Accosto le labbra sull’acqua tesa
Ma si frange quella
con diniego silenzioso.
Allora con un gemito
l’infanzia si solleva
e più immagini compongono
Il nuovo segreto
poi s’annebbiano nel fondale desolato. Continua a leggere
Archivio mensile:Ottobre 2013
68. Una pietra pesante
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da qui
Quant’è che insegni a questa gente? Ti sembra un secolo, o un millennio. Sarà che la preghiera intensa, in comunione con il Padre, t’immerge sempre più nell’idea di eternità, un sentimento sempre più vicino a quello che chiamiamo nostalgia. Continua a leggere
Fra i ritmi dei rifiuti speciali degli “scarti di magazzino”. Postfazione di Antonino Contiliano
Ivan Pozzoni, Scarti di Magazzino, Postfaz. Antonino Contiliano, Limina Mentis Editrice, 2013, pgg. 78, € 12,00
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Che poesia e politica si nutrono della stessa potenza della parola, orale o scritta, comune e transvalutata, e con effetti di copertura o scopertura ideologica, più o meno consapevolmente perseguita con enunciati di natura, in genere, allusiva e meta–forica, è cosa ormai abbastanza assodata, come è altrettanto riconosciuto che l’oggetto della loro azione è il mondo comune della praxis e del suo prisma materiale dinamico nelle forme del sensibile, economico, sociale, politico, culturale, simbolico, etc., ovvero nelle forme della produzione di soggettività umane che rispecchiano i diversi rapporti di forza costitutivi.
Di questi tempi – crisi di trasformazione e di consolidamento del capitalismo finanziario-militarizzato – è diventato nauseante stereotipo mass-mediale giornaliero sentire ripetere da economisti e uomini della casta o di parte che la crisi è della società italiana o che il corpo della “nazione” è quello di un ammalato colpito da emorragia inarrestabile, e che se non si interviene con “lacrime e sangue”, aliud pro alio (“macelleria sociale”), il fallimento, il default, la bancarotta non mancherà di mandare allo sfascio completo il “bel paese”!
All’ultimo traguardo
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da qui
Vorrei suonare così, senza sforzo
apparente, con mani vellutate
sui tasti della vita, pause lievi
sospese sulle gioie e sui dolori,
scatti improvvisi di rabbia e paura,
sussulti di passione, come due
che si amano nel bosco, mentre il sole
tramonta piano piano, nella mente,
lasciando che da dentro nasca un sogno
di note che s’inseguono cantando
canzoni solo nostre, variazioni
sul tema dell’amore e della morte,
tagliare il nastro all’ultimo traguardo
con il cuore che batte ancora forte,
danzando.
Ancora ci sei di Rose Ausländer (1901-1988)
Rose Ausländer
Noch bist du da
Wirf deine Angst
in die Luft
Bald
ist deine Zeit um
bald
wächst der Himmel
unter dem Gras
fallen deine Träume
ins Nirgends
Noch
duftet die Nelke
singt die Drossel
noch darfst du lieben
Worte verschenken
noch bist du da
Sei was du bist
Gib was du hast Continua a leggere
I LIBRI DEGLI ALTRI n.56: La passione del diverso, la diversità delle passioni umane. Francesco Verso, “Livido”
La passione del diverso, la diversità delle passioni umane. Francesco Verso, Livido, Milano, Delos Books, 2013
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Peter Pains è innamorato di una testa da quando ha quindici anni. Il suo è un amore che non sembra potrà avere fine fino a quando tutto l’intero corpo della persona amata non sarà ricostruito e quel capo così accuratamente conservato in un armadio della sua stanza non verrà riattaccato al busto.
Ma si trattava poi di una persona “vera” quella adorata in modo così totale da Peter?
Alba era, in realtà, artificiale, una creatura nexumana – il suo corpo artificiale era stato modellato scientificamente perché durasse per sempre così com’era stato ricostruito dopo aver compiuto la scelta della non-umanità in cambio di un’eternità inalterabile.
