrucci, “Ora-mai”

Gabriele Lastrucci, Ora-maiForse per sempre. Gabriele Lastrucci, Ora-mai, Prato, Claudio Martini, 2012

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di Giuseppe Panella

 

Per Gabriele Lastrucci, nel suo breve ma intenso poemetto di circumnavigazione poetica del mondo, Ora-mai è in realtà qualcosa che vorrebbe scandire i tempi di ciò che avverrà per sempre. Scritto in tre tempi – una stesura più ampia, ancora incompiuta, i cui scarti e i lacerti obliqui fanno da pendant alla versione definitiva e poi compiutamente prosciugata nella scrittura e nei temi – è la storia ritmata di come un poeta si possa costringere alla poesia a forza di trovare in essa le sole possibili ragioni per vivere. Nel testo lirico più significativo dell’opera, La Rosa-Murante, l’apertura verso il mondo si rovescia nella necessità di conformarne la verità attraverso l’olocausto programmatico della parola che la mostra nella sua realtà di operazione di conoscenza dell’Io.

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Vivalascuola. L’istruzione modello CL

regione prc

“Clericalismo è tutto fuorché qualcosa di religioso, perché è il ricatto, è il profitto sulla religione” (padre Giulio Bevilacqua)

Mentre la scuola pubblica viene privata delle più elementari risorse, prospera con fondi e privati e pubblici una scuola privata dove vige l’omologazione culturale e l’autoritarismo pedagogico; una scuola fortemente caratterizzata ideologicamente; che prevede distinte una scuola per poveri e una scuola per ricchi; la scuola della “chiamata diretta” e del “buono scuola” come forma di finanziamento pubblico indiretto: una scuola che nulla ha a che vedere con la scuola della Costituzione. Di questo modello di scuola proponiamo una analisi in questo articolo uscito sul n. 14 della rivista «Gli Asini». E invitiamo i lettori a due firme: una alla petizione proposta dall’Associazione Nonunodimeno per abolire i buoni scuola erogati dalla Regione Lombardia; una all’appello “Bologna riguarda l’Italia” del Comitato Art. 33 per il voto a favore dell’abolizione dei finanziamenti pubblici alle scuole private nel referendum bolognese del 26 maggio. Continua a leggere→

Dal dire al fare: Ecco l’uomo

ecco l'uomo

di Barbara Pesaresi

Due uomini, uno dei quali è un sacerdote, camminano vicini lungo un sentiero fiancheggiato da due file di alberi, immersi in una luce che li contiene. Chissà cosa si staranno raccontando. L’immagine di copertina è l’incipit visivo che apre Ecco l’uomo, di Fabrizio Centofanti.
Il romanzo scorre come un giallo: c’è un delitto, consistente in una presunta santità, o meglio in quell’umana santità che loda Dio senza rinnegare la vita; ci sono un colpevole, tale don Mario Torregrossa, e un movente che scopriremo strada facendo, sulle cui tracce viene sguinzagliato un segugio, don Davide, (ri)cercatore di senso (perduto).
Io non so se al giorno d’oggi parlare di santità richieda più coraggio o incoscienza, ma poiché Fabrizio Centofanti è un sacerdote possiamo concedergli qualche scusante. Continua a leggere→

One art di Elisabeth Bishop (1911-1979)

morandi stillleben

 

Elisabeth Bishop  ( USA  1911- 1979)

 

One Art

 

The art of losing isn’t hard to master;

so many things seem filled with the intent

to be lost that their loss is no disaster,

 

Lose something every day. Accept the fluster

of lost door keys, the hour badly spent.

The art of losing isn’t hard to master.

 

Then practice losing farther, losing faster:

places, and names, and where it was you meant

to travel. None of these will bring disaster.

 

I lost my mother’s watch. And look! my last, or

next-to-last, of three beloved houses went.

The art of losing isn’t hard to master.

 

I lost two cities, lovely ones. And, vaster,

some realms I owned, two rivers, a continent.

I miss them, but it wasn’t a disaster.