Solo ora
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Voglio scrivere, oggi, come viene,
come non fossero mie
le mie parole,
ma di uno che passi qui per caso,
che scelga di lasciare il suo ricordo
come un graffito sul muro di casa,
che trovi appena alzato, la mattina.
E vorresti imprecare, ma a rifletterci
bene, è quello che pensavi pure tu.
E’ te che voglio, non mi domandare
perché né come: io so che di quest’anno
si salva solo il sogno, l’intuizione
che sì, l’amore vince, che di tutto
questo correre da una meta all’altra,
solo il viaggio si salva, il desiderio
affamato di senso, l’emozione
di dirti ciò che sento. Solo ora
ti scrivo come viene: le parole
stavolta sono mie, come un graffito
sul muro del tuo cuore, del mio viaggio.
Nicola Vacca, il riformismo della poesia.
Le cose non stanno più al posto giusto. La poesia di Nicola Vacca ha un piede nel Novecento e la sua poesia è erede diretta della Letteratura che credeva appassionatamente nella possibilità di cambiare il mondo e di farlo anche attraverso la parola.
67. Fino in fondo
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da qui
Di domande ne fanno anche troppe, ma ce n’è una che ritorna, come un’ossessione, come se il pensiero si dovesse concentrare su quest’unico punto, si scandalizzasse di questo solo aspetto, dimenticando tutto il resto. Continua a leggere
Vivalascuola. Vent’anni dopo

Ci avviamo al tramonto del ventennio berlusconiano, allora è il tempo di domandarci: come si è trasformata la scuola italiana in questo periodo? Quali sono state le parole più usate? Quali sono state le continuità? E discontinuità, ce ne sono state? O c’è qualche filo rosso che attraversa il periodo? Ci riflette Giovanna Lo Presti con uno sguardo che abbraccia l’inizio e la fine del ventennio. Con qualche sorpresa. O forse no.
La tragicommedia della scuola italiana nel ventennio berlusconiano
di Giovanna Lo Presti
Da D’Onofrio a Carrozza
Certo non siamo come Ireneo Funes, Funes el memorioso, quel personaggio borgesiano dotato di una prodigiosa e analitica memoria. Continua a leggere
Guido Michelone intervista Simone Sarasso per “La poesia e lo spirito”

Si intitola Il Paese che amo (editore Marsilio) il nuovo romanzo del vercellese Simone Sarasso, , il quale dalla Milano da Bere allo scandalo Tangentopoli, ritrae una nazione senza eroi, dopo Confine di Stato e Settanta, a completare la personale Trilogia sporca dell’Italia. Continua a leggere
66. Il fuoco
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Sì, sei venuto a portare il fuoco, sulla terra; ma la terra è piena di pompieri, vuole vivere tranquilla, godersi le quattro carabattole che si è messa da parte con fatica: credimi, è così. Continua a leggere
Lampedusa
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E’ come un masso che ti tira giù,
quando t’imbarchi dopo aver venduto
quello che avevi, col miraggio bello
di una minestra certa, di una notte
in cui dormire, libero dall’incubo
dell’affondo improvviso del machete.
T’illudi di trovare braccia aperte
sulla riva del mare. Ma soltanto
la morte ti saluta col suo sguardo
di sale, perché l’acqua sa bruciare,
senza l’amore, molto più del pianto.
La musica contemporanea. Riflessioni su un linguaggio dimenticato
Cosa pensiamo quando viene fuori un’espressione come ‘musica contemporanea’? ai Beatles, ai Radiohead, ai One Direction, a Laura Pausini, a Vasco Rossi? La maggior parte dei giovani d’oggi sono perlopiù disorientati verso questa domanda, essendo bombardati, attraverso i mass media, da un’unica colonna sonora imperante, la popular music, che ha pure grandiose eccellenze, ma che non è la sola a essere praticata sulla faccia della terra. Continua a leggere
65. Fino al canto del gallo
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Come fare a trasmettere un’urgenza? Come convincerli che il tempo è divenuto breve, che da quando hai parlato del regno il regno è qui, cresce mattone su mattone, e chi ne resta fuori rischia di morire assiderato, travolto da passioni fuorvianti, dalle tempeste invisibili dell’ambiguità? Continua a leggere
Gianni Bonina, “Busillis di natura eversiva”: la politica in scena tra farsa e tragedia
Gianni Bonina, Busillis di natura eversiva, Barbera editore, 2008, pp.189, € 14,00
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«Un paesino montano inscena il teatro, o teatrino, della storia non scritta dei Cruise in Sicilia, storia non vera ma verosimile e perciò come avvenuta: dramma o sceneggiata, opera dei pupi o pantomima di un destino collettivo. Molto siciliano. E dunque italiano.»
Così recita la quarta di copertina dell’esordio narrativo di Gianni Bonina (più recente è il romanzo dal titolo I sette giorni di Allah, Sellerio 2012) edito in origine dalla casa editrice Lombardi e poi ripubblicato per i tipi dell’editore Barbera.
L’arrivo del terrorista Monti a Roccasalva, come a richiamare la storia del palazzeschiano Perelà, apre la vicenda e scatena un funambolico susseguirsi di eventi: scuote il piccolo paese da sempre assuefatto alla statica immobilità del tempo; rompe l’omertoso silenzio dei suoi abitanti; turba le in-coscienze di potenti e prepotenti abituati alla rassegnata adulazione di popolari attenzioni. Come forze concomitanti, ma opposte, si scontrano Mafia e Terrorismo, di cui vengono messe in risalto le ideologie più che le ripercussioni. Ne nasce un busillis, un grattacapo, una questione ingarbugliata, dove si confondono le più svariate realtà geografiche – Sicilia, Roma e persino America – e impronte culturali; perché in Sicilia, piccolo paese o grande città che sia, non esiste certo una sola peculiare identità e perché, citando le parole di Sciascia poste non a caso a epigrafe introduttiva, «la sola cosa che della Sicilia oggi si capisce è che non si capisce niente».
Lo spirito della Costituzione – di Barbara Spinelli
Santa Maria in Monticelli
Sotto una Mercedes bianca
mia nonna prende il fresco,
seduta all’ osteria,
con il solito quartino di vino e una gazzosa.
Sotto un furgone, vicino al garage,
Egle e Teresa litigano per Fausto,
lo stagnaro amante e marito.
Davanti ai musi e ai motori delle auto
le cornici del doratore asciugano
appese ai chiodi nel muro delle monache.
Il bordo del marciapiedi,
tra le ruote delle auto parcheggiate,
è ancora una pista per i tappi della birra.
Sotto ogni auto un ricordo
in una strada
che viveva con noi.
[l’immagine è tratta da qui]
64. Un mondo sconosciuto
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da qui
Uno della folla si fa largo a spintoni e riesce ad arrivare fino a te: è un giovane accigliato, tutto preso da un pensiero che deve ossessionarlo, a giudicare dalla foga. Continua a leggere
Dormire, forse sognare
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da qui
Ci sono momenti, nella vita, in cui ti chiedi se tu stia sognando, o sia tutto vero. Ti rigiri nel letto, la mattina, prima che la sveglia suoni, sicuro di stare dormendo, ed ecco, tra poco la sveglia suonerà, ed è stato solo un incubo, uno di quegli incubi di quando hai mangiato troppa carbonara. Sì, è così, c’è un governo normale, che lavora per il bene del Paese, un governo di gente normale che conosce il mestiere, che è pagata per questo: non essere l’incubo di chi si sveglia la mattina, sperando di stare dormendo, in verità. Drin! Drin! Che bello, farsi la barba in un Paese come tanti altri.