 

— Even losing you (the joking voice, a gesture

I love) I shan’t have lied. It’s evident

the art of losing’s not too hard to master

though it may look like (Write it!) a disaster. Continua a leggere→

Yehoshua

di Riccardo Ferrazzi
Gerusalemme via dolorosa
Leggere queste pagine mi ha fatto tornare con la memoria a Gerusalemme. Ci andai molti anni fa, quando ero più giovane e in una diversa disposizione di spirito. Ci andai quasi per caso, perché mi trovavo per lavoro a Tel Aviv e di sabato non avevo niente da fare. Non ci andai con lo spirito del pellegrino, ma con l’animo poco devoto di un trentacinquenne in carriera, che ha in testa cose concrete e a Gerusalemme cerca l’arte, la storia, le basi della sua cultura, più che della sua religione.
Fu un’esperienza strana, e leggo nel romanzo di Fabrizio che tanta stranezza deve aver toccato anche lui. Dal punto di vista urbanistico la città è dominata dalle due moschee di Omar e di Al Aqsa. Il Muro del Pianto è lì a ridosso e sembra che sgomiti per farsi vedere ma, distrutto com’è, non ha l’impatto visivo delle due moschee. La via Dolorosa è un budello percorrendo il quale bisogna concentrarsi e mettercela tutta per trovare qualcosa che risvegli l’emozione della tragedia di Gesù. In mezzo a turisti di tutto il mondo, che non si capisce bene cosa stiano cercando (come me: anch’io non lo sapevo), nel caldo torrido sfilavano gli ebrei ortodossi askenaziti, sudati e puzzolenti nei loro abiti pesanti e incongrui, con in testa un cappellone di pelo; e le vie erano piene di arabi dall’aria incazzata. Non ho mai visto una città araba in cui gli abitanti avessero facce così perennemente incazzate.
In mezzo a questa folla, circondato da queste facce, salivo per la via Dolorosa e pensavo di essere un mostro: perché non mi concentravo sul dolore di un uomo picchiato a sangue con trentanove frustate e costretto a portare in spalla lo strumento della sua morte? Non ci riuscivo: ciò che mi circondava era così assurdo! Continua a leggere→

Ritratti in controcanto di Marisa Ferrario Denna

Ritratti in controcanto

Marisa Ferrario Denna, Ritratti in controcanto, Nomos edizioni 2012

di Anna Elisa De Gregorio

Perché è una sorpresa davvero piacevole incontrare il libro di poesie di Marisa Ferrario Denna Ritratti in controcanto? Diviso in due corpose sezioni (Scrivere e Dipingere) il volume è dedicato totalmente alle donne nella storia e della Storia. Finalmente, verrebbe da dire, donne che scrivono di donne. Finalmente un libro non “di genere”, ma dichiaratamente “di parte”. Dice nella prefazione Alida Airaghi a giusta ragione: “La partecipazione della poetessa è sempre vivissima e empatica, di complice sorellanza e intensa adesione intellettuale…” Continua a leggere→

65. Il cielo di aprile

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da qui

Una cosa l’hai capita: s’impara dal dolore. Fatichi a pensare, per esempio, che possa tradirti la persona di cui ti fidavi ciecamente. Pensi agli inganni, alle maschere che un essere umano può indossare, immaginando sempre di cavarsela. Continua a leggere→

Vivalascuola. Gli Asini n. 14. Lottare per un nuovo welfare

“Gli asini” numero 14, febbraio – marzo 2013

Religione e educazione

Da diverso tempo ormai è facile constatare come nelle azioni sociali a cui ci avviene di partecipare, è molto più probabile trovarsi al fianco di alcune minoranze del mondo cattolico, sacerdoti o laici, che non a persone che si richiamano a una cultura di sinistra, o alle forze attuali della sinistra che poi, nei fatti, tanto di sinistra non sono. Con una certa rozzezza e una buona approssimazione, possiamo dire che quest’ultima da molti anni ha preferito occuparsi dell’informazione, della formazione e dei discorsi sul reale piuttosto che delle azioni su di esso. Continua a leggere→